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16 de octubre de 1943

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16 de octubre de 1943 es la primera memoria escrita de la Shoah italiana y una de las primeras publicaciones aparecidas sobre este tema en Europa. Una crónica de aquel terrible día que culminó con la deportación de los habitantes del gueto de Roma a los campos de la muerte de los que casi ninguno regresaría. Debenedetti articula un relato coral siguiendo a los protagonistas de aquellos hechos, dando voz a una colectividad anónima que nos hace partícipe de su drama. Este volumen incluye también Ocho judíos, otra pieza breve de Debenedetti, en la que el autor reflexiona sobre la condición judía y su relación con el otro a partir de los trágicos acontecimientos que le tocó vivir.

128 pages, Paperback

First published January 1, 1945

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About the author

Giacomo Debenedetti

48 books5 followers
Giacomo Debenedetti è stato uno scrittore, saggista e critico letterario italiano. Fu tra i maggiori interpreti della critica letteraria in Italia nel XX secolo, uno dei primi ad accogliere la lezione della psicoanalisi e delle scienze umane in genere, e tra i primi a cogliere tutta la portata del genio di Marcel Proust.

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Profile Image for Sergio.
1,363 reviews141 followers
November 26, 2023
La cronaca solo apparentemente di taglio giornalistico dell’infame retata che la truppa tedesca, agli ordini del Maggiore delle SS Herbert Kappler, compì iniziando all’alba del 16 ottobre 1943, nel quartiere ebraico di Roma, avviando alla deportazione verso un destino di morte, un numero imprecisato di Ebrei, e comunque non inferiore a mille e tra questi non solo maschi adulti ma intere famiglie con bambini e neonati, senza che nessuno, tra gli organi italiani all’indomani dell’armistizio e/o il Vaticano, facessero il benché minimo passo di intercessione o rimostranza.

Una pagina oscura nell’Italia appena uscita dalla guerra, scritta da Giacomo Debenedetti [1901-1967] e pubblicata nel dicembre 1944, testimonianza commovente e toccante di un popolo rassegnato e fatalista.
Profile Image for Siti.
409 reviews167 followers
May 17, 2020
Quando Debenedetti pensò di commemorare la tragedia della deportazione di oltre mille ebrei in seguito al rastrellamento del ghetto di Roma, a detta del figlio Giovanni intervistato in occasione dei settant'anni della prima pubblicazione del libro, la necessità primaria fu quella di riportare i fatti in modo cronachistico usando l’espediente del narratore anonimo. Prevalse la pietà di fronte alla tragedia; non si sentiva l’autore di appropriarsi del dolore e tanto meno di fare in modo che apparisse come frutto del suo lavoro: furono i fatti a generarlo. Certo è che il dolore va saputo raccontare; come disse Moravia nella postfazione a una delle diverse edizioni, scritta su richiesta proprio di Antonio, il figlio di Giacomo, “ la pietà prevalse sull’estetismo”. Indubbio rimane l’alto valore letterario dello scritto. Sono pagine piene di grazia, raccontano l’antefatto della tragedia, non solo il tentativo della donna di popolo di avvisare gli ebrei dell’imminente pericolo di cui fortuitamente è venuta a conoscenza, e del suo affannarsi invano, ma anche il ricatto a cui furono sottoposti gli ebrei - la consegna di cinquanta chili d’oro da racimolare in un tempo strettissimo - per evitare l’arresto di duecento di loro. È la grazia del venerdì sera, quella del popolo laborioso che si prepara alla festa del sabato, è la ritualità della sinagoga, è la vita intima delle abitazioni dove gli ebrei si rifugiano alle prime avvisaglie del calare delle tenebre, memori di pregresse notti dolorose nella storia del loro popolo. Sono presentati, questi uomini e queste donne, in una ingenuità tale da sentire quasi l’esigenza di spronarli, insieme alla povera Celeste che, se almeno fosse stata una signora, l’avrebbero ascoltata … Quelle stesse case, quelle stesse vie del ghetto sono poi squassate dalla retata la quale, iniziata alle prime luci dell’alba, intorno alle cinque del mattino, e conclusa entro il primo pomeriggio, coglie nel sonno i suoi poveri abitanti. E allora imperversa il caos, non tanto quello del fuggi fuggi, l’abbiamo detto, gli ebrei sono fiduciosi e increduli, il loro sentire mal si concilia con l’azione necessaria per la fuga, ma quello dell’animo, quello che di contro paralizza e lascia ancora la flebile speranza di potersela cavare nascondendosi dietro la porta della propria abitazione. È poi il caos della retata, paradossalmente condotta con la meticolosità dei tedeschi essa viene invece dominata dal caos: salvarsi o perdersi per sempre diventa puro gioco del destino, nonostante la precisione con al quale è stata compilata la lista. È la parte più tesa della narrazione, rende in modo mimetico la concitazione. Segue poi il ritmo lento dell’attesa, quello che precede il lungo viaggio senza ritorno. I vagoni piombati, la consapevolezza del macchinista, il sommesso vociare, stipato in spazio angusto, incrociato dai civili colti nella loro quotidianità gravata ora da un nuovo peso, quello dell’impotenza. Molti furono i civili che aiutarono gli ebrei; quelli sopravvissero forse fino all'eccidio delle Fosse Ardeatine, degli altri tornarono in sedici.
Profile Image for piperitapitta.
1,057 reviews472 followers
February 7, 2023


