Peredònov è un insegnante che aspira come unica meta alla promozione ad ispettore scolastico, è un uomo gretto, il termine giusto potrebbe essere: pusillanime. Abita in una città dal cielo sempre grigio che sembra aver condizionato nell'animo i suoi cittadini, vive con una donna, Varvàra, che non vuole sposare fino a quando lei non gli avrà fatto ottenere la promozione agognata. Varvàra fingerà d'aver scritto una lettera molto influente e gli farà credere che la promozione non tarderà ad arrivare; ma non arriva. Passa il tempo e Peredònov diventa ancor più diffidente verso tutti; comincia a questo punto un giro di incontri con procuratori, capo di polizia, preside del ginnasio in cui non farà altro che rendersi ancor più ridicolo; questa parte centrale del libro ricorda Le anime morte di Gogol, ma se lì gli uomini erano ridotti ad un "cumulo di riflessi condizionati", qui va ancora peggio, i visi degli uomini sono "paralizzati dall'ebetudine". Non è difficile immaginare come con le sue opinioni sempre sbagliate Peredònov possa farsi del male da solo. Per lui l'uomo deve mangiare prima della donna, la donna mangerà i rimasugli lasciati dall'appetito dell'uomo, l'uomo lo fa esclusivamente per lei, per la donna che deve restare leggera. Vorrebbe introdurre la pena di morte, ma solo per i contadini (ovvio), vorrebbe scrivere una costituzione che non preveda parlamento, i giovani sono solo maleducati, i polacchi sono un popolo di stupidi, dice, ma nel suo studio ha appeso il ritratto del poeta polacco Mickiewicz (ritratto che presto sostituirà con quello del russo Puskin perché il polacco è un rivoluzionario e non sta bene per un uomo in carriera). È convinto che ognuno debba farsi il segno della croce in chiesa ma soprattutto quando si viene osservati. Tiene certi libri in bella vista per far vedere che è un uomo di libere opinioni, ma non li legge, non ha tempo e non ha nemmeno opinioni, né la voglia di pensare per farsele. Eppure è convinto di non meritare questa città di gente cattiva, invidiosa e vorrebbe andar via. Ricordo un passo del libro in cui si dice che Peredònov non sapeva guardare in alto, non lo aveva mai fatto, non era uno spirituale, ma non sapeva nemmeno guardare in basso, intendendo con questo l'avere i piedi per terra. Era un fantoccio in balìa di fregole impazzite. Uno dei personaggi più orribilmente normali della letteratura.