Autor Zmowy ponownie tworzy fascynujący świat wyrafinowanej intrygi i zapadających w pamięć postaci, a wszystko w majestatycznej i groźnej górskiej scenerii.
„Niedźwiedź rozszarpał mediolańskiego bankruta“ jako informacja dnia? To ten typ zlecenia, które dostaje się na emeryturze. A Marco Besana może i jest na emeryturze, ale to nadal prawdziwy dziennikarz. Cóż, lata chwały ma już za sobą, a artykuł sam się nie napisze. Jednak Ilaria Piatti, młoda, ambitna koleżanka Marca po piórze, odkrywa, że okolice, w których doszło do nieszczęścia, są co najmniej podejrzane. Dolina w szwajcarskich górach była bowiem scenerią nie jednego, ale wyjątkowo wielu zagadkowych wypadków. A każda kolejna ofiara przed śmiercią cierpiała na tajemnicze dolegliwości. Wszystko jest trucizną. Podrzucona reporterom wskazówka naprowadza ich na trop słynnej osiemnastowiecznej trucicielki. Czy to możliwe, że jej postać stała się inspiracją dla groźnego seryjnego mordercy? Besana i Piatti nie mają dowodów, borykają się za to z niechęcią miejscowej policji i naczelnym naciskającym na zamknięcie dziennikarskiego śledztwa. Nie ma nic bez trucizny. I nikomu nie wolno ufać.
Bello bello bello! Confermo il mio parere positivo su questo autore. Il caso mi è piaciuto, scritto molto bene. La coppia Besana Piatti è formidabile, un equilibrio perfetto. C'è una crescita dei personaggi sia individuale che nella coppia sempre più affiatata. La struttura a diario é perfetta, il lettore segue l'indagine passo dopo passo con gli stessi protagonisti, in questo modo lettore e personaggi hanno le stesse emozioni.
Simo G - per RFS . Oggi vi parlo di un bellissimo giallo ambientato tra Milano e l’Engardina, sulle montagne della Svizzera.
Il tutto inizia con un escursionista ucciso dall’orso M18, detto Fulvio. Marco Besana, cronista di nera in pensione, viene incaricato di scrivere un articolo su quanto è accaduto, poiché il morto, Achille D’Ambrosio, è un importante industriale milanese.
Invitato a una serata mondana insieme alla collega Ilaria Piatti, in redazione soprannominata “Piattola”, conosce una strana e ricca signora, lei gli racconta che l’orso Fulvio non è il vero colpevole della tragedia, l’industriale in realtà è morto per un complotto organizzato ai suoi danni:
Marta lo tiene stretto, allunga il collo e avvicina le labbra al suo orecchio.
“Achille è stato avvelenato come tutti gli altri”
Dice sottovoce, e lo fissa con gli occhi pieni di terrore.
A seguito di quest’incontro, Ilaria, di cui Marco si è eletto a mentore, sente odore di scoop, vuole quindi indagare sull’ipotesi stanziata da Marta, che sarà vittima a sua volta di una rapina durante la quale verrà uccisa, fatalità, il giorno dopo la festa.
Comincia così l’avventura dei due cronisti tra le montagne svizzere, dove sono costretti a scontrarsi con il silenzio stampa della polizia in modo da poter racimolare notizie per la costruzione dell’articolo.
Incontreranno personaggi tra i più disparati, tra ricche vedove del jet set milanese/svizzero, guide alpine, counselor che abbracciano la natura e amanti vari.
Bellissimo il rapporto tra Ilaria e Marco, un po’ maestro e alunna, un po’ padre e figlia.
Ilaria è un personaggio un po’ sfigato, bellissima la battuta:
“Piattola, ma come ti sei vestita?”
“Perché? Non va bene?”
“Sembri una poltrona provenzale”
Donna super tenace, si attacca al caso come un cane con un osso succulento, vuole arrivare in fondo e scoprire la causa delle varie morti che, anche se nessuno ci crede, sembrano essere collegate tra loro.
