Ambientato in una Palermo difficile, un racconto che fonde la dimensione individuale con quella sociale per una storia emblematica sulla volontà di riscatto.
A Brancaccio, periferia degradata, l’unico modo per difendersi dalla ferocia del quartiere è la famiglia. Ma le famiglie, si sa, sono infelici per definizione e così quella di Rosario. Il padre ha un’altra donna, un altro figlio, e ora è in carcere per spaccio di sostanze dopanti. La madre Maria, invece, scoperta la doppia vita del marito, si ammala di anoressia. Su questo equilibrio precario piomba la scure dei servizi sociali: Maria finisce in una clinica per disturbi alimentari, Rosario in una casa-famiglia. Ispirato dalle sue letture clandestine, il ragazzo diventa così una sorta di Oliver Twist, in lotta contro una legge folle che, nel nome dei diritti dei minori, recide i legami e separa le persone dagli affetti più cari. Nella sua guerra al malaffare che gira intorno ai servizi sociali e nel tentativo di ricongiungersi alla madre, il protagonista però nulla potrà contro le estreme conseguenze di una sentenza definitiva. Fortuna che c’è Anna, ragazza di poche parole, misteriosa e magnetica, a donare a Rosario la luce di una rivelazione: esiste un solo veleno contro la morte ed è l’amore. Dall’autore di Di niente e di nessuno, esordio felice e pluripremiato, un nuovo romanzo incisivo e vibrante sulla forza dei legami profondi, che vede ancora una volta il giovanissimo Rosario alle prese con le sofferenze della vita. Un racconto emozionante su cosa significhi diventare adulti affrancandosi dalla violenza e dalla miseria anche grazie allo sport e al potere salvifico dei libri.
Un cuorebomba è un debole gentile, è un fragile forte, è uno che al posto del cuore c'ha una bomba. Avere il cuore come una bomba significa vivere le emozioni in maniera esplosiva, quindi in maniera letale perché le emozioni, quando vanno a mille all'ora, t'ammazzano. Sono pericolosissime, le emozioni di un cuorebomba: sanno farti volare, se positive, ma ti mangiano l'anima, se negative. Chi c'ha il cuore come una bomba si muove continuamente tra due poli: quello della felicità semplice e genuina, e quello dello sconforto più cupo e deprimente; per questo motivo, un cuorebomba è indifeso, proprio perché è alla mercé dei sensi. Sa capire il dolore, un cuorebomba, sa soffrire con gli altri, sa mettersi da parte, riceve tutto in maniera amplificata da un'anima sensitiva.
Ho conosciuto Levantino letterariamente e anche personalmente nel 2020 dapprima grazie al suo romanzo d’esordio “Di niente e di nessuno” che mi aveva folgorato per la delicatezza dei temi piuttosto inconsueti nella letteratura contemporanea (le periferie siciliane, la povertà, le violenze e il degrado ma anche il forte desiderio di riscatto) almeno quella che va più di moda ultimamente e poi ho avuto il piacere di ascoltarlo proprio in una delle varie presentazioni dal vivo di questo romanzo, inutile aggiungere quanto sia stato arricchente sentire le sue parole d’amore verso la sua terra e la passione con cui ha raccontato i luoghi del romanzo.
“Vista dai tetti, Palermo è come una rosa selvatica senza spine. I monti attorno alla città sono petali che proteggono le persone dalle cose brutte; il campanile della cattedrale è il pistillo tutto sporco di polline; le catapecchie ammassate sono l'ovario dove le famiglie nascono, dove rimangono per sempre. Vista dai tetti, Palermo è la pace quando la guerra è finita.”
Di questo secondo lavoro ho apprezzato sempre molto le ambientazioni, il realismo che pervade le vicende dei protagonisti - l’ambiente scolastico malsano e “classista, la corruzione e lo sfruttamento che tutt’oggi caratterizza certi ambienti, la pericolosità di certi quartieri - ma anche i numerosi riferimenti alla storia e alla letteratura classica, e non solo, di cui l’autore è visibilmente un cultore.
