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La scuola raccontata al mio cane

Difficile oggi fare l’insegnante di lettere. Quando lo dico in giro, molti mi guardano perplessi. Secondo me, chi è fuori dalla scuola non può sapere come stanno le cose. Allora mi è venuta voglia di raccontarlo, dal momento che le sorti della scuola devono importare a tutti, è evidente. Ho deciso di dire un po’ come la vedo io, questa volta senza la protezione di una storia romanzesca.
Ho scelto come primo ascoltatore il mio cane, perché chi ne sa meno di lui? La sua estraneità canina mi aiutava a non dare niente per scontato. Poteva andare bene anche un marziano, ma dove trovarlo? Il mio cane è attento e partecipe: credo che «senta» i miei pensieri, in particolare se fanno rumore; e i miei pensieri sulla scuola ultimamente fanno dentro di me molto rumore...
Ho provato a dirgli come ci sentiamo adesso noi che abbiamo molto amato la letteratura, e perché facciamo così fatica a «passare» i nostri amori ai ragazzi. Ho cercato di spiegargli che cosa sono i Progetti, i Recuperi, i Percorsi, i Debiti, gli Obiettivi, il Pof, tutte queste parole che fino a ieri appartenevano solo ad altri mondi – rispettivamente l’architettura, il diving, la topografia, l’arte militare – e che di colpo si riversano sulla scuola come un fiume in piena (ovvio che poi ci sembra di annegare). Mi sono anche chiesta: dove sono finiti lo studio, la lettura, il tema, la concentrazione, il tempo, la logica, gli apostrofi, la noia? Perché, proprio nell’Era dell’Autonomia, ci pare di aver perso completamente... l’autonomia? Per quale motivo dobbiamo imparare a insegnare, e insegnare a imparare, e a nessuno importa mai che cosa? Ho finito il libro con un’utopia che, per quanto bizzarra e piuttosto irrealizzabile, mi aiuta a fare ancora questo «mestiere che non c’è più».

200 pages, Paperback

First published October 14, 2004

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About the author

Paola Mastrocola

42 books99 followers
Born in 1956, she works presently as high school teacher. She has won some of the most prestigious Italian literature prizes.

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Displaying 1 - 27 of 27 reviews
Profile Image for Sandra.
981 reviews359 followers
October 28, 2012
Forse sono stata condizionata nella lettura di questo libro dal fatto che sono un'insegnante anch'io, ma non ho potuto fare a meno di apprezzare le idee dell'autrice.Anch'io come lei mi chiedo: che fine hanno fatto lo studio, la lettura, il tema, la logica? Oggi ci sono il POF, i Debiti, i Recuperi, gli Obiettivi...
Un libro illuminante e che fa riflettere, a mio giudizio.
Profile Image for Chiara F..
640 reviews52 followers
February 17, 2018
In un mondo che sta cambiando alla velocità della luce ed è in continua evoluzione suonano un po’ anacronistiche le invettive della Mastrocola.
Comprendo bene che oggi l’insegnante di lettere non sia più il professionista che si conosceva un tempo, la sua funzione (parola che inorridisce l’autrice, peraltro) ha preso nuovi significati e non sempre prettamente attinenti all’insegnamento della letteratura; ma chiudere gli occhi e fingere di non comprendere che questo evoluzionismo insito nella società debba per forza di cose estendersi anche alla scuola, significa voler rimanere abbarbicati ad un passato ormai morto o, in termini più attuali, obsoleto.
Non contesto le recriminazioni della professoressa che vede ridursi il tempo materiale per poter approcciare durante gli anni scolastici i protagonisti di epoche letterarie, movimenti artistici e culturali, che hanno fatto la Storia, ma mi chiedo se la bellezza di certi versi, di determinate prose non possa essere apprezzata realmente solo da adulti consapevoli, che sanno scegliere per se stessi i propri autori preferiti, le proprie opere del cuore proprio perché grazie alla scuola di oggi si è acquisito un metodo di analisi, uno spirito critico; l’insegnamento trasversale ci permette di affrontare diverse tipologie di forme letterarie e questo può accendere in noi la fiamma della passione per una di esse, non necessariamente corrispondente ai soliti Dante o Manzoni (che, detto fra noi, per quanto immensi e sempiterni hanno anche il grosso difetto di aver allontanato dalla letteratura migliaia di lettori in erba, proprio per la pedanteria e la complessità dei loro scritti).
Non sono una sostenitrice della lettura spazzatura che segue lo slogan “piuttosto che non si legga, propiniamo Moccia e Volo in classe”, ma credo fermamente che la proposta letteraria debba essere il più variegata possibile per poter stimolare la curiosità dei ragazzi.
Detto ciò, non posso che essere d’accordo su tutte le constatazioni in merito alla situazione scolastica attuale sempre più caratterizzata da:
- un divario tra scuola d’élite (che rimane al passo coi tempi, che porta avanti la Cultura con la C maiuscola, con ricchi programmi sia in contenuti che in tecniche efficaci di insegnamento) e realtà pubblica, generalmente appiattita e poco stimolante;
- una connivenza delle istituzioni, prima fra tutte la famiglia (dove il lassismo dei giovani viene sostenuto da genitori poco impositivi nelle regole da seguire);
- una reale difficoltà di dover motivare allo studio studenti che oggi hanno tutto facile e non sanno, nella maggior parte dei casi, cosa voglia dire faticare per raggiungere un obbiettivo perché i parenti, la scuola, la società stessa si sostituiscono, si mettono a disposizione in mille modi diversi, giustificano e promuovono anche chi non merita.

