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Frêney 1961. La tempesta sul Monte Bianco

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Dalla Val Veny, poco sopra Courmayeur, il Monte Bianco appare come una cattedrale di neve e granito, su cui incombono seracchi, creste, pareti divise tra loro da canaloni di ghiaccio. Proprio là in mezzo, nel punto culminante dell'intero versante, spicca un pilastro dalla forma rettilinea: il Pilone Centrale del Frêney. È su quel remoto lembo di roccia rossa che si è consumata, nel mese di luglio del 1961, una delle vicende più drammatiche della storia dell'alpinismo.
Sette scalatori guidati da Walter Bonatti e Pierre Mazeaud si trovano intrappolati nella bufera. Per giorni le squadre di soccorso tentano di raggiungerli mentre l'Italia del miracolo economico, curiosa e partecipe, attende gli sviluppi. Dalla radio e dalla televisione i giornalisti Andrea Boscione ed Emilio Fede raccontano un dramma clamoroso che si consuma in diretta, ma che rimane lontano, invisibile dentro le nubi. Attraverso la scrittura potente ed evocativa di Marco Albino Ferrari la storia prende i contorni di un vero mito moderno. Uscito per la prima volta a metà anni Novanta, Frêney 1961 è diventato un classico della letteratura di montagna.

302 pages, Paperback

Published September 27, 2018

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Marco Albino Ferrari

29 books6 followers

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Displaying 1 - 13 of 13 reviews
Profile Image for Mosco.
451 reviews44 followers
March 19, 2021
3,5* ovvero 7/10

appassionante, avvincente e emozionante. Ho fatto notte per vedere "come va a finire" anche se lo sapevo già benissimo. Ferrari è un uomo di montagna, conosce molto bene il teatro della tragedia, non scrive cazzate su quello che succede, si è documentato, ha letto e intervistato, quando parla di manovre di corda sa quello che dice.
Però non amo le frasi liriche:"Walter Bonatti sentiva l’alito del silenzio avvolgergli il viso" oppure "Le sei figure nere degli alpinisti galleggiavano sulla superficie dei raggi di luce". E sono tante.
E che ne sa Ferrari di cosa pensava Oggioni mentre moriva, per esempio? O i pensieri di Gianna che "rimbalzavano nella sua mente come echi in una grotta, come grida nel vuoto [...] Sentì esploderle dentro un pianto di angoscia, una paura terribile"
In sostanza è un "docufiction" e non vado matta per i docufiction di montagna con fremito "romantico".
(sì, lo so, sono una brutta persona :-P)

Profile Image for Luigi Parisi.
2 reviews
September 12, 2022
Il racconto di una storia forse oggi dimenticata, ma che oltre sessant'anni fa ha tenuto tutta l'Italia con il fiato sospeso. Un racconto che pur attenendosi ai fatti realmente accaduti sembra venire fuori dalla penna di un romanziere, tanto incredibili sono le vicende che si susseguono sul Pilone Centrale. Forse sarò di parte perché l'autore è Marco Albino Ferrari ed è certamente uno degli scrittori a cui sono più legato. Forse sarò ancora più di parte perché tra i protagonisti c'è Walter Bonatti. Questo libro però ha avuto la capacità di farmi respirare davvero l'aria rarefatta dei 4000 e la tragedia che hanno vissuto gli alpinisti nonostante, conoscendo la vicenda, l'epilogo mi fosse ben noto.
Non solo le corde, ma anche le paure, le speranze e il senso profondo di rispetto reciproco hanno legato questi uomini in quella terribile settimana che viene appunto ricordata come la tragedia del Pilone Centrale del Frêney. Tutto viene ricostruito e raccontato dall'autore che non dimentica però anche il punto di vista di chi aspetta, di chi è a valle e attende notizie dei propri cari.
Un classico della letteratura di montagna che non può mancare nella libreria di un appassionato del genere.
Profile Image for Daniele.
308 reviews68 followers
June 12, 2025
Bravo Ferrari, è riuscito a romanzare, senza esagerare, una delle più grandi tragedie alpinistiche della storia.
Avevo sempre letto solo la cronaca dei fatti o i racconti di Bonatti, è stato comunque molto bello leggere questa storia dove sicuramente Ferrari si è documentato benissimo ma ha inserito anche le sue idee ed i suoi pensieri in bocca ai protagonisti, d'altronde anche lui è uomo di montagna e sicuramente si può permettere di descrivere emozioni e sensazioni provate durante quella tragedia.
Una storia straziante di amicizia, morte e dolore.
Profile Image for FerroN.
139 reviews24 followers
September 20, 2024
(3,5)