“Leggere era l'unico modo che conoscevo per non affondare nel fango, mi permetteva di andarmene di casa pur restando immobile, mi insegnava a tifare per i perdenti, per quelli che cadevano e non sempre sapevano rialzarsi, come i Troiani nell'Iliade, Padron 'Ntoni nei Malavoglia di Verga, o i Miserabili nel romanzo di Victor Hugo.”
Ciò che ho gradito meno sono la frammentarietà della narrazione che spezza il ritmo e a mio avviso anche là potenza di certi episodi e il carattere a puntate con tanto di cliffhanger per ricollegarlo al romanzo successivo (anche se ciascuno dei 3 romanzi si può leggere indipendentemente dall’altro). Inoltre alcuni fatti mi pare si perdono un po’ per strada, liquidati con poche parole nonostante l’importanza che potrebbero rivestire per la vita de protagonista.
Ciononostante leggere i romanzi di Dario Levantino è sempre un’esperienza arricchente (per i contenuti “classici” di non scontata conoscenza) ed emozionante soprattutto per chi quelle strade si è trovato a viverle nel corso della propria vita.
“In quell' istante ho realizzato che la guerra era finita, e che avevano vinto i buoni, e che i semi sotto la terra avevano bucato pure le macerie. In quell'istante ho capito che anche io ero un cuorebomba, e che il dolore aveva un senso, e che contro la morte esisteva un solo veleno. L'amore.”
“Chi c’ha il cuore come una bomba si muove continuamente tra due poli: quello della felicità semplice e genuina, e quello dello sconforto più cupo e deprimente; per questo motivo, un cuorebomba è indifeso, proprio perché è alla mercé dei sensi. Sa capire il dolore, un cuorebomba, sa soffrire con gli altri, sa mettersi da parte, riceve tutto in maniera amplificata da un’anima sensitiva.” •
C'è chi già al momento della nascita ha il destino segnato, chi già dall'infanzia deve fare i conti con le sofferenze della vita, la povertà e la paura di restare solo. •
Rosario Altieri lo sa. Vive a Brancaccio, un quartiere palermitano conosciuto ai più per vicende di cronaca nera, violenza, crimini. •
In luoghi come Brancaccio o usi la forza o soccombi, ma Rosario è un buono, uno che attraverso la letteratura e la mitologia ha maturato una coscienza, ha scoperto l'ingiustizia. •
Quella perpetrata dai suoi professori retrogradi e bigotti, da quel padre che ha mandato in pezzi la sua famiglia, da quei criminali che hanno reso il suo quartiere un "aborto urbano". •
Però, Rosario ha tre cose a salvarlo: il mare in cui trova sempre rifugio, il calcio grazie al quale si sente legato a suo nonno e Anna, che odia le parole, ma sa esprimersi perfettamente attraverso i suoi strani gesti. •
Ho apprezzato tantissimo "Di niente e di nessuno" perché mi ha riportato alla mente il ricordo del mio Sud, che con i suoi pregi e i suoi difetti mi scalda il cuore. E ancora di più ho amato "Cuorebomba", perché è impossibile non affezionarsi a Rosario, tifare per lui e sperare che possa avere un futuro migliore. •
C'ho sedici anni, una mamma malata e tutta una vita davanti. C'ho sedici anni e ho capito una cosa: i padri, i figli, li hanno sempre odiati. Lo dicono tutti: pure i telegiornali, pure gli psicologi, pure la mitologia! Laio, il re di Tebe, prima ha azzoppato suo figlio Edipo perché si vergogna di lui, poi lo ha abbandonato in montagna, come un bastardino in autostrada. Crono, i suoi figli, addirittura li ammazzava. Però li faceva. Ne ha fatti sei, di figli. Li faceva per odiarli.
Uno degli incipit più belli mai letti. Una vita di ingiustizie, vite relegate ai margini della società senza vie di scampo. A tratti l'ho trovato un po' troppo didascalico, e non ho troppo amato le frequenti metafore un po' ruffiane. Ma è una storia talmente scorrevole, ricca di sentimenti da rendere così facile empatizzare con il protagonista, che passo tranquillamente sopra ai difetti (quelli che per me sono difetti).
