«Piccere', se un uovo viene rotto da fuori 'na vita fernesce. Ma se l'uovo si rompe da dentro... vire.» E Fanny vide: un pulcino piccolissimo pigolava tra le sue mani. «'Na vita accummencia».
A questo libro non mancava proprio nulla per piacermi, e per fortuna non mi ha delusa.
Anzi, una serie di fortunate coincidenze ha fatto sì che lo apprezzassi e lo sentissi ancora di più.
Perché non poteva non piacermi?
Perché è ambientato nella città in cui sono nata e cresciuta; perché ne tratta con cognizione di causa e con trasporto alcune delle leggende che più amo; perché ne mostra alcuni tra i luoghi più meravigliosi e curiosi (il Castel dell'Ovo - e più in generale l'isolotto di Megaride, da cui la città nacque, con tutti i suoi infiniti strati di storia - , Napoli Sotterranea, la Ruota degli Esposti, il Teatro Instabile, il Palazzo Serra di Cassano e altri ancora); perché ne racconta, con tatto e sensibilità, pregi e difetti; perché la ammanta di realismo magico... e quale città è più adatta a farsi avvolgere da un velo di magia?
«Tu sai come la penso sulle leggende. Da qualche parte, in fondo a ogni storia, c'è la verità. Ma le storie di questa terra sono tante, e c'è da uscire pazzi, a cercarla per forza»
«[...] quando si tratta delle leggende popolari di questa terra, vecchie di secoli o millenni, c'è da impazzire. Possiamo scavare, arrivare al centro del pianeta e spuntare dall'altra parte, ma nella maggioranza dei casi quello che ricaveremo saranno solo altri racconti. Racconti che rimandano ad altri racconti, in un gioco di specchi. Viviamo in quella parte di mondo in cui chiunque cerchi la verità è destinato a trovare storie.
Perché non mi ha delusa?
Perché è scritto bene, con uno stile pulito e privo di fronzoli, ma curato e scorrevole; perché i suoi dialoghi sono veritieri, e il ricorso del dialetto non è mai eccessivo, viene usato in modo sapiente per rendere alcuni passaggi e frasi più incisive; perché, dopo un inizio forse un po' lento e poco coinvolgente, la trama via via prende sempre di più; perché, nonostante abbia trovato prevedibili alcuni dei colpi di scena, ce ne sono altri che mi hanno favorevolmente sorpresa; perché, anche se non sono riuscita ad empatizzare con la protagonista nonostante le forti vicende personali che attraversa, ci sono diversi personaggi più o meno secondari che spiccano e che ho personalmente adorato; perché, insomma, è fatto bene, anche se un po' di difettucci qua e là glieli ho trovati.
Perché sono riuscita ad apprezzarlo più di quel che, quand'ero a metà lettura, avrei creduto di fare?
Perché il caso ha voluto che lo leggessi poco prima di tornare a Napoli, e durante il mio soggiorno a Napoli; perché l'ho letto proprio in dicembre, lo stesso mese in cui il romanzo è ambientato; perché tra un capitolo e l'altro ho passeggiato per le vie della città; e perché il 25 dicembre, proprio quand'ero a metà lettura, è andato in onda "Una notte a Napoli" e io, che non guardo mai la TV, essendo a casa dei miei senza troppo da fare, l'ho guardato; ma soprattutto perché, caso dei casi, durante la trasmissione Alberto Angela ha mostrato proprio alcuni dei luoghi in cui si ambienta il romanzo: il Castel dell'Ovo, Napoli Sotterranea, il Palazzo Serra di Cassano, e ha anche citato l'uovo di Virgilio e i munacielli, due delle leggende cittadine che ritroviamo nella storia.
E insomma, è difficile non lasciarsi prendere e coinvolgere da un romanzo quando, durante la lettura, te lo vedi scorrere davanti agli occhi, e ne senti i rumori, i profumi e i sapori.
E allora grazie: a Lavinia (che in passato ho conosciuto, ma con la quale ho perso i contatti molto tempo prima di sapere che avesse scritto questo romanzo, al punto che credo che nemmeno si ricorderebbe di me), ad Alberto... ma soprattutto a Napoli, alla sua storia e alle sue meraviglie.
Non trascorreva giorno senza che quella città risputasse in superficie pezzi del suo passato.