Per la prima volta non l'ho letto con i miei occhi, ma l'ho ascoltato letto da Moni Ovadia: non amo gli audiobook (niente in contrario, ma per me - inteso come "per la mia persona" e non come "secondo me" - sono un'esperienza del tutto diversa dalla lettura e non mi piace sostituire l'ascolto alla lettura e a tutte quelle sensazioni che leggere mi regala) e ultimamente non mi piace nemmeno troppo Moni Ovadia (non tanto lui come interprete teatrale, quanto alcune sue posizioni): ma, appunto, la sua voce, la sua intonazione, il suo essere ebreo (unitamente alla brevità del testo) mi hanno convinta a tentare l'esperimento, che oserei definire riuscito: la tragicità e la partecipazione che si respirano nelle tre puntate registrate per Ad alta Voce (e quindi disponibili su RaiPlaySound) aggiungono sicuramente valore al testo stesso e al tempo stesso non lo invadono, non lo alterano, regalando all'ascoltatore la sensazione di avere ascoltato un narratore onnisciente o forse, ancor più, la voce dell'autore.

Continuo con la lettura, però, perché alla fine la parola scritta mi aiuta a sedimentare le cose e a comprenderne meglio il valore letterario. Su quello del saggio e del documento, invece, non ci sono dubbi. Poi, mi sembra di aver capito che la versione libro (lo sto leggendo in ebook, per cui lo scoprirò andando avanti) si componga anche di altri elementi, della lettura dei quali non mi vorrei privare.

Magistrali la prefazione e la postfazione di Alberto Moravia.
Profile Image for Gauss74.
467 reviews94 followers
June 4, 2021
Un libriccino piccolo piccolo, che contiene due contributi da poche pagine ciascuno, ma in grado di suscitare emozioni fortissime e che lascia parecchio da dire. Forse troppo, il testo è tanto breve che si farebbe prima a leggerlo direttamente (fatelo. E' un ordine).

La prima parte è la drammatica, cinematografica cronaca del rastrellamento del Ghetto di Roma il 16 Ottobre 1943, appunto. E si incontrano scene già altre volte viste, un altro sguardo sull'abisso. la stessa sgomenta incredulità delle vittime e degli impotenti spettatori, pietrificati dall'orrore. Solo pochissimi (in buona parte le istituzioni cattoliche) sui muoveranno per salvare più gente possibile attraverso gli incredibilmente innumerevoli buchi nella rete nazista che inesorabile si stringeva. L'incredulità di fronte al male è la prima lezione che questo importante fascicolo ci lascia. Il male esiste, ed è un bene tenerlo sempre a mente e familiarizzare con quest'idea, perchè quando occorrerà agire più gente possibile dovrà farlo senza esitare.

