«Mancavano poche ore alla finale della World Cup che avrebbe permesso di conquistare l’accesso alle Olimpiadi di Rio, e durante una seduta via skype con Cecilia Morini, la mia psicologa dello sport, le dissi che avremmo dovuto scrivere un libro a quattro mani. Un libro utile, questo era il mio desiderio. Volevo sfatare tutti i falsi miti legati al lavoro che si può svolgere con uno psicologo, parlando del mio percorso a fianco di Cecilia. Il mio intento era raccontarmi attraverso le vittorie, la maglia azzurra, le medaglie, ma anche le paure, la competizione, gli interventi chirurgici, le volte in cui avrei voluto smettere, la famiglia e l’amicizia. Chi leggerà queste pagine scoprirà il Matteo atleta, ma anche e soprattutto Matteo, una persona che è arrivata ad acquisire forza, presenza e consapevolezza dopo aver imparato a essere benevolente con se stesso e accettato di poter essere fragile e vulnerabile. Era fondamentale, per il libro che avevo in mente di scrivere, affiancare al mio racconto il punto di vista e gli insegnamenti di Cecilia Morini, con cui ho fatto questo percorso e senza la quale questo lavoro non sarebbe mai stato possibile. Ora, quasi quattro anni dopo, con un’olimpiade in più e un tendine d’Achille in meno, siamo finalmente riusciti a finire di scriverlo.» Matteo Piano
non nascondo di averlo comprato perchè stimo immensamente Matteo come uomo ancor prima che come campione, e questo racconto non ha fatto altro che confermare quanto percepito seppur da lontano. L'argomento è interessante, l'intento è di gettare luce sulla psicologia dello sport senza essere didascalico, farne capire intenti e meccanismi senza essere un trattato. Se da "tifosa" il racconto di Matteo è affascinante, non meno godevoli sono gli interventi di Cecilia, ne sono il debito corollario. Interessante per tutti gli appassionati di sport, un "must" per chi segue la pallavolo.
Devo ammettere che, nel comprare questo libro, sono stata condizionata sia dal mio amore per la pallavolo che dalla mia stima nei confronti dell'autore, che considero una grande persona sia nel campo che fuori. E inoltre sono rimasta mezz'ora di fronte allo scaffale indecisa se acquistare questo o quello di Miriam Sylla. Miriam, sarà per la prossima volta <3. Ora passiamo al libro (perché è per questo che siamo qui, e io divago già troppo di mio). L'ho trovato davvero interessante e godibile, mi ha fatto ridere, riflettere ed emozionare (ho pure versato qualche lacrima, sorprendendo me stessa). Ho apprezzato lo sdrammatizzare di determinate situazioni da parte di Matteo perché mi ci rivedo molto in quel modo di affrontare la vita. I resoconti dei suoi viaggi improvvisati mi hanno fatto ridere, perché è bello sapere di non essere l'unica a impensierire la propria famiglia in quel modo (e a ricevere sempre gli stessi discorsi "ma devi fare attenzione, sei da sola e sei un ragazza", come se questa ovvietà mai mi avesse fermata). Ho amato tutti i racconti di quei fatti assurdi e divertenti che diventano storie memorabili da raccontare alle cene con gli amici (quelle che raccontiamo duecento volte e che tutti conoscono, ma che comunque la cena dopo salteranno fuori uguale e nessuno ci fermerà dal parlarne come se fosse la prima volta). Si racconta sì il Matteo atleta e il suo percorso da pallavolista, ma anche il Matteo che aveva e ha talvolta paura, che non si sente sicuro o non si sente abbastanza, che ha paura dei giudizi e di deludere le persone che ama, il Matteo frustrato, arrabbiato con la vita che talvolta sembra avercela sempre con lui, che si vuole arrendere, lasciarsi cadere, ma che alla fine non lo fa mai, che fa sempre un altro passo, non molla ma avanza con un coraggio grandissimo e una forza straordinaria. Forse anche per questo per me è stato molto facile rivedermi nelle parole e nei pensieri dell'autore, tanto da arrivare a rileggere varie volte la stessa frase e pensare "cavolo, avrei davvero voluto qualcuno che mi avesse detto queste cose due anni fa", ma poi lo stesso Matteo, qualche riga più sotto, mi fa pensare: però ho vent'anni (ventidue, come ci tengono a ricordarmi i miei amici perché sono la più vecchia del gruppo) e una vita davanti, e come canta Guccini "coi tuoi vent'anni portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans, come si sente la voglia di vivere che scoppia un giorno e non spieghi il perché", quindi ho ancora tanto, tantissimo tempo. Torniamo al libro. Si racconta il Matteo persona, che ha degli amici e una famiglia e un amore per la sua campagna astigiana e per la sua pallavolo, il co-fondatore di BDB (con tutte le peripezie ad esso associate), il ragazzo incredibilmente lungimirante che consola un Simone Giannelli appena ventunenne con il presentimento che sarebbe diventato un grande, grandissimo giocatore (un presentimento decisamente azzeccato, visto che oggi se parlo di Simone Giannelli anche mia madre che non capisce chi sia "il giocatore in campo con una maglia diversa" sa di