Non racconto altro, anche perché rischio di rovinare la sorpresa! Io sono riuscita abbastanza presto a capire chi era l’assassino, il difficile è stato comprendere come e perché!
Il libro è scritto in modo molto piacevole, l’ho praticamente divorato. Ironico e divertente, ti tiene incollato dalla prima all’ultima pagina.
Molto belli i personaggi femminili, dove incontriamo una vasta gamma di donne tutte diversissime tra loro.
Ho amato molto anche l’intermezzo in cui si racconta la storia di Giovanna Bonanno, detta la Vecchia dell’Aceto. Avvelenatrice del 1700 che avrà una parte importante nella storia.
Quindi, vi lascio con un solo consiglio: prendetevi una serata libera e leggetelo, ne vale veramente la pena!
Quando ho terminato la lettura di questo secondo romanzo di Correnti, ho subito pensato: “È già finito?” Un interrogativo spontaneo, dettato dal coinvolgimento totale che questo libro è riuscito ad infondermi. Non mi capitava da tempo di essere così rapito da una lettura, tanto da perdere la cognizione del tempo e girare pagina dopo pagina quasi senza accorgermene. Lo stile di scrittura è essenziale, lineare, privo di inutili orpelli. Ma questa semplicità, lungi dall’essere un difetto, si rivela una delle più grandi qualità del romanzo: rende la narrazione scorrevole, immediata, ma allo stesso tempo intensa e carica di tensione. C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui Correnti costruisce il tutto, mantenendo viva l’attenzione del lettore fino all’ultima riga. I due protagonisti, Besana e Piatti, rappresentano una delle migliori coppie investigative che abbia incontrato in questo genere. Si completano alla perfezione, ognuno con le proprie peculiarità e il proprio approccio, dando vita a un duo credibile, affiatato e soprattutto efficace. Le dinamiche che animano il romanzo lo rendono ancora più avvincente. Ora non vedo l’ora di tuffarmi nell’ultimo capitolo della serie. Se il livello resta questo, so già che sarà un’altra lettura travolgente. Quando mi imbatto in libri così ben scritti e coinvolgenti, non posso fare altro che assegnare il massimo dei voti. Cinque stelle, senza alcun dubbio né esitazione.
Trama: Il giornalista Marco Besana deve scrivere un articolo sulla morte di un industriale italiano morto in Svizzera apparentemente sbranato da un orso. E' la sua collega Ilaria Piatti (soprannominata Piattola) a convincerlo delle stranezze che si moltiplicano intorno a questa morte e degli insoliti punti di contatto con altre morti avvenute sempre in Svizzera negli ultimi anni. Recensione: Bel thriller. la coppia Piatti /Besana mi è piaciuta molto e la storia mi è sembrata convincente. Bella anche la parte introspettiva dei due protagonisti, nonchè l'approfondimento storico sulla serial killer palermitana Giovanna Bonanno (la vecchia dell'aceto).
Devo dire che all'inizio il romanzo non mi stava prendendo molto, forse perché l'ho ascoltato in audiolibro e non mi coinvolge tanto quando leggere. Ma poi, mentre passavano i giorni e andavo avanti con la storia, mi ha davvero coinvolto e alla fine sorpresa. Non mi aspettavo una fine così macchinosa, mi ha letteralmente lasciata a bocca aperta. Ho apprezzato anche il fatto che non ci fossero coinvolgimenti amorosi tra i due giornalisti. La storia personale di Ilaria poi è davvero toccante. Lui piuttosto scorbutico, ma sotto sotto uno che ci tiene alle persone e che prende sotto la sua ala Ilaria che è alle prime armi. Il titolo è un po' fuorviante, ma in effetti è grazie all'orso che tutto ha inizio.
Non conoscevo l'autore e ho apprezzato la genialità della risoluzione del caso. Lo consiglio sicuramente per gli amanti del thriller e del giornalismo, visti i due protagonisti.
