«Anche questa fu la caccia alle streghe, strage di dimenticate portata a termine da uomini terribilmente normali»
Bellissima opera di Ilaria Simeone che, attraverso una cronaca storica dal linguaggio accessibile ai più, ci racconta due dei più famosi processi per stregoneria tenuti tra il '500 e il '600 (Caterina de Medici e Triora), oltre al caso semi-dimenticato di Maria Bertoletti detta Toldina.
Un'opera dolorosa e necessaria, che mi ha amareggiata, ferita e soprattutto mi ha fatta infuriare.
La giustizia non è stata equa con quelle donne, non le ha tutelate né ha conservato i loro corpi e/o la loro memoria. Ricordarle, anche facendo i loro nomi, è ridare loro l'innocenza che meritano; sentire una ferita aperta che non può sanarsi a distanza di tanti secoli è un male necessario.
Simeone è neutrale nel raccontarci le accuse e le torture, gli imprigionamenti e le morti. La sua neutralità non toglie forza alla narrazione, anzi la amplifica, mettendoci di fronte all'orrore nudo e crudo perpetrato a danno di innocenti.
Ricordarle per ridare loro giustizia, ricordarle per non placare la rabbia, ricordarle per riprendere in mano il nostro passato e futuro. Come Franchina che comprende il gioco degli inquisitori «stringo i denti e diranno che rido» e poi si fa beffe di loro.