Bianciardi era belloccio, assomigliava a Robert De Niro, un po' più gonfio, lo sguardo altrettanto indecifrabile, più triste. Originario di Grosseto, amico di Cassola, anarchico, giornalista, traduttore (tradusse 80 libri in 10 anni, da H. Miller a Bellow, Faulkner, Huxley, Kerouac e molti altri).
'La vita agra' esce nel 1962, dopo che Bianciardi si era già misurato con altre tre opere ma questo nuovo romanzo piace tantissimo e le copie vanno a ruba. Vende 10.000 copie in un mese. E' difficile chiamarlo romanzo, è un'opera ibrida, strana, a metà tra il giornalismo d'inchiesta, l'autobiografia e la narrativa, piena di trovate linguistiche, caustica e corrosiva. Siamo nel pieno degli anni sessanta e Luciano è un intellettuale di estrema sinistra, si prende gioco dell'Italietta del boom economico, si fa beffe delle segretariette smunte e agguerrite che ancheggiano aggressive sui loro tacchuzzi -con i loro regaluzzi-vezzucci-baciuzzi-, dei padroni scattanti e aggressivi governati da brame neocapitalistiche. Racconta l'indifferenza, la corsa al profitto, l'alienazione, il grottesco che la 'crescita economica' porta con sé.
La trama è la storia della sua vita: un giovane intellettuale di Grosseto giunge a Milano con l'intento di vendicare la morte di 43 compagni minatori, morti a causa di un incidente sul lavoro. Vuole far saltare in aria il 'torracchione', il grattacielo dell'azienda che ha diretto gli scavi mettendo a rischio la vita dei suoi operai in nome del profitto economico. La serrata routine lavorativa e gli stretti ingranaggi della vita milanese, coi suoi 'grigi abitatori', spengono progressivamente i suoi ideali, facendo sprofondare tutti i sacri fremiti nelle gelide acque del calcolo capitalistico.
E' un romanzo di un'attualità sconcertante, stupendo, che fa ridere tantissimo. Ve lo consiglio.
''Mi raccomandò di tenermi fedele al testo, di consultare spesso il dizionario, di badare ai frequenti tranelli linguistici, perché in inglese eventually per esempio significa finalmente, di avere sempre sott'occhio un buon vocabolario italiano, Palazzi Panzini eccetera, di evitare le rime, ato ato, ente, ente, zione zione, così consuete nei traduttori alle prime armi, di scrivere qual senza apostrofo,tranne che nei libri gialli, nei quali si può anche mettere l'apostrofo, perché tanto il lettore bada solo alla trama.
Ma a me non dette un giallo, bensì un libro più serio, dopo che le ebbi promesso di non scordare i suoi consigli. Ricordo che comprai un giornale della sera e che ce lo involsi, per timore di sporcare la copertina, in tram, e tornai a casa tutto contento. Anna mi promise che non soltanto me l'avrebbe battuto lei, a macchina, ma anche mi avrebbe aiutato a cercare le parole nel dizionario e a rivedere la punteggiatura. Era di nuovo bello, lavorare insieme guardandoci con un sorriso ogni tanto, e il
sabato le venti cartelline del saggio erano pronte, così le portai alla signora vedova.
Fu egualmente ferma e materna, quando mi convocò per dirmi che il mio saggio di traduzione non era stato troppo soddisfacente.
"Benedetto figliolo" mi disse. "Ma perché non ha seguito i miei consigli? Le avevo detto, no?, fedeltà al testo. E guardi qua. Dove siamo, dunque?" Sfogliava le mie cartelle tutte corrette a lapis. "Sì, quel punto dove il capitano invita i suoi uomini all'assalto della trincea nemica. Le sue parole...Sì, ecco. Lei mi traduce: Sotto ragazzi, eccetera. Ora guardi il testo inglese. Dice..." Adesso sfogliava il libro, e trovò la crocetta al margine.