Purtroppo la colpa non è dei ragazzi, non è degli insegnanti e nemmeno dei genitori. L’umanità intera sta vivendo conquiste scientifico-tecnologiche epocali che diventano arretrate nell’arco di una generazione e il sistema scolastico concepito come una struttura rigida e imperturbabile arranca, pur avendo cambiato radicalmente i propri connotati rispetto ad un cinquantennio fa (si è passati infatti dal bieco nozionismo all’ignoranza delle nozioni stesse), non riesce a stare al passo, incespica e cade. È la dura legge di natura. È la selezione naturale a discapito del sapere e paradossalmente del progresso stesso delle generazioni future.

Per questo pur ammirando l’umorismo sferzante e l’ironia della Mastrocola, questo pamphlet non può che esser la fotografia di un lasso di tempo molto breve perché oggi non tanto i Pof, i moduli e i progetti son il cambiamento, quanto le persone, che di questi strumenti ne stanno facendo uso, sono diverse rispetto a quelle che ha conosciuto la scrittrice, perché già più evolute.
Non so dire quale sarà il futuro dell’insegnamento della letteratura ma una cosa è certa, come nella scienza, “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Negare che lo debba fare anche la scuola ed il suo modo di trasmettere il sapere, vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia.
Bisogna prendere atto di questo cambiamento prima di tutto per poter rispondere meglio ai bisogni fondamentali dell’uomo (tra cui la sete di conoscenza) e cercare per quanto possibile di insegnare con quello che si ha oggi a disposizione, materiale inconcepibile per la generazione di ieri, superato perché già vecchio per quella di domani.

Esulando dalle mie personali considerazioni, l’opera della Mastrocola è interamente piacevole da leggere, ogni argomentazione è sempre corredata da battute di spirito genuine e pertinenti che rendono la lettura scorrevole e divertente.
Un libro che si beve come un bicchiere di acqua fresca, sebbene i temi trattati siano piuttosto spinosi e potenzialmente indigesti per chi ha a cuore l’insegnamento ed il suo futuro nel preciso contesto storico, politico e culturale italiano.
Profile Image for Alessandro Margheriti.
Author 9 books19 followers
September 8, 2016
Una tristissima e attualissima riflessione sulla scuola italiana, che col pretesto di modernizzarsi si è conformata ad una società che non educa più i ragazzi al valore intrinseco della cultura. Che ha modificato il mestiere dell'insegnante fino a fargli perdere i connotati. Che ha ucciso la letteratura, estromettendola dalla categoria degli insegnamenti utili alla vita. L'autrice analizza dieci anni di riforme scolastiche, profetizza quelle attuali/future, e in difesa della scrittura e della cultura cita a più riprese Virginia Woolf. Ed è proprio così che finisce il libro, con un pensiero utopistico "per amore di Virginia Woolf".
Profile Image for Elisabetta.
437 reviews63 followers
February 11, 2019
Io non amo le lamentele e odio quelle persone che non sanno far altro che stare e lì a "lamentarsi del brodo grasso" come si dice dalle mie parti.
Le trovo irritanti ed un inutile spreco di tempo, e questo libro è pieno di lamentele.
E allora perché 3 stelline su 5? Perché Paola Mastrocola scrive spaventosamente bene e anche se questo libro è un monologo, o meglio, un dialogo visto che parla al suo cane, sulla scuola, la sua ironia lo ha fatto scorrere bene.
Ma posso dire una cosa? Da persona che ha frequentato un liceo scientifico tecnologico dopo quelle riforme ritenute così disastrose dalla scrittrice, mi sento in diritto se non in dovere di dire la mia.
La mia scuola è stata interessante, faticosa, impegnativa e istruttiva.
Non abbiamo fatto cinema, nè scrittura giornalistica, non facevamo milioni di uscite, non avevamo teatro, non hanno mai fatto "accoglimento".
Sì c'erano i crediti, e i debiti (che non ho mai avuto), e le lezioni extra se volevi (inglese e matematica avanzata) che ho fatto per mio interesse e accrescimento personale. Mi sono sbattuta per 5 anni, rilegando la mia vita sociale al weekend (se ero fortunata) e mi andava bene così, tutte le mie amiche facevano così, era il nostro dovere di studente. Cioè non mi andava bene così, a volte avrei preferito una scuola più facile dove non dovevi studiare perennemente per arrivare solo fino a 8, ma mi hanno sempre inculcato il "dovere dello studente" e io studiavo.
E allora dov'è la scuola descritta dalla Mastrocola? Sono stata fortunata io? È perché la mia città è un comune medio piccolo in provincia dove certi valori valgono ancora qualcosa?
Avevo più ore di letteratura che di tutte le altre materie, la mia antologia era per periodi, non per generi (se benricordo), studiavamo, chi più chi meno.
Se questo libro fosse stato scritto ora, non avrei potuto che dare, in parte, ragione alla scrittrice, ne sento troppe in giro, ma è stato pubblicato del 2004, quando stavo ancora frequentando e per questo sono stupefatta.

Ma non tutto quello che è scritto in questo libro è sbagliato, anzi contiene molte verità scomode che tutti sanno, ma che pochi dicono ad alta voce.
Inoltre come, ho detto, questo libro è profetico: se poco si adattava alla scuola che ho conosciuto io, ora sembra una descrizione che calza a pennello.
Profile Image for Svalbard.
1,183 reviews72 followers
November 22, 2020
La Mastrocola dismette in questo libro il suo ruolo di scrittrice, per parlare della sua attività di insegnante di lettere, e più generalmente di quanto, nell’arco degli ultimi 10-15 anni, la scuola sia cambiata, in particolar modo nelle politiche di insegnamento, nei sistemi di valutazione, nell’atteggiamento nei confronti degli allievi. Meno disciplina di studio, meno fiscalità, meno nozionismo, più facilità, paradossalmente anche più divertimento.
La necessità di allinearsi sulle presunte richieste di un mondo del lavoro ha portato ad una radicale trasformazione delle materie, in particolar modo quelle umanistiche, ed alla perdita di una classica didattica basata sullo studio di opere ed autori come si faceva da decenni. In breve, una scuola del “fare”, del “socializzare”, a scapito di una scuola del “riflettere”, del “concentrarsi”.

