La cultura e la società italiane dell’Ottocento furono contraddistinte da forti tensioni rinnovatrici che sarebbe semplicistico comprimere nel solo moto nazionale. Se da un lato, infatti, l’Unità, diede il via a più di un secolo di emigrazioni al di fuori dei confini, dall’altro la progressiva trasformazione degli italiani all’estero in italiani “etnici” é avvenuta anche sotto il segno di un’affasciante e feconda ricomposizione dei tratti identitari, non ultimo quello “umanistico” della tradizione letteraria. Ottocento risorgimentale e post-risorgimentale e cultura dell’emigrazione vengono qui riletti attraverso una serie di approfonditi studi per sottolineare la necessità di un allargamento delle prospettive critiche “italianistiche” che riconosca le complesse dinamiche attive da più di un secolo e mezzo dentro e fuori la penisola: da Cavour alla poesia e al romanzo del e sul ‘48; da Pinocchio alla fine del verismo ; dal bilinguismo degli scrittori emigrati all’incontro con le divisioni razziste statunitensi; dall’interculturalità poetica alle voci più innovative dell’attuale panorama italoamericano, in cui i “segni” italiani entrano in dialogo con quelli delle altre migrazioni europee.
Interessante prospettiva della letteratura italiana divisa in due parti: le scritture risorgimentali, quando l'italiano stava diventando canone e lingue comune (ma ancora non lo era per tutti) e la letteratura italo-americana (sia di tradizione italofona che anglofona). Di come il proprio vissuto influenzi la lingua, la lingua il pensiero e come questo influisca poi sul canone e sui pensieri di ritorno.