1358.Nicolas Eymerich est en Occitanie, appelé dans la région pour combattre des Franciscains dissidents et éclaircir des rumeurs sur une armée de soldats morts vivants... Alors que dans une étrange ville du Frioul, figée dans la brume, trois hommes en noir enquêtent. La cité est organisée en forme de croix autour d'un église dans laquelle repose la crâne de Saint-Mauvais. Quel est ce lieu mystérieux qui semmble ouvrir un passage vers un autre temps ? Saint-Mauvais serait-il l'effoyable et légendaire inquisiteur ?Un labyrinthe foisonnant et terrifiant où plusieurs réalités semblent rendues possibles grâce à la force de l'esprit d'Eymerich. Ou n'est-ce là qu'un délire dû à l'eau célestine que le célèbre Inquisiteur a été forcé de boire ?Une énigme complexe et savamment construite, un nouvelle aventure du détective de l'étrange plus machiavélique que jamais.
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Eccomi arrivato al quinto capitolo della saga di Evangelisti sull’Inquisitore meno simpatico dell’orbe terracqueo. In questo sfavillante capitolo troviamo:
- Le solite teorie pseudoscientifiche alla Evangelisti. Questa volta il nostro lascia da parte la biologia per martoriare l’astrofisica. Sembra di essere tornati al primo capitolo ed al famigerato “rocchetto Frullifer”. - Tre preti gesuiti protagonisti di sketches alla Aldo, Giovanni e Giacomo. Ci manca solo che uno dica all’altro “prendi una cadrega” (chi ha colto sa, chi non ha colto s’arrangia). - Pubblicitá occulta (un personaggio con il nome di una nota marca di cellulari). - Un intreccio narrativo che vi assicurerá sicuramente una cefalea a grappolo (anche se non ne soffrite di solito). - Mortizzombie, insetti sanguinanti, nebbia, nebbia, nebbia. - Niente batacchi. - Uno spruzzo di templari che non ci sta mai male. - Spiegoni degni del miglior cartone animato giapponese di serie B
Consiglio vivamente, chi voglia intraprendere la lettura, di fornirsi di:
- Terminale sottomano per consultare Wikipedia per notizie storiche. - Blister del vostro antinfiammatorio preferito contro il mal di testa. - Sinossi completa ed esaustiva dei capitoli precedenti dei romanzi di Eymerich (anche se li avete letti serve un buon ripasso).
Detto cio’, se avete pretese quasi nulle e una ventina d’ore a disposizione la lettura potrebbe rivelarsi perfino godibile (al netto dei mal di testa), sicuramente piú gratificante dei capitoli precedenti.
Un roman lung, misterios și mistic, în același timp. Valerio Evangelisti îl aduce în prim-plan pe Nicolas Eymerich, un temut inchizitor și poreclit, mai târziu, Sfântul Răufăcător. Intensitatea epică, imaginile create și, totodată, suspansul predominant au făcut lectura mai captivantă. Cu toate că este al cincilea volum al seriei, nu am întâmpinat dificultăți în citirea acestei cărți excepționale. Sunt dintotdeauna atras de fascinantul Ev Mediu și de lumea aceea apusă.
