Questa lettura non è stata esattamente quello che mi aspettavo: si tratta di una raccolta di articoli che approfondiscono alcuni lati della città Berlino. Non si impara nulla di davvero nuovo sulla capitale tedesca, non si ricavano delle dritte da turista sui luoghi da visitare una volta lì.
Tra le pagine ci sono le impressioni, i ricordi ed i punti di vista di alcuni berlinesi o ex berlinesi, un elenco eterogeneo di nomi per sesso e nazionalità (+1).
I pezzi che ho trovato più interessanti e meglio scritti riguardavano il parco di Tempelhof, la squadra calcistica Union Berlin ed elaboravano sul tema delle copie e dei falsi storici in un posto che, dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, aveva ancora su ben poco.
Per preservare un’enoteca senza alcun pregio che non riguardasse la solidità delle sue mura (Weinhaus Huth, l’unico edificio superstite della Potsdamer Platz) sono stati utilizzati circa 50 milioni di marchi tedeschi, “una spesa che in Italia non viene sostenuta neanche per la salvaguardia degli scavi di Pompei”.
Gli articoli sul tale con un disco di vinile tra i capelli e quello firmato dalla tipa così trasgressiva da fare pipì senza chiudere col chiavistello la porta del bagno al Kitkat purtroppo non hanno superato la soglia di sbarramento.