chi sto parlando), e si racconta delle piccole grandi cose che fanno di Matteo Piano l'uomo che è, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. D'altronde se essere un atleta riassumesse la personalità di Matteo, sarebbe una persona incredibilmente noiosa, quindi è bello poter capire e comprendere chi è nella vita di tutti i giorni, con il suo carattere scoppiettante e solare che non può fare a meno di rubare un sorriso, ed è altrettanto bello scoprire come sia arrivato ad essere quel capitano che tanto ammiro, sempre pronto a incoraggiare i suoi compagni anche nei momenti peggiori con quel sorrisone grande e luminoso che è soltanto suo. Questo è un racconto su come affrontare le difficoltà che prima o poi la vita inevitabilmente ci mette davanti, che siamo atleti o meno, sulla paura del cambiamento che piano piano diventa la realizzazione di quanto sia importante evolvere e cambiare, perché è fondamentale per crescere come esseri umani rimanendo però se stessi (che sembra quasi un ossimoro, ma giuro che non è così). Le parti di Cecilia sono delicate e sincere per quanto riguarda i suoi pensieri, ma anche incredibilmente interessanti sotto il punto di vista scientifico, in grado di fare riflettere su domande che tutti almeno una volta ci poniamo e che rischiano di diventare una spirale di dubbi e insicurezze destinata a invalidarci. Ogni suo capitolo ti apre gli occhi sulla realtà e ti fa pensare: "forse è così che dovrei affrontare la vita". Devo ammettere che non mi aspettavo di apprezzare così tanto questa figura professionale (forse perché le mie passate esperienze con gli psicologi non sono state delle migliori) ma un libro non fa davvero il suo lavoro se non è in grado di sorprenderti e mi piace quando le persone sono in grado di farmi cambiare idea, vuol dire che sono speciali. Questo è un libro sulla crescita e sugli errori, sui tanti fallimenti ma anche su molte più vittorie, che hanno un sapore ancora migliore quando sono frutto di tanto duro lavoro, sangue, polvere e sudore, come quando fai una lunghissima salita in montagna con lo zaino pesante e finalmente arrivi sulla cima, dove puoi ammirare il panorama e senti i polmoni che bruciano e le gambe che tremano, ma sei felice e orgoglioso perché sei tu che sei arrivato fin lì, con le tue spalle non troppo larghe e le tue gambe che non pensavi potessero reggere. Come dice Amelia Shepherd in Grey's Anatomy: "Ma come mai tentiamo se gli ostacoli sono tanto alti e le possibilità di successo tanto basse? Perché non facciamo i bagagli e non torniamo a casa? Sarebbe molto più facile. È perché, alla fine, non c'è gloria nel facile. Nessuno ricorda le cose facili. Si ricorda il sangue e le ossa e la battaglia lunga e angosciosa per arrivare in cima. Ed è così che diventi una leggenda". Attenzione però, non è solo la gloria, ma è anche il divertimento e la felicità: per me, quando una cosa è difficile e portarla a termine diventa una sfida soprattutto contro me stessa, è importante che io alla fine ne sia felice (anche se felice non è proprio il termine che vorrei usare: è più una specie di euforia, una voglia di urlare al mondo che ce l'hai fatta). Se una cosa che ti deve fare divertire e che ti deve dare felicità e soddisfazione, per quanto difficile il suo raggiungimento possa essere, diventa solo una fonte di sofferenza, allora non vale più la pena di farla. I sorrisi intorno a un fuoco di bivacco ripagano la fatica della salita e il gelo della notte, così come una partita vinta, una medaglia al collo, una coppa stretta in mano e il primo salto dopo un intervento chirurgico ripagano la paura, la frustrazione, il dolore, la stanchezza e la sconfitta. Ad alti livelli però, per poterti divertire devi essere forte e quindi è necessario comprendere che perdere e fallire sono parte del percorso ed è fondamentale capire quando è il momento di ascoltare il proprio corpo e imparare a sapersi perdonare. Credo che tutto questo all'interno del libro venga spiegato molto bene, sia da una persona che tutte queste cose le ha vissute sulla propria pelle che da una che non solo le ha studiate per tanti anni, ma le ha anche sperimentate attraverso i suoi pazienti, condividendo gioie e dolori. È un libro sulla necessità (che è anche dovere) di coltivare il proprio talento perché altrimenti non darà mai i suoi frutti, sulle batoste della vita e sull'importanza dell'amicizia che quelle batoste aiuta a superarle. A tal proposito mi viene in mente una frase di Barney in "How I met your mother" (l'unica cosa mi è davvero rimasta in mente di quella serie tv): "Whatever you do in this life, it’s not legendary unless your friends are there to see it". Questo è un libro consigliato a chiunque sia appassionato di pallavolo, ma anche a tutte quelle persone, atleti o no, che hanno bisogno di sentirsi dire "non preoccupati, ci siamo passati tutti. Adesso alzati, fai una doccia, esci a prendere un po' d'aria e provaci ancora una volta. Prima o poi ce la farai".
