Horra è una donna di origine giordana che vive a Milano, città che riconosce a tutti gli effetti come propria. Attraverso i suoi occhi, seguiamo la storia di una vita a cavallo tra due mondi, né bianca né nera, ma probabilmente proprio per questo motivo unica e preziosa. Quando due o più culture si incontrano e si fondono nascono mille possibilità diverse da cui possiamo solo imparare.
Ma come si fa a vivere a cavallo tra due mondi, quando apparentemente, sia da una parte che dall'altra, tutti tendono ad etichettarci come parte di qualcosa? Horra ce lo racconta aprendoci il suo cuore e raccontandoci della sua quotidianità: la famiglia, il lavoro presso lo studio legale, l'associazione di volontariato e lui, il pezzo di stoffa della discordia, quello che agli occhi di tutti appare come una gabbia ma che per Horra, come per tante altre donne, è simbolo di libertà. Non a caso, il nome Horra, tradotto, significa LIBERA.
Partendo dall'idea di raccontare una vita come tante, Sumaya Abdel Qader ci racconta in realtà la vita di tante donne che non vogliono rinunciare alla loro pluralità, talvolta rappresentata dal velo ma anche semplicemente dal desiderio di sentirsi liberi di bere tè alla menta al pomeriggio senza dover rinunciare all'espresso all'italiana al mattino. La molteplicità che caratterizza ciascuno di noi è un dono prezioso che bisogna imparare a difendere partendo dall'amore per sé stessi fino ad arrivare al rispetto nei confronti degli altri. Ogni storia ha le sue condizioni, ma non è detto che ciò che appare sia ciò che effettivamente è. Bisogna essere capaci di vedere cosa abbiamo in testa, primo di vedere quello che la avvolge.