Draghi, ciclopi, giganti, unicorni, fenici. Quando gli antichi si imbattevano in resti di animali sconosciuti, subito li attribuivano a creature fantastiche. Poi gli scienziati hanno dimostrato che si trattava solo di fantasie ancestrali: i mostri non esistono, oggi lo sappiamo tutti; eppure la spiegazione che gli studiosi hanno dato di quei reperti è stata addirittura più terrificante: prima di noi, una miriade di altri viventi abitava il nostro pianeta, ma ora non ci sono più. Sulla Terra, infatti, nulla è per sempre.
Nella Malinconia del mammut Massimo Sandal racconta la grande storia delle estinzioni, da quella del Permiano fino alla «sesta», che ci coinvolgerà, ciò che significa per noi e per il nostro rapporto con la natura, e i modi in cui stiamo provando a riportare in vita specie scomparse da anni o addirittura secoli. Racconta di terre scomparse, oceani di fuoco e meteoriti precipitati dal cosmo, ere abitate da microscopici organismi, piante spaventose e animali straordinari come il dodo, il tilacino, la tigre dai denti a sciabola, i dinosauri. Come in un gigantesco museo di scienze naturali in cui tutto d’improvviso torna in vita, assistiamo alla resurrezione di uno stambecco dei Pirenei scomparso cento anni fa attraverso campioni di cellule conservate in azoto liquido, alla «costruzione» di un antico uro per mezzo di incroci tra specie simili a quella estinta, all’inaugurazione di un vero e proprio Jurassic Park in Russia e ai tentativi ambiziosi, talvolta folli, di riportare in vita il nostro animale preistorico preferito: il mammut, fonte di ispirazione per scrittori e artisti, idolo dei bambini e oggetto dei desideri degli scienziati.
Nell’ultima sala di questo bizzarro museo ci siamo noi, la specie dominante e invincibile; oppure soltanto la prossima a scomparire.
BEL-LIS-SI-MO!! il libro dell'anno. La storia della vita sulla terra dalla sua comparsa alla sua futura, sicura, morte. La collocazione e le responsabilità (non le colpe!) dell'essere umano non solo su questo pianeta ma nell'universo intero. Termina con un commovente spiraglio di ottimismo, se riusciamo a prescindere dalla NOSTRA vita personale e dalla continuazione della specie. La vita, nonostante tutto, da qualche parte sopravvivrà.
Fra scienza e filosofia, interessante, intenso, appassionato, da rileggere.
"Credere che il picchio dal becco d'avorio fosse sopravvissuto era un simbolo non solo di speranza, ma anche un esercizio di assoluzione. È la speranza che le nostre azioni non siano veramente irreversibili, che possiamo trovare una redenzione. La speranza che, se solo ci sforziamo abbastanza, se solo non cessiamo di avere fede, allora il nostro peccato sarà mondato. Ignorando che, una volta trovato il Graal, nulla ci impedirà di distruggerlo di nuovo."
Arrivati al giro di boa di quest'anno, non mi aspettavo di veder concretizzarsi così precocemente l'apogeo del mio personale 2022 di letture: un saggio. Scritto da un biofisico. Sul tema dell'evoluzione. A pensarci bene, durante la lettura, il ricordo della mia infanzia è stato prepotentemente rinverdito da quelle produzioni documentaristiche sul passato: Nel mondo dei dinosauri o I predatori della preistoria, tanto per nominare le più celeberrime. Forse proprio nell'oramai lontana infanzia può essere trovata la chiave di volta capace di decodificare la febbrile voracità che ha contraddistinto la lettura di questo saggio - suggerito anche e soprattutto ai non avvezzi al mondo scientifico, per la cronaca. Sandal parla di estinzione; dell'incessante ciclo di morte e rinascita che si perpetua durante l'incedere delle ere geologiche. Un tema dal così vasto fascino può pericolosamente precorrere banalità, o incappare nel sovraccarico informativo derivato dalla narrazione culturale pop (leggasi: estinzione dei dinosauri). Il saggista, capace di sfoggiare una padronanza dei contenuti ragguardevole, elude il rischio del déjà vu attraverso l'adozione di una prospettiva fluida, meritoria di evolversi mentre attraversa come una folgore i soggetti dei singoli capitoli - anch'essi meno prevedibili di quanto si possa pronosticare. Un plauso a Sandal per la brillante trattazione del tema.