Di primo acchito, a leggere questo libro (scritto benissimo, e zeppo di spunti interessanti), dal posto e dall’età che ho io, e soprattutto guardando la realtà giovanile che si ha intorno, verrebbe da dargli ragione al 110%. Tuttavia, poi, ripensandoci, affiorano alcune riflessioni, non necessariamente critiche od oppositive. Proverò ad elencarle qui in ordine sparso, e chiedo scusa se forse parlerò più di me e delle mie esperienze che di questo libro.

Innanzi tutto, questo è il punto di vista di un’insegnante di lettere, che vorrebbe per prima cosa insegnare l’importanza dell’inutile, delle materie che “non servono” ma che contano nella formazione di una persona, anche se nessuno, nel mondo del lavoro, ti chiederà mai la conoscenza dell’Eneide o dei sonetti del Petrarca, e che si è vista distruggere il proprio mondo attorno in favore di uno studio più pratico, più mirato al “fare” che al “sapere”: meglio saper scrivere relazioni tecniche, slogan pubblicitari e articoli giornalistici piuttosto che temi letterari.
Sostanzialmente sono d’accordo con lei - anche perché là fuori, a quanto mi consta, non c’è tutta questa gran fame di giornalisti e di addetti alla pubblicità o alle P.R. - , ma nello stesso tempo mi piacerebbe sapere cosa conterrebbe questo libro se fosse stato scritto, per dire, da un insegnante di matematica o di fisica. Come si svolge oggi la didattica di queste materie? Anch’essa è stata vittima di un progressivo imbarbarimento e volgarizzazione, al pari di quelle umanistiche, rispetto ad un po’ d’anni fa? Personalmente ricordo come andavano le cose nella mia scuola, un liceo scientifico (come quello della Mastrocola) ‘enta anni fa, e qual era l’atteggiamento dei miei compagni. Io, ovviamente, ero quello che riusciva bene nella materie umanistiche, e malissimo in quelle scientifiche. Erano gli anni in cui - come testimonia questo libro - si combatteva la battaglia contro il nozionismo, si faceva strada la multidisciplinarietà, il fare collegamenti, lo studiare il contesto, eccetera… e ovviamente io ero d’accordo. Non lo erano invece i miei compagni, tutti pronti a diventare tecnici ed ingegneri (e possibilmente ad entrare in FIAT, destino segnato ed aspirato di ogni bravo torinese), per i quali le materie umanistiche erano solo tempo rubato a quelle veramente importanti, quelle che servono - matematica fisica chimica - e per i quali lo studio nozionistico delle materie umanistiche era di gran lunga preferibile, perché più immediato, meno vincolato a riflessioni, ricerche e altre perdite di tempo.
Il paradosso, poi, è che l’istituzione (compresi proprio i professori umanistici tanto nemici del nozionismo) dava ragione a loro; a me sarebbe piaciuto vedere questi studenti umiliati da voti espressi in linguaggio binario, rimandature e bocciature nelle materie umanistiche, ma i meno bravi in italiano o in filosofia, in qualche modo al 6 ci arrivavano (o venivano messi in condizione di arrivarci), mentre i 2 e i 3, rimandature e bocciature erano riservate ai meno bravi in matematica e fisica. Oggi ho cambiato atteggiamento e mi chiedo se in realtà non avessero ragione loro, visto che effettivamente il mondo del lavoro, e non solo, vuole quello che sa la matematica, piuttosto che quello che sa la filosofia.

Da questo libro, poi, i professori umanistici apparirebbero una casta di Grandi Maestri, innamorati delle proprie materie e desiderosi di porgerle ai loro discenti. Nella realtà, le cose non stanno proprio così; la maggior parte dei professori (di tutte le materie) si collocano su una “sequenza principale” che va dal generico disinteresse per la materia che si insegna, tanto basta portare a casa la pagnotta, a una vera e propria pazzia furiosa, personaggi da sbattere in manicomio e buttare via la chiave (uso a ragion veduta un linguaggio politicamente scorretto e pre-basagliano, perché sono convinto che siffatti personaggi non meritino niente di meglio) come ad esempio, al netto della fascinazione, la nevrotica professoressa protagonista del libro “Questa lontananza così vicina” di Paolo di Paolo, da me già recensito. D’altra parte, la scuola paga ancora l’atteggiamento assistenzialistico proprio del pubblico impiego fin dai tempi del dopoguerra: piuttosto che versare sussidi a fondo perduto, diamo a chi ne ha bisogno un posto pagato poco e ottenuto coi punti Mira Lanza, senza essere troppo fiscali a livello di impegno e di doveri, così prendiamo due piccioni con una fava… I morti di fame di ieri sono diventati i privilegiati di oggi, visto che oggi (a differenza di ieri) anche quelli “bravi” farebbero lotte al coltello per prendersi un posto pubblico o una cattedra, ma la sostanza non è cambiata.
Sono assolutamente d’accordo sull’inconsistenza di certe metodologie didattiche odierne. Tuttavia, se devo pensare al mio passato studentesco, non ricordo tutti questi stimoli venutimi da libri che mi veniva detto di leggere. Ricordi confusi: la Metamorfosi di Kafka (disgustoso e immotivato), Ragazzi di vita di Pasolini (ipocrita, meno parolacce e bestemmie di quelle che ci si sarebbe aspettati da un libro che voleva essere uno spaccato di realtà), Gli indifferenti di Moravia (carino, ma lontanissimo nello spazio e nel tempo), La coscienza di Zeno di Svevo (improbo ed esasperante coi suoi penosi tentativi di fare umorismo, non riuscii a finirlo), Le ceneri di Gramsci di Pasolini (poesie, non ci capii niente, nemmeno che c’entrasse Gramsci), Le terre del Sacramento di Jovine (un titolo che faceva sperare una vicenda western e invece era un’ingarbugliata e incomprensibile storia di contadini e possidenti terrieri, ovviamente in Italia), Conversazione in Sicilia di Vittorini (bello, per una volta niente angosce e niente tragedie che sembravano comunque un “must” della letteratura per come la mostravano gli insegnanti). Andò meglio con la letteratura francese, “Les belles images” di De Beauvoir, un romanzo comprensibile ed attuale, mi insegnò che è possibile anche fare una letteratura che dice cose vere, immediate e comprensibili senza pianti, vittimismi, denunce sociali didascaliche e simbologie scarafaggesche inconcludenti, oltre alla soddisfazione di leggere in lingua originale.
C’è da chiedersi quale ammaestramento possa venire da questo tipo di “invito alla lettura” se non, nella maggior parte dei casi, una sorta di reazione di rigetto, anche a fronte del fatto che il massimo degli strumenti critici che venivano da parte dei professori erano frasi del genere “Bellissimo, non è vero?”