Entre deux et trois étoiles, le mystère fonctionne et cela se lit bien, même si la surabondance des chapitres hachent la lecture, sans vraiment donner une sensation d'avancer. Les personnages ne sont pas attachant ou appréciables, sauf pour quelques moments qui universellement humanisant, les jugements et la bien-pensance est omniprésente, le titre de l'ouvrage est mis-de-côté puis repris un peu au hasard le fil conducteur se perds. Le ton est lassant et hautain mais un bon mystère et une bonne enquête sauvent le tout et en font une lecture acceptable, même si les indices sont assez présent et pointent grossièrement vers la résolution (sans être évident pour autant). Les passages historiques sont mieux narrés et même plus intéressant, puis il me semblait qu'il y avait une autre histoire à creuser au lieu de celle présentée (et au passages que fait la police?).
In Svizzera, la coppia di giornalisti Marco Besana e Ilaria Piatti, torna alla ribalta seguendo un caso di morti sospette. Questo almeno è quello che vorrebbero credere, soprattutto Ilaria, quando un uomo d'affari milanese viene ritrovato morto in seguito all'attacco di un orso. Inizia così a scavare nelle vite degli altri, in un paese che sembra il ritratto della mitezza e gli sfondi bucolici non fanno supporre alcun mistero. Si fa largo l'ipotesi di un serial killer avvelenatore che usa erbe, unguenti e subdolamente le debolezze umane per portare a compimento il suo piano. Anche in questo libro c'è il parallelismo con un assassino del passato, i capitoli si alternano con i racconti di fine 1700 e quelli attuali di Ilaria e Marco. Dei due protagonisti, lui è navigato e disilluso, non si aspetta più nulla dal suo lavoro anche se ogni tanto le intuizioni di Ilaria lo fanno appassionare nuovamente. Lei è giovane e interessata a tutto, anche se considerata un'emarginata sociale a causa del suo aspetto poco curato, si affida a Marco che vede come mentore e amico. Insomma uno non può fare a meno dell'altro e lentamente iniziano a rendersene conto, soprattutto quando il loro rapporto diventa scontroso e si mandano a quel paese a vicenda. L'indagine vede coinvolte molte persone, parenti, amici e conoscenti, le vittime aumentano e quelle del passato sembrano svelare nuovi indizi della loro morte. In tutto questo non c'è traccia della polizia del luogo, solo le persone coinvolte fanno da sfondo alle tantissime morti che vengono vagliate per capire se sono opera di un serial killer. Questo rende tutto fumoso perchè ci si basa sulle parole degli interessati che possono mentire o dire la verità a seconda del tornaconto personale. E' il secondo libro che leggo di questo autore, anzi autori visto che il nome è uno pseudonimo che nasconde quattro mani. Lo stile è consolidato con i parallelismi passato presente, anche i personaggi sono ormai noti, eppure non sono rimasto coinvolto, troppe morti sospette, tutte legate da qualcosa, un assassino che avevo supposto fin dal primo momento si è rivelato tale, non ci sono colpi di scena e mi è sembrato tutto molto piatto. Salvo il rapporto tra la giovane Piatti e il vecchio Besana.
Il destino dell'orso - Dario Correnti Un grande thriller con la coppia d'oro Besana/Piatti già trovata in "Nostalgia del sangue". Grande ritmo e scritto veramente bene Consigliato
Trama: In una valle svizzera, un giorno di luglio, un industriale milanese viene sbranato vivo da un orso. Marco Besana, giornalista di nera con troppi anni di lavoro alle spalle e altrettanta disillusione addosso, è costretto controvoglia a occuparsi di quella strana morte. Sarebbe facile archiviare il caso come un incidente di montagna se Ilaria Piatti, giovanissima reporter, perennemente precaria, non fosse convinta di avere davanti un serial killer. Molto più feroce di qualunque animale. Ilaria e Marco, accompagnati dal cane Beck's, lasciano Milano e partono per l'Engadina. E lì scoprono una catena di morti orribili e misteriose, tutte apparentemente accidentali: un uomo caduto in un crepaccio, uno carbonizzato nel suo aereo privato, un altro mummificato in un bosco. La sequenza non può essere casuale. Anche se la polizia locale non collabora e in redazione nessuno crede in loro, i due cronisti non si danno per vinti. Sono sicuri di avere di fronte un soggetto molto pericoloso, che uccide le sue vittime con armi non convenzionali, in modi originali e sofisticati. E sembra ispirarsi alla più famosa avvelenatrice seriale del Settecento, Giovanna Bonanno, conosciuta come la Vecchia dell'Aceto. Il racconto trascina il lettore in un labirinto di false piste e colpi di scena, ai piedi di splendide montagne che, impassibili e sinistre, osservano dall'alto le mosse di un assassino diabolico, sfuggente. Torna l'indimenticabile coppia di Nostalgia del sangue , caso editoriale internazionale, in un thriller altrettanto sorprendente e serrato, un meccanismo a orologeria reso ancora più perfetto dal talento di Dario Correnti nel costruire personaggi densi, pieni di chiaroscuri, debolezze e coraggio.