I tedeschi. Sempre e dovunque nella storia umana ci sono stati olocausti più o meno cruenti, ma quello che distingue la follia nazista da tutte le altre è lo scientifico, teutonico rigore con il quale l'annientamento viene inflitto. Pratiche spaventose di deportazione e massacro, che ci si aspetterebbe siano fonte dell'odio più feroce, vengono applicate con una sistematicità da ricettario medico. Un tanto di urla, un tanto di bastonate, un tanto di pallottole alla tempia, un tanto di stupri mescolati con una buona dose di falsa pietà e menzogne. Questo era il modo di ragionare dell'assassino nazista nel 1943 e nel 1944, al punto che acquista senso l'immagine dantesca del fondo dell' Inferno come un luogo ghiacciato, anzichè come un luogo di fiamme. Nel 1945 quando la fine e la rovina dei carnefici si avvicinavano l'olocausto diventò qualcosa di diverso, ma questa è un'altra storia.

Gli italiani. Si sono divisi tra botoli ringhiosi alla coda dei lupi feroci, cercando di farsi grossi della forza degli altri (i pettoruti fascisti in camicia nera che assistevano soddisfatti allo sterminio di donne e bambini), e spettatori più o meno impotenti. Anche se sarebbe sleale dire che nulla è stato fatto: lo stesso Eichmann ebbe a lamentarsi che di tutti gli stati d' Europa, quelli in cui la deportazione andò peggio furono la Danimarca e l' Italia. E Churchill ebbe a dire che quello italiano è un popolo troppo civile e troppo smaliziato per seguire fino in fondo un percorso di degenerazione così assurdo. Fu tutto un seguire di false parentele, di porte che si aprivano di nascosto, di camion rubati e deviati, che anche in queste pagine hanno lasciato traccia.

Ma come mai tanta inefficienza, tanti buchi in quella che è stata la macchina di distruzione più perfezionata della storia umana, quella nazista? Perchè l'isolamento fisico e culturale della popolazione ebraica, quella cocciuta e superba separazione vissuta da gran parte delle nazioni come una minaccia e che ha dato vita all'antisemitismo ottocentesco, nel ventesimo secolo non c'è più Culturalmente, socialmente e professionalmente gli ebrei d' Europa sono perfettamente integrati nelle nazioni a cui appartengono, e nel mondo della vita di ogni giorno la stessa parola ebreo è diventata poco più che un guscio vuoto (morirono nel nome di una parola, "la parola ebreo" come scrive Rosetta Loy). Capiamo davvero quanto sia stato pretestuoso l'olocausto, che di fatto fu per la maggior parte dei regimi totalitari un modo di stornare l'odio delle masse frustrate dalla povertà e dalla crisi su un comodo capro espiatorio (magari per Hitler e Rosenberg fu qualcosa di più, ma quest'odio ideologico fu davvero qualcosa di molto ristretto). E contemporaneamente il libro sottolinea in modo intelligente che proprio per questo quello degli ebrei fu un genocidio di piccoli tradimenti, di delazioni, di liste cartacee (ce lo ricordiamo Oskar Schindler?), di numeri tatuati. Perchè a distinguere gli ebrei dai gentili nei fatti restava nulla, a differenza ad esempio dalle etnie zingare, che patirono essi stessi il loro olocausto e che molto spesso a causa della loro estraneità alla nazione patiscono ancora oggi.

La considerazione più importante da fare è che il racconto della deportazione degli ebrei di Roma è del 1944, la guerra era ben lungi dal finire e l'Italia era ancora divisa in due, il fronte correva lungo la linea gotica. Eppure già allora tutti sapevano tutto. Queste pagine ricordano troppo da vicino le rimembranze dei sopravvissuti nel dopo guerra. Ancora una volta tocca ribadirlo, non si poteva non sapere ed ogni forma di revisionismo è una menzogna.

