Si tratta di nove racconti commemorativi per festeggiare i cinquant’anni della casa editrice Sellerio, scritti da autori della scuderia Sellerio e a loro volta ispirati a libri o racconti pubblicati in passato dalla stessa casa editrice.
Mannaggia a me che mi faccio sempre abbindolare, non solo dalle offerte (questo libro era venduto in edizione speciale, 10 euro in abbinamento a un altro volume a scelta – persine l’edizione speciale hanno fatto, rendetevi conto!), ma anche dalla presenza in copertina di nomi che conosco e che di solito amo, come Manzini e Gimenez-Bartlett. Inoltre, non so se perché questi due autori conosciuti di solito scrivono gialli, ero convinta che questo genere avrei trovato. Invece si tratta di racconti di narrativa non di genere, forse la tipologia di letteratura che più mi è ostica in generale. Fin qui, mea culpa, lo ammetto. Così come devo fare mea culpa anche per il fatto che, di tutti i racconti a cui i vari autori si sono ispirati per scrivere i propri, conoscessi solo la Storia della colonna infame di Manzoni. Forse, e dico forse, se avessi almeno sentito parlare degli altri mi sarei annoiata di meno. Invece, con l’eccezione proprio degli scrittori che conoscevo, questi racconti mi hanno tediata all’inverosimile. Manzini e Gimenez Bartlett hanno dalla loro almeno quell’ironia e quell’acume brillante che me li fa sempre apprezzare, anche quando, come in questo caso, la loro creatività risulta inevitabilmente imbrigliata in particolari richieste della committenza. Ma gli altri mioddioooo… non so veramente trovare le parole per dirvi quanto mi sono rotta le scatole. Pesanti, senza mordente, privi di qualsivoglia attrattiva. Ho continuato solo perché detesto lasciare un libro a metà. Sembra quasi che la consegna, per gli altri autori, fosse “scrivete quanto di più noioso e poco interessante vi venga in mente”. Oltretutto, la maggioranza di questi racconti è caratterizzata dal parlare di politica o di magistratura, argomenti di cui, lo confesso colpevolmente, non potrebbe importarmi di meno. Morale della favola: sono ancora provata e stanotte sognavo la Kinsella.