Molti uomini sono soggetti a pesanti condizionamenti sociali, e il primo e forse più pesante di tutti è quello che li illude di essere fuori da ogni condizionamento, liberi di agire e di decidere grazie al loro libero arbitrio. Nel sistema educativo occidentale già ai bambini viene raccontato che nella vita possono fare tutto, essere ciò che vogliono, a patto di ‘credere nei propri sogni’, o espressioni simili dal tipico valore di luogo comune. Ecco perché in una società piena di desideri di successo e fondamentalmente agonistica, il rifiuto diventa qualcosa di estraneo, di non elaborabile: difficile non solo da subire, ma anche da agire. Attraverso il saggio di un filosofo femminista si indaga tutto questo.
Un libro che dovrebbero innanzitutto leggere i maschi bianchi eterosessuali occidentali, e poi tutti gli altri.
Per me è stato illuminante prendere coscienza di quanto io sia sia carnefice che vittima, o meglio oppressore-oppresso, come afferma Gasparrini, nel sistema patriarcale che fin dalla nascita e per tutta la crescita fino ad oggi ha permeato ogni aspetto della mia vita sociale e culturale. Sì, perchè il patriarcato - come sostiene sempre l'autore - non è affatto morto, anzi si fa beffe di chi sostiene il contrario: io non posso fare altro che ringraziare Gasparrini per avermi aperto gli occhi e reso decisamente più consapevole di questa situazione e della condizione "normale" all'interno della quale sono sempre stato abituato a sguazzare. Uscirne non è facile, ovviamente, ma comprenderla meglio è sicuramente un passo avanti.
L'uomo eterosessuale, imprigionato dalla nascita nelle costrizioni della mascolinità virile, vincente, oppressiva, alpha, obbligato a parlare il linguaggio, a praticare le abitudini e a indossare la divisa del macho per essere socialmente accettato [...] deve attuare una resistenza per la quale non c'è ancora né una storia né un senso comune cui richiamarsi.
Come il patriarcato condiziona la vita per la parte maschile della società, nella concretezza? Gasparrini tenta di rispondere a questa domanda, focalizzandosi sul tema della percezione e delle conseguenze del rifiuto. Ci riesce? Nì.
Parto dai pro: interessante il discorso sugli uomini e la performatività della misurazione, concetto sul quale non avevo mai riflettuto, e la proposta dell’ironia come strumento nel dialogo politico, partendo dall’interno di una società in cui l’uomo è oppressore in un sistema che lo opprime; il grande contro, invece, è che manca, nel testo, un’attenzione all’applicazione in pratica.
Sicuramente, l’autore opera una disamina delle dinamiche che ricorrono più comunemente e vaglia molte sfaccettature del fenomeno, ma si limita a prendere in considerazione a grandi linee quanto accada; sono d’accordo che l’intento divulgativo non permetta un’analisi più approfondita e che venga scelta la struttura a brevissimi capitoletti per preservare agilità del testo, ma qua si parla veramente per sommi capi e non viene aggiunto niente di davvero nuovo. La seconda e la terza parte, di lunghezza di molto inferiore rispetto alla prima, si dovrebbero concentrare, credo, su possibili propositi e soluzioni, ma non centrano l’obiettivo - qualche allusione a dinamiche sociali, senza, però, mai spiegarle (letteralmente, in un caso, scrive: chissà perché in Italia gli uomini non prendono posizione in merito).
C’è anche da dire che la maggior parte dei ragazzi/uomini che conosco non hanno nemmeno un’idea vaga dei meccanismi dietro queste tematiche, quindi, se il target è questa categoria, olè, tutto grasso che cola.
C’è anche da dire (pt. 2) che una persona così lontana da certe consapevolezze non leggerebbe mai questo libro, neanche avendolo, ipoteticamente, ricevuto come regalo. Peraltro, la prosa di Gasparrini (questo è il suo secondo che leggo) è eccessivamente articolata, in relazione al contenuto che propone, perciò non facilita la lettura ad un non tenacemente convinto, mettiamola così.
C’è anche da dire (pt. 3) che una buona fetta degli esponenti del gruppo cui faccio riferimento qua sopra dovrebbe partire prima dal volume de “Le avventure del coniglietto Piripò” sulla gestione della delusione, in cui il piccolo roditore si trova a confrontarsi con una spinosa questione che riguarda dei broccoli per cena, e lui è bravissimo a non fare nessun capriccio.
Interessante il ribaltamento del punto di vista e la riflessione intorno alla maschilità, forse alcuni punti sono stati un po' banalizzati, ma tutto sommato lo consiglierei, suprattutto agli uomini etero.