Prima parte: non è per sempre Nel capitolo d'apertura si riflette sul significato di specie (nomenclatura, applicazione concreta e confine etimologico del concetto). La ricchezza di sfumature non prescinde dal florilegio di scienziati che, nell'esercizio dei rispettivi contributi, hanno cercato di dipanare il ginepraio di incertezze dalla verità scientifica: concetto, quest'ultimo, dall'acre sapore di assolutismo. Nella scienza tutto è sempre in discussione. Da menzionare gli apporti di Lamarck, Cuvier, Lyell e Phillips.
Seconda parte: quattro destini In questo atto si ripercorrono le cinque, grandi, estinzioni che hanno funestato il pianeta terra. Con linguaggio rigoroso ed evocativo, si precipita nel rigogliore della vita al tempo del Permiano, e del suo susseguente annientamento: le pagine dedicate all'Induano (prima fase del Triassico, post-estinzione), in tal senso, percolano di una desolazione quasi distopica. Tra intossicazioni per l'ossigeno - cianobatteri rules -, glaciazioni continentali e il mistero delle forme di ediacara, il saggio decide di non far prigionieri e deflagra il fascino della scienza attraverso le sue migliori pagine.
Terza parte: la scimmia con la falce La Sesta Estinzione, iniziata con l'avvento dell'uomo, si trascina sino ai giorni odierni. Senza paternalismi né moralismi di basso cabotaggio, Sandal ripercorre tutte le specie che hanno dovuto cedere il passo all'azione dell'uomo, sino ad abbandonare la loro presenza sulla Terra. Pagine drammatiche e al contempo capaci di non distogliere dalla nevralgica verità: l'uomo è distruttore come Dio, ma di Dio non ha la subitanea forza creativa. Eppure il punto di vista, ancora una volta, è meno banale del previsto. Dallo sciovinismo tassonomico alla Red List, passando per le campagne di salvaguardia delle specie in pericolo e il senso di colpa, l'uomo si rivela, infine, come ogni altro essere: prolifera e consuma risorse; si ritaglia una nicchia ambientale sempre più alta e preda altre specie. L'uomo mutua, semplicemente, quello che altri esseri viventi hanno esercitato nei rispettivi fasti.
Quarta parte: resurrezione Nell'ultima parte ci si addentra nel misterioso orizzonte degli eventi che risponde al nome di genetica: la de-estinzione e resurrezione, un giorno, saranno possibili. I pochi tentativi andati a buon fine hanno restituito alla scienza un potere quasi inintelligibile, nonché un credito che negli anni potrebbe davvero trovare accoglimento. Eppure la clonazione - perlomeno oggi - non è una resurrezione di quello che era, quanto una ricostruzione con quello che si ha. Ed ecco concretizzarsi, in tutta la sua drammaticità, lo splendido titolo donato al saggio. L'ultimo capitolo soffre, soprattutto nell'ultima parte, di una speculazione etico-filosofica alle volte rea di fornire troppi spunti. Eppure, nella sua imperfezione, sembrerebbe essere la corretta chiusa per questo viaggio.
01/04/2021 (****) Credo che la valutazione del saggio, di livello molto alto, sia da dividere in due.
Per tre quarti, splendido. Godibilissimo, estremamente approfondito nelle citazioni (anche pop, ma affatto banali), vasto nell'analisi e ben scritto (cosa, per la saggistica, che non va data per scontata), nelle prime tre parti la lettura è volata con grande interesse. Nella prima parte, Non è per sempre, l'autore introduce l'argomento centrale del libro, quello di estinzione, delineando soprattutto l'evoluzione (nomen omen) storica di questo concetto nelle scienze biologiche. Tutt'altro che ovvia, come a noi moderni può apparire. Furono essenzialmente Cuvier e Lamarck, nella seconda metà del Settecento, a intuire che la vita sulla Terra era stata soggetta a vari cicli di estinzioni e che molte creature, vissute un tempo, per motivi non chiari si erano poi estinte, lasciando dietro di sé le tracce fossili, altrimenti inesplicabili, che emergevano ovunque, soprattutto nelle cave di pietra o carbone. Questo primo fondamentale passaggio, che cominciava a distruggere l'idea che la Terra fosse stata creata, con tutte le specie animali note, una volta sola da un Dio onnipotente e onniscente, aprì poi la strada alle teorie di Darwin, che con l'evoluzionismo arrivò a mostrare (in parte) come dietro le estinzioni agissero fattori di mancato adattamento e quindi di sostituzione.
