È difficile descrivere questo libro, ma un buon inizio potrebbe essere: la politica non basta. Sì, tratta di argomenti importanti: lo sfruttamento dei lavoratori, il precariato, la lotta politica armata, il terrorismo islamico, l'amore e la crescita personale. E sì, si fa leggere molto velocemente e la trama è ben congegnata, nonostante qualche caduta nei cliché, nell'improbabile, e nei colpi di scena troppo prevedibili. È persino quasi del tutto esente da errori di grammatica (ho contato solo una virgola tra soggetto e verbo: una rarità, ultimamente). Però sembra scritto da un bambino, da un preadolescente. Per questo dicevo che mi è difficile descriverlo: non leggo harmony, ma gli harmony, i libri da autogrill, sono i primi riferimenti che mi vengono in mente. Il libro è infatti pieno di passaggi che vorrebbero risultare forse evocativi, poetici, commoventi, profondi, ma che risultano semplicemente sdolcinati e degni delle dediche che si facevano sul diario le mie compagne di classe delle medie (le odiavo, le mie compagne). Ne elenco alcuni:
- fu travolto da un turbinio di emozioni - La pelle del viso di lui, quasi incendiata per l’emozione, sembrava uno specchio riflettente il fulvo colore dei capelli di lei - quell’uomo pericolosamente ammaliante. - Gli occhi nerissimi e glaciali dell’uomo magnetizzarono con forza quelli di Adriana. - Oggi ho un’amica. Ed è davvero il tesoro più grande che potessi trovare.
E così via. È un romanzo politico o un testo di Ligabue? E ho omesso quelli dove si parla di sesso, argomento che notoriamente è difficile affrontare senza essere volgari o, come in questo caso, smielati. Altra piaga che affligge il romanzo sono i punti ad effetto, cioè frasi che potrebbero benissimo essere collegate da virgole, trattini, doppi punti, ma che, per voler ricercare a tutti i costi un tono "drammatico" e di tensione, vengono invece separate da punti (atteggiamento peraltro tipico anche di alcuni giornali). Per esempio quando scrivono "[l]ui aveva già intuito in classe che era lei a comandare il gioco. Per questo la trovava dannatamente affascinante. E pericolosa." (a parte che anche qua il livello è da "cinquanta sfumature di grigio"), perché non trasformare il primo punto in un doppio punto e il secondo in una virgola? Certo, perché i punti ad effetto sono un trucchetto facile per dare un'illusione di suspense. Se già una frase del genere mi infastidisce un po', quando ne trovo ad ogni pagina mettono a dura prova la mia scarsa pazienza.
Insomma, se i problemi che "Gleba" affronta sono molto reali e molto importanti, il problema principale che ho incontrato io leggendolo è stata la bassissima qualità della scrittura (come si evince peraltro facilmente dalla recensione di Laura Costantini qua sotto, che sposa pienamente lo stile di Tersite Rossi).
Correva veloce come il vento, Paolo. Correva verso Amina. Correva verso la libertà. Correva verso la vita.
P.S.: Su argomenti almeno in parte sovrapponibili, molto ma MOLTO meglio "Niente a parte il sangue", di cui forse a breve scriverò una recensione.
Questo romanzo, come gli altri del collettivo di scrittura Tersite Rossi, appartiene al filone della narrativa d'inchiesta. E fa paura. Tantissima. Perché dipinge situazioni di fiction perfettamente sovrapponibili alla realtà della società che stiamo vivendo. Il lavoro di documentazione è evidente e ben descritto in una nota d'autore alla fine del romanzo. Ma veniamo alla parte narrativa. Una regia favolosa nel gioco di spostare focus e punto di vista tra i molti protagonisti/vittime della vicenda. E un lavoro di scrittura che, con un'apparenza di oggettività al limite della freddezza, conducono a una corsa in ottovolante sulle emozioni di Paolo, di Adriana, Enrico, Valeria, Amina, Kemal. La sapienza narrativa di Tersite Rossi è testimoniata dal totale coinvolgimento del lettore. Disperazione. Rabbia. Voglia di riscatto. Aderenza a soluzioni estreme come terrorismo, lotta armata, jihad. Poi dubbio, forse risveglio, paura, fuga, scelte estreme. Crescita. Crescono tutti, adulti e adolescenti, uomini e donne. Non è detto che la crescita li porti a migliorare, ma di sicuro consente loro di emergere dalla gleba nella quale il sistema li vuole affondati e rassegnati. Da leggere, assolutamente.
Un intreccio di vite appassionante, che ci mostra come tutti abbiamo la nostra personale visione sul ruolo che copriamo nell'evolversi degli avvenimenti intorno a noi, ma, spessissimo, nulla è come ci sembra. Scritto benissimo, si legge ancora meglio.