Pur senza mai perdere di vista il robusto filo conduttore capace di tenere insieme, organicamente, ogni componente del racconto, Su Hen non si lascia sfuggire occasione per avvantaggiarsi della molteplicità di prospettive, scenari e umori concessi da un’intelaiatura narrativa basata sull’avvicendarsi delle reincarnazioni del protagonista – ognuna delle quali scandente una rivoluzione delle dinamiche interne al sistema dei personaggi, degli intrecci familiari e politici in attesa di essere sbrogliati; si potrebbe parlare, per certi versi, di tre romanzi distinti, riunitisi sotto un unico titolo. Ma procediamo per gradi, prendendo in esame ciascuna delle porzioni di storia in questione, singolarmente...
Se dovessi scegliere un vocabolo atto a descrivere la prima, a coglierne e a restituirne il sapore più genuino, mi verrebbe in mente delicatezza. Delicate sono, infatti, le atmosfere, improntate a una rassegnata accettazione della caducità della vita e dei capricci di quella fortuna capace di sottrarti in qualsiasi momento le gioie a cui credevi di essere destinato. "Rassegnata accettazione" che, beninteso, nulla ha a che vedere con l'indolenza, bensì con la serenità, con la quieta determinazione a godere appieno di ognuno di quei momenti riconosciuti, potenzialmente, come ultimi: l'ammissione, da parte di Shen QingXuan, d’aver caldeggiato a lungo l'idea del suicidio, così come la sua disinvoltura nello scambiare, di volta in volta, la ricerca del piacere fisico con qualche anno di sopravvivenza (scambio che ha luogo, per farla breve, ), è esposta placidamente, senza mai sottintendere la presenza di conflitti interni o esterni alla psiche del personaggio, senza scossoni estesi alla prosa. Delicata – o, forse, in questo caso, sarebbe meglio dire silenziosa – è, poi, l'introduzione della figura di Yi Mo, della cui futura evoluzione scopriamo qui le radici, fatte di un ghiaccio lentissimo a sciogliersi sotto le fiamme della passione inaspettatamente… rivoltegli contro, in un certo senso, da Shen QingXuan (perché chi l'avrebbe mai detto che, dietro agli occhi innocenti di quest'ultimo, potesse nascondersi un vero e proprio diavoletto, provocatorio e provocante, nient'affatto intenzionato a mollare la presa sul serpente più sexy che si sia mai visto?): è graduale, il suo cambiamento, addirittura tardiva la realizzazione di non possedere poi un sangue così freddo, di non essere poi così immune alla tentazione rappresentata da un amore esternatogli in maniera tanto schietta, tanto devota, tanto deliziosamente ostinata. E delicati sono, infine, i primi germogli e poi lo sbocciare della relazione fra i due protagonisti, costellata sì da un erotismo vivacemente disinibito (seriously, preparatevi una lista di kinks da spuntare—) e da un botta e risposta fra le proposte di matrimonio dell’uno e i secchi dinieghi dell’altro che sa di giocoso nascondino fra innamorati… ma anche, sempre, da un alone di romanticismo “da fiaba”, molto diligente nel mettere in scena un copione modellato sull’archetipo sentimentale più vecchio del mondo, avente per soggetto un legame ostacolato da differenze di rango, ruolo, età o, nel nostro caso, natura, perfino. Una delicatezza diffusa, in definitiva, che ben adempie al compito di far risaltare, per contrasto, la crudezza destinata a succederle…
… in una seconda parte costruita, direi, intorno al concetto di rimpianto… quello che, invece di limitarsi a languire nella sofferenza inflitta dall'aver compreso troppo tardi l'insostituibile valore di quanto andato, ormai, irrimediabilmente perduto, si ritrova a confluire verso una palude di rabbia autodistruttiva e distruttiva assieme, minacciosa anche (e soprattutto) nei confronti di quello stesso tesoro smarrito che pure non si vorrebbe far altro, adesso, che custodire con cura. Da siffatto veleno, il veleno che Yi Mo inietta in uno Shen QingXuan – ora reincarnatosi in Jin Jiu, ambizioso generale al servizio dell’Imperatore – dimentico dell’esistenza trascorsa al suo fianco, deriva una narrazione ruvida, colma di sentimenti irrisolti e calpestati con noncuranza