La seconda parte, la più interessante, Quattro destini, ripercorre le 5 grandi estinzioni di massa che la memoria del pianeta ha registrato. Di queste, 4 sono note solo agli specialisti (compresa la più grave di tutte, quella che pose fine al periodo Permiano e spazzò via, in un lasso di tempo per noi umani molto lungo e per cause a noi ignote ma probabilmente riconducibili a immani fenomeni magmatici, il 96% delle creature marine e il 70% di quelle terrestri); l'ultima è quella invece nota a tutti e che pose fine - in un solo, memorabile giorno - al Mesozoico e all'età dei dinosauri (e di molte altre specie di creature), e che è la cosa più vicina a quanto possiamo immaginare essere l'apocalisse. Narrazione stupenda, descrizioni del contesto ambientale e delle conseguenze dei cataclismi riuscitissima. Per chi volesse approfondire l'argomento, non saprei consigliare lettura migliore.
La terza parte, Scimmia con la falce, fin dal titolo si propone di spiegare come l'ultima estinzione in ordine di tempo sia quella in corso di svolgimento ora, di cui il genere umano è il grande e incontestabile protagonista. La sesta estinzione, titolo di un altro celebre libro, è quella in corso di svolgimento nell'Antropocene - letteralmente, più o meno, l'età dell'uomo - e che ha già fatto innumerevoli vittime: dalle più famose (il dodo; il tilacino; il piccione migratore - di cui Sandal ci racconta le incredibili storie) alle moltissime ignote, soprattutto vegetali e insetti. Formalmente fuori per ragioni temporali dall'Antropocene, anche l'estinzione della megafauna del Pleistocene (tutti i simpatici animali del film L'era glaciale, per intendersi) è da ricondursi, in buona parte, all'azione dei nostri antenati. Segnalo che l'analisi è svolta da un biologo, con l'occhio clinico del professionista, che si tiene lontano da fanatismi o preconcetti, in un senso o nell'altro.
La quarta parte, Resurrezione, è quella più tecnica, più direttamente collegata al titolo ma anche la meno riuscita, a mio parere. Il proposito della sezione è multiplo. Da un lato, l'autore prende atto che la realtà è, come sempre, assai più complessa della teoria (e della fantasia), e che l'idea che si possa clonare con facilità in batteria un Tirannosauro o, anche se immensamente più vicino a noi a livello temporale e pur avendo in mano tessuti molli conservatisi, un mammut, è solo una affascinante utopia. Al momento, le biotecnologie sono in grado clonare con difficoltà, e grandi costi, esseri viventi esistenti (la famosa pecora Dolly), ma non riescono a replicare lo stambecco dei Pirenei (estintosi da qualche decennio), né il piccione migratore americano o il tilacino australiano (di cui esistono molti esemplari imbalsati, essendo specie estinte nel Novecento); in futuro, è probabile che le tecnologie genetiche permetteranno di ricreare specie estinte, molto probabilmente con riscritture effettuate sul DNA degli animali esistenti loro discendenti. La seconda questione, molto ampia e sfaccettata, che l'autore affronta è proprio quella del senso e delle giustificazioni biologiche prima che etiche che l'uomo deve porsi di fronte a questi desideri di resurrezione, a questo ruolo di Dio che si sta apprestando a affrontare. Ha senso riportare in vita una specie estinta, introducendola in un habitat ormai irrimediabilmente cambiato sotto ogni aspetto rispetto al quale essa è totalmente aliena? Per quale scopo? Se l'estinzione è un fenomeno naturale e alla base della biologia, perché dobbiamo preoccuparci di riportare in vita qualcosa che è scomparso o, al contrario, preservare qualcosa che esiste ma rischia di sparire? E nel caso, si deve distinguere fra salvaguardare un panda, una lucertola, un insetto, una felce, un batterio? Molte domande, a cui dare piena risposta pare impossibile, e questo è il limite di questa sezione, in cui si mette troppa carne al fuoco, rischiando spesso l'overdose di informazioni e argomenti con conseguente perdita di concentrazione.