I capitoli molto brevi, talvolta anche solo una pagina e mezza, sono chiaramente una scelta degli autori pseudonimo Dario Correnti (mi sembra di capire siano Andrea Accorsi e Massimo Centini) per velocizzare il ritmo, ma risultano controproducenti perché il ritmo invece lo spezzano, accorciando troppo il fiato a momenti a scene e soprattutto a personaggi che richiedevano più tempo per entrare vicini al lettore. Il personaggio di Marco Besana rappresenta bene l’immaginario di un cronista di un giornalismo che non esiste più, criticando con continue e esasperanti digressioni il presente senza accorgersi che sono proprio quelli come lui che quel mondo lo hanno saccheggiato, lasciandolo a brandelli in mano a precari sfruttati e maltrattati come la povera Ilaria Piatti.
Percepisco Besana come l’alter ego di almeno uno dei due autori e lo dimostra anche il fatto che venga accompagnato da un’aura distaccata e disillusa per renderlo affascinante, ma a me è sembrato più uno quei pensionati su Facebook che si fanno selfie al doppio mento e pubblicano infiniti post sui bei tempi che furono. Inoltre Besana fa spesso battute che non sono un granché, ma gli altri personaggi scoppiano a ridere fino alle lacrime e questo è spesso molto imbarazzante da leggere.
In mezzo a tutte queste zavorre de Il destino dell’orso c’è l’intreccio legato alla storia thriller, che cerca disperatamente di trovare il proprio spazio e ci riesce solo parzialmente, con una risoluzione che si poggia su un po’ troppi colpi fortuiti. La parte più interessante è quella legata nei secoli con l'affascinante figura di una serial killer del ‘700, l’avvelenatrice Giovanna Bonanno, altrimenti nota come la Vecchia dell’Aceto. Recensione completa su https://naufragar.it/2022/02/05/recen...
Dopo le prime 100 pagine di questo libro ero arrivata al punto di arrendermi e non continuare la lettura. Fortunatamente dopo qualche pagina la storia ha cominciato a farsi un minimo interessante, permettendomi di terminare il romanzo. Che posso dire? Direi di cominciare con il fatto che non mi è piaciuto per niente. La trama poteva essere interessante se sviluppata in altro modo. Si passa dalla completa mancanza di una traccia da seguire ad un'illuminazione arrivata di punto in bianco non si sa come. L'autore non si sofferma a sufficienza sui singoli personaggi presenti nella storia, di conseguenza più si va avanti più il romanzo diventa un insieme di nomi che confondono il lettore. Il finale inoltre mi è sembrato molto frettoloso, come se allo scrittore premesse finire.
L'intera narrazione è suddivisa in cortissimi capitoli di appena un paio di pagine che fanno balzare il lettore da un personaggio all'altro. Questa cosa l'ho trovata un po' confusionaria e molto fastidiosa. Il lettore non riesce ad entrare in simbiosi con un personaggio che subito viene interrotto e sbalzato verso un altro. La fitta divisione in capitoli inoltre rende la lettura per niente fluida. Lo stile di scrittura poi, a parer mio, è molto grezzo e lascia l'intera narrazione priva di dettagli, impedendo al lettore di immergersi nel romanzo.