La sera del 9 luglio 1961 due cordate si incontrano casualmente al bivacco della Fourche, piccolo riparo situato sul versante valdostano del Monte Bianco. Entrambe – l’una proveniente da Chamonix e composta da quattro alpinisti francesi e l’altra, salita da Courmayeur e formata da tre alpinisti italiani – sono dirette al medesimo obiettivo: la prima scalata assoluta del Pilone Centrale di Frêney, una sorta di monolite di granito alto circa 800 metri che conduce alla vetta del Monte Bianco di Courmayeur.
Sebbene le due cordate non abbiano ufficialmente un leader, Pierre Mazeaud e Walter Bonatti – gli elementi più esperti e rappresentativi – ne costituiscono sicuramente le guide tecniche e decisionali. Dopo i soliti convenevoli, e un po’ d’imbarazzo, Mazeaud convince il restio Bonatti a formare un’unica squadra. Prevale così l’idea che l’unione di sette forti alpinisti potrà facilitare l’“assalto” al Pilone. È la decisione che dà inizio, in modo imprevedibile, a una serie di scelte infelici.
Due giorni dopo, infatti, proprio quando gli alpinisti sono impegnati nella parte più difficile della scalata, ciò che sembra soltanto una violenta tempesta estiva si abbatte all’improvviso sul massiccio montuoso. La strategia di una pronta ritirata all’approssimarsi del maltempo, tante volte messa in atto da ciascuna delle due cordate, qui è frenata dalla prospettiva – non impossibile – di dover assistere al successo dei “rivali” nella prestigiosa impresa (nel caso si esaurisca la tempesta ed essi, nel frattempo, abbiano deciso di proseguire). In quel momento l’avventura si trasforma in una drammatica odissea.

Grazie all’apporto di numerose testimonianze (soprattutto quelle di Mazeaud e Bonatti), documenti e cronache dell’epoca – nonché della propria esperienza alpinistica nei luoghi dove si svolse la vicenda –, l’autore realizza un approfondito e appassionato reportage. L’alternarsi del punto di vista degli alpinisti e di coloro che aspettano a valle contribuisce a creare un’atmosfera di tensione crescente. Lungo racconto senza enfasi né pagine romanzate, “Frêney 1961” potrebbe passare per un thriller d’ambientazione alpinistica.
Le parti che descrivono la scalata e le manovre, con i relativi termini tecnici, potrebbero suscitare qualche dubbio o rallentare la lettura dei meno esperti in materia, ma lo svolgersi degli avvenimenti risulta sempre chiaro.

Tra le righe s’intravede la situazione dell’alpinismo dell’epoca: mancanza totale di mezzi di comunicazione e di previsioni meteo locali, abbigliamento tecnico poco funzionale, attrezzature e materiali soggetti a usura (oggi in disuso), assenza di un soccorso alpino organizzato (fu proprio in quell’occasione che vennero utilizzate per la prima volta radio ricetrasmittenti e un elicottero in quota) e di sponsorizzazioni (molti ottimi alpinisti si mantenevano con il lavoro quotidiano in fabbrica o in officina).
Sullo sfondo invece sfilano le immagini di un’Italia in parte perduta (i bar che ospitavano il telefono pubblico, le utilitarie, le moto Gilera, l’autostrada che terminava ad Aosta, le funivie in costruzione, i villeggianti che un anno dopo l’altro tornavano ad incontrarsi nella stessa località) e in parte intramontabile (il mito dell’“uomo solo al comando” – dell’eroe, del campione – propinato in ogni occasione, una stampa generalmente incompetente, disinformata e alla ricerca dello scandalo, pronta a lanciare accuse, inventare notizie e dimostrare fine sensibilità – alla giovane moglie di Roberto Gallieni, da cinque giorni senza notizie del marito partito in cordata con Bonatti, uno dei giornalisti disse “che suo marito non sarebbe mai più tornato, e che se per una fatalità ce l’avesse fatta, non sarebbe stato più lo stesso di prima”).