Ciò detto, libro veramente interessante, che letto a seguito dei Jurassic Park di Crichton mi ha fornito un quadro assai chiaro e dettagliato sul concetto di estinzione e di clonazione, con tutti gli annessi e connessi storici e paleobiologici.
4,5* L'anno scorso in questi giorni stavo leggendo "Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo" di Stephen Hawking, e se c'è una cosa che mi ha insegnato è che si può leggere un libro anche senza capirlo del tutto, anzi, a volte funziona proprio così. Pertanto il parere su "La malinconia del mammut" è personale e rispecchia questo mio limite, l'essere una lettrice di molti argomenti senza essere specializzata in qualcuno in particolar modo (sono convinta che lettori e lettrici più esperti non abbiano riscontrato questa difficoltà). "Guardare l'estinzione in faccia vuol dire rendersi conto che abbiamo in mano l'enorme potere di cambiare il destino della storia della Terra. La biosfera in cui ci troviamo, infatti, non è uno sfondo neutro, ma qualcosa che plasmiamo a nostra misura, modificandola e distruggendola per crearci spazio, a un prezzo che non abbiamo ancora stabilito del tutto." Così l'autore esplicita le sue intenzioni nella premessa, "Ricominciamo dalla fine". Il libro è composto da undici capitoli suddivisi in quattro parti: "Non è per sempre" (introduzione e infarinatura sugli argomenti generali), "Quattro destini" (capitoli Aria, Acqua, Caldo, Cielo, ovvero la descrizione delle estinzioni avvenute in precedenza), "Scimmie con la falce" (un titolo, un programma) e "Resurrezione".
Il racconto del mondo preistorico e degli organismi e animali che lo popolarono s'intreccia con le direzioni della ricerca scientifica e con i pro e i contro delle soluzioni proposte al problema dell'estinzione. Sandal affronta molti punti di vista e criticità - dalle varie classificazioni delle specie estinte o in pericolo al Movimento volontario per l'estinzione umana, dal veganesimo ai progetti che si propongono di de-estinguere alcune specie, ad esempio il mammut. I riferimenti sono moltissimi; più di trenta pagine di note a fondo volume, tra libri (Cuvier, Balzac, Stephen Jay Gould, Dawkins, Edward O. Wilson, Rachel Carson, Borges, Freud), articoli scientifici, film (Jurassic Park, Star Wars) e musica (Ecocide degli Earth Crisis). Il mio capitolo preferito è decisamente l'ottavo, "Mancanza", nel quale viene spiegato lo sciovinismo tassonomico ovvero quel bias in base al quale le specie di vertebrati vengono studiate migliaia di volte in più rispetto agli insetti - per non parlare delle piante o dei funghi. Un'altra cosa che ho apprezzato molto è la parte autobiografica o memoir che dir si voglia: già dalla dedica al figlio, io cuore di pietra, mi sono commossa. Se dovessi nominare qualcosa che non ho gradito in questo testo, è la mancanza di una scala temporale geologica (che però è facilmente reperibile su google) e il fatto che in alcuni punti si va un po' troppo nello specifico. Non è un libro perfetto, così come io sono lontana dall'essere la lettrice ideale, ma d'altra parte, la perfezione non è una caratteristica delle cose che facciamo sulla Terra.