6/10 Chociaż nie wiem czy za sam sposób pisania należy się aż tak wysoka ocena to zamysł książki był fantastyczny. Podekscytowana opisem chętnie sięgnęłam po nią w jednym z supermarketów. Wielka szkoda tylko, że autor tak słabo wykorzystał potencjał historii i jej głównych bohaterów.
Książka opowiada o dwójce dziennikarzy, starszym mężczyźnie, już na emeryturze i młodej ambitnej kobiecie, którzy w pochodzą z Włoch ale natrafiają na ciekawe i nie typowe morderstwa w Szwajcarii. Wybierają się w owe miejsce i prowadzą śledztwo, które naprowadza ich na historie o osiemnastowiecznej trucicielce. Teraz dziennikarze starają się dowieźć czy historia Trucicielki z przeszłości ma swojego naśladowcę w owych czasach.
Niestety jak już wspomniałam zamysł na książkę był super ale autor napisał to wszystko bez ładu i składu. Chociaż pomysły na morderstwa miał mega nietypowe i interesujące.
** 4 e 3/4** Besana e Piatti non mi hanno delusa nemmeno questa volta!
”Non sempre le vittime e gli assassini corrispondo ai nostri desideri. Ilaria ha appena scoperto una frustrazione nuova. Che non è la frustrazione di non arrivare alla verità. È la frustrazione che la verità può lasciare in chi la trova.”
Nuova indagine per la coppia Besana-Piatti, nuovi misteri da risolvere, per via di un articolo che Besana deve scrivere su insistente richiesta del caporedattore: un uomo è stato sbranato da un orso nel cantone dei Grigioni. Poche righe da scrivere, giusto perché nessuno vuole farlo, Marco è in pensione e perché la vittima era amica del direttore. Sembrerebbe un compito facile, tutt’al più noiosissimo, ma basta poco perché diventi qualcosa di più complesso, molto di più. Basta, per esempio che a distanza di pochissimo tempo venga uccisa la donna che aveva proposto a Besana di vedersi per parlare dell’orso “Fulvio” o M18, mite e tranquillo, e della causa animalista per cui si batteva. Una donna singolare, che amava più i suoi animali che i nipoti e che dipingeva strani quadri. Ilaria Piatti trova singolare la coincidenza, a fiuto sente che qualcosa non quadra e convince Marco ad andare più a fondo e “scagionare” un povero orso che non ha fatto niente, secondo lei. Besana, che è uno che ha l’occhio lungo e già una volta ha riconosciuto che Piatti è una fuoriclasse, decide di assecondarla, e per i due iniziano mesi di alti e bassi, montagne russe emotive, e verità nascoste che verranno a galla. Sulla scia dell’intuizione di “Piattola” seguiranno la pista del veleno che porterà a collegare morti solo in apparenza scollegate tra loro, perché lontane nello spazio e nel tempo. Una scia di cadaveri da seguire per arrivare a sbrogliare il bandolo della matassa, e il parallelismo con Giovanna Bonanno, detta la Vecchia dell’aceto, e ancora i molti nodi al pettine, le tante questioni personali che Ilaria e Marco si troveranno a gestire e ad affrontare. Pronti a seguirli?
Io mi sono fatta prendere per mano e condurre per le 400 pagine che volano via velocissime, sia per la scrittura scorrevole, i dialoghi costruiti benissimo, sia per la suddivisione in capitoli-giornate che scandiscono il tempo e danno l’idea di quanto ci sia voluto per arrivare a mettere il punto a questa storia. Interessante anche la parte storica, che racconta di colei che non per maleficium, ma per veneficium uccise uomini e donne vendendo l’ “aceto per i pidocchi” nella Palermo del 700. Ho apprezzato come i due casi si “parlassero” tra loro, fossero in un certo modo speculari, simili e diversi ma con dietro una figura femminile (scusate lo spoiler che tanto poi non lo è perché sono gli stessi Besana e Piatti a dirlo, ad un certo punto). Mi è piaciuto anche che si è scavato un po’ più a fondo nella vita di Ilaria e di Marco. Però Ilaria, sentiammè, perché, tra le milla mila persone normali ti sei andata ad impelagare con Nicola? Ma cosa ci avrà mai visto?! Lo so, lo so che si sente invisibile e lui l’ha notata, ma… ecco no! E spero solo che non sia come credo < spoiler> che non sia incinta di quel deficiente perché altrimenti la Piatti perde mille mila punti. Mi piace il fatto che resti il mistero sulla madre di lei, e mi piace anche che Marco si avvicini al figlio. E con Marina? Non mi resta che leggere il terzo romanzo per scoprirlo. E penso che a breve lo farò, ma prima mi aspetta un romanzo su zia Jane… ho bisogno di cambiare aria 😊
4 stelle e ¾ il mio voto. Dario Correnti sta diventando una garanzia!
