«E mi dispiace che nessuno ti abbia mai implorato di continuare a sognare,
altrimenti chissà quante montagne avresti già scalato invece di rimanere affacciata alla finestra
a guardare gli altri vivere al posto tuo.
Mi domando se non sia già troppo tardi, perché i sogni richiedono dedizione e impegno,
ma soprattutto costanza e allenamento.»
Una storia intensa. Una narrazione ancora più intensa. Una scrittura che lascia poco spazio all’immaginazione o alla deduzione. Perché quello che c’è da sapere su Livia, ce lo dicono tante voci diverse, precisamente 15, ed è così che diventa un romanzo collettivo, in cui ognuno ci fornisce un frammento di un’unica storia, una triste storia, un’autentica storia. La storia di Livia.
È uno di quei libri in cui il lettore si deve fermare per prendere fiato e per ricaricare il cuore che, messo sottosopra da tutti gli eventi narrati, ha bisogno di un nuovo battito per tornare a battere.
La protagonista, Livia, la conosciamo da quando è una bambina che frequenta le elementari fino a quando diventa una donna che riesce a trovare un suo perché, nella vita, nel mondo, e finalmente in se stessa. Livia è una persona che le ha viste e vissute tante, di disgrazie e di tensioni del cuore, e ne è sempre uscita non con una forza costante o un coraggio lampante, no, lei è riuscita ad uscirne mettendo il suo cuore in standby, lasciandolo raffreddare fino quasi a congelarsi, pur di non soffrire, pur di non cadere sotto il peso che il cuore fa, quando si sgretola fino a spezzarsi.
Eppure Livia non era così, così dura, così allergica ai rapporti umani, così impermeabile ai sussulti degli altri, no, Livia era una bambina che sapeva sognare e che lo faceva, che attraverso la sua immaginazione sapeva varcare anche gli usci più impervi, Livia era una bambina che ci credeva, nei sogni come salvezza, nella scrittura come lasciapassare per un mondo migliore, ma poi la vita ha portato Livia a non fidarsi più. Delle persone. Della scrittura. Dei sogni.
Un libro duro, perché parla di temi difficili e duri da digerire, come la depressione e la morte, un libro ancor più duro perché fino a quando non colpiscano le nostre case e le nostre vite e le nostre menti possono sembrare argomenti superabili, ma quando invece le viviamo da vicino, allora sì che acquistano tutto il dramma che hanno, sempre. Duro perché l’autrice non fa sconti di nessuna sorta, chiama le cose con il proprio nome, non le infiocchetta e tantomeno cerca di indorare la pillola. Attraverso gli occhi e le parole di questi quindici personaggi che, come in un ipotetico cerchio volante, ruotano attorno a Livia, ci si rende conto di quanto l’autrice voglia solo arrivare all’obiettivo prefissosi: parlare di Livia, della sua vita, del suo cuore, delle sue scelte, anche non condivisibili, della sua famiglia, della malattia, della sua ristretta cerchia di amici, dell’ancor più scarna lista di amori, delle sue cadute, ma anche della sua rinascita.
La scelta dell’autrice di non far parlare Livia di se stessa, ma di lasciare la parola alle persone che più la conoscono e più la amano, mi è piaciuta molto, un po’ perché non amo (tantissimo) i romanzi narrati in prima persona, e ancora di più perché così si conosce una Livia nelle diverse sfaccettature che lei dà di se stessa alle persone che la circondano. Perché non sempre le persone riescono a capire chi sei veramente, ma è pur vero che invece, soprattutto in personalità come quelle di Livia, è più facile che a capirti siano gli altri che non te stessa!
È il primo libro che leggevo di quest’autrice, e non sarà di certo l’ultimo, vista l’immediatezza con cui ti fa arrivare alla storia, alla mente e al cuore di tutti i suoi personaggi, la scioltezza con cui si entra nel vivo delle vicende ed anche il realismo che ne emerge da ogni pagina, la delicatezza, allo stesso tempo, con cui tratteggia gli ambienti, le personalità, i sogni, i sussulti di più cuori, la sensibilità che le viene così naturale nello scegliere termini e costruire frasi.
Quel cuore in copertina che da solo, pur senza leggere il libro, avrebbe fatto breccia nel mio.
Quegli spilli conficcati dentro, che solo con la pulsione di un cuore che continua a sognare, usciranno fuori.
Quel mistero che è la vita, quando si pensa di non avere più nessun motivo per andare avanti ed invece ne tira fuori altri dieci e cento e mille.
«...mi tornano in mente tutte le parole che non ho detto,
tutti i balli a cui ho rinunciato,
tutte le notti in cui mi sono imposta di non guardare il cielo e mi rendo conto che certe volte,
in certi casi, la felicità può essere una scelta e io, qui, adesso,
sdraiata su questo prato, in questo sabato d’inizio primavera,
scelgo di essere felice.»