La malinconia del mammut è probabilmente il miglior libro di divulgazione scientifica che abbia mai letto e non sto esagerando. E in quest'ambito, su estinzione, passate ere geologiche, crisi ecologica dell'antropocene e cambiamento climatico ho già letto tanto, davvero tanto posso permettermi di dire. Ecco, c'è anche il fatto che il libro non mi ha comunicato molto di nuovo, e non ho dovuto fare grossi sforzi per comprenderlo, tranne per le parti più tecniche riguardo genetica e microbiologia forse, visto che parla di argomenti a cui mi interesso ampiamente fin da bambino anche se le mie scelte universitarie sono andate in direzioni molto diverse. Ma questo libro è narrato, davvero narrato, in modo magistrale. Racconta la storia più epica e più tragica che conosciamo, quella dell'intera vita sulla Terra, una vita unica e irripetibile, e arriva fino alle estreme incertezze del presente, allo spettro di un annientamento totale, fino ai devastanti dilemmi etici riguardo la cosiddetta de-estinzione (a cui comunque viene dedicata soltanto la parte finale, minimale e più speculativa dell'opera), alla clonazione, alla creazione di simulacri di specie estinte. A tratti terrificante, a tratti commovente e spesso tutte e due, questo libro è fondamentale sia per chi di certi argomenti sa poco e vorrebbe vederci chiaro senza inciampare in letture troppo impegnative che per chi ha a cuore certe cose fino dall'infanzia.
Il libro può essere suddiviso in due parti: -nella prima si parla della storia dell' estinzione ( le estinzioni passate). Per i miei interessi questa è stata la più interessante, nonché la mia preferita ( leggere non mi ha causato un ansia stratosferica). Sto cercando al momento delle letture sul mondo di Ediacara, che mi ha decisamente incuriosito, non avendone mai sentito parlare. -nella seconda si parla dell' estinzione moderna, si portano esempi e soluzioni possibili a ciò che l' uomo ha fatto. Siamo nell' antropocene e giochiamo a fare Dio. Leggere i capitoli che compongono questa parte mi ha causato un senso di malinconia,rabbia e voglia di trovare una soluzione ( cosa che è impossibile, in fin dei conti, ogni soluzione ha pro e contro, non siamo "Dio" in fin dei conti, qualsiasi cosa che potremmo non sarà mai quella giusta fino in fondo). Ringrazio l'ultimo capitolo per avermi comunque sollevato il morale ( e la coscienza). Alla fine il mondo è destinato all' estinzione.
Consigliatissimo a chi è incuriosito dai temi dell'estinzione, delle scienze naturali e dell'ecologia. Adattissimo anche ai non esperti, tipo me. Un libro capace di farti osservare le cose da nuovi punti di vista.
«Pensavo che, scrivendo questo libro, avrei dato delle risposte. Invece finisco così, a sgranare domande su domande. Ora sta a noi trivare strade, ognuno e tutti insieme.»
Questo è il mio primo saggio, e direi che ci ho azzeccato alla grande. Impegnativo, ma illuminante.
Ieri annoiato riguardavo un film bello e il suo sequel, brutto. Il primo, Sicario, diretto da Denis Villeneuve, è un film che riesce a comporre intrattenimento, tensione, un qualche realismo, ammicca a un paio di questioni rilevanti dell'esistenza e via dicendo. Un film perfetto, diretto da un maestro . Il secondo, Sicario: Day of Soldado, è girato da un italiano. La trama è un brutto patchwork di idee vecchie, la trama non fila, i personaggi ricorrenti dal primo sembrano di plastica non appena manifestano sentimenti, un finale semplicemente dilettantesco e via dicendo. Chi ha avuto l'idea di mettere la parola Soldado accanto a Sicario, due concetti opposti, ha forse condannato tutta la sceneggiatura al suo crollo.
I saggi su Antropocene, fenomeno estintivo, cambiamento climatico, rischio esistenziale e le combinazioni di questi temi sono sempre più diffusi, conosciuti, letti. Questo La Malinconia del mammut è il primo Sicario, non sfigura accanto a nessuno saggio che io abbia letto, e Massimo Sandal è Denis Villeneuve.
Uno dei libri di divulgazione scientifica più appassionanti che abbia mai letto. La prima metà racconta le grandi estinzioni del pianeta già avvenute, la seconda è un grande "Che fare?" una volta preso atto che siamo nel mezzo di una sesta estinzione di massa e che vede noi, sapiens, principali responsabili. Perché l'estinzione è uno specchio: "ci riflette all'interno della trama del nostro rapporto con i viventi, ed essi ci fissano a loro volta, inchiodandoci".
