"La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri"
(Antonio Gramsci)
Alcune pagine di casate e guerre tra aragonesi, sardi, genovesi, etc., possono risultare molto noiose, ma quello ideato da Pitzorno è un progetto necessario, che unisce la ricerca storica dell'allora stato indipendente di Sardegna, all'invenzione/ricostruzione romanzesca di pagine purtroppo oscure del Giuygadu - o Logu - de Arbarée: bisogna ricordare che, con la vittoria dei catalano-aragonesi e la fine dell'indipendenza della Sardegna, la cancelleria giudicale venne distrutta e con essa i documenti storici che tanto avrebbero potuto aiutarci a conoscere quell'epoca.
La Sardegna di quei tempi, come oggi, era variegata e multiculturale, il Giuigadu de Arbarée si estendeva per quasi tutta l'isola, comprendeva territori e popolazioni diverse, viaggiava su più lingue e mentalità in comunicazione tra loro: con tutti i normali problemi che certo c'erano, la sua era una "identità dialogica" di economie artigiane, contadine, mercantili e pastorali che interloquivano tra loro così come col mondo attorno.
Cristallizzarne la storia e trasformarla in un passato mitico è quindi quanto di più sbagliato si possa fare, perché ad esempio la stessa Charta de Logu, costituzione ante-litteram, venne modificata dopo soli 16 anni, con la motivazione che i tempi e le mentalità erano ormai mutate e lo stato non poteva non rispettare tali cambiamenti: così viene scritto nell'incipit, insieme al ragionamento che "oggigiorno gli uomini sembrano più inclini a fare il male, piuttosto che il bene della Republica Sardisca" per cui vi è bisogno di una regolamentazione scritta "affinché i buoni, i puri e gli innocenti possano vivere, e affinché i rei tra noi possano non esserci più per paura delle pene, e i buoni possano esserci per la virtù dell'amore" (ovviamente scritto in sardo).
Parole che avrebbero fatto la felicità di Agota Kristof quando diceva che "le leggi son fatte per gli uomini, e non viceversa. Ma purtroppo c'è qualcuno che è fatto per le leggi e da certe imposizioni mentali non si schioda (Agota Kristof, "Trilogia della città di K.").
Dai testi storici si intravedono le diverse personalità di juigui Ughone, Mariane IV, Elianora, e la loro umanità lungo quel processo storico innovativo (XIV-XV secolo), che portò alla creazione dell'identificazione nazionale di naciò sardischa nel popolo sardo e alla tappa storica verso l'attuazione di uno "stato di diritto", cioè uno stato in cui tutti devono conoscere e rispettare le norme giuridiche, in questo caso dai giudici fino all'ultimo dei sudditi: le proprietà statali erano completamente slegate rispetto alle proprietà private del giudice, che doveva comunque interloquire con l'assemblea della Corona de Logu, unica vera depositaria della sovranità statale.