Che relazione c'è tra l'immortalità e il meccanismo che regola il livello dell'acqua nello sciacquone? Chi è la ragazza che Alfio sta pedinando? Perché l'atto sessuale dei mammiferi ricorda la legge economica dell'acceleratore? Si può vivere senza sistema simpatico, controllando ogni battito del cuore, ogni contrazione dei muscoli? Per quale motivo è stata rapita la moglie di un grande imprenditore e come fa a sfornare un best seller dietro l'altro dal covo in cui la tengono segregata? Dove si trovano le terre della bassa natalità i cui abitanti sono costretti a una vita erotica estenuante? Le risposte, e molte altre domande, in questo romanzo che sembra scritto da un narratore generoso e da uno scienziato ubriaco.
è già da un po' che cerco senza successo di ricordare le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, mentre lo leggevo mi ero preparato tutto un discorso ma niente da fare, ho rimosso ogni sillaba, deve essere un effetto collaterale del romanzo stesso, una volta letta l'ultima riga si è innescato un processo di rimozione a ritroso (che poi è un po' quello che succede nel roman... oops SPOILER!); comunque è possibile, a questo punto posso solo azzardare l'ipotesi, che mi fossi fatto l'idea di esordire fingendo di aver dimenticato le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, ma doveva trattarsi di una finzione, di un trucchetto, perché nel preannunciare ciò che avevo dimenticato in realtà avrei scritto esattamente quel che sin dal primo momento avevo pensato di scrivere, vale a dire di aver dimenticato le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, e questo avrei pensato di fare, sempre seguendo l'ipotesi con cui mi sto or ora lambiccando, allo scopo di restituire nel mio commento quel senso di vertigine con cui gioca continuamente il romanzo, anzi di cui è fatto il romanzo, quel senso di vertigine che ti assale quando all'interno di un'immagine ritrovi la stessa immagine su scala ridotta, che a sua volta contiene se stessa su scala ancor più ridotta, e così all'infinito, o quando sogni di essere addormentato sognando di essere addormentato e via di questo passo; tirando le somme, stando a questa interpretazione, artefatta e cervellotica, sono il primo a riconoscerlo, non avrei dimenticato proprio un bel nulla, di certo non le parole che avevo pensato di scrivere a commento di Cargo di Matteo Galiazzo, perché eccole qui.
La spirale dei frattali: un'esplorazione ludica delle storie-mondo
"Dicono che quando uno muore, poco prima di schiattare, ripercorra con lo sguardo tutta la sua vita in pochi istanti. Io non so se questo sia vero, ma se è così vuol dire che non muore mai nessuno, perché dopo che uno ha ripercorso tutta la vita arriva anche al punto in cui ha cominciato a ricordare e ricomincia a ricordarsi il ricordo e via così, sempre più veloce, così, 'sti qua non ce la fanno mica a morire davvero."
"Tutto comincia quando ci si innamora la prima volta. Lì scatta qualcosa, se non si è ricambiati. Se non si è ricambiati, e spesso succede, si dovrà cercare un ripiego. E questo ripiego, vedete, anche se è la nostra prima vera ragazza, in realtà è già un’amante. E noi stiamo con lei solo per tradire quella che non ci ha ricambiati. Comincia così una serie di rapporti in cui ogni persona ed ogni rapporto sono semplicemente il tradimento delle persone e dei rapporti precedenti, una serie di vendette infinita in cui ogni anello è solo un mezzo che serve a sorreggere l’anello successivo e via così. Così Alfio pensa che chi non è ricambiato la prima volta è destinato a tradire tutta la vita. Ma lui è stato ricambiato."