Un libro illuminante sulla parità, il femminismo, il sessismo, le donne, e il maschio alpha secondo il punto di vista chiaro, nitido e semplice di un uomo che si fa innumerevoli domande sulla realtà cambiante. La prospettiva maschile, che prima poco mi interessava, mi sembra oltre che fondamentale a portare avanti la “lotta” anche necessaria per debellare il sistema patriarcale attuale, impossibile senza la comprensione e il sostegno dell’altra metà. Sembrerebbe una continua disputa basata sulla binarietà, invece questo breve libro accenna ad altri universi e sistemi attraverso la mascolinità dell’oppresso-oppressore. Un libro che chiunque dovrebbe leggere per avere una visione olistica sul tema, ma che sicuramente dovrebbe essere sul comodino di ogni uomo, bianco, eterosessuale, occidentale, educato e con situazione economica agiata. perché quest uomo, è quello che più di tutti non vuole riconoscere il suo privilegio e anche se non riesce a riconoscere la gabbia dorata della virilità tossica in cui risiede non ha intenzione di scendere dal piedistallo sul quale secoli di patriarcato lo hanno posizionato.
La condizione dell'uomo maschio ed eterosessuale in tutto il suo privilegio. Un invito a rifiutare il patriarcato attraverso la lezione dei femminismi, per togliersi di dosso un privilegio che richiede un tributo troppo alto dalla categoria stessa che privilegia. Attraverso Butler e Foucault, Gasparrini decostruisce la "normalità" imposta a forza dal patriarcato, una "normalità" insostenibile che opprime tutt*. Un invito a una lotta comune nel rispetto della diversità dei singoli percorsi.
Prima metà del libro illuminante e condiviso in pieno tutto. La seconda un po' più inconcludente con un continuo riferimento al capitalismo che a lungo andare stufa: e come mi aspettavo, un uomo non può concepire il sex working come una pratica di autodeterminazione ma di sola schiavitù. Peccato, poteva essere davvero uno dei libri preferiti del 2023
Metto subito le mani avanti: non sono un’esperta di attivismo né di comunicazione strategica. Eppure, non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che, dopo decenni di lotte femministe, non si riesca a scrivere un libro rivolto agli uomini - partendo dal sacrosanto presupposto che il sessismo sia un problema da affrontare insieme, non come guerra tra i sessi - senza ricadere nella colpevolizzazione dell’intero genere maschile.
Davvero non esiste un’alternativa? Possibile che, alla luce dei risultati poco entusiasmanti degli ultimi anni (potrei sbagliarmi, ma non mi pare che oggi, rispetto a 10, 20, 30 anni fa, la comunicazione femminista si sia spostata verso un “ok, c’è ancora molto da fare, ma perlomeno abbiamo ottenuto questi risultati e stiamo andando nella direzione giusta”. A me sembra piuttosto che il pensiero generale continui a essere “qui si va sempre di male in peggio”) nessuno si sia fermato a riflettere sull’efficacia di certi approcci?
Perché se la narrazione dominante resta quella secondo cui tutti gli uomini sono biechi oppressori, insensibili ai propri privilegi e incapaci di gestire un “no”, allora non so quanto si possa realisticamente sperare che gli uomini restino ad ascoltare. Non dico per cambiare il mondo, ma almeno per iniziare un dialogo con loro dal momento che, be'... parliamo di un "problema essenzialmente maschile".
In questo mondo abbiamo tuttx più bisogno di filosofi come Gasparrini. Questo libro è ricco di spunti in tutte le direzioni su come sia possibile tradurre e capire le rivendicazioni femministe se si è uomini etero cis, in modo da essere migliori alleati e lavorare per scardinare l’educazione e i pregiudizi patriarcali che acquisiamo dalla società fin da bambinx. Il libro è stato illuminante e utile anche per me che sono donna: mi ha aiutato a ragionare su nuove tematiche e mi ha dato spunti su come parlare in modo efficace a un uomo degli argomenti che mi stanno a cuore. Consiglio questo libro a tuttx, ma specie agli uomini, perché si sente troppo parlare di femminismo come un qualcosa che vuole “togliere” diritti agli uomini e questo libro rappresenta una via di uscita da narrazioni del genere, trovando un punto di incontro costruttivo tra problemi tipicamente maschili e rivendicazioni femministe, senza che questi si escludano a vicenda.
Un saggio illuminante e necessario. Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista, analizza diversi aspetti legati al rifiuto maschile. I NO che innescano le reazioni violente degli uomini ma anche i NO che anche gli uomini dovrebbero esercitare contro il patriarcato. Un testo immediato ma mai banale, che penso possa parlare in modo chiaro agli uomini (anche a chi non riconosce di essere oppresso dal sistema). È proprio la contraddizione che vive nell’uomo (soprattutto l’uomo bianco, occidentale ed eterosessuale) il centro del discorso e tutte le conseguenze del caso, nell’approcciarsi alle altre persone e agli altri uomini. Un libro che fa capire quanto il femminismo debba essere una lotta di tuttə.
"C’è da ribadirlo: non si tratta certo di fare paragoni traccia che subiscono le donne e ciò che subiscono gli uomini, ma il fatto incontestabile che la lotta contro il patriarcato dominante sia da fare seguendo percorsi diversi non significa che non la si possa fare insieme."