La seconda parte del libro è intitolata otto ebrei, ed è una importante riflessione che riguarda molto da vicino noi che siamo venuti dopo l'olocausto ed il modo che abbiamo di confrontarci con il popolo ebraico sopravvissuto. Il fatto è semplice e devo dire molto italiano. Un questurino, un burocrate di nessun conto, nello stilare una parte della lista (ancora!) delle vittime da uccidere nella rappresaglia delle fosse ardeatine, accortosi di avere dieci nomi in più, decide di depennare otto ebrei e due gentili. Lo stesso burocratino talmente insignificante che non ne ricordo neppure il nome, in uno dei tanti processi del dopoguerra userà questo fatto per scagionarsi. L'evento di per sè piccolissimo, consente di condurre un paio di riflessioni: la prima è che noi italiani nel nostro essere paraculo non ci smentiamo mai. Questa, insieme con gli ordini dei generali a Caporetto (andate a leggerli, sono fantastici), è la cosa più machiavellica che abbia mai visto, ed è la ragione per la quale l' Olocausto in Italia sia stato solo parziale. Siamo un popolo di don Abbondio, inetto alle decisioni radicali, che ci schieriamo sempre dalla parte del più forte però ci lasciamo la scappatoia sempre aperta, si sa mai che ci sbagliamo. Non siamo adatti alle guerre totali, noialtri, in questo caso per fortuna.

Se pensiamo che magari, almeno in minima parte, il burocratino abbia agito spinto dalla pietà, ne nasce una riflessione altrettanto dolorosa. Se c'è una cosa che gli ebrei del dopoguerra (e magari anche quelli di oggi) hanno odiato, è ricevere il bene in quanto ebrei, in quanto vittime. L'amore che porta alla difesa di quelle otto persone (e di infinite altre, prima e dopo la fine della guerra) è l'altra faccia della medaglia dell'odio nazista. Gli ebrei della diaspora sono un popolo al quale non interessa più restare nazione, e vogliono essere trattati da cittadini, coi diritti ed i doveri dei cittadini, non in modo diverso. Perchè il modo diverso radica un sistema di pensiero che se in un certo momento conduce all'amore, in un batter di ciglia conduce all'olocausto. Da questo peccato originale nasce lo stato d' Israele con le sue storture ideologiche e tutto il sangue che ancora adesso ne sgorga, da questo peccato originale nasce anche l'antisemitismo contemporaneo, che in Europa da niente, ma davvero da niente, è giustificato.