dagli attori più insospettabili, trapuntata da un’alternanza fra spaccati di crudeltà . Ad aleggiare tutt’intorno, alcune insinuanti, appena sussurrate domande: quanto, dell’anima di un individuo, della sua tensione verso il prossimo e della sua capacità di risuonare con altre a essa affini, riesce realmente a sopravvivere a un ciclo di morte e rinascita? E chi è più egoista, fra colui che rinnega i legami del passato come se nessuno di questi avesse contribuito a coltivarne lo spirito e, dal lato opposto, colui che quei legami cerca d’imporli a una persona che nemmeno ricorda d’averli mai voluti per sé? E, ancora, non è forse spietato, sadico quasi, l’amore di chi, nel proprio oggetto del desiderio, non fa che ricercare l’ombra del passato, anziché la luce sgorgata nel presente? Fra le maglie di questa fitta foschia, la sola nota di colore potrebbe essere rintracciata, tutt’al più, negli accenni al rapporto fra l’Imperatore Nan Heng e Shen Jue, il mezzo-demone “adottato” da Shen QingXuan e Yi Mo durante il primo atto della storia, rimasto insieme al padre immortale. Ma di come il diffidente cucciolo di lupo sia riuscito, suo malgrado… ?, a conquistare l’arrogante sovrano, nonché del clima creatosi a corte in risposta a tale relazione clandestina, si avrà modo di parlare soprattutto nei capitoli extra…
… mentre, nella terza e ultima parte dell’opera, le luci dei riflettori si spostano verso la riconciliazione, verso l’accettazione – più o meno amara, ma comunque consapevole – di una situazione che, pur privata di diversi frammenti di ciò che fu, è riuscita a conservarne tanti altri, fondamentali, inizialmente rimasti nascosti agli occhi addolorati di Yi Mo. Dalla peggiore, forse, delle premesse (difficile continuare a sperare in un lieto fine, una volta appurato come la nuova incarnazione di Shen QingXuan abbia smarrito, oltre ai ricordi, anche un pezzo di anima, crescendo così in uno stato di torpore intellettivo), si dirama infatti un inno alla pacificazione non solo fra il demone e i suoi stessi sentimenti per il compagno, meritevole di essere amato in virtù della sua più intima essenza e non d’inclinazioni caratteriali suscettibili ai capricci della sorte, ma anche fra le tre differenti identità del nostro eroe umano, pronte a ricomporsi, dopo una serie di tortuose traversie, in un’unica voce: una voce che risponde, indistintamente, ai nomi di Shen QingXuan, Jin Jiu e Liu Yan, contraddistinta dalla medesima, pacata tenacia, dalla medesima lealtà nei confronti degli affetti e dal medesimo senso del dovere, dalla medesima capacità di dispensare calore. E da questo contesto, dall’approssimarsi di un lieto fine conquistato proprio durante l’ora più buia, emerge, finalmente, anche la valorizzazione di un clima familiare, disteso e coeso, in precedenza relegato in un angolino. Il terzetto formato dalla nostra coppia """interraziale""" e da quel figlio la cui esistenza, di per sé, costituisce già un ponte fra il mondo dei spiriti e quello degli uomini, infatti, viene investito del compito sia di fare da chiave interpretativa del messaggio conclusivo del racconto sia, specularmente, di alludere all’eterno ritorno di certe situazioni, di certe emozioni, di certi valori lasciati in eredità dalla vecchia alla nuova generazione: la ricerca, compiuta da Shen Jue, , fa facilmente il paio con quella che ha visto impegnato Yi Mo per quasi duecento anni… e, seppur un po’ meno epica, non appare in nulla meno sincera.
Ngộ xà Mình không thích truyện này, drop ở giữa q2. Chẳng qua không hợp gu thôi, vì mình thích 1x1, và mình có hơi kị chuyện đọc đam mà có quan hệ dị tính, nên đọc không vô q1 chỗ Trầm Thanh Hiên có con với Tiểu Đào, thêm nữa cấu trúc tam sinh tam thế giống y chang đổi thụ, nên mình không đọc nữa. Y Mặc qua q1 và một nửa q2 cũng không để lại ấn tượng quá nhiều với mình, hết 1/2 q1 thì anh này mặt lạnh, tay lạnh, chân lạnh, tim lạnh rồi, nên quá trình phát triển tâm lý hầu như đều trải qua trên giường lúc xxoo với Trầm Thanh Hiên. Đọc là vì tình cờ đọc được manhua vẽ Y Mặc rất đẹp thôi chứ đọc tag là mình đã biết không hợp.