“ai deboli, ai buoni, a quelli che sono rimasti, soli come i cani”
A loro Dario Levantino dedica “Cuorebomba” , il romanzo che segue “Di niente e di Nessuno”. È una dedica bellissima e commovente, come la storia che si andrà a leggere, raccontata dalla voce sferzante, tenera, piena di rabbia e di dolore, piena della forza dei sedici anni di Rosario. Rosario che mette subito le cose in chiaro: “C’ho sedici anni, una mamma malata e tutta una vita davanti”. Schietto e diretto. Senza fronzoli, spartano (credo che gli piacerebbe questa definizione, lui che adora gli antichi e Leonida in particolare per la sua tenacia e l’onore, sacrificando la vita per il suo popolo). Rosario che abita a Brancaccio che, nel bene e nel male, è il suo posto del cuore. Rosario che cerca di tenersi lontano dai guai di cui quel quartiere è sinonimo, o almeno tenta di non farsi acchiappare dai tentacoli di quella violenza, di quell'ingiustizia e di quella criminalità di cui suo padre era sostenitore (e che per questo è in galera). Rosario che si fa in quattro per salvare una madre-larva e che per non sprofondare nel dolore si aggrappa alla rabbia, all’odio; che solo quando è con Anna o con Jonathan ( il cane, non il fratellastro), trova un po’ di pace e rimette insieme i pezzi. Rosario che è così forte e fragile, intelligente e vero, è un puro, un onesto, un “dritto”, che adora il suo ruolo di portiere perché “essere portieri significa difendere una causa, nutrire una speranza almeno di un pareggio, pensare che non sia mai finita.” , si trova a dover mettere alla prova le sue convinzioni, a veder infrangere i suoi sogni, a fare i conti con le sue paure. Per tirare fuori il coraggio, quello che serve per non impazzire, per rimboccarsi le maniche e continuare a vivere. Anche quando verrebbe la voglia di chinare la testa, e dire “game over”, partita finita. Mi arrendo. Avrebbe mille motivi per farlo eppure c’è una frase che gli dice sua madre che gli dà quell’unica ragione per non cedere. E ci sono padre Giovanni e il precario professore di filosofia, il prof. Battaglia, e i bambini delle case famiglia. Mi è difficile parlarvi di questo romanzo senza fare spoiler o senza diventare sentimentale, perché per tutto il tempo, dall’incipit alla fine, avrei voluto prendere per mano Rosario, dirgli: non sei solo. Ho pianto con lui e per lui. Per l’ingiustizia – sempre insensata e sempre troppa- che sembra aver la meglio in un mondo marcio dove i deboli sono abbandonati; mi sono commossa per la bellezza delle cose semplici ( il mare, un cielo stellato) e per la libertà che solo il perdono può dare. Non tanto all'altro, ma a chi dice : “ti perdono”. È un regalo a sé stessi, a ben vedere, un affrancarsi dall'odio. Un dire “adesso basta. Tu non mi fai più male.” . è rialzarsi sulle proprie gambe e tornare tra i pali, pronti a ricevere la prossima palla, mossi non da furia cieca, ma dall’entusiasmo. È un libro che mi ha emozionato tantissimo, mi ha preso pancia, testa e cuore; sa del sale delle lacrime e del mare e sa di buono, del profumo dei baci e dell’odore della propria madre. Sa di vita. 4 stelle e tra quarti, ma solo perché l’avrei fatto finire una pagina prima. Però un bel finale, eh! Leggetelo se vi capita. Io ringrazio di cuore Daniela di “Un libro per amico” perché è grazie a lei che ho scoperto Dario Levantino: Dani grazie, grazie, grazie!
Ps: è un libro che si legge benissimo senza aver letto “Di niente e di Nessuno”, ma perché perdersi un libro stupendo? ( e non sapere cos'è accaduto prima a Rosario e Maria?). Buone letture e alla prossima!
Adesso per riprendermi mi serve un romanzo tutto da ridere: consigli?
Pps: Mi è piaciuta da matti la contrapposizione tra le figure “istituzionali”, che avrebbero dovuto aiutare Rosario ( la mediocre professoressa Vallone, la professoressa Caruso, psicologa della scuola dopo aver frequentato un corso di dodici ore di psicologia; gli assistenti sociali così ciechi nelle valutazioni) e quelle più borderline, ( la vicina di casa, il putiaro, il prof precario, padre Giovanni, ecc.) ... fatemi saper la vostra!