Davvero tanto pensiero, in un libro così corto, che magari proprio per questo dovrebbe esser fatto leggere a tutti.
Profile Image for Malacorda.
604 reviews289 followers
August 9, 2017
Toccante come Se questo è un uomo. Toccante come Schindler’s list. Toccante - quasi - come una visita ad Auschwitz Birkenau.
Si potrebbe definire una cronaca, una ricostruzione dei fatti a una distanza di tempo relativamente breve dal loro accadimento, se non vi fosse il fatto che lo stile è molto più intenso di una comune cronaca, per quanto ben scritta.
Indubbiamente l’ebraismo, oltre che una religione è un mondo a parte, una cultura complessa e piuttosto ermetica. Questo testo, con la sua coralità e la sua immediatezza, offre una chiave di lettura chiara e semplice, apre una piccola finestra sulla cultura e sulle tradizioni ebraiche anche per chi non ha determinate nozioni di base.
In ‘Otto ebrei‘, oltre alla cronaca, si trovano utili e attualissimi spunti di riflessione su uno degli sport più praticati dagli italiani: il salto sul carro del vincitore.
Profile Image for Alessia Claire.
160 reviews
November 24, 2019
Entriamo ora in una casa di via S. Ambrogio, nel Ghetto. Potremo seguire la razzia in tutte le sue fasi. Verso le 5 (ora psicologica, ripetiamo), la signora Laurina S. viene chiamata dalla strada. È una nipote che le grida:
«Zia, zia, scendi! I tedeschi portano via tutti!»
Questa ragazza, qualche momento prima, uscendo di casa in via della Reginella, aveva veduto portar via una intera famiglia con sei bambini, la maggiore dei quali di dieci anni. La signora S. si affaccia alla finestra. Vede ai lati del portoncino due tedeschi, armati di moschetto (o di mitra, non sa specificare). Qui si domanderà come abbia potuto la nipote gridare così dalla via, e parole tanto esplicite, alla presenza di due tedeschi (la via è angosciosamente stretta, un budello). Ripetiamo che i tedeschi, in massima, non rastrellarono la gente per via: fuor di casa furono presi soltanto quelli che, infelici, vollero farsi prendere. Né bisogna credere che la tragedia si sia svolta in un'atmosfera di muta e trasecolata solennità: le persone seguitavano a parlare tra di loro, a gridarsi degli avvisi, delle raccomandazioni, come nella vita di tutti i giorni. La fatalità svolgeva il suo lavoro sostanzioso, senza preoccuparsi del cerimoniale, senza badare alle inezie di forma. Il dramma entrava nella vita, vi si mescolava con una spaventosa naturalezza, che lì per lì non lasciava campo nemmeno allo stupore.
Dapprima la signora S. suppose, come tutti, che i tedeschi fossero venuti a portar via gli uomini per il «servizio del lavoro». Questa idea, sparsa probabilmente ad arte, fu la rovina di molte famiglie, che non pensarono a mettere in salvo vecchi donne e bambini. Comunque, fidando nella presunta immunità delle donne, la S. si rifà cuore, si veste alla meglio, prende carte annonarie e borsa della spesa, poi scende per cercare di capire di che si tratti.
Qualche giorno prima è caduta, trascina una gamba ingessata.
Giunta per via, si avvicina ai tedeschi di sentinella, offre loro da fumare, quelli accettano. Dei due, l'uno poteva avere un venticinque anni, l’altro ne dimostrava una quarantina. Come in tutte le Mie Prigioni c’è sempre un carceriere buono, così in questa razzia ci saranno le SS. di gran cuore: questi due, per esempio. La leggenda formatasi poi nel Ghetto ha deciso che fossero due austriaci.
«Portare via tutti ebrei...» risponde il più anziano alla donna. Costei si batte la palma sull'ingessatura:
«Ma io gamba rotta... Andare via con la mia famiglia... ospedale... »
«Ja, ja» annuisce l’«austriaco», e con la mano le fa cenno di svignarsela.
Mentre aspetta la famiglia, la S. pensa di mettere a frutto la sua amicizia con i due soldati per veder di salvare qualche vicino. Chiama anche lei dalla strada:
«Sterina! Sterina!»
«Che c’è?» fa quella dalla finestra.
«Scappa, che prendono tutti!»
«Un momento, vesto pupetto, e vengo.»
Purtroppo vestire pupetto le fu fatale: la signora Sterina fu presa con pupetto e con tutti i suoi.
Dalla via del Portico di Ottavia giungono lamenti mischiati con grida. La signora S. si affaccia all'angolo della via S. Ambrogio col Portico. Com'è vero che prendono tutti, ma proprio tutti, peggio di quanto si potesse immaginare. Nel mezzo della via passano, in fila indiana un po' sconnessa, le famiglie rastrellate: una SS. in testa e una in coda sorvegliano i piccoli manipoli, li tengono suppergiù incolonnati, li spingono avanti coi calci dei mitragliatori, quantunque nessuno opponga altra resistenza che il pianto, i gemiti, le richieste di pietà, le smarrite interrogazioni. Già sui visi e negli atteggiamenti di questi ebrei, più forte ancora che la sofferenza, si è impressa la rassegnazione. Pare che quell'atroce, repentina sorpresa già non li stupisca più. Qualche cosa in loro si ricorda di avi mai conosciuti, che erano andati con lo stesso passo, cacciati da aguzzini come questi, verso le deportazioni, la schiavitù, i supplizi, i roghi. Le madri, o talvolta i padri, portano in braccio i piccini, conducono per mano i più grandicelli. I ragazzi cercano negli occhi dei genitori una rassicurazione, un conforto che questi non possono più dare: ed è anche più tremendo che dover dire: «non ce n’è» ai figli che chiedono pane. D’altronde è questione di tempo: se non li uccidono prima, verrà l'ora anche per questo. Taluno bacia le proprie creature: un bacio che cerca di nascondersi ai tedeschi, un ultimo bacio tra quelle vie, quelle case, quei luoghi che li hanno veduti nascere, sorridere per la prima volta alla vita. E certi padri tengono la mano sul capo dei figlioli, col medesimo gesto con cui nei giorni solenni hanno impartito la Birchàd Choamm: «Ti benedica il Signore e ti protegga...» - quella che invoca, per i figli di Israele, e promette la pace.
701 reviews78 followers
November 17, 2019
Las Afueras acaba de recuperar afortunadamente esta crónica inédita en castellano sobre la deportación de los judíos de Roma. En estos tiempos en el que de nuevo hay políticos paseándose por ciertos barrios para señalar a colectivos y los lugares donde viven, es más que necesario; no se trata de una simple curiosidad histórica. Debenedetti desgrana los hechos con una claridad pasmosa, en una sucesión que parece hacerlos inevitables y terroríficos, como en los cuentos infantiles de hadas, que siempre me pareció la literatura más cruel. Quien conozca un poco Roma y el barrio judío ya nunca verá igual las excavaciones cercanas al teatro de Marcello, donde los alemanes agrupaban a los detenidos durante la mañana del 16 de octubre de 1943, para vigilarlos mejor. Y entre tanta tristeza siempre asoma el absurdo: dado que los SS que realizaron la redada llegaron el día de antes desde otros lugares, para evitar que se difundiera la noticia si actuaban los que ya estaban destinados allí, cuando llevaban en camiones a los detenidos aprovechaban para ver la ciudad en la que nunca habían estado y más de uno recorrió las calles hasta el Coliseo o paró en la plaza del Vaticano, como si del bus turístico se tratara. El fascismo siempre se viste de normalidad.
Profile Image for Francesca.
191 reviews5 followers
November 26, 2018
Lirico, angosciante. L'ho ascoltato letto da Moni Ovadia per 'Ad alta voce' di Radio 3
Profile Image for Sahizer.
65 reviews
November 22, 2019
One of the most worrying books I have read, the language is very clear, very descriptive and also very real. It is the sadness and shame of humanity. As it happens to all the people who have experienced genocide, lies are the beginning of everything. We should be particularly scared of the lies of the authorities, who hold the power, who hold the status, who hold the guns. They will never tell you what they are going to do to you. Such a shame on humanity! It is the shame of knowing that in each of us there is this cruelty that religion, brotherhood, history, peace, democracy and good people could not erase. When violence is a part of the organisation, the worst thing can be that they are really well organised to execute the orders. Very sad, very true, and it should be read definitely to know more about why trust is the name of a forgotten town which had been underwater for thousands of years.
Profile Image for Datemidaleggere.
166 reviews16 followers
January 29, 2024
Un saggio storico, di stampo giornalistico, suddiviso in due capitoli:
- 16 ottobre 1943 che narra la deportazione degli ebrei romani
- Otto ebrei che tratta il significato di antifascismo legato alla figura di un commissario di pubblica sicurezza.