In questo senso forse non sono del tutto d’accordo con la posizione della Mastrocola sul fatto che si devono imporre i libri belli ai propri allievi. Forse un po’ di confronto prima di partire con le lettura, non potrebbe portare a qualcosa di meglio? Non è meglio forse esercitare le proprie capacità lettorie e critiche su testi più vicini a noi - qualche esempio: Brizzi, Coupland, Tondelli, Nove, Labranca, Cameron, McEwan, Nothomb - prima di cimentarsi con gli ardui “classici”? Per decenni dopo la maturità, credendo nell’equazione “letteratura = paranoia e tristezza” personalmente ho letto solo qualche sparuto saggio; se da circa una decina d’anni sono diventato quello che si dice un lettore “forte”, se devo dire grazie a qualcuno, temo che questo qualcuno non sia la scuola.

Importanza della cultura “classica” a prescindere dall’uso che se ne farà. Sono tendenzialmente d’accordo, ma nello stesso tempo mi chiedo se la riuscita sociale propria di coloro che provengono da prestigiosi licei classici, come il Cavour a Torino o il Parini a Milano dipenda dall’importanza e dal valore pedagogico e disciplinare della cultura classica, piuttosto che non dal censo, dai privilegi di partenza e da una disciplina strutturale familiare allo studio e alla conoscenza degli allievi che si iscrivono a queste scuole, anche quando diventeranno medici o ingegneri piuttosto che professori di materie umanistiche.

Comunque sia, il libro della Mastrocola è interessante, ed assolutamente da leggere, eventualmente in modo critico, da tutti quelli che si interrogano sul destino della scuola italiana.
Profile Image for Angigames.
1,470 reviews
January 2, 2020
Commento interessante di una professoressa di lettere che ama il suo lavoro e che si è ritrovata in una scuola in perpetuo cambiamento.
Questa lettura è una fotografia carica di umorismo su come viene vissuto oggi l'insegnamento. L’autrice è riuscita a creare un volume che racchiude tutto il suo disagio e il suo sconcerto con una grande ironia, ma senza addolcire la pillola.
Personalmente, condivido in parte il pensiero della professoressa.
La cosa più triste in assoluto è che questo libro è oggi, più di allora, estremamente attuale!
Profile Image for Virginia.
211 reviews6 followers
June 29, 2013
Ricorda molto Diario di Scuola di Pennac, ma risulta un tantinello piú critico nei confronti della nuova mentalitá scolastica. Anche piú arrabbiato.
Entrambi vedono che nella scuola c'é qualcosa che non va. Un non va appoggiato dalla societá e da un diverso modo di concepire lo studio.
Pennac é piú scanzonato, divertente e concentrato maggiormente sulla figura del giovane somaro da redimere. La sua soluzione è "l'amore" del prof. per la sua materia e per il suo lavoro.
Paola Mastrocola invece, decisamente piú seria e preoccupata, si concentra sul modo in cui la societá stia cambiando la scuola con delle riforme deleterie. Ne critica l'apparenza, la poca sostanza, gli "extra" che prendono posto delle basi.
Ancora piú di Pennac colpevolizza la societá: questa dovrebbe cambiare rotta e non continuare a portare avanti le battaglie del '68.
25 reviews
April 16, 2018
Un commento critico ed interessante sul cambiamento della scuola, ma soprattuto sul cambiamento dell’insegnamento della letteratura.
Un pensiero sincero e che fa riflettere.
Profile Image for Diletta.
49 reviews2 followers
March 15, 2020
“Il mito della valutazione oggettiva uccide la libertà espressiva, la personalità individuale, tutto ciò insomma che rende unico un individuo, grazie al proprio pensiero. Uccide anche noi insegnanti, sotterrati da obbrobriose “griglie valutative” con cui siamo invitati a dare i voti.”