Una storia di degrado, di miseria e di ingiustizia nel quartiere Brancaccio di Palermo. Ma anche una storia di resilienza, di tenerezza e amore. Come dice De André in una sua canzone :... dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior...
Ci sono album fotografici che possono salvare la vita, libri come Oliver Twist e Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino che possono far sentire meno soli quando la vita ti volta le spalle e, infine, due pali in un campo da calcio che possono portare l'adrenalina alle stelle perché rappresentativi di una lotta per difendere ciò in cui si crede. Questo per Rosario è tutto. Tutto ciò che gli è stato portato via. Sedici anni e vive a Brancaccio, quartiere di Palermo. Lo conosci? Brancaccio è spazzatura, vetri rotti, porte divelte, droga, degrado, prostituzione. Rosario è un ragazzo considerato violento perché difende una madre anoressica, tradita, abbandonata e ha un padre che lo odia. Ed è proprio nei momenti di debolezza, quando il cuore parla, che il mondo crolla e ciò che credevi il fondo è invece solo l'inizio del buio. Rinchiuso in una casa-famiglia divenuta un carcere, accusato di aggressioni, violenza, emarginato, picchiato e marchiato da schedari redatti da assistenti sociali che non hanno capito nulla, interessati solo ai soldi. Una fuga con mani e piedi incatenati, grida mute di disperazione, conclusioni errate, emeriti sconosciuti che decidono per altri, una collettività che non conosce nel profondo e separa senza pietà. Sarà con Aiace nella mente, che lotterà sino all'ultimo respiro per cercare la madre, far pace col passato e ricongiungersi con Anna, la sola che gli insegnava a non aver paura, "tramite tra terra e abisso". Un libro che insegna a far tacere la paura, le micacce, gli inganni, a lottare per l'abolizione di quel potere marcio detenuto da sciacalli e dal folle "giro" degli "spacca ossa" che lucrano su chi non ha più speranze per lasciar posto all'arte, alla musica, alla letteratura, all'amore, alla solidarietà e all'amicizia. . Meraviglioso.
Lu en italien que je suis loin de maîtriser suffisamment pour apprécier véritablement l'oeuvre... Donc commentaire à prendre avec des pincettes !
En tous cas, j'aime la simplicité de l'écriture, les références littéraires et culturelles, parfois totalement décalées et anachroniques, ce qui les rend irrésistibles (le héros, adolescent, a 3 idoles : Giordano Bruno, grand inquisiteur, Jésus et un joueur de foot dont j'ai oublié le nom, tous mis sur un même plan), j'aime ces éclats de poésie arrachés à la laideur ambiante, ainsi que ces moments d'amour et de tendresse qui surgissent de nulle part.
En revanche, la vision du monde qui transparaît dans le roman est assez manichéenne, un peu simpliste et moralisatrice parfois (cf les relations familiales). Enfin (point de détail mais tout de même) certains passages sont à mes yeux totalement invraisemblables, notamment au sujet du chien du héros (ou bien l'auteur n'en a jamais eu, ou bien les miens étaient débiles) et du fonctionnement des services sociaux et de protection de l'enfance (un mélange de Thénardier et de Gestapo ultra zélée dotée d'un tas de psy sadiques) : dans un conte, tout ça passe parfaitement, mais dans un roman à tonalité réaliste, ça discrédite un peu l'ensemble...
Uno di quei libri che peschi per caso dagli scaffali della biblioteca, senza sapere cosa aspettarti, e BAM, non ti lascia più. Una bellissima scoperta, la scrittura di Levantino, e Anna nuova voce della mia rubrica ideale.
"Cuorebomba" è un romanzo di Dario Levantino pubblicato da Fazi editore nel 2019. In questo libro Levantino continua il racconto delle vicende del giovane Rosario Altieri, che il lettore ha già avuto modo di conoscere in "Di niente e di nessuno". Rosario è un adolescente che vive a Brancaccio a Palermo, ma frequenta il liceo in uno dei quartieri bene della città. A scuola fatica a integrarsi con i compagni e non riesce a provare stima per gli insegnanti, in particolar modo per la professoressa di italiano e latino.
