Luce D’Eramo (1925–2001) was born in Reims, France, to Italian parents. She is the author of numerous works of fiction and nonfiction, including the novels Deviation (1979), a fictionalized account of her experiences during the Second World War and Nucleo Zero, (1981), about the polical terrorism in Italy of the Years of Lead.
Bruno Gordini è un sessantenne romano, giornalista e scrittore che da trent'anni vive e lavora a Tokyo. Rientra per un breve periodo in Italia per visitare l'ultraottantenne madre, Alfonsina, che da molti anni soggiorna a Villa Felice, una casa di riposo di Frascati. Alfonsina è una donna vivace e intelligente, che ha superato difficoltà, privazioni e povertà ma che, sola, ha fatto studiare il figlio fino alla laurea in medicina ed è riuscita, da semplice sartina, a diventare una stimata pantalonaia. Il suo cruccio è che Bruno, alla sua morte, rimanga solo. Perciò al suo arrivo subito gli presenta Silvana Lanzi, la gerontologa della casa di riposo: in qualche modo, peraltro, i due già si conoscono un po', perché Alfonsina ha parlato molto all'uno dell'altra, con Bruno per lettera e a voce con Silvana. Inizialmente, quindi, i due escono a cena più per compiacere Alfonsina che per reale interesse. Ma l'affiatamento è praticamente immediato e nell'arco di pochissimi giorni le loro vite ne risultano stravolte. La vicenda quindi si svolge in pochissimi giorni (forse il tempo della luna del titolo, sempre che questo non alluda all'ultimo periodo di vita dell'anziana Alfonsina, la sua "ultima luna"). Il racconto, però, ha un ritmo lento, intervallato, peraltro, da uno scritto di Bruno, intitolato I ruminanti, che costituirà una sorta di romanzo nel romanzo; si tratta, in realtà, di uno scritto che D'Eramo aveva composto trent’anni prima, nel 1962, e del quale utilizza una parte. Questo romanzo interno racconta gli anni giovanili di Bruno, la vita di ex militante comunista e la sua delusione, un tema che torna regolarmente nelle riflessioni dell’autrice e che diviene argomento fondamentale di Ultima luna. Un ideale tradito. Ecco che quindi il lungo romanzo assume sfaccettature diverse: lo si può leggere come un processo al comunismo, come una cruda descrizione della vecchiaia in una casa di riposo, tra abbandono e cura, e come un sogno sentimentale su una cultura, quella giapponese, che consente ai personaggi di sfuggire all’identità culturale di nascita. E, ovviamente, è una storia d'amore quasi senile.
Non so dire se mi sia veramente piaciuto, certamente troppo lungo (e assai poco verosimile) per le mie abitudini di lettura. Sicuramente non è il romanzo più interessante di quest'autrice, credo che avrei fatto meglio a leggere, per un primo approccio, il suo Deviazione, pubblicato nel 1979 dopo una gestazione di trentacinque anni. Un vero capolavoro è invece, sicuramente, la biografia dell'autrice, che ha dei tratti davvero eccezionali (in parte narrati proprio in Deviazione). La giovane Lucette Mangione, nata in Francia nel 1925 da famiglia italiana e convintamente fascista (il padre pittore e illustratore, pilota, imprenditore, costruttore, poi di nuovo pilota e impiegato al servizio stampa dell’aeronautica militare; la madre segretaria del Fascio di Parigi, con l’incarico di sostenere i lavoratori italiani in Francia), giunse in Italia nel 1938, e qui diventò Luce. Quando, dopo il 25 luglio 1943, il padre aderì alla Repubblica di Salò, Luce decise di andare a lavorare in Germania come operaia volontaria, per capire di persona la realtà del nazismo e dell'alleanza fascista. Entrò successivamente nella Resistenza accanto ai francesi, fu arrestata e deportata a Dachau da dove riuscì a scappare, ma rimase, ahimè, gravemente ferita durante i bombardamenti di Magonza: un muro le crollò addosso mentre cercava di salvare i sepolti sotto le macerie e rimase paralizzata dalla vita in giù. Ciò non le impedì, tornata in Italia, di sposarsi - prendendo quindi il cognome D'Eramo - e di avere un figlio, Marco, anche lui destinato a diventare scrittore. Che personaggio, questa Luce!