Ci sono quelle letture che, detto francamente, ti prendono così in contropiede che manco sai come valutarle: leggendo Cargo si ha quel sentore di turbo-supercazzola costruita su rimandi escheriani, ribaltamenti di prospettiva, narrazioni prima spezzettate come coriandoli e poi ricomposte per procreare altre storie-mondo che albergano in universi dentro una pagina di uno dei tanti romanzi che compongono il tesseratto romanzo - perché vuoi non metterci gli ipercubi multidimensionali, la ricorsività delle idee, la ricerca della verità prima del Big Bang, l'impalpabilità del settore terziario nel capitalismo, gli occhiali a raggi X di Topolino, le cazzate dei critici con le loro analisi che null'altro sono che personali sovrastrutture, i casi editoriali da dentro le grotte, le lotte dei culti monoteisti e la tridimensionalità di Genova.
Indubbiamente l'opera gioca con il fuoco, tra frizzi e lazzi di una narrazione che non segue binari e crea confini con l'unico obiettivo di abbatterli (o di crearne di più ampi); si diverte, financo, a precipitare dentro vicoli ciechi o, al contrario, incastrare congiunzioni dopo evolute circonvoluzioni tematiche. Galiazzo è vulcanico nella sua ricchezza di idee; non ha paura di sperperare cotanta generosità poiché è nell'incompiutezza della scrittura - riflesso dell'uomo, riflesso delle idee dell'uomo, riflesso di ciò che è già stato e che sarà - che si scorge l'infinito delle possibilità. Opera atipica e profondamente discontinua, ma con schegge di pura genialità.
"In mezzo a tutta questa roba il cancro deve farsi spazio, spingere le cose, infilarsi tra il movimento automatico con cui faccio il numero di telefono del mio migliore amico e il ricordo di quella visita alle catacombe di Protzeon da bambino. Il cancro non mi fa male. Non è colpa sua se sta crescendo. Il cancro non è malvagio, si è trovato semplicemente ad essere in me e non in qualcun altro. È assurdo che sia lui a volere la mia morte, dato che questo significa morire anche per lui. Di sicuro si è inconsapevolmente trovato ad esistere dentro me, senza sapere come. È probabile che non possa farci niente, che magari sia più o meno come un essere che si dibatte nelle sabbie mobili e agitandosi aggrava continuamente le sue condizioni."
"Evidentemente il motivo per cui uno scrive è cercare di riempire dei vuoti. Si tende sempre a riempire i vuoti. Uno legge delle cose e si fa l’idea che tra le cose scritte esistano dei vuoti, e si dà da fare per scrivere lui le cose che possono riempire quei vuoti. In realtà non esiste nessun vuoto. In realtà è già tutto pieno. Solo che nessuno può leggere tutto quello che è stato scritto, per cui la sua mappa fa acqua, per cui continua a scrivere. Per lo più sempre le stesse cose."
"Cargo è un'onesta truffa affabulatoria". Questo è uno dei giudizi riportati nel risvolto di copertina di questo libro riedito ora in ebook con l'aggiunta di un'introduzione (che non ho letto, essendomi preso in biblioteca il testo originale) e la recensione di Maria Corti pubblicata al tempo su Repubblica. Diciamolo subito: è un libro che non lascia indifferenti. O lo si considera una schifezza o lo si apprezza alla follia. Io faccio parte della seconda categoria, ma ho il vantaggio di essere abituato a leggere a spizzichi e bocconi e quindi non mi sono perso più di tanto nel caleidoscopio di storie diverse con rimandi dall'una all'altra, forse ma non necessariamente con un capo e una coda, divise non in capitoli quanto in "frattali"; con le note finali che sono gli appunti per il libro stesso, alcuni effettivamente presenti e altri no; con incisi fantascientifici e matematici stranerrimi (no, non è un refuso). Il motivo del titolo lo si capisce forse nelle ultime pagine: "forse" perché temo di aver dovuto leggere una recensione prima di averlo davvero capito. Però credo che il concetto di "cargo cult" si attagli perfettamente all'opera. Non lo consiglio a nessuno, ma solo perché non mi fido di come possa essere preso dagli altri :)