Rispetto ai capitoli precedenti della saga di Nicolas Eymerich, Cherudek rappresenta un punto di svolta, che personalmente ho apprezzato molto. Innanzitutto, per la prima volta, il finale non è riuscito a deludermi profondamente come nei romanzi precedenti, anzi, penso che in questo caso Evangelisti sia riuscito a rendere "credibile" la spiegazione dei tanti misteri che sempre caratterizzano la sua opera. Ogni avvenimento si incastra perfettamente con l'altro e trova una sua collocazione ben precisa nel quadro d'insieme. In secondo luogo è stato quasi totalmente abbandonato il filone fantascientifico-distopico onnipresente nei capitoli precedenti che, secondo me, è sempre stato l'anello debole della saga. Sono infatti le vicende ambientate nel "presente-futuro" fantascientifico che trovano una conclusione inadeguata (ricordo ancora con orrore la tenia gigante che divora la Sardegna ne Il mistero dell'inquisitore Eymerich, dopo il quale avevo quasi deciso di abbandonare le vicende di Eymerich) e, inoltre, spesso spezzano semplicemente la trama principale poiché difficilmente riescono a suscitare il mio interesse, visto che o sono solo una sovrabbondanza di spiegazioni pseudo-scientifiche (eh sì, ovviamente io le leggo ridendo a crepapelle, ma che ci volete fare! Anche se è esagerato definirmi tale, sono pur sempre uno scienziato!) come nel caso di Nicolas Eymerich, inquisitore, oppure sono una serie di vicende caotiche che riguardano personaggi che non riescono assolutamente a catturare la mia attenzione (come nel caso di Le catene di Eymerich). Infine questo libro ci presenta un Nicolas Eymerich un po' cambiato: la grinta e l'orgoglio che l'hanno sempre contraddistinto cedono un po', le sue fobie (sempre descritte in maniera esilarante) perdono parte della loro forza (stavolta si fa addirittura baciare!) e persino la sua etica e la sua morale vengono messe in dubbio. Devo ammettere che lo ammiravo molto di più nelle storie precedenti, ma in fondo questi cambiamenti trovano una spiegazione coerente nel contesto, in cui l'inquisitore perde completamente il controllo degli eventi, costantemente costretto alla fuga e senza alcun aiuto esterno, in una regione in cui gli inquisitori non si temono, ma vengono braccati.
In generale mi è quindi piaciuto molto più degli altri. 4.5/5
Excellent 5ème tome pour les aventures de notre Inquisiteur Sherlock Holmésien préféré (?!!!). Evangelisti a particulièrement bien ficelé les différentes histoires parallèles, jusqu'au dénouement final, époustouflant. Bref la série est toujours aussi jubilatoire et j'ai grand hâte de lire la suite.
Valerio Evangelisti è un maestro del fantastico nostrano che non ha bisogno di presentazioni, ma vale forse la pena ricordarlo per avviare il “passaggio generazionale” dal pubblico che l’ha conosciuto durante gli anni novanta/duemila del suo boom al pubblico delle generazioni successive, ora che il magister ci ha purtroppo lasciato, in età nemmeno avanzata. Tra i suoi lavori che ho letto (alcuni di Eymerich, Metallo urlante, Antracite) Cherudek spicca come un capolavoro: ricorda un po’ il Nome della Rosa sia per complessità storica e ricchezza di riferimenti reali (mi chiarisco finalmente chi furono san Vincenzo Ferrer e santa Brigida di Svezia, certi accordi tra francesi e inglesi durante la Guerra dei Cent’Anni..) sia per gli enigmi simbolici dove lo stesso territorio dove si muovono i protagonisti diventa una mappa da decifrare, e in aggiunta si discute dell’alchimia e del suo significato.. il tutto lungo 3 sequenze narrative che si intrecciano magistralmente: le avventure dello Eymerich storico nel 1360; le ricerche di tre gesuiti in un nebbioso paesino-labirinto dove nulla sembra reale; e un processo inquisitorio senza fine, condotto da un Eymerich spettrale in un tribunale fuori dal tempo; tre sequenze punteggiate da una quarta serie di straniati commenti, di cui solo alla fine sapremo l’autore. Non è facile ricostruire rigorosamente il senso completo di una storia che trascende i consueti limiti di spazio e di tempo (forse era in parte anticipata in altri romanzi della serie?) ma il senso generale è chiaro ma affascinante; il difficile è scegliere tra Eymerich e il suo rivale Rupescissa.. Da notare che, contrariamente ad altri autori del fantastico italiano, diversi romanzi di Evangelisti furono pubblicati prima in collane specializzate Mondadori ma anche Einaudi, e solo poi riproposti su Urania. In questo caso l’edizione Urania ha una breve ma interessante presentazione di Giuseppe Lippi, che fa il punto sul successo multimediale ormai raggiunto dal magister (era il 2002): fumetti, adattamenti radio.. peccato che del film di cui si accenna io non abbia più sentito parlare. Per chi è interessato, questo è il sito a lui dedicato, ancora attivo: https://eymerich.com/
Prosegue l'affascinante saga dell'inquisitore Nicolas Eymerich, con il titolo forse migliore finora, Cherudek. Quest'ultimo episodio presenta qualche differenza, rispetto ai suoi predecessori: intanto è molto più lungo (quasi 500 pagine, che però scorrono velocissime), e poi l'atmosfera qui abbandona un po' i territori della fantascienza e della fantapolitica cui eravamo abituati per tingersi decisamente di horror (un genere che, specialmente in passato, ho amato molto).