Chiudo con una citazione, perché mi piacciono le citazioni (non si era capito). Questa però è speciale, perché viene da un anime sulla pallavolo (che è prima ancora un manga) ed è di uno dei miei personaggi preferiti, e che credo sia perfetta per questo libro. Oikawa Tooru, alla fine di un set combattutissimo, dopo un'alzata straordinaria in cui ha messo tutto sé stesso, tutti i suoi sogni e le sue speranze, dice: "Today might be the day to grasp the chance to let your talent bloom. Maybe tomorrow, the day after, or next year... Maybe even when you're thirty. I'm not sure if physique has anything to do with it, but if you think that it will never come, it probably never will". Quella partita la sua squadra la perde, ma alla fine tutti perdiamo una volta o l'altra. Ed è la consapevolezza di poter perdere e di averlo già fatto che rende la vittoria così meravigliosa.
Libro piacevole e con spunti per riflettere. L'ho acquistato perché curiosa di conoscere maggiormente il Matteo Piano "persona" oltre che atleta e non sono rimasta delusa, anzi mi ha confermato che dietro a quell'aria sempre sorridente c'è di più . Nel suo raccontare le varie vicissitudini sportive (infortuni in primis), come affronta i cambiamenti, i dubbi e le paure offre spunti su cui riflettere. Non ho molto apprezzato le parti della psicologa (che infatti dopo un po' ho iniziato a saltare a piè pari) perché non trovavo interessanti le spiegazioni tecniche di quanto Matteo Piano aveva già facilmente espresso in merito al "lavoro" psicologico che a volte bisogna fare per giungere a certe scelte o a capire certi problemi e come poterli risolvere. Consigliato non solo agli amanti della pallavolo.
Questo libro rispecchia perfettamente Matteo: la parlantina e lo sdrammatizzare. Ho notato però che viene mostrata una parte del Teuzzo nazionale che in genere non viene mostrata a chiunque. Ho apprezzato molto come narrando si si aperto così tanto, mostrando le sue debolezze, le sue paure e i suoi affetti. Penso che questo libro permetta di conoscere quella parte di lui che è esterna alla sua personalità in campo. Personalmente non sarei stata in grado di esprimere questi aspetti della vita “privata” ma da Matteo dovevamo aspettarcelo. È una persona perfettamente chiara e trasparente, senza doppia “personalità”. Posso quindi dire che ciò che è stato scritto è solo un valore aggiunto a ciò che Matteo dimostra di essere .
Ho sempre stimato Matteo Piano come persona e questo libro non ha fatto altro che confermare la mia opinione su di lui. Bella l'idea di far seguire al racconto di Matteo gli interventi della psicologa sportiva, sempre chiari ed esaustivi nonostante la complessità degli argomenti trattati. Consigliatissimo a tutti gli sportivi, in particolare ai pallavolisti
Da amante della pallavolo e da grande estimatrice di Matteo, non mi aspettavo niente di meno da questo libro. È bellissimo conoscere il percorso compiuto, dai primi passi nel mondo della pallavolo ad il pass per le Olimpiadi; è stato bello vedere i retroscena di eventi che, negli anni, ho sempre seguito. Ma soprattutto, la cosa più fantastica, è stata vedere e conoscere la crescita di Matteo uomo, un ragazzo straordinario che è una vera e propria bomba! La sua energia ed allegria mi è arrivata completamente dalle pagine del libro, da ogni singola parola. Interessante la parte scritta da Cecilia, utile anche per comprendere l'evoluzione di Matteo. Grazie,grazie ed evviva i sognatori!
Un libro stupendo che rispecchia a pieno Matteo e Cecilia. Un grande campione che ha avuto la forza di chiedere aiuto nel momento del bisogno. Cecilia invece ci descrivi in termini più psicologici e più dettagliati come si è svolta l’intera vicenda. Da questo libro ognuno di noi, atleta e non, può trarre consigli molto utili sulla quotidianità.
Tutta la stima che ho per Matteo, come uomo fuori dal campo, viene confermata in questo libro. Come sempre sa mettersi in gioco, scherzare su se stesso ed esprimere i suoi sentimenti a pieno, anche rispetto a momenti complicati della sua carriera/vita.
Una lettura molto bella e illuminante, divertente e profonda. Sia Matteo Piano che Cecilia Morini mi hanno fatto ridere e riflettere, credo che prenderò a cuore alcune delle tecniche psicologiche che hanno messo in campo.