Impossibile per me fare una recensione non sconclusionata. E' un libro indescrivibile; una iperstoria Escheriana a quattro, cinque o sei dimensioni (o meglio: di un numero di dimensioni non intero); sconcertante, affascinante, immaginifico, ma anche pesante, ripetitivo, sgradevole, irrisolto. (potrei dire sconcertanterrimo, affascinanterrimo, immaginificherrimo, e così via, ma risulterei solo banale) In una parole: geniale. Ho finito di leggerlo oggi e i pensieri che mi ha generato si affastellano nella mia mente, e penso che lo faranno per un po' di giorni ancora, fino all'inevitable rilassamento che però non mi impedirà di averne un ricordo indelebile. Il senso di straniamento e di agitazione in me è aumentato in misura parossistica quando sono andato a leggere la biografia dell'autore. Anche qui potrei fare una domanda banale dato che altri l'hanno già fatta prima di me: perché ha smesso di scrivere? Più che una domanda, un enigma inesplicabile. Mi piace però pensare che abbia esaurito con quest'opera la sua fastasmagorica vena inventiva resistendo pervicacemente alla tentazione di riprovare al ribasso, oppure che l'abbia trasportata nel mondo dei programmi proprietari e delle righe di codice, però escludendo così da cotanta stravagante bellezza l'umanità intera.
Leggendo l’introduzione di questo libro ho trovato la seguente descrizione: È uno di quei libri che, davvero, rappresentano un’esperienza psichica e fisica. Quella frase mi ha fatto avere la sensazione di avere tra le mani un libro speciale, anche se ancora non ne sapevo bene il motivo. Alla fine della lettura ho deciso subito di scrivere una recensione a questo libro di un autore che forse è il più innovativo che recensisco (mi ha ricordato Vonnegut) e che, purtroppo, ha deciso di non scrivere più. Il resto della recensione si può leggere qui: https://alessandroraschella.com/2018/...
Dit is het meest bizarre boek dat ik al ooit heb gelezen! Voor surrealisme en vervreemding: vijf sterren! Voor ontoegankelijkheid eveneens! Een boek voor die-hard lezers dus… Matteo Galiazzo verwerkt een aantal in elkaar grijpende verhaallijnen, afgewisseld met theorieën –meestal uit de wiskunde, economie, biologie en natuurkunde - tot een buitenissige chaos waar de lezer een ordening in wil ontdekken. Soms dacht ik aan Escher of aan het begrip ‘in eigen staart bijten’ en voelde ik mij in het ootje genomen maar anderzijds las ik zoveel - al dan niet grappige- nieuwe inzichten en theorieën die zo ontzettend verfrissend waren dat ik –gelukkige maar- heb doorgezet om het boek helemaal uit te lezen, ook al waren er passages die ontzettend moeilijk waren. Wel was ik van plan om het stukje van het science fiction verhaal diagonaal te lezen maar ook hierin worden zulke bizarre vondsten beschreven dat ik hoofdschuddend dacht: ‘waar haalt hij het vandaan?’ In het voorwoord komt er een quote van een vriend aan bod: ‘Cargo is een eerlijk staaltje vertellersbedrog’, iets wat de schrijver als een compliment ervoer. Toch betekent dit boek veel meer. Ten eerste geven de laatste tien bladzijden een inkijk in het hoe en waarom, komen verhalen samen en wordt er veel duidelijk. Ten tweede vond ik naar het einde toe dat, ondanks de chaos, deze schrijver enige tekenen van genialiteit vertoond heeft zodat ik werkelijk geïntrigeerd was. Het woord ‘fractaal, het woord waarmee ieder hoofdstuk begint, heb ik later op het internet opgezocht. Het is in de eerste plaats een wiskundige term maar ik vond ook een toepasselijke uitspraak in een blog van van René Pigge:
‘Fractaal denken verenigt tegenstellingen, zorgt voor inzichten en maakt de cirkel rond. Het omvat alles en niets; oeroude wijsheden, nieuwe inzichten en leert ons dat een medaille 2 zijdes heeft die elkaar nodig hebben.’