Ho trovato questo libro a un mercatino dell’usato, e l’ho acquistato per due motivi:
a) La copertina mi piace un sacco;
b) Parla di scuola, e la scuola è il mondo in cui mi sono recentemente inserita come insegnante novellina e che mi piace un sacco.
La prima edizione de “La scuola raccontata al mio cane” è del 2004, e si vede. Quando ho iniziato a leggerlo ho avvertito un senso di straniamento: parla di riforme e leggi e cambiamenti che io ho vissuto come realtà, anzi, che erano già quasi obsoleti quando io ero una studentessa del liceo. Ho pensato anche di abbandonare la lettura per questo.
Menomale che non l’ho fatto. È stato il divino modo di scrivere di Paola Mastrocola a costringermi ad andare avanti. Il libro (il saggio? Il pamphlet?) va ben oltre le considerazioni sulle singole riforme e sui cambiamenti che hanno caratterizzato la scuola nei primi anni 2000: è una riflessione sul ruolo della letteratura, nella scuola e nella vita, sul ruolo dei professori e più in generale della scuola – una scuola che nel tentativo di non essere (più) snob ed elitaria, a volte finisce col mortificare gli studenti più dotati, più costanti, più appassionati proponendo loro contenuti sterili, estremamente semplificati per essere inclusivi (e non sempre inclusività è una parola che ha una connotazione positiva).
Ed è davvero molto attuale.

“Oggi assistiamo al... trionfo della baguette. Molto evidente soprattutto nell’insegnamento delle lingue, ma direi genericamente rappresentativo della caduta della letteratura nella scuola. Il fine dell’insegnamento di lingue è senza dubbio che i giovani sappiano parlare una lingua straniera, e quindi vivere in un paese straniero sapendosi districare nelle varie occasioni quotidiane. Chi mai potrebbe non essere d’accordo? Ma, anche qui... il problema è che noi abbiamo scelto oggi di insegnare direttamente i linguaggi utili, e di insegnare solo quelli: riempiamo i ragazzi, per esempio, di utilissimi dialoghi all’aeroporto o al ristorante, al supermercato, al cinema, al bar. La nostra prima e forse unica preoccupazione è di renderli in grado di... andarsi a comprare la baguette a Parigi! E va anche bene così, ma... forse ci sarebbe un altro modo, più “alto”: il modo indiretto e alto della letteratura. Potrei far leggere loro i romanzi di Gide e Stendhal, le poesie di Rimbaud e Apollinaire. Lì non sta scritto come si chiede una baguette in panetteria, è vero: c’è scritto molto di più! E davvero noi crediamo che un ragazzo che sappia leggere Rimbaud non sia poi in grado di andarsi a comprare una stupida baguette? Crediamo questo veramente? Diamo così poca fiducia alla letteratura? Sì. Non la riteniamo in grado di “fornire gli strumenti adeguati”. Diamo invece un’enorme fidu cia... agli strumenti adeguati in sé: insegniamo per cinque anni a chiedere una baguette! Non pensiamo che, se è facilissimo scendere da Rimbaud alla baguette, non è invece affatto facile, anzi, forse è impossibile, salire dalla baguette a Rimbaud: questo vuol dire che noi priviamo per sempre i nostri ragazzi dell’“altezza” di Rimbaud, e li releghiamo per sempre alla “bassezza” quotidiana e concreta della baguette.”
7 reviews
July 30, 2025
Visione antiquata della scuola. Antiquata e soprattutto lontano dagli studenti. L'autrice si preoccupa solo del punto di vista degli insegnanti ed è questo il problema del sistema scolastico italiano: adulti e anziani che discutono su come sia meglio insegnare agli studenti, senza mai chiedere agli studenti cosa vogliano fare. Io mi ricordo alle superiori le attività extra curriculari che gli insegnanti ci facevano fare anzichè fare lezione, ore e ore a fare incontri e progetti che a noi studenti interessava zero. Eravamo lì per imparare eppure alla stra maggioranza degli insegnanti non importava. Ecco il punto di vista degli studenti: gli insegnanti non sanno insegnare (molti di loro si limitano a leggere dal libro o dalle slide, parlano di tutt'altro durante le ore di lezioni per poi lasciare a noi tutto il lavoro da fare a casa); i programmi sono vecchi e per il mondo di oggi obsoleti, è mai possibile che arrivo in quinta liceo e ho dovuto studiare per tre volte chi erano gli etruschi ma non so nulla sulla guerra fredda?; gli insegnanti organizzano male il loro tempo, sanno che hanno a disposizione tot ore all'anno e ci impiegano un'infinità di tempo a spiegare un solo argomento; la superficialità degli insegnanti nei confronti degli alunni. Ed è l'ultimo punto quello più ovvio all'interno del libro: noi studenti, non siamo stupidi, non siamo svogliati. Abbiamo solo perso la pazienza perchè nessuno ci ascolta. Provate a chiedere a qualsiasi studente consigli su come modificare il sistema scolastico. Dite sempre che fate le cose per il nostro bene ma non considerate mai quello che vogliamo noi studenti.
Profile Image for Monaco Obbediente.
169 reviews8 followers
January 11, 2019
Una professoressa parla della scuola come di un eden perduto, distrutto dalle riforme, dalla società, dalla televisione. Molto apocalittico e anche molto snob (la letteratura come strumento di salvazione), ma dice anche delle cose vere. Forse quello che manca veramente è una riflessione seria (non di mezza pagina) sulla scuola distrutta dagli stessi insegnanti, che l'hanno trasformata in un parcheggio per docenti incapaci o, peggio, negligenti.
Profile Image for Ludovica Ponzo.
279 reviews7 followers
February 13, 2019
https://lalettricesullenuvole.blogspo...


Il mio primo amore è la Letteratura, anche se quando scelsi di frequentare il Liceo Classico lo feci per diventare una psicologa, ma una volta che lessi Virgilio, Petrarca, Leopardi, Montale ho avuto la certezza di non avere scelta: Lettere Antiche all’Università, contro il parere di mia madre che voleva diventassi un’insegnante come lei (maestra d’infanzia), contro il parere dei più, che in una scelta del genere vedevano solo l’inutilità della materia e non la Grandezza dei Poeti. Mi sono poi laureata in biblioteconomia, quando ormai i libri stavano per essere soppiantati da altri supporti, ma come per le Lettere, me ne sono fregata e sono solo andata avanti per la mia strada, incurante dei buoni consigli e di chi reputava, e reputa oggi ancor di più, inconcludente e non fruttuosa la lettura!