Siamo nel 1360, nella Francia devastata dalla guerra dei Cent'anni ma prossima a firmare una tregua con l'Inghilterra. Qualcuno vuole però sabotare quest'accordo, qualcuno che, a quanto pare, ha al suo servizio un esercito di morti viventi, cavalieri caduti in battaglia che però risorgono, i corpi squarciati e straziati dalle ferite. Le campagne vivono nel terrore delle bande di mercenari inglesi che imperversano, mentre si diffonde a macchia d'olio l'eresia spiritualista, che indica la corrotta Chiesa di Avignone come la nuova Babilonia e annuncia come prossima la battaglia finale contro l'Anticristo. Nicolas Eymerich, la cui straordinaria abilità come inquisitore è ormai nota al papa, viene mandato ad indagare: al suo fianco ritrova padre Jacinto Corona, con cui due anni prima aveva debellato l'eresia catara a Castres, facendo una strage (Il corpo e il sangue di Eymerich). Solo che, come sappiamo da Le catene di Eymerich, il buon Corona, al termine della loro ultima avventura insieme, si è bagnato nelle acque di Betesdà ed è divenuto praticamente immortale, anche se ormai ha perduto la memoria. Lo ritroviamo infatti, vestito non più con l'abito domenicano ma con quello dei gesuiti, ai giorni nostri, in compagnia di due confratelli, in un'imprecisata cittadina italiana, che si scoprirà poi essere in Friuli. La città, perennemente invasa da una nebbia fitta e opprimente, è immersa in un'atmosfera cupa e inquietante, sinistra, gli abitanti somigliano a tanti zombie, dagli sguardi fissi nel vuoto e dai gesti sempre uguali, dovunque, anche nello stesso reticolo stradale, è ripetuto un elaborato segno di croce, e pullulano insetti disgustosi che, se schiacciati, perdono sangue umano. I tre gesuiti sono là per compiere una missione, che in qualche modo riguarda anche una ragazza, giunta in città con la sua piccola sorellastra, e lo stesso Eymerich, la cui presenza è testimoniata da strane apparizioni e che sembra in contatto con la bambina, e che, secoli prima, deve essere passato per quella città, visto che un affresco nel campanile della chiesa lo identifica come San Malvasio, o San Malvagio, come viene frequentemente storpiato (soprannome che, in provenzale, gli era stato affibbiato dai catari da lui perseguitati). Tutto questo però potrebbe anche essere una creazione della fantasia dello stesso Eymerich, un non-luogo modellato sulle sue personali credenze fanatiche, paure, ossessioni, fobie (gli insetti) e da lui eretto a suo personale tribunale dell'Inquisizione, da cui giudicare le anime del purgatorio, di tutti i luoghi e di tutti i tempi, ma di cui ha finito per essere lui stesso prigioniero. Insomma, una proiezione del suo inconscio, di cui avrà una confusa visione solo alla fine di questa avventura.
