Undici autrici afroitaliane raccontano di futuro, generazioni e radici. Un’antologia alla ricerca di una nuova lingua, di nuove idee, di prospettive forti, differenti e inesplorate. Un’antologia che parte da dove viviamo, l’Italia, e guarda altrove, con straordinaria forza ed emozione. Un libro che vuole marcare un passo verso il domani, narrandolo, inventandolo, osservando il presente e il passato.
Igiaba Scego è una scrittrice italosomala. Collabora con «Internazionale» e «Il Manifesto»; tra le sue pubblicazioni Oltre Babilonia (Donzelli, 2008), La mia casa è dove sono (Rizzoli, 2010), Adua (Giunti, 2015). Le autrici dell’antologia: Leila El Houssi; Lucia Ghebreghiorges; Alesa Herero; Esperance H. Ripanti; Djarah Kan; Ndack Mbaye; Marie Moïse; Leaticia Ouedraogo; Angelica Pesarini; Addes Tesfamariam; Wii. Prefazione e postfazione: Prisca Agustoni, Camilla Hawthorne
Igiaba Scego is an Italian writer, journalist, and activist of Somali origin. She graduated with her BA in Foreign Literature at the First University of Rome (La Sapienza) as well as in pedagogy at the Third University of Rome. Presently, she is writing and researching cultural dialogue and migration.
She writes for various magazines that deal with migrant literature, in particular Carta, El-Ghibli and Migra. Her work, not devoid of autobiographical references, are characterized by the delicate balance between her two cultural realities, the Italian and Somalian.
In 2003, she won the Eks & Tra prize for migrant writers with her story "Salsicce", and published her debut novel, La nomade che amava Alfred Hitchcock. In 2006 she attended the Literature festival in Mantua.
Scego collaborates with newspapers such as La Repubblica and Il manifesto and also writes for the magazine Nigrizia with a column of news and reflection, "The colors of Eve". In 2007 along with Ingy Mubiayi, she edited the short story collection 'Quando nasci è una roulette. Giovani figli di migranti si raccontano.' It follows the story of seven boys and girls of African origin, who were born in Rome of foreign parents or came to Italy when young: the story of their schooling, their relationship with family and with peers, religion, racism in Italy, and their dreams.
Una raccolta meravigliosa, che mette irrimediabilmente un punto fermo clamoroso sul senso delle identità molteplici e sul significato mai univoco delle esperienze afroitaliane. Non ho amato tutti i racconti ma quelli che ho amato li ho scolpiti nella mente e non me li ruba nessuno mai più.
Un libro fondamentale, che rende chiaro il potere della letteratura: quello di far conoscere le realtà sconosciute, darci uno squarcio dentro l'anima delle persone, permetterci di comunicare con persone che altrimenti non avremmo mai conosciuto. Per un ragazzo mulatto, figlio di padre napoletano e madre senegalese, questo libro è la prova che non solo da solo, che c'è una intera comunità di persone che soffrono come me ma che a differenza mia lottano per l'emancipazione, per farsi conoscere e prendere gli spazi che si meritano di diritto.
Al di là dei motivi biografici per la quale il libro mi ha profondamente colpito, i suoi meriti sono quelli di restituire chiaramente la condizione di un afrodiscente in Italia, attraverso la pluralità di prospettive ed esperienze. Tutti i racconti sono validi sia stilisticamente che a livello di contenuto ed ogni racconto è un pezzo fondamentale dell'opera finale, aggiungendo sempre più sfumature. In particolare ho apprezzato il racconto Nassan Tenga, per la sua rabbia iniziale nel raccontare i soprusi vissuti per via non solo dei razzisti ma anche da un sistema che non si accorge delle conseguenze del razzismo, o si accorge ma non ha intenzione di proteggere le minoranze, forse perché non gli importa, forse perché gli fa comodo. Questa rabbia viene trasformata in energia e carica per edificarsi insieme alla propria comunità. Anche il racconto Che Ne Sarà Dei Biscotti colpisce per la terminologia precisa, per la miscela di prosa e poesia, per lo sperimentalismo formale sul finale ma sopratutto per la volontà di mostrare come la doppia coscienza, la doppia identità possa essere più un dono che una limitazione: siamo gli uomini del futuro, di un mondo senza bordi, ma anche del passato, di un mondo che non aveva questi bordi arbitrari.
E' un libro di critica all'immobilismo italiano, che non accetta le conseguenze del globalismo, conseguenze che non posso però essere rifiutate, perché parte integrante del tessuto del paese, anche se quest'ultimo ancora non se ne accorge. Allo stesso tempo è un manifesto che incita gli afrodiscendenti a scoprire chi sono, capire quali siano le proprie circostanze, non stare fermi e combattere per cambiare questa realtà che ci rifiuta, a diventare adulti ''non [...] più alla ricerca di modelli, perché a suon di fatiche e sconfitte, stiamo diventando noi stessi i nostri modelli''.