Cosa c’entra questo spaccato di storia privata, la mia, con questo libro e questa autrice, di cui ho letto molto ed adorato Una barca nel bosco? Oltre ad essere una scrittrice ed un’appassionata di Letteratura è una professoressa di lettere in un Liceo, in cui per qualche anno non ha lavorato per motivi di studio, un dottorato e una borsa di studio post-dottorato vinti, ed in cui torna dopo sei anni, ma trova una riforma che ha ribaltato completamente la Scuola e tutto quello che da sempre fa parte di questo universo. La scuola che forse per i non-addetti risulta talmente un mondo a sé che lei, la quale prima di scegliere di diventare un’insegnante aveva semplicemente deciso di studiare letteratura, decide di rivolgersi al suo cane, Perry Bau, per spiegargli quanto il suo mondo, in cui si era sempre riconosciuta, la Scuola, stia andando a rotoli.

La sua è una visione molto obiettiva, seppur molto personale ed anche molto delusa, di quanto riforme su riforme invece di migliorare la scuola e portare l’alunno ad un’autonomia di pensiero e di ragionamento, lo porti, di contro, ad omologarsi a quello che è diventato l’unico fine della scuola: produttività ed efficienza, pubblicità e sintesi. L’esempio che fa della quasi totale sostituzione del tema agli esami di maturità con un “elaborato”, la dice lunga su quanta poca libertà sia rimasta agli alunni di esprimersi, di formulare dei pensieri, di mettere in quattro fogli di carta contenuti che ha potuto conquistarsi con letture personali e con interessi sviluppati al di là del programma, ma grazie a quella scuola che ancora dava input per far spaziare la mente!

Tra le righe, un’analisi approfondita di come fosse e di come sia oggi l’insegnamento, a cui non tutti sono indistintamente portati, di come sia diventata la scuola, non più fornitrice di contenuti e di conoscenza di autori che, forse nella vita non serviranno, ma che a quindici anni dovrebbero ancora essere in grado di causare stupore, un’apologia ben strutturata delle persone che hanno scelto l’insegnamento con l’intento di trasmettere un sapere, di far breccia nel cuore dei propri alunni e non di riempire scartoffie e di perdersi con lungaggini burocratiche e sociali che poco hanno a che vedere con Dante e Foscolo.

La Mastrocola, che fino ad ora avevo conosciuto come autrice di romanzi, indirizzati soprattutto a ragazzi, si è rivelata in questo piccolo saggio sulla scuola, un’autrice ironica e polivalente. La sua è una scrittura veloce, lineare, in alcuni tratti anche molto divertente, intrisa di citazioni che non appesantiscono l’opera ma danno il senso di quanto profonda e viscerale sia la sua conoscenza di un “altro” mondo.


«Cerchiamo di attrezzarli al meglio per vivere in questo mondo;
ma così li condanniamo a non vivere mai più nell’altro mondo,
quello non utile, non pratico, non veloce, non informato:
il mondo della letteratura e dell’arte.»


Quante volte anche noi, lettori “forti”, ci sentiamo apostrofare con domande retoriche ed insinuanti sul tempo che “perdiamo” a leggere, sul fatto che abbiamo davvero poco da fare se “spendiamo” tutto il nostro tempo libero, ed anche non libero, con un libro in mano, perché loro non sanno di quante cene abbiamo fatto bruciare o di quanti ritardi abbiamo provocato perché “ecco, leggo l’ultima riga e poi vado”, ma sempre più difficilmente riusciamo a staccarci dai nostri amati libri? Quante volte anche noi vorremmo continuare a vivere negli “altri” mondi che la lettura ci regala continuamente?

A tutte noi oggi vorrei dedicare l’utopia, come l’ha definita la Mastrocola, e prima di lei la mia amata Virginia Woolf, di una “stanza tutta per sé” in cui poter essere da soli con i nostri pensieri, magari con un libro ed un quaderno su cui mettere un po’ di noi stessi:

«Stiamo pure dentro ed attrezziamoci a vivere con strumenti e metodi idonei;
ma ritagliamoci un...tempo fuori, esterno ed estraneo,
dove far crescere l’altezza.
Naturalmente, un’altezza verso il basso,
chiamata anche...profondità.»


Un bel libro, piacevole ed adatto non solo a chi nella scuola ci lavora e a chi alla scuola ha dedicato la propria vita, non solo a chi potrà ritrovarsi nelle parole e nella denuncia di questa professoressa, ma anche a chi voglia riscoprire l’importanza della Letteratura, nell’espressione dei grandi Poeti che hanno fatto la nostra storia e ci hanno dato la possibilità di avere un personale e variegato bagaglio culturale. Non sono d’accordo con tutto il suo pensiero, ma in linea di massima le riconosco il grande pregio di voler continuare a dare qualcosa agli studenti. Basi solide su cui fondare il loro futuro. Autori in grado di smuovere le coscienze e permettere agli studenti di sviluppare un proprio pensiero.
Profile Image for Rita Terlizzi.
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September 30, 2020
"La scuola raccontata al mio cane" di Paola Mastrocola

Guanda Editore, 2008
172 pagine

«Difficile oggi fare l’insegnante di lettere. Quando lo dico in giro, molti mi guardano perplessi. Secondo me, chi è fuori dalla scuola non può sapere come stanno le cose.»