Pur nella sua complessità, la trama, specialmente nella prima parte e nel segmento di storia che riguarda il viaggio in incognito di Eymerich e Corona verso il luogo dell'indagine, è ricchissima di avventure e colpi di scena e anche, qua e là, di un pizzico di humor. I capitoli ambientati nella misteriosa città da incubo, invece, sono realmente terrificanti e angosciosi, ricchi di immagini e trovate suggestive ed evocative. Evangelisti riesce a costruire magnificamente la tensione, anche se, ripeto, non è sempre facilissimo seguirlo. Come spesso avviene, la parte finale, dove bisogna tirare le fila di tutti questi misteri, rischia di apparire poco convincente, o forzata, o deludente e ridicola dopo la grande attesa, o affrettata: l'autore qui se la cava bene, tutto sommato, ma tanto quello che più ha orientato il giudizio verso un voto più che positivo, per me, sono state le avvincenti pagine precedenti. Bello, bellissimo. Io, naturalmente, un po' come era avvenuto per il maggiore Albertis ne I sentieri del cielo, sono già pazza di Eymerich. Purtroppo ora pausa forzata perché il prossimo volume, Picatrix, è in ordine presso IBS. Ho trovato una colonna sonora molto adatta per la lettura di Cherudek (e in generale dei romanzi della serie): gli album Mezzanine dei Massive Attack e Anima Animus dei Creatures.
Cherudek è IL romanzo di Eymerich. Per certi versi quelli precedenti erano acerbi, incompleti, decisamente più corti e persino fini a se stessi. Qui invece le cose cambiano. Con quasi 500 pagine a disposizione, Evangelisti compie un lavoro certosino di documentazione e di incastro tra i millemila tasselli del suo mosaico. Un giorno mi dissero che non era importante l'ordine di lettura dei libri di Eymerich, ma ora, leggendo il suo 5° libro, posso dire che non è vero: seguire la cronologia è fondamentale per capire meglio l'evoluzione del carattere del protagonista, del mondo "presente" che lo circonda e del mondo futuro che verrà. La trama in breve. XIV secolo. Una strana congrega profetizza l'arrivo dell'Anticristo e mette i suoi discepoli in guardia dalle tre rane. La prima rana, la più pericolosa, è proprio Nicolas Eymerich. Oggi. Padre Corona e altri due gesuiti indagano su uno strano villaggio perennemente circondato dalla nebbia. Il mistero si svelerà a poco a poco, esplodendo solo nelle ultime pagine, nella complessa ma comprensibile rivelazione finale.
Prima esperienza con Evangelisti: un vero piacere. Non ho apprezzato fino in fondo la conclusione, mentre ho trovato appagante anticipare e interpretare i più livelli su cui la storia si dipana. L'unica pecca è che alla fine mi è sembrato tutto fin troppo matematico, calcolato. Il piacere viene più dalla struttura del romanzo, che non dalla storia in sé, avvincente solo parzialmente e in alcuni punti quasi allungata.
Della prima volta che lo lessi, fine anni '90, ricordo che mi piacque... ma, dalla rilettura odierna, posso affermare che appartiene a quel gruppo (abbastanza nutrito) di romanzi che non andrebbero ripresi in mano, pena un crollo delle aspettative e dei ricordi. Varie sottotrame come al solito, abbandonata la genetica per la fisica similquantistica (come nel primo dela serie), accenni ai fatti già conosciuti e solita sensazione di confusione fino al dipanarsi del gomitolo che intreccia il tutto. Si comprende il trucco prima del colpo di scena, grazie all'evolversi della storia, ma non saprei dire se per merito della narrazione o a causa della conoscenza dei fatti. L'abuso di nozioni storiche, filosofiche, esoteriche rende fastidioso il tutto. Quello che ai tempi della prima lettura era interessante, con le conoscenze attuali diventa sfoggio di nozioni da wikipedia, sensazione che non viene mitigata dal fatto che a fine anni '90 la wiki ancora poteva dirsi inesistente. Il viaggio nella memoria fatto con la saga non sta reggendo il passaggio del tempo.