Da quando l'anno scorso sono andata alla presentazione di "Future" a Bologna ho aspettato con pazienza il momento in cui avrei approcciato (affrontato) questo libro. Da scettica dei racconti non sapevo cosa aspettarmi: l'opera ha un obiettivo ambizioso, raccogliere voci di donne afroitaliane e chiedergli di declinare il futuro (prossimo venturo, attuale o anteriore).
Non tutti i racconti mi hanno colpito nello stesso modo, per vicinanza, stile o tematiche, ma tutti sono riusciti nell'impresa di volerne sapere di più, di voler leggere di più, di voler cercare di più. Perché non credo si possa acquisire un processo di creazione così profondo, ma sono sicura sia un dovere almeno iniziare a intuire quante siano le sfaccettature.
Raccolta necessaria e super interessante ma a livello letterario ha molti difetti, nonostante alcune belle eccezioni. Scritture spesso pesanti, goffe, riflessioni autobiografiche non troppo approfondite spesso mascherate in racconti. Le circostanze italiane ostacolano la creazione di una comunità letteraria di donne afrodiscendenti che abbia una qualità di linguaggio alta, nuova?
"The function, the very function of racism is distraction. It keeps you from doing your work. It keeps you explaining, over and over again, your reason for being." - Toni Morrison
I racconti contenuti in Future sono sofferti e dolorosi, pieni di speranza per il futuro e un pizzico di disillusione, raccontano questa Italia per com’è oggi e per come vorremmo che fosse: aperta, solidale, accogliente. In una parola: sorella. Ed è proprio la comunanza a fare da filo rosso in tutte queste storie. Leggi la recensione completa qui: http://bit.ly/LunediFuture
Every year, I vow to read one book in French and one book in Italian. This year I read the French one (Marguerite Abouet's graphic novel Aya de Yopougon, Tome 2 in January. But then: nothing. So on 29th December, I set to reading my Italian book and finished it just in the nick of time, to wit: today, 31st of the entire year!
This was a good and valuable and mostly tedious read. I like the premise a lot - an anthology of Afro-Italian women authors. But the quality is very variable, possibly due to the circumstance that most of the authors are not professional writers. Their bios show that most of them have been activists or bloggers or musicians or allsorts. This in itself perhaps reflects the minoritised status of Italians of African descent.
What interested me is the inflection of Black experiences in Italy. A distinctive element, not present in writings I have read by British, American, Australian or even French authors is the emphasis on the Mediterranean world. Both Italy and Africa as located on the Mediterranean. The Mediterranean as a unifying ocean that makes mockery of nation state boundaries. But also the Mediterranean as the sea of boat people who, in large numbers, arrive in Italy.
Another interesting thing is the linguistic element. Italy is itself fragmented into political and linguistic sub-entities. One author mentions the language of Dante, another the rich canon of Italian literature.
Regarding the nation state, many of the authors address the issue of citizenship. I don't know much about the immigration and refugee policy of Italy but the issue of citizenship looms large; it seems that most Italian-born persons of African descent are not eligible for Italian citizenship. Once people turn 18, their situation in Italy becomes precarious.
The stories collected here, a variety of memoir, non-fiction, academic book-ending introductions and outroductions and fictional contributions, are for the most part very grim. Racism is pervasive, with many authors attesting to being called racist slurs and told to 'vattene'. They are torn between their feeling of familiarity with their home towns in Italy and their 'alien-ness'. Some 'return' to the homelands of their parents, and for some this is a joyful experience, for others painful.
I found the most enjoyable read to be Addes Tesfamarian's 'La maratona continua'. This is really the only text in the book that contains some form of humour and it is written in a less turgid prose than many of the others. The narrator travels from Milan to Tilburg in the Netherlands to do an MA there, excited to be an expat and to do a year abroad. When she arrives, she finds that Tilburg hosts the largest number of Eritrean refugees in the Netherlands. The narrator mutates, without wishing it, from an expat into a refugee. She ends up embracing this and spending time in refugee houses, connecting with her Eritrean heritage before her return to her home in Milan.
Tesfamarian is aware of the irony and underlying political acuteness of her experience. Most of the other authors do not choose to include irony or humour or wit. They opt for literary language, self-referential musings, navel-gazing rumination, elliptical high-falutin' prose -- this makes their texts a bit samey and a bit of an uphill read.