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6/10 è la sufficienza no? beh si la sufficienza allora se la merita, ma non molto di più.
Marco e Ilaria stanno crescendo e in queste pagine si scopre molto di più su loro due e sulle loro storie, ma ciò che migliora di tanto il libro è il loro rapporto.
La doppia narrazione, elemento che è presente anche nel primo libro della trilogia, è molto una voce fuori dal coro. Se nel primo seguire la storia del passato serviva per capire quella del presente, qui sembra più un tentativo estremo di dare un senso ai pensieri di Ilaria.
La storia in sé invece, è campata in aria fino circa al 70% del libro, poi si sblocca e vengono scoperchiati a catena una serie di altarini.
Un libro che nel complesso è passabile, ma non raggiunge minimamente le aspettative create dal primo.
Dopo “Nostalgia del sangue”, tornano i due giornalisti di nera Marco Besana e Ilaria Piatti. La scrittura del duo che si nasconde dietro lo pseudonimo di Dario Correnti è scorrevolissima. Inoltre, i capitoli brevi incentivano il lettore ad andare avanti.
Rispetto al primo ho apprezzato più il finale e un po’ meno la trama. In questa nuova avventura Besana e “Piattola” si ritrovano a indagare su una serie di morti orribili e misteriose. Morti che sembrerebbero accidentali, ma... 🤫
Non mi ha preso come credevo. Lo stile dell'autore lascia un po' a desiderare, non mi ha convinta molto, tralasciando i capitoli molto brevi che a me non dispiacciono. Però che finale, uno di quei finali brillanti e ingegnosi che valgono da soli l'intero libro. Non l'avrei mai immaginato, ci sono arrivata solo un paio di pagine prima della risoluzione.
Il destino dell’orso - correnti - 6 - il pregio è che si legge bene. Ma i protagonisti sono stereotipi, i personaggi abbozzati e caratterizzati per luoghi comuni. Purtroppo non è difficile intuire il finale, sin dalle prime pagine e le costruzioni degli omicidi poco credibili, come l’indagine, o la storia tra la bellissima ricca annoiatissima ed il giornalista anziano cinico antipatico. Banale
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nie spodziewałam się że ta książka będzie tak dobra. bardzo szybko się ją czytało, zakończenie było naprawdę ciekawe a mordercą okazała się osoba, którą zaczęłam podejrzewać w momencie gdy się ta osoba pojawiła
"Ilaria ha appena scoperto una frustrazione nuova. Che non è la frustrazione di non arrivare alla verità. È la frustrazione che la verità puó lasciare in chi la trova".
Non vedevo l'ora di ricontrarmi con Marco e Ilaria di nuovo! Il suo rapporto mi affascina ed è delle migliori cose che la finora duologia ha. Sebbene mi abbia piaciuto un po' di meno del primo libro, l'ambiente e la dinamica che possiede ha rimasto veramente. Il misterio mi pareva parecchio ovvio fin dall'inizio, ma il colpo di scena finale non me lo aspettavo, quindi possiamo dire che mi ha sorpreso un 50%. Le parti che raccontano la storia di 1777 (circa, non mi ricordo l'anno esatto) non le ho capite del tutto e, sinceramente, non mi interessavano. Ho apprezzato il lavoro dello scrittore per approfondire nei suoi due personaggi principali, e le pagine dedicate alle cose personali di entrambi mi hanno fatto vederli e sentirli più reali. Purtroppo, in alcuni casi, ho pensato che era tanta informazione banale senza senso logico per lo sviluppo della storia. La storia d'amore... non ne avevamo bisogno.