Sono trecento pagine che partono da una prospettiva cosmica, incommensurabile, che si spinge fino all'origine della formazione terrestre e stringe progressivamente su di noi, su come noi vediamo il mondo, su come pensiamo e sul valore che diamo alla vita delle altre specie.
C'è una quantità pazzesca di idee stimolanti sostenute da una lingua, da una intelligenza, da una sensibilità clamorosamente all'altezza. Sandal non è solo scientificamente rigoroso e pignolo, ma è anche genuinamente poetico.
Ci sono due espressioni che danno un'idea del suo stile. Una è "sense of wonder": si percepisce ad ogni riga l'amore e la passione che l'autore nutre per la vita come fatto biologico, come forma evolutiva soprattutto quando è lontana nel tempo come la Fauna di Edicara, organismi pluricellulari del Proterozoico superiore (tra 620 e 550 milioni di anni fa) dalle forme astratte, misteriose, incomprensibili: come non amarle? L'altra parola è tedesca, "Fernweh": la nostalgia di cose mai vissute, che ci fa struggere per qualcosa che è vissuto per *milioni* di anni e ora non è più.
Ci sono tante verità spiacevoli: l'equilibrio di ogni ecosistema è tenuto in piedi da uno stillicidio costante di sofferenze e morte. Davvero vogliamo salvare gli animali e le piante in via d'estinzione? E perché? A scapito di quali altre? Quali scelte dovremo fare? Queste le domande che si pone e ci pone. Con la consapevolezza che anche noi, come la Terra, come queste parole, come ogni cosa nell'Universo, siamo fatti per estinguerci. E qualcos'altro rinascerà.
Una lettura che direi quasi obbligatoria - ci sono tanti gradi di consapevolezza "ecologica" in senso ampio, e questo libro è un grande passo in avanti per capire dove, come umani, ci posizioniamo nel tempo e nello spazio.
Libro letto per l’università, non è un genere che normalmente leggerei. Molto tecnico e dettagliato, ma nel complesso, se ti interessa l’argomento è ben scritto e lascia spazio a importanti riflessioni, soprattutto nei capitoli finali.
"Credere che ił picchio dal becco d'avorio fosse sopravvissuto era un simbolo non solo di speranza, ma anche un esercizio di assoluzione. È la speranza che le nostre azioni non siano veramente irreversibili, che possiamo trovare una redenzione. La speranza che, se solo ci sforziamo abbastanza, se solo non crediamo di avere fede, allora il nostro peccato sarà mondato. Ignorando che, una volta trovato il Graal, nulla ci impedirà di distruggerlo di nuovo".
Sicuramente la pecca più grande di questo libro è la mia ignoranza su alcuni aspetti trattati che non mi ha permesso di godermi appieno la prima parte in cui viene esplicata l'origine della vita sulla terra.
Detto questo, è un testo estremamente interessante sia per quanto riguarda la storia delle specie nel passato, che per quanto riguarda il loro futuro immediato e remoto. Spesso è avvilente constatare quanto si è perso e quanto ancora si può distruggere.
Ho trovato appassionanti i racconti dei tentativi, per lo più falliti, dell'uomo di riportare in vita specie estinte e scoraggiante constatare quanto ci si concentri essenzialmente sempre sui vertebrati (soprattutto mammiferi) dando poca importanza al resto del regno animale e quasi nessuna a piante e affini, nonostante la loro immensa importanza a livello biologico.
Siamo vittime e carnefici, abbiamo tra le mani il destino di flora e fauna, questo potere può dare alla testa e spesso ne abusiamo, purtroppo.
Un saggio molto stimolante e pieno di aneddoti divertenti, oltre che illuminanti, non fatevi scoraggiare dai primi capitoli, perchè ne vale davvero la pena!
Fino a circa metà libro è stata una lettura interessante, con molte riflessioni acute e spunti salienti da approfondire. Poi è partita la citazione nerd di Neo Genesis Evangelion e il saggio ha preso un andazzo etico-filosofico sempre più lontano dalla concretezza che ha reso gli ultimi capitoli una gargantuesca carrellata di noia. Peccato.
“Se la Morte è rappresentata come la signora con la falce, noi siamo le scimmie con la falce, che tagliando il grano portano con sé anche il resto dei viventi…L’estinzione è parte della storia della vita, da sempre. Senza estinzione non esisteremmo.” Massimo Sandal.