"Quando le persone capiscono che abito in questo quartiere malfamato di Palermo, fanno una faccia stortissima. I perbenisti inscenano una smorfia di solidarietà; i figli di papà sgranano gli occhi manco avessero visto la morte; e i finti ribelli, cresciuti a rap e paghette, fischiano per complimentarsi con me che vengo da un postaccio, mentre loro vivono in un quartiere residenziale dove non succede mai niente e dove bla bla bla".
La narrazione inizia proprio da dove era stata interrotta: Rosario ha reso nota la doppia vita del padre e ne ha denunciato gli illeciti alle autorità. Quest'azione coraggiosa ha, però, messo in ginocchio lo stato emotivo della madre, che si lascia completamente andare. Tocca a Rosario quindi, prendersi cura di lei, ma è troppo giovane e non può combattere da solo questa battaglia ad armi impari! L'intervento degli adulti provoca ulteriori sconvolgimenti e inevitabile altro dolore…ma forse non è tutto perduto!
Ancora una volta l'autore ci descrive la difficile vita di quartiere attraverso il suo protagonista, mostrandoci la drammaticità del ritrovarsi soli in mezzo a volti ostili, che agiscono per dovere e senza un pizzico di empatia. Ma nella massa emergono nuove figure di riferimento e la vita può sempre riservare nuove sorprese.
"Fin da piccolo, osservando l'umanità, ho capito che esistono due nature, due grandi categorie. Un uomo o appartiene all'una o all'altra. La prima categoria è quella dei cuorisecchi, cioè persone che traggono forza, sicurezza e successo da chi è debole [...] Un cuorebomba è un debole gentile, è un fragile forte, è uno che al posto del cuore c'ha una bomba. Avere il cuore come una bomba significa vivere le emozioni in maniera esplosiva, quindi in maniera letale perché le emozioni, quando vanno a mille all'ora, t'ammazzano. Sono pericolosissime, le emozioni di un cuorebomba: sanno farti volare, se positive, ma ti mangiano l'anima, se negative".
Una storia intensamente drammatica, ma immensamente realistica, che commuove e dà speranza.
Torna Rosario Altieri, il protagonista di "Di niente e di nessuno". La vita a Brancaccio diventa sempre più dura a causa di una serie di eventi che non cito per non fare spoiler. Rosario si scontra con una realtà sempre più respingente. A fargli compagnia ci sono Anna, la sua ragazza, Jonathan, il bastardo che lui ha in qualche modo adottato e la sua passione per il calcio nel ruolo di portiere. Questo secondo romanzo mi è piaciuto ancora di più del primo. La trama è più articolata, il personaggio di Rosario, protagonista assoluto della narrazione, si evolve, matura, la vita stessa lo obbliga a diventare un uomo prima del tempo. Ho amato le descrizioni di Palermo, nel bene e nel male. Ho riconosciuto molti luoghi, ho condiviso con lui il sentimento di odio e amore per la nostra città: "Vista dai tetti, Palermo è come una rosa selvatica senza spine. I monti attorno alla città sono petali che proteggono le persone dalle cose brutte; il campanile della cattedrale è il pistillo tutto sporco di polline; le catapecchie ammassate sono l’ovario dove le famiglie nascono, dove rimangono per sempre. Vista dai tetti, Palermo è la pace quando la guerra è finita" E' stata una lettura coinvolgente e, a tratti dolorosa. Brani di ottima prosa, si alternano a espressioni dialettali (sempre tradotte a beneficio di chi non le comprende), a spaccati di vita molto duri e critiche abbastanza dirette alla criminalità che rovina soprattutto alcuni quartieri di Palermo. Con grande sensibilità e con altrettanto realismo, Dario Levantino ha scritto un romanzo di denuncia sociale che dà voce all'emarginazione e alla voglia di riscatto, ma non solo. E' una storia toccante, ma anche disturbante. Adesso non mi resta che leggere "La violenza del mio amore".
Citazione: "Un cuorebomba è un debole gentile, è un fragile forte, è uno che al posto del cuore c’ha una bomba. Avere il cuore come una bomba significa vivere le emozioni in maniera esplosiva, quindi in maniera letale perché le emozioni, quando vanno a mille all’ora, t’ammazzano. Sono pericolosissime, le emozioni di un cuorebomba: sanno farti volare, se positive, ma ti mangiano l’anima, se negative".