Non sempre facile, la scrittura di Gasparrini, ma regala soddisfazioni. E' molto interessante interrogarsi su cosa porti tanti uomini a compiere gesti estremi dopo una rottura o un licenziamento, perché vadano in crisi di identità mentre le donne imparano a gestire emozioni, frustrazioni, fallimenti. La seconda parte, invece, affronta il tema di cosa rifiutare per poter sottrarsi a questo schema che non lascia tregua o alternative, e ricorda che il femminismo combatte anche contro le aspettative di genere che costringono gli uomini entro confini che non gli appartengono. Apprezzo molto, nel rigore filosofico dei suoi saggi, la capacità dell'autore di pestare duro sul patriarcato con la sua ironia graffiante. Spero di leggere altro.
Un libro che andrebbe introdotto nei programmi scolastici. Con linearità e onestà mette in ordine fenomeni che tuttə abbiamo osservato, vissuto o subito, a prescindere dal genere. Dà spiegazioni organiche e organizzate a sentimenti ricorrenti e riconoscibili che si spiegano solo attraverso la cornice della violenza eteropatriarcale. Traspare la letteratura precedente ma è un testo che si comprende anche senza precisi strumenti filosofici perché l' ancoraggio all' esperienza permette a tuttə di riconoscersi
Un libro che invita a riflettere sul modo in cui gli uomini vivono e reagiscono al rifiuto. Gasparrini analizza come la cultura patriarcale abbia plasmato una mascolinità fragile di fronte al "no", trasformando il rifiuto in una minaccia all'identità maschile. Il testo si articola in tre parti: la prima esplora come gli uomini subiscono il rifiuto in ambiti come il sesso, i sentimenti, il lavoro e la famiglia; la seconda si concentra sull'atto del rifiutare, visto come strumento di liberazione e affermazione; la terza riflette sul rifiuto come problema strutturale della mascolinità, che impedisce una reale emancipazione. Gasparrini stimola una presa di coscienza necessaria per decostruire modelli dannosi e costruire relazioni più autentiche e rispettose. Un libro che dovrebbe essere letto da tutti, uomini e donne, per comprendere meglio le dinamiche di potere e vulnerabilità che attraversano le nostre vite.
Come gli altri libri di Gasparrini, anche questo si legge come fosse un dialogo. Il tono colloquiale e la brevità dei capitoli permettono di riflettere sui concetti espressi dall’autore durante la lettura stessa. Ciò che più apprezzo del lavoro di Gasparrini è l’attenzione che pone sul linguaggio - in questo caso sui termini friend-zone ed incel. È un libro che raccomanderei a tutt* perché permette di vedere la realtà che ci circonda in maniera più oggettiva e di esplorare i nostri bias e il modo in cui influenzano la nostra vita.
Ben scritto nella forma, poco coraggioso nei contenuti e nelle soluzioni proposte, troppo evasivo e sbrigativo sulla violenza. A tratti prende un piglio più deciso, in altri appare accondiscendente verso la realtà maschile. La sensazione finale è che sia molto incompleto.
Mi è sembrata una lettura necessaria, capace di aprire uno spazio di riflessione non solo sulle dinamiche di genere, ma anche sul modo in cui la società educa uomini e donne al desiderio e al consenso. Un libro breve ma incisivo, che lascia domande importanti anche dopo l’ultima pagina.
Ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, forse una critica più feroce, forse un’analisi più approfondita. Insomma, ben scritto ma poco illuminante.
Necessario. Che tu sia uomo, donna, NB, ... se stai vivendo in questo secolo come adulto, hai bisogno del punto di vista di Gasparrini (da uomo bianco etero e cis) al mondo in cui ci troviamo. E anche il tuo partner ne avrà bisogno. Soprattutto per un uomo capire come il sistema li abbia fatti sia oppressori che oppressi, che la liberazione è da tutti per tutti, o non servirà a niente. Chiaro, fondato, stimolerà discussioni importanti.
L’hanno consigliato su FAQ the Poly, parla del fatto che nella nostra cultura, a noi maschietti, non insegna nessuno come gestire i rifiuti sentimentali. Non da tecniche per superare i rifiuti, va piu’ che altro ad analizzare la cause culturali che lo rendono cosi’ difficile. L’ho trovato interessante e mi ha dato vari spunti di riflessione, del tipo “ah, in effetti anche questo modo di ragionare, e’ un po’ del cavolo, forse bisognerebbe sistemare quello”
Il tutto e’ condito con continue arringhe anticapitalistiche che mi sarei volentieri evitato di leggere. Se vi considerate persone di destra, vi sconsiglio la lettura, credo che vi farebbe venire un nervoso allucinante.
Voto finale: 3/5. Sono felice di averlo letto, ma lo si avrebbe potuto sintetizzare molto.