VOTO 4,5 Devo dirlo, è stato piacevole e avvincente ritrovare Marco Besana e Ilaria Piatti. Questo improbabile duo torna con una nuova indagine, narrata ne "Il destino dell'orso", anche questa volta molto articolata, che poggia sulle orme del passato e con un finale davvero sorprendente.
Se non fosse per Ilaria, Marco se ne resterebbe a fare il minimo indispensabile: ormai è quasi in pensione e, peggio ancora, del tutto disilluso. Ha visto il mestiere del giornalista cambiare, è passato dall'essere rispettato all'essere demonizzato, si rompe le palle quando deve seguire i corsi di formazione obbligatori (Marco, hai tutta la mia comprensione) e non capisce perché un cronista di nera debba farsi un profilo Instagram.
Ilaria invece questo mestiere lo ha iniziato da poco, ma ha già capito quali sono i meccanismi. Sa che arriverà un "grazie" con una stretta di mano e non un contratto, che dovrebbe pretendere di meno in un momento di grave crisi. Ma, anche nel suo caso, non è una questione di scelte: Ilaria non vuole fare la giornalista, lei è una giornalista.
Con un grande istinto per la notizia e per la caccia agli assassini. Sarà lei, infatti, a pensare per prima che sulla morte di un industriale milanese, sbranato da un orso, c'è qualcosa che non torna. E così trascinerà Marco e il suo cane Beck's in Svizzera.
Lì scopriranno una serie di morti strane, che sembrano colpire nello stesso ambiente, ma quale sarà il legame? E chi ci sarà dietro?
Diversi sono i punti di forza de "Il destino dell'orso". Intanto una scrittura scorrevole e una storia perfettamente articolata. Capitolo brevi si susseguono dando al lettore sempre nuove informazioni, dettagli, indizi e false piste. Dalla metà in poi sarà difficile posare il libro, perché la curiosità e la voglia di sapere prenderanno il sopravvento.
Un altro aspetto importante è il lavoro di ricerca fatto dagli autori. Da una parte la vicenda viene narrata accostandola a quella di Giovanna Bonanno, una figura ben nota ai palermitani, soprannominata la Vecchia dell'Aceto. Dall'altra mi ha affascinato moltissimo la parte dedicata alle piante e alle loro proprietà, ai veleni e ai loro effetti sull'uomo.
E poi ovviamente ci sono loro, i nostri due protagonisti, che smettono di essere solo e soltanto dei giornalisti, come forse succedeva nel primo volume, e si concedono di più al lettore.
Marco Besana dovrà destreggiarsi tra il ruolo di ex marito e di padre di un adolescente che muove i primi passi verso l'età adulta, e quello di uomo che ha ancora bisogno di perdersi nel calore di una donna.
Ilaria, invece, si mostrerà quasi per la prima volta, nelle sue fragilità e nella sua emotività così complessa. Dovrà fare i conti con il passato, con la storia tragica della sua famiglia, e nel presente sarà costretta - ancora una volta - ad accostare l'amore al dolore.
L'unica cosa che a un certo punto mi ha fatto storcere il naso sono gli aneddoti di cui Besana infarcisce quasi ogni conversazione. All'ennesimo "Questa storia mi ricorda...", o "Mi viene in mente di quella volta...", ho alzato gli occhi al cielo, lo confesso.
Per carità, sono tutti episodi di grande interesse, però io ne avrei tolto qualcuno... Non appesantiscono la lettura, ma in alcune occasioni mi sono sembrati un in più che forse si poteva eliminare.
Ad ogni modo, "Il destino dell'orso" è un giallo davvero ben scritto che rivela continue sorprese, un secondo capitolo che corregge alcuni aspetti del primo libro e che fa ben sperare per il prossimo.