Vi autorizzo a insultarmi nei commenti perché anche Cuorebomba di Dario Levantino, come gli ultimi letti, non è un libro facile o allegro o qualsiasi altro aggettivo che faccia pensare alla leggerezza.
Rosario, un ragazzo di diciassette anni che vive con la madre in un quartiere malfamato di Palermo, racconta la sua storia. Avrebbe potuto essere una delle tante piena di stereotipi sul degrado e sui giovani, ma non lo è. Il padre finisce in carcere, la madre smette di mangiare e lui diventa genitore e dimentica di essere figlio. La riflessione più profonda e anche più toccante riguarda la legge che divide una famiglia per fare bene e invece peggiora le cose a causa di un sistema corrotto, di chi ci guadagna dalle separazioni altrui e lavora perché un riavvicinamento non avvenga mai. Non c'è speranza nell'universo di Rosario, non c'è giustizia ma solo violenza, fisica quanto sociale. Chi lo guarda non vede lui, la sua passione per la lettura o per il calcio ma solo da dove viene, il suo nome è quello del suo quartiere Brancaccio. L'emarginazione il protagonista la percepisce, la indaga e la odia com'è giusto che sia, perché da quei margini a lui non è concesso uscire, mentre chi lo circonda li rimarca, ce lo chiude dentro e resta a guardare.
Ps Ho scoperto che in realtà la storia inizia in un primo libro che si intitola Di niente e di nessuno, io da vera tonta non ne sapevo nulla, di buono c'è che non l'avevo sospettato e che quindi questo racconto qui vive bene anche da solo.
"[...] se guardi troppo giù, finisce che trovi l’unica cosa che non ti serve. La paura."
Quante avventure a Brancaccio! Dopo "Di niente e di nessuno" ci ritorno per "Cuorebomba" e trovo ancora il miracolo dentro il lerciume. Rosario è un 16enne preda dei fatti della vita: il padre è in carcere e comunque avrebbe una nuova famiglia da qualche parte a Palermo, la madre è un'anoressica con poche energie da dedicare al figlio, i professori pensano solo a mantenere la loro linea repressiva e asettica, i coetanei inseguono modelli di vita violenta. Cosa resta allora? Un cane randagio, una ragazza, libri "proibiti". La storia è tutta qua. Ma Dario Levantino ce la fa vivere come se fosse una grande storia, un romanzo di formazione imprescindibile, perché le riflessioni di Rosario, gli intrecci sempre carichi di violenza e rabbia, gli accidenti imprevedibili ampliano la narrazione, la espandono fino a toccarci dentro e a portarci nel cuore di questa Palermo che non ha nulla di accattivante dal punto di vista estetico, ma ha molto di sociologico, nel puro stile balzachiano. Ma se Levantino non è Balzac lo si deve alla sua scrittura, mai pesante né pedante, mai didascalica; è leggera, grazie anche agli inserimenti dialettali, ma non banale, perché sempre alla ricerca della precisione; non si tara mai sul giovanilismo (grande merito) pur essendo "Cuorebomba" un romanzo di formazione. Un po' deludente e scontato il finale, ma su questo mi taccio.
Sulle orme di Oliver Twist, il libro in cui si identifica, Rosario si inerpica in una vita durissima, destreggiandosi tra il padre in carcere, la madre ammalatasi di anoressia dopo aver saputo che il marito aveva un’altra famiglia, la complicata quotidianità a Brancaccio, il liceo tradizionale e perbenista. Fa l’impossibile per raccattare qualche soldo, preservare la madre dalla consunzione e trovare la propria identità – straniero fra i suoi compagni danarosi e i violenti coetanei del quartiere. È la bella storia di un giovanissimo dal cuore-bomba, pronto a gettarsi d’impeto senza risparmio ogni volta che si sente chiamato in causa, cioè quasi sempre: la lotta per la sopravvivenza della madre, la lotta contro i professori, la lotta contro gli assistenti sociali e i gestori delle case famiglie, la lotta contro gli oppressori tutti, con strategie talvolta vincenti, ma per lo più perdenti. Al suo fianco, una ragazza diversa da tutte le altre di sua conoscenza, un cane a cui ha assegnato il nome del fratellastro e, infine, il supplente di filosofia. È una bella storia, dicevo, salvo che gli antagonisti sono così numerosi che se ne perde il conto. Arroganti, aggressivi, pavidi, meschini, corrotti, incivili, lestofanti, pettegoli, impiccioni, servili, ignoranti, profittatori: questi sono tutti gli adulti, e questi sono i ragazzi che crescono a loro immagine e somiglianza.