Libro interessante di biologia che parla delle cinque estinzioni che hanno coinvolto il nostro pianeta e di cosa ci si aspetta nel futuro. La scrittura è molto evocativa. Libro pieno zeppo di spunti di riflesisone.
“Molte specie che consideriamo distinte possono incrociarsi e dare origine a ibridi fertili. .. Molte popolazioni umane contengono tracce significative di dna di Neanderthal: la definizione della nostra stessa specie è problematica. Esistono poi casi limite come le specie ad anello.”
“Dopo un’estinzione di massa non ci sono solo meno specie, ma quelle che torneranno a ripopolare il pianeta saranno diverse da prima. La composizione di quasi tutti gli ecosistemi si sconvolge.”
“Ci sono specie la cui scomparsa, da sola, può devastare un intero ambiente– le cosiddette specie «chiave di volta» o keystone species.”
“In generale, più è piccola la popolazione di una specie, più questa è fragile. Innanzitutto perché basta un accidente limitato nello spazio e nel tempo (un’inondazione, un incendio, un’epidemia) per eliminarla. E in secondo luogo perché, anche senza incidenti completamente letali, il semplice gioco del caso prima o poi farà sì che, per esempio, un giorno non vi siano più femmine fertili.”
“Purtoppo non ci siamo evoluti per gestire un iperoggetto come la crisi climatica o la sesta estinzione. Il nostro cervello non è, semplicemente, adattato a questo.”
Molto interessante l’ultima parte, la più filosofica.
“Se– se– il genoma è tutto quanto serve per ricostruire un organismo vivente, possiamo quindi ricreare la vita dalla pura informazione, da una sequenza di bit?“
“Secondo alcuni calcoli, investendo nella resurrezione di specie si rischia di perdere biodiversità, stornando fondi da sforzi di conservazione che salverebbero molte più specie a un costo minore. Riavere cinque specie potrebbe voler dire perderne altre quarantadue.”
“Ma allora la biodiversità è davvero un valore? Se potessimo creare specie a nostro piacimento, potremmo aumentare a dismisura la biodiversità del pianeta. Potremmo perfino pensare di generare specie in modo automatico, algoritmico. Siamo centinaia di anni lontani da tutto questo, ma non sembra tecnologicamente impossibile. Che cosa significherebbe? Le specie forse non si estinguerebbero più, ma si estinguerebbe il senso della vita sulla Terra come oggetto dell’evoluzione per selezione naturale. Sarebbe qualcos’altro, per sempre.”
“Forse non dovremmo vedere la vita come un meraviglioso giardino di forme bellissime, ma come un osceno bug nel codice delle leggi di natura, capace di infestare interi mondi con un brulicare di orrore autocosciente.”
Curiosità: - nell’ipotesi in cui la probabilità di speciazione sia la stessa dell’estinzione, il tempo richiesto atteso (per la totale l’estinzione di tutte le specie) è proporzionale al quadrato del numero di specie di partenza. - Ci sono molti più giocattoli a forma di giraffa, sulla Terra, che vere giraffe.
“Il cibo che coltiviamo, alleviamo e peschiamo è la principale causa della sesta estinzione. Ci stiamo mangiando la Terra viva. Se la Morte è rappresentata come la signora con la falce, noi siamo le scimmie con la falce, che tagliando il grano portano con sé anche il resto dei viventi”. Già l’estinzione della megafauna del Pleistocene, di cui il mammut era illustre rappresentante, portava il marchio indelebile dell’opera dell’uomo: “… un gruppo di cacciatori del Paleolitico poteva tranquillamente ridurre del 10 per cento all’anno una popolazione locale di grandi prede. Un ritmo rapidissimo […] e insostenibile, nel giro di una o poche generazioni, per animali che procreavano poco e vivevano a lungo”. Massimo Sandal, classe 1981, ligure, divulgatore scientifico con un passato da ricercatore in biologia molecolare, scrive su riviste come “Le Scienze”, “Wired”, “Il Tascabile”…
Amo gli argomenti trattati in questo saggio che ho trovato comprensibile più o meno da chiunque, anche i non addetti ai lavori! Senza dubbio uno dei saggi divulgativi migliori che abbia mai letto: ripercorre la storia della vita sulla terra e fa riflettere molto sulla funzione dell'uomo in essa. La cosa che ho apprezzato di più è l'assenza di giudizi sull'attività umana, non è il classico saggio che accusa l'uomo di qualsiasi cosa ma anzi ne evidenzia le responsabilità collocandole in un quadro così tanto più grande che ridimensiona il tutto! Consigliatissimo
Contenuti parecchio interessanti, costellati da aneddoti e racconti che rendono lo stile narrativo quasi fiabesco. Questo rende la lettura poco fluida e manca completamente uno scheletro che espliciti la struttura dei capitoli e dei paragrafi, a volte sembra solo accostati e non in successione logica.
