Un libro fondamentale, che rende chiaro il potere della letteratura: quello di far conoscere le realtà sconosciute, darci uno squarcio dentro l'anima delle persone, permetterci di comunicare con persone che altrimenti non avremmo mai conosciuto. Per un ragazzo mulatto, figlio di padre napoletano e madre senegalese, questo libro è la prova che non solo da solo, che c'è una intera comunità di persone che soffrono come me ma che a differenza mia lottano per l'emancipazione, per farsi conoscere e prendere gli spazi che si meritano di diritto.
Al di là dei motivi biografici per la quale il libro mi ha profondamente colpito, i suoi meriti sono quelli di restituire chiaramente la condizione di un afrodiscente in Italia, attraverso la pluralità di prospettive ed esperienze. Tutti i racconti sono validi sia stilisticamente che a livello di contenuto ed ogni racconto è un pezzo fondamentale dell'opera finale, aggiungendo sempre più sfumature.
In particolare ho apprezzato il racconto Nassan Tenga, per la sua rabbia iniziale nel raccontare i soprusi vissuti per via non solo dei razzisti ma anche da un sistema che non si accorge delle conseguenze del razzismo, o si accorge ma non ha intenzione di proteggere le minoranze, forse perché non gli importa, forse perché gli fa comodo. Questa rabbia viene trasformata in energia e carica per edificarsi insieme alla propria comunità.
Anche il racconto Che Ne Sarà Dei Biscotti colpisce per la terminologia precisa, per la miscela di prosa e poesia, per lo sperimentalismo formale sul finale ma sopratutto per la volontà di mostrare come la doppia coscienza, la doppia identità possa essere più un dono che una limitazione: siamo gli uomini del futuro, di un mondo senza bordi, ma anche del passato, di un mondo che non aveva questi bordi arbitrari.
E' un libro di critica all'immobilismo italiano, che non accetta le conseguenze del globalismo, conseguenze che non posso però essere rifiutate, perché parte integrante del tessuto del paese, anche se quest'ultimo ancora non se ne accorge. Allo stesso tempo è un manifesto che incita gli afrodiscendenti a scoprire chi sono, capire quali siano le proprie circostanze, non stare fermi e combattere per cambiare questa realtà che ci rifiuta, a diventare adulti ''non [...] più alla ricerca di modelli, perché a suon di fatiche e sconfitte, stiamo diventando noi stessi i nostri modelli''.