Rispetto alla prima edizione di Vivalda Editori (1996, collana “I Licheni”) quella di Ponte alle Grazie (2018) presenta un’introduzione ampliata, un apparato fotografico più ricco e la correzione di qualche imprecisione (l’edizione ebook contiene però qualche refuso).

Per approfondire: il documentario “Grimpeurs” (La tragedia del Pilone Centrale del Frêney), di Andrea Federico (Italia, 2015, 86 minuti) in visione gratuita su montagna.tv.

(3½)
Profile Image for Clara Mazzi.
777 reviews47 followers
November 19, 2021
Courmayeur, 1961. Dal libro del bivacco della Fourche (che oggi si chiama: bivacco Alberico-Borgna) scritto da Walter Bonatti stesso, si legge: “Andrea Oggioni, Roberto Gallieni, Walter Bonatti. Meta: il Pilastro Centrale di Frêney. Al bivacco troviamo i colleghi francesi sopra nominati [Pierre Mazeaud, detto ‘Le Mag’, Pierre Kohlmann, detto ‘Pierrot’, Robert Guillaume, detto ‘le Pâtissier’ – e giudicato da Lionel Terray il numero uno della sua generazione, Antoine Vieille, della Marina francese]). Discussione cordiale e costruttiva. Decidiamo di collaborare tutti insieme in sincero spirito cameratesco e alpinistico. Partiamo circa alle 24. Tempo buono.” Beau fix davano le previsioni del tempo verificate più volte da Walter che parte insieme ai suoi compagni di scalata di sempre: con Andrea Oggioni, operaio di Lecco, avevano iniziato a muovere i primi passi insieme sulla Grigna, appena finita la guerra, coi Pel e Os e Roberto Gallieni invece era un ricco industriale milanese, un ingegnere che gestiva un’azienda di famiglia di cravatte. Vengono colti da un maltempo inaspettato, che infuria per ben 6 giorni di fila. Di sette che erano partiti, sopravviveranno in tre, traditi dalla volontaria cattiva gestione dei soccorsi da parte delle guide di Courmayeur, che erano invidiose di Bonatti e non lo sopportavano: Walter, Gallieni e Mazeaud, quelli che, come disse Bonatti, avevano un amore che li aspettava. Al rientro, Bonatti venne accusato dagli Italiani di aver trascinato gli amici nella tragedia, mentre i Francesi gli consegnarono la Legione d’onore.
Marco Albino Ferrari è penna d’eccellenza: grande amante della montagna, preparato e colto, è veramente bravo nel cogliere le atmosfere emotive che avvolgono i personaggi sia a livello individuale che collettivo. Li inserisce poi in una splendida ricostruzione d’epoca, in cui cura ogni dettaglio, dalle sigarette fumate in parete, al cibo consumato in parete, alle trasmissioni televisive, alle canzonette venivano passate in radio. Seppure Ferrari si attenga strettamente alla veridicità dei fatti (ha intervistato a questo proposito sia Bonatti che Mazeaud e poi aveva spulciato archivi di ogni genere), riesce a raccontare molto bene, quasi come se ne avesse girato un film, questa terribile tragedia, con grande pathos e grande efficacia.
Profile Image for Criceto.
26 reviews7 followers
November 10, 2023
Si legge d'un fiato...il racconto a rallentatore di una tragedia certa con personaggi immensi ed epici. Non lo valuto come eccellente perché lo stile è normale, ma lo consiglio come ottima lettura d'evasione!
Profile Image for Stefano Mastella.
273 reviews1 follower
December 2, 2018
Avvincente e tragico. Il racconto da brividi della tragedia del Pilone centrale del Frney non ti lascia un attimo e ti immagini quasi di essere a fianco di Bonatti e compagni a resistere nella tempesta.
141 reviews1 follower
February 18, 2023
Appassionante, vivido, impossibile da mettere giù. Finito in un giorno.
Displaying 1 - 13 of 13 reviews

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