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Forse dovremmo prendere Jurassic Park più sul serio, perché l'uomo è davvero tanto arrogante e idiota da riportare in vita i dinosauri e poi creare una no-profit in loro difesa quando un T-Rex correrà per la Fifth Avenue e l'esercito cercherà di abbatterlo perché è...bhé, non compatibile con la vita umana.
Mi sono distratto diverse volte, sopratutto nella prima parte (forse il secondo capitolo è un po' troppo lungo?) ma devo dire che spesso ho voluto portare indietro l'audiolibro per riascoltare passaggi super interessanti.
Averlo letto subito dopo aver letto Jurassic Park è il massimo!
In questo libro intelligente, poetico e bellissimo Sandal racconta la storia del mondo e le sue molte morti, soffermandosi a lungo su quella in corso di cui siamo assoluti protagonisti. Ma senza giudizio, senza falsi moralismi, ma interrogandosi - da filosofo commosso - sul significato della vita e della morte, nonché sul nostro ruolo di agenti agiti. Consigliato a chiunque.
Libro scritto molto bene, affronta i temi con cura e intelligenza. Proprio in questi giorni è uscita la notizia che si è riusciti a creare un topo "lanoso", un passo avanti verso la de-estinzione del mammut. Ma davvero se lo merita? Le estinzione hanno un significato, forse è il caso che ciò che è estinto lo resti. Leggete questo libro, un commento così non rende.
La malinconia del Mammut mi ha conquistato. Al di là delle spiegazioni scientifiche impeccabili, ho molto apprezzato le digressioni "filosofiche" che stanno dietro al concetto di estinzione. Illuminante e davvero ben scritto!
Un pò ripetitivo a volte, spazia portando esempi di film, serie tv e canzoni per spunti del discorso, concetti INTERESSANTISSIMI di geologia e biologia che dovrebbero sapere tutti per capire come muovervi nella sesta estinzione che stiamo vivendo
Che dire di questo libro?! Lo consiglio vivamente a tutti! Ci sono libri da dover leggere prima per capire appieno ogni concetto. Ma l’autore è stato grandioso nell’esporre, con un linguaggio semplice, temi estremamente complessi. Forse, ora che l’ho finito, ho un po’ di angoscia e paura per ciò che sarà. Non è un romanzo che Ti dice cosa fare e cosa non fare, è un Saggio che riporta i fatti in un modo divertente e coinvolgendo il lettore in prima persona, facendogli vivere un meraviglioso viaggio nel tempo. Fatevi un favore e leggete questo libro!!
Libro bello e interessante. L'autore tratta dell'argomento delle estinzioni sulla Terra, esponendo le principali cause e conseguenze in maniera veramente ben descritta. Molto interessante è la parte relativa alle de-estinzioni e allo spazio dedicato alle riflessioni etiche ed ecologiche del riportare in vita specie estinte. Un libro scritto davvero bene. Complimenti all'autore!
Questo libro è fantastico, l'ho letto due volte a distanza di un anno. La prima parte è un viaggio che ti lascia senza fiato (in alcuni punti addirittura commovente) nell'evoluzione delle forme di vita, la seconda pure ti lascia senza fiato, ma dalla tristezza per quello che stiamo combinando sul pianeta. Sandal è un narratore incredibile, cristallino, chiaro e coinvolgente. Non vedo l'ora che esca un altro suo libro.