Sempre oscillanti tra un regno e l’altro: reale e immaginario, vita e morte, logos e mythos, sapienza e conoscenza, profezia e poesia. Dal mare color del vino del racconto omerico sono migrate per giungere fino a noi, saltando come delfini da un genere all’altro, risalendo le correnti della rappresentazione, dall’oralità alla scrittura, dalla poesia alla pittura, dal cinema alla televisione, dall’analogico al digitale. Sono le sirene, che nel corso del loro viaggio interminato e interminabile hanno cambiato più volte sembiante. E continuano ad affiorare alla superficie della contemporaneità dai gorghi del nostro immaginario proprio perché restano i simboli della fluidità dell’essere. Il canto delle sirene ci seduce come la voce dell’amante natura che sembra volerci parlare, per poi voltarci le spalle incompresa. E tornare a inabissarsi nel suo mistero.
Ho conosciuto la professoressa E. Moro grazie a un'intervento che ha fatto quest'anno a "I Dialoghi di Pistoia" proprio sulle figure mitologiche delle sirene e dei centauri. Naturalmente il tema, ma anche la modalità della sua esposizione mi hanno conquistato e ho voluto leggere il suo libro.
In "Sirene. La seduzione dall'antichità ad oggi" fa una spiegazione precisa ed esauriente sulle figure mitologiche-letterarie delle Sirene: da dove deriva il loro nome, la loro forma originale e la loro successiva trasformazione in donne pesce fino ad arrivare ai nostri giorni e alla cultura pop.
Le sirene sono fra le più longeve tra le figure mitologiche, un simbolo millenario della portata culturale comparabile solo alla mela di Adamo ed Eva. “Non a caso sia le incantatrici che il frutto proibito incarnano la promessa di una sapienza interdetta ai mortali” (p. 12). Nella cultura greca e latina, le sirene rappresentano non solo la seduzione che viene dal corpo, ma, prima ancora di quella, la seduzione che proviene dalla conoscenza. L’agile libro della Moro ripercorre le vicende di questa migrazione del significante sirene da una storia ad un’altra e da un’epoca all’altra, delle sue sorprendenti trasformazioni e ribaltamenti, e della straordinaria lunga durata del mitema originario della donna-ibrido (donna-uccello in alcune storie, donna-pesce in altre, passando brevemente per la donna-asino di Luciano di Samosata). La domanda fondamentale è quella sulle ragioni di questa lunga durata. Moro nelle sue conclusioni si riferisce, in proposito, al concetto di Levi-Strauss di significati fluttuanti: parole speciali e potenti come tabù e mana nelle culture indigene, segni ad alta definizione e aperti a significati sempre nuovi, con i quali gli uomini cercano di raccontare il mondo, quando mancano le parole per dirlo. Termini che arrivano ai confini del dicibile, e che sono legati allusivamente ai concetti soglia di ogni cultura. Una parte di essi è al di qua, visibile o ascoltabile, un’altra parte è al di là, secondo l’antica etimologia della parola simbolo: un oggetto spezzato in due e consegnato a due famiglie diverse, che faceva sì che potessero riconoscersi, anche a distanza di generazioni, riunificando i due pezzi dell’oggetto separato. Le sirene sono un tale significato fluttuante: affascinati, canore e pericolose, esprimono l’unione misteriosa in noi di cultura e desiderio, coscienza e rimosso, identità individuale e natura: le sirene … oltrepassano continuamente il limite del senso, “e così permettono di alludere ad altro. Sono elementi della lingua che fanno vacillare le sue regole per aprire un varco alla vita, per consentire al corpo, alle pulsioni e ai desideri, cioè quella parte di noi più vicina al mondo animale, di emergere” (p. 183). Esse esprimono l’entrelacement che ci costituisce, la complessità fondante di pensiero, sentimento, materia, ambiente vivente, l’impegolamento originario con altri, viventi e non viventi, e con altro: il mondo ambiente di infiniti tentacoli che ci avvolge, senza il quale non abbiamo senso e significato, nel quale siamo più una cellula che un individuo. Ecco perché le sirene continuano a tornare, in infinite storie e in sempre nuovi media. Tutto avviene secondo la celebre affermazione di Lévi-Strauss, secondo cui “non siamo noi a inventare i miti, ma sono loro a pensarsi attraverso noi” (pp. 172-173).
Nonostante il volume sia di poche pagine, raccoglie le spiegazioni di tutti i punti che si possano immaginare se si vuole capire il mito delle sirene, dalle infinite origini alle rappresentazioni moderne Scrittura e lessico non da tutti i giorni, di conseguenza se non si è davvero interessati all'argomento può risultare pesante, da leggere con il giusto occhio di riguardo
Ottimo saggio sul mito delle Sirene dall'antichità a oggi. Tempo di lettura 8 ore. Tre stelline 1 per l'impostazione 1 per la scorrevolezza 1 per la ricerca che c'è dietro.
Sirene: la seduzione dall'antichità ad oggi è un saggio dell'antropologa culturale Elisabetta Moro che ripercorre il mito sirenico esplorandone le origini, seguendo come e perché le loro sembianze mutano nel tempo e nelle narrazioni conservando però intatte le abilità e specificità identitarie. Caratteristiche che a cominciare dal canto, hanno fondato e tramandato uno dei miti più longevi e seducenti della storia dell'umanità orientale ed occidentale.
Per quanto complesso e ricco di riferimenti storici, culturali e letterari, Sirene è un saggio piacevolissimo da leggere per amor di conoscenza o, per semplice curiosità.