"Dario Levantino torna a raccontarci di Rosario e di tutto un quartiere. Torna a descriverci i sentimenti e i sedici anni del suo protagonista. [...]. Cuorebomba di Dario Levantino è un’esplosione interna, un boato silenzioso. Un pianto sincero dopo giorni di sorrisi forzati.
Palermo, quartiere Brancaccio. Li avevamo lasciati qui, in Di niente e di nessuno, Rosario, sua madre, Anna e il padre traditore e detenuto. Quella di Rosario oggi è una vita difficile fra la scuola e appresso a una madre delusa, malata nel cuore e anche nel fisico per quella cocente delusione, per quella famiglia smarrita, di cui fa parte anche un cane, Jonathan, spesso latitante. [...]". PER LEGGERE LA NOSTRA RECENSIONE COMPLETA, ANDATE AL LINK: https://bookshuntersblog.com/2019/11/...
Questo libro è il seguito di “Di niente e di nessuno” di cui vi avevo scritto tempo fa. Che dire? Le aspettative non sono state tradite, anzi, si sono addirittura superate. Cuorebomba per me è un piccolo capolavoro (con la solita copertina magnifica di Fazi Editore, ma questo è un altro discorso). Ambientato anche questo a Brancaccio, racconta il susseguirsi di vicende, spesso drammatiche, che si verificano nella vita di Rosario. Diventare adulti è sempre un difficile passo, ma lo è ancora di più se vivi in una realtà difficile, tuo padre si è rifatto una famiglia, il rapporto con tua madre è complesso e finisci a passare parte del tuo tempo in una casa famiglia. Ma nulla è perduto soprattutto se al tuo fianco c’è Jonathan che allegramente scodinzola. Un libro per imparare a non arrendersi mai.
Avete presente quei libri che mentre li leggi riesci a vederli e a viverli? Cuorebomba per me è stato questo. Sarà che Palermo un po' ce l'ho nel cuore perché i miei nonni sono di lì, sarà che nella mia vita ho conosciuto da vicino il mondo dei servizi sociali e delle comunità. Sarà il racconto in prima persona di Saruzzu, piccola anima grande e coraggiosa. Sarà la prosa meravigliosa, semplice, coinvolgente ed emozionante di Dario Levantino. Un libro che mi ha conquistata piano piano, che mi ha permesso di prendermi i miei tempi, che mi ha fatto ritornare tra le sue pagine per poi divorarle.
un bel viaggio in una Palermo profonda, difficile, in cui se sei solo, lo sei completamente, lasciato solo proprio da chi per lavoro dovrebbe risollevarti da una situazione difficile. Non a caso il libro preferito dal protagonista del romanzo è Oliver Twist. Da leggere
"Leggere era l'unico modo che conoscevo per non affondare nel fango, mi permetteva di andarmene di casa pur restando immobile, mi insegnava a tifare per i perdenti, per quelli che cadevano e non sempre sapevano rialzarsi."
Per questo libro ho pianto tanto. Bello, maturo. Dario scrive dandoti un pugno nello stomaco e io mi ci sono trovata molto nella sua descrizione di chi è un cuorebomba
Non ho parole per descrivere tutti i sentimenti che mi ha suscitato questo libro: in queste pagine c'è rabbia, ingiustizia e indignazione ma c'è anche tanto amore. Rosario é costretto a crescere troppo in fretta dalle avversità che la vita gli pone davanti, ma questo lo porterà ad una maturità che gli consentirà di amare veramente con tutto se stesso.
AUDIOLIBRO romanzo che racconta uno spaccato di vita nel quartiere palermitano di Brancaccio... Mi è piaciuta molto la voce narrante che caratterizzava la lettura... La trama decisamente semplice però è il tipo di audiolibro che mi piace ascoltare... Probabilmente leggerlo cartaceo mi annoierebbe!