In questo libro Emanuela Carniti racconta la biografia di sua madre, Alda Merini.
Ci racconta dei suoi nonni, i genitori di Alda, di suo padre e soprattutto del rapporto che c'era fra i suoi genitori, sottolineando che la coppia non era esattamente ben assortita, ma hanno continuato a stare insieme un po' perché il divorzio era illegale e un po' per problemi finanziari e di salute di lei.
L'autrice ci parla dei frequenti e numerosi ricoveri negli ospedali psichiatrici e il senso di spaesamento che ricadeva su tutta la famiglia.
La vita non è stata semplice nemmeno per le figlie che venivano sballottate qua e là in quanto il padre da solo non riusciva a prendersene cura. Emanuela poi, essendo la maggiore, ha dovuto occuparsi anche delle sorelle, pur essendo lei stessa una bambina.
Emanuela non nasconde le difficoltà nel rapporto con la madre, descritta come un'accentratrice, una persona che catalizzava completamente la sua attenzione e la voleva in esclusiva. Spesso si presentava a casa sua senza preavviso e pretendeva che Emanuela si dedicasse solo a lei, nonostante avesse anche una famiglia a cui badare.
Certamente una donna dalla forte personalità e dalla grande voglia di vivere. Era riuscita a creare una rete amicale non da poco ed era molto generosa con le persone più bisognose, spesso senza considerare le sue stesse esigenze. La gestione patrimoniale è sempre stata un suo punto debole. Non sapeva resistere allo sperpero di denaro, trovandosi poi più volte in difficoltà economiche.
Una lettura che consiglio per comprendere meglio la poetica di Merini.