"Il testo dice: Come on boys. Capisce? Lei mi ha invertito il significato. Come on boys vuol dire venire su ragazzi, e così bisogna tradurre. Lei mi mette l'opposto, cioè non su, ma sotto. E ancora, più avanti, dove descrive l'alzabandiera a bordo. Lei ha tradotto, mi pare, i marinai si scoprirono, sì, si scoprirono, ha tradotto lei, mentre il testo inglese diceva: The crew raised their hats. Vede l'inglese come è preciso? La ciurma alzò i loro cappelli. Alzò, capisce, come a salutare la bandiera sul pennone." E con la mano fece anche lei il gesto di chi alza un cappello. Mi provai a dire qualcosa, ma lei m'interruppe.
"Lo so, il risultato è lo stesso, quando uno alza il suo cappello, si scopre, ma allora bisognerebbe precisare che scoperto rimane il suo capo. Dire, non so, che i marinai scoprirono i loro capi; oppure le loro teste, ma così risulterebbe un po'... come dire?... un po' faticoso." Sorrise.
"Io lo dico sempre ai traduttori: non cercate di inventare, state sempre dietro al testo, che oltre tutto è più facile. La ciurma alzò i loro cappelli, dunque. Lei poi, vede, tende a saltare, a omettere
parolette, che invece vanno lasciate, perché hanno la loro importanza. Più avanti, per esempio, lei mi traduce: Gli strinse la mano. Ebbene, l'inglese è più preciso, e dice infatti: He shook his hand, cioè egli strinse, ma più precisamente scosse, la sua mano, o se vuole, meglio ancora, egli scosse la mano di lui." Continuava a sfogliare le mie cartelle.
"Le faccio soltanto degli esempi di correzione, vede? Ci sarebbe ben altro da aggiungere. Qui, per esempio, dove parla dell'offensiva. Lei mi ha tradotto: Cominciò l'offensiva e Patton schierò le sue divisioni. Come traduzione può anche andare, nulla di speciale ma può andare. Però, lo vede?, nello stesso rigo lei così mi mette due o accentate. Cominciò, schierò. Suona male. Meglio dire dunque: Ebbe inizio l'offensiva e Patton schierò. Ha capito?" Io ero ammutolito e feci cenno di sì, poi la
vedova sospirò e a voce più alta riprese: "Locuzioni dialettali. Lei ha questo difetto, le locuzioni dialettali, come tutti i toscani, del resto. Per esempio lei traduce: Bottega di falegname. Bottega è un toscanismo, no?"
"Veramente non mi pare," risposi, trovando non so come il coraggio. "Leopardi parla appunto del legnaiuol che veglia nella chiusa bottega... E Leopardi non era toscano."
"Be' be'" fece la vedova. "Leopardi era Leopardi. Lui poteva anche permettersi qualche locuzione dialettale." Mi sorrise ancora: "Vede, ho corretto con un più italiano laboratorio di falegname eccetera. E più avanti, non ricordo bene il punto, ma c'è di mezzo una telefonata... Sì, ecco, è qui. Lei traduce: Pronto, che succede costà? Ora lei vorrà ammettere che costà è una locuzione dialettale, usata solo in Toscana. Infatti l'inglese dice: What's going on there, e va tradotto semplicemente: Che succede là! Non le pare?"
Io ormai tacevo, e forse ero anche rosso di vergogna, sperando solo che la vedova avesse vuotato il sacco e mi permettesse di andare via. "Un'ultima cosa" continuò. "A volte lei appiattisce certi bei modi di dire inglesi. Per esempio qui. Lei dice che i mezzi da sbarco erano le mille miglia lontani dalle coste laziali. Questo suo le mille miglia è assai meno efficace che nel testo inglese, dove si parla di a hell of a distance, cioè di un inferno di distanza. Sente come è bello? I mezzi da sbarco erano a un inferno di distanza eccetera. E' molto più robusto, questo inferno di distanza, non le pare?" Capii che mi voleva congedare e mi alzai.
"La traduzione?" farfugliai sulla porta.
"Be', ha visto, no? Vuole un consiglio? Si faccia prima le ossa con qualche editore minore, poi ritorni fra qualche mese, un anno. E si ricordi i miei consigli." Quella notte non chiusi occhio, e forse anche piansi.''