Paola Mastrocola ha deciso di raccontare come la scuola è cambiata nel tempo e come il mestiere d'insegnante "non c'è più" ...che poi che significava insegnare??? Niente di più che il piacere immenso della condivisione!!! ❤️

Come primo ascoltatore del racconto ha scelto il suo cane, Perry Bau!
La sua estraneità canina l'ha aiutata a non dare niente per scontato.
Ha provato anche a spiegargli, come si sentono chi, come lei, hanno amato la letteratura, e della fatica a "passare" i loro amori ai ragazzi 💗 🐶

La scuola è cambiata... dove sono finiti lo studio, la lettura, il tema, la concentrazione, il tempo, la logica, gli apostrofi, la noia? E gli esami di riparazione a Settembre???
"Per quale motivo dobbiamo imparare a insegnare, e insegnare a imparare, e a nessuno importa mai che cosa?"
Per il nuovo mestiere, sono stati coniati nuovi verbi e nuovi complementi oggetto.
Insegnare e far lezione sono parole vecchie 😨
Oggi l'insegnante deve fare ben altro: Recupera. Colma. Accoglie. Progetta. Esplicita. Pianifica l'offerta, cura.

"Un mare di parole nuove mi travolse quando, come dicevo, tornai a scuola nel 1999. Per questo non riconobbi più nulla e mi parve che mi avessero cambiato il mondo, spostato l'orizzonte, trafugato la terra da sotto i piedi. [...]
Brancolavo nel vuoto, rasentavo i muri, percorrevo invano corridoi deserti alla ricerca di qualcuno che mi aiutasse. Che mi dicesse quali erano i miei obiettivi, i miei metodi, i miei percorsi, le mie strategie, i miei moduli, le mie competenze... Di colpo non sapevo più niente. E non ero niente." 😱

"Ci chiedono di insegnare: educazione stradale, la corretta alimentazione, i danni dell'assunzione di droghe, i rischi di concepimento e di contagio nel rapporto sessuale. Ci chiedono di occuparci dell'educazione dei ragazzi in senso lato. Di far loro da genitori, da psicologi, da animatori. Ci chiedono di portarli al cinema, a teatro, alle mostre, in viaggio. Ci chiedono di aiutarli a navigare in internet, a usare PowerPoint, il masterizzatore.
Ci chiedono, in due parole, un mestiere allargato, che vada a coprire aree un tempo estranee alla nostra competenza.
A noi, un tempo, competeva un mestiere molto ristretto e ben definito: INSEGNARE LETTERATURA..."

Le riforme promuovono la formazione di giovani perennemente felici, promossi, socializzati, soddisfatti e dinamici in grado di rispondere ai requisiti che richiede la società moderna, liberandoli da qualsiasi responsabilità... l’impegno e lo studio vengono sempre più sminuiti... per regalargli un tempo fatto solo di eventi, contatti, intrattenimenti, divertimenti, svaghi, esperienze.
E tutto questo lo vuole la famiglia, lo vuole la scuola.

Paola Mastrocola, in questo libro fa un ritratto di una scuola che ha perso completamente la sua identità e offre ai suoi studenti sempre meno, la soluzione per lei, per quanto riguarda la sua materia (lettere) sarebbe nella riscoperta della letteratura come patrimonio culturale da cui ognuno di noi dovrebbe attingere e nella lettura di buoni libri 👏🏻👏🏻👏🏻💗

Comunque il libro è uscito nel 2008. Spero che le più recenti riforme hanno restituito una certa serietà alla scuola ...o almeno me lo auguro 🙏🏻❤️

⭐⭐⭐⭐
Profile Image for Sara.
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February 28, 2020
Le idee della Mastrocola mi lasciano sempre un po' perplessa. Ho già letto La gallina volante e il motivo ricorrente è che si lamenta continuamente del mestiere dell'insegnante...dunque perché lo svolge, avendo alle spalle pure un PhD e un post doc?
Non è chiaro. Non emerge mai una vera passione per l'insegnamento e d'altronde lei lo dice chiaro e tondo: è appassionata di letteratura e solo quello vorrebbe fare, parlare di letteratura, fine. (e mi chiedo, da docente, ma al liceo scientifico lei insegna solo letteratura? Non fa, che so, storia?)
Se si supera questo fastidio, però, lo stile con cui scrive è piacevolissimo, molto divertente e scorrevole. E, ahimè, le cose di cui si lamenta sono molto vere.
Ritengo però che, per quanto il suo libro abbia come scopo quello di spiegare la scuola, sia adatto soprattutto a chi a scuola ci vive, agli insegnanti come lei, come me, che sanno davvero cosa vuol dire fare questo mestiere e che tutti i disagi e le disavventure che lei passa le hanno vissute in prima persona. Perché è bello sapere che non si è soli in questa giungla di mestiere e che, a volte, ci si può anche ridere un po' su.
Profile Image for Davide Di Tullio.
109 reviews
April 17, 2023
Un libro del 2004 che suona profetico o forse già troppo in ritardo. Comunque lo si intenda, questo saggio ironico e amaro è la testimonianza spassionata di un'insegnante di lettere che in un surreale diaologo col suo cane prende atto di una cosa: la scuola si è smarrita. Ha perso la sua vocazione, che è quello di trasferire conoscenza nella testa dei ragazzi. Si è omologata, è stata addomesticata, ha capitolato dal suo ruolo di baluardo anticonformista. Dalla scuola autoritaria e insopportabilmente nozionistica degli anni 60' si è passati alla scuola "da bere", degli insegnanti amici degli studenti, delle bocciature impossibili, del "volemosi bene"che sforna una pletore di ignoranti e che scava ancora di più il solco nell'ingiustizia solciale tra chi può, malgrado questa scuola, colmare il gap di conoscenza e chi se lo porterà dietro per il resto della vita.