Evangelisti non �� mai semplice e lineare nel raccontare di Eymerich ma in questo romanzo si sbizzarrisce. Sembra anche lui un alchimista: prende vari elementi dalla realta presente o passata, li mescola sapientemente, ci aggiunge del suo ed ecco che esce una storia complessa, a volte assurda, che ti prende e ti costringe ad arrivare alla fine. Ma c'�� una fine ?
Finora sicuramente il più visionario della saga. Forse perché l'ho ascoltato in audiolibro, ho faticato all'inizio a capire cosa stesse succedendo, ma una volta che mi sono stati chiari il tempo zero (fondamentale quel capitolo) e il Cherudek è stato incanto. In senso strettamente lisergico, il Cherudek è un lunghissimo bad-trip e un bad-trip non è mai stato così bello.
Sicuramente il più bel romanzo del ciclo di Eymerich: profondo, complesso e inquietante. E se Silent Hill(videogame e film) vi sembrava originale, beh...allora leggete questo!
Era da tanto tempo che volevo riprendere questa serie e, come sempre, non mi ha deluso. E' un libro diverso dai precedenti, non tanto nella struttura narrativa su tre piani temporali differenti e solo alla fine viene svelato il legame tra di essi. La diversità sta nel fatto che Eymerich in qualche modo è sempre presente, in questo quinto episodio la figura dell'inquisitore d'Aragona è più ingombrante che mai. Eymerich non è certamente un personaggio che ispira simpatia ma la sua ferma convinzione di essere nel giusto lo sostiene in ogni momento. Emergono poi le sue piccole e grandi idiosincrasie, costretto a viaggiare viene più volte in contatto con cose che non sopporta molto bene come il contatto con le persone, la sporcizia tipica dell'epoca, gli insetti e la povertà. La vicenda è complicata e ci sono alcuni fatti che possono indirizzare nella giusta lettura di cosa sia veramente il tempo zero, questo libro si rivela una celebrazione di Eymerich in tutte le sue sfacettature ma, ad essere sincera, ho preferito altri romanzi della serie e spero che nel prossimo rivedremo l'inquisitore così come lo abbiamo conosciuto.
Dopo quattro libri che mi sono piaciuti in crescendo, avevo ottime aspettative dal quinto della serie, ma stavolta sono state deluse. Cherudek condivide con gli altri libri una storia du due linee temporali distinte, ma stavolta è troppo metafisico e surreale per cogliere il mio gusto. Inoltre, verso la fine si scopre che , e questo genere di stilema letterario non mi è mai piaciuto, mi sento un po' ingannato.
Se dovessi consigliare la lettura di questa saga, suggerirei di fermarsi al quarto libro, poi forse è l'idea in sé che ha perso un po' di trasporto.
Eymerich si trova ad affrontare eserciti di non morti che sembrano essere tornati in vita per aiutare l'Anticristo che, secondo la profezia, è stato liberato dalla sua prigione. Contemporaneamente in uno strano paesino dei giorni nostri immersa nella nebbia alcuni personaggi incrociano le loro vicende e cercano di risolvere gli enigmi diffusi tra le varie vie del borgo. La saga di Eymerich è una delle mie preferite in generale perchè l'idea di fondo è veramente geniale e innovativa. Questo episodio, in particolare, è meglio dei precedenti perchè le vicende passate e future alla fine del libro hanno un senso molto più esplicito rispetto alle linee narrative dei volumi precedenti. Eymerich si conferma sempre di più l'antieroe per eccellenza, di una cattiveria unica che altri antieroi non presentano. Voto: 4,5
Letto quasi venti anni fa e resta uno dei miei preferiti sia per la trama sia per la capacità di saltare da un "tempo" all'altro non facendo perdere tensione e passione nella lettura.
Eymerich è un carro armato, tira dritto per la sua strada e, semplicemente, rifiuta di prendere in considerazione qualsiasi cosa non rientri nella sua... filosofia? Stile di pensiero? Non riescono a fargli cambiare idea nemmeno riempiendolo di acquavite e segale cornuta.