È un romanzo breve sulla vita della moglie di Ottaviano Augusto, madre di Tiberio, nonna di Claudio, bisnonna di Caligola, trisavola di Nerone, anima della dinastia dei Cesari, signora di Roma per 67 anni: dal matrimonio con Ottaviano Augusto, nel 38 a.C., fino alla morte, avvenuta nel 29 d.C.Il libro si compone di 12 capitoli che rappresentano altrettanti “quadri” della vita di Livia. Il testo è costruito con continui richiami – espliciti e non – agli autori della Roma augustea. Tutti i riferimenti a fatti e persone hanno agganci storici, seppur romanzati, e si può trovare per ciascuno di essi almeno una fonte. Nella finzione del racconto viene evocato un antico codice latino degli inizi del III secolo d.C., il cui testo (che avrebbe anche utilizzato Machiavelli come fonte per il suo «Principe») sarebbe stato scritto per confutare la descrizione negativa che di Livia danno Tacito e altre fonti dell’epoca di Tiberio, interessate a denigrare Livia.
Mi è piaciuta questa ricostruzione romanzata, ma aderente il più possibile alle fonti, che offre una visione alternativa su Livia Drusilla, depurata quanto più possibile dalla propaganda politica. L'intuito del romanziere spesso riesce a illuminare angoli rimasti oscuri. L'autore lascia anche parlare i luoghi e le ambientazioni. A volte la simiglianza tra i nomi nelle famiglie dell'Antica Roma può creare un po' di confusione. Mi ha convinta che dovrò visitare la mitica villa di Prima Porta.