Un quadretto a tinte forti, una voce che talvolta estremizza certe posizioni, ma che resta sincera, disinteressata e finisce per insiuare il dubbio che la scenario della scuola di oggi non è nient'affatto il migliore possibile.
Profile Image for Matteo Reccagni.
70 reviews3 followers
September 12, 2026
Una premessa importante: il libro e' stato scritto nel 2004, quindi valutarlo con gli standard e la mentalità del 2026 è rischioso. In generale però, pur essendo anch'io insegnante e condividendo gran parte delle perplessità e preoccupaIoni dell'autrice, sono rimasto piuttosto infastidito dal tono con cui vengono narrati i grandi problemi della scuola: troppo saccente, auto compiacente e autoreferenziale. È innegabile che i problemi ci siano, ma porsi quasi come unici depositari del vero insegnamento mi pare poco istruttivo. Una faccenda proprio non mi va giù (ma questo è un parere personalissimo e chiaramente contestabile): in un passaggio Mastracola dice (non ricordo le parole esatte) che l'insegnante dovrebbe insegnare, non fare anche l'educatore, lo psicologo, il confessore... allora, posso essere d'accordo che non abbiamo tutte le competenze necessarie (forse dovremmo averle?), però ecco la funzione educativa del professore, soprattutto in questo periodo storico, mi sembra più che mai indispensabile.
Profile Image for Ily.
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January 5, 2018
Interessante saggio che si legge in poco tempo, nel mio caso un paio di ore: fluido, scorrevole, appassionato... condivido appieno il pensiero dell'autrice! Alcuni aspetti son passati come ad esempio la citata Ssis ormai andata in pensione e sostituita ad oggi nel moderno e snellente (?) Fit. La sostanza però resta: il provare a buttarsi nel settore perché c'è crisi e si prova a lasciare più porte aperte nel mondo del lavoro, a discapito della passione, la frammentazione delle discipline, i progetti vari che vanno a sfavore delle materie invece essenziali e veramente formative. Se voglio imparare a suonare la chitarra, mi impegno a seguire un corso nel pomeriggio. O ancora l'ingiustizia del sei politico alla fine dell'anno rispetto a chi quel sei se lo è sudato, o l'insegnare ad insegnare che li per li fa sorridere ma in modo malinconico. È una lettura che dovremmo fare tutti, insegnanti, educatori, genitori, sia per chi come me spera ancora di lavorare in questo settore tutto in salita o per chi c'è riuscito e naviga in queste acque, sia che lo faccia con spirito controcorrente sia adeguandosi al sistema ma che, non importa quanto sotto, continui ad indignarsi per come vanno le cose nella scolastica.
Profile Image for Valeria Nicoletti.
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December 23, 2019
Un racconto autobiografico, che si legge come un romanzo, dove Paola Mastrocola spiega come in pochi anni la scuola sia diventata una sorta di "livella", penalizzando i più bravi ma offrendo anche meno opportunità ai più disagiati, un gioco a premi con progetti improbabili, dove merito e competenze antiche, come leggere, scrivere, memorizzare una poesia o far di conto perdono importanza. Una lettura leggera, con tanti consigli, indispensabile per chi si affaccia al mondo della scuola o lo vive, e per tutti, per sapere in che direzione sta andando la nostra gioventù.
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February 17, 2026
Un saggio molto interessante sui cambiamenti scolastici degli anni 90, raccontato con semplicità e delicatezza. Ricco di spunti di riflessione, questo libro della Mastrocola racchiude in sé le speranze di un'insegnante di lettere e la sua difficoltà ad entrare in contatto con le nuove politiche scolastiche. Quanto davvero stiamo insegnando ai giovani ragazzi?
Profile Image for Sara Mariani.
21 reviews
November 17, 2022
Libro che spazia ed analizza i diversi aspetti, burocratici e non, della scuola italiana. La Mastrocola, attraverso il suo solito ritmo narrativo familiare e coinvolgente, offre numerevoli spunti di riflessione.
Profile Image for Romilda.
41 reviews
August 4, 2018
Completamente d’accordo su tutto, abbassamento generale del livello, triste ma vero.. quali i rimedi? Ci vorrebbe un buon ministro..
Profile Image for Simone S.
390 reviews2 followers
March 2, 2020
Interessante visione della scuola italiana di ormai vent'anni fa.
Profile Image for Flavia Cecconi.
116 reviews1 follower
October 16, 2023
Una interessante panoramica sulla scuola all'alba della riforma dell'autonomia, un pelo troppo nostalgica
Profile Image for Elena.
97 reviews17 followers
February 1, 2022
Ve la ricordate la scuola prima di POF, laboratori, lezioni “innovative” eccetera? Io ne ho un ricordo sfocato, ormai lontano. Una visione da studentessa che voleva solo uscire a giocare, leggere, divertirsi con gli amici. Paola Mastrocola ne ha un ricordo da insegnante: un ricordo vivido di anni pieni di cambiamenti e modifiche, durante il quale bastava assentarsi di qualche settimana per rimanere indietro e poco aggiornati.

“La scuola raccontata al mio cane” è un racconto ironico e pungente di come la scuola è cambiata negli anni, interessantissimo da leggere sia come studente che come insegnante. Fa ridere e sorridere, ma anche riflettere e provare un pizzico di amarezza.

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Profile Image for Callie S..
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October 8, 2012
... Che è furbo e si educa altrove

Visto lo stato della scuola italiana, il fuoco amico della Mastrocola sembra quasi un accanimento gratuito. L'ironia tagliente e la straordinaria lucidità dell'analisi, tuttavia, invitano insieme al sorriso e alla riflessione (e questo è un lascito da non sottovalutare).
95 reviews6 followers
August 4, 2010
Un'insegnante che spiega perché la scuola di oggi va così male. Lettura consigliatissima, soprattutto ai genitori e ai ministri.
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