I appreciated the academic preface by Camilla Hawthorne which sets the scene and links to post-colonial theory. The academic 'postfazione' by Prisca Augustoni, though, is disappointing; it is nearly all about Afro-Brazilian literature by men and reads like a cobbled-together text from a paper on that topic, with a sprinkling of 'also in Italy' or 'not in Italy' thrown in.
I learned a lot of names that had been unfamiliar to me, so there is fodder here for future reads.
Mi sono fidata di Igiaba Scego e ho fatto davvero bene. Questa non è una raccolta di testimonianze, è un microcosmo di saggi estremamente interessanti, ben scritti, che mi hanno spinta a uscire ancora di più dal mio eurocentrismo. Non siamo di fronte a racconti che solleticano le nostre aspettative. La scrittura è ottima; i temi trattati, ovviamente, non facili. Queste scrittrici afroitaliane non sono qui per dimostrare nulla a nessuno e non sono qui perché noi, che non sappiamo nulla di questa esperienza, possiamo crescere. Sono qui perché sono il nostro futuro.
Una raccolta che pone le basi per una rivoluzione letteraria necessaria, in cui le immagini e le parole che comunicano l'alterità non siano l'eccezione ma qualcosa che ogni giorno possa interrogarci, smuoverci dal torpore dell'indifferenza, spostare la nostra prospettiva rispetto alle storie sempre uguali che vogliono farci sentire al sicuro in un mondo che crediamo di conoscere. Alcuni racconti colpiscono sicuramente più di altri (una menzione speciale va fatta per "Lamiere" di Espérance Hakuzwimana), ma ogni testimonianza è un tassello di futuro nel quale voglio fermamente credere.
Questo è un libro necessario, che ha un valore prima di tutto politico, perché dà voce a donne a cui la voce è sistematicamente negata. Un progetto interessante e composito, che mette insieme voci e stili diversi. Un'occasione per dare spazio e risonanza a una realtà passata sotto silenzio, ma che ci riguarda tutte e tutti. La pecca più grande del libro è la poco cura dell'edizione, purtroppo la quantità di refusi (e a volte errori) è veramente alta, non fa onore alle intenzioni del progetto.
Mi è piaciuto molto non metto cinque stelle solo perché non amo le antologie. Scrittura fluida e lineare per tutte le scrittrici e ogni storia in poco ti fa capire tutto e fa aprire gli occhi. Non ero familiare all'argomento e mi è piaciuto il modo in cui mi ha immerso nel problema. L'unica cosa che non mi è piaciuta è la postfazione troppo lunga, scritta in più piccolo, fa un giro lunghissimo offtopic per poi collegarsi al tema delle italoafricane.
“Mondi paralleli. Doppia assenza. Identità confuse, meticce, liquide... Mondi che si intersecano, che si mescolano, la logica è casuale. Decostruzione: Rinascita, nell'essere o non essere, scontro per essere e non essere. L'equilibrio è quasi raggiunto senza avere punti fermi. Una stella vale l'altra, Un porto vale l'altro: è il tentativo sfinito di spiegare il mio infinito..”
Una raccolta di racconti – o meglio di voci – a dare forma alla molteplicità di realtà italiane. Scrittrici italiane e afrodiscendenti, le loro parole a intessere una nuova realtà – e fortuna che c’è (anche) la letteratura a descrivercela.
Ottime premesse La molteplicità di stili e voci è una ricchezza ma a me ha reso la lettura a tratti difficoltosa Da prendere a piccoli morsi Bellissimi alcuni pezzi, solo per quelli vale la pena
per sfuggire alla “pericolosità della storia unica”, un’antologia femminile italoafricana che trasporta verso realtà molteplici confluenti nel desiderio comune di un futuro diverso. Mi hanno molto emozionata la storia di Maria Moïse e Leticia Ouedraogo per l’analisi del rapporto padre-figlia.
Ho avuto la fortuna di ascoltare due delle autrici in un evento di presentazione del libro, e ho deciso seduta stante di comprarlo. Straordinaria raccolta; l'ultimo racconto, di Esperance Hakuzwimana Ripanti (cercherò subito altro di suo) mi è entrato nel cuore.
L'aggettivo migliore per definire questa bellissima raccolta per me è "necessaria". E'necessaria in questo momento storico, è necessaria da leggere per chiunque. I racconti si susseguono rapidi, ciascuno con la sua spiccata personalità, mostrandoci una varietà di storie, sguardi e paesaggi esterni e interiori, narrati attraverso generi diversi (dall'autobiografia alla fantascienza.) Questo mosaico di voci ci regala una prospettiva importante su temi come identità, appartenenza, origini, chiusure e aperture insite nella nostra cultura.