Un libro di poco meno di 100 pagine, breve e diretto.
Profile Image for David Villar Cembellín.
Author 5 books24 followers
November 20, 2022
Vigoroso testimonio del vaciado del gueto judío de Roma en la fecha señalada. La burocracia mecánica con que los nazis ejecutaron las deportaciones es narrada de forma precisa y sobrecoge por su frialdad.

Breve, pero inolvidable libro. Crónica y resarcimiento de la memoria.
Profile Image for chris.
131 reviews4 followers
January 22, 2024
Llibre de no-ficció, narra la redadada per part de les SS al gueto de Roma el 16 d’octubre de 1943. Llibre que exposa els fets, però que també aporta reflexions de l’autor (en nom de la comunitat jueva?).
Molt recomanable si voleu conèixer una petita però cabdal part de la història dels jueus italians del segle passat.
Profile Image for Patty.
141 reviews48 followers
June 17, 2017
Mi sono accostata a questo straordinario racconto-saggio di Debenedetti in seguito alla lettura del recente e bellissimo Portico d’Ottavia 13 di Anna Foa che narra i fatti tragici di quella triste mattina del 16 ottobre 1943 quando vennero razziati e deportati circa un migliaio di ebrei dalla sola città di Roma. Il mio grande rammarico è di non averlo letto prima. Infatti venne pubblicato già nel dicembre ’44 ed è giustamente considerato un classico della letteratura post-clandestina per il suo valore letterario oltre che testimoniale. Si tratta dunque di un grande testo per la sua esaustiva, penetrante e lucida narrazione e accompagnata, nella seconda parte, da un’analisi attenta e penetrante di una delle pagine più spregevoli della nostra Storia. L’anima del narratore e dello studioso convergono nel realizzare pagine memorabili. Una fra tante, quando Debenedetti descrive il nazista-filologo

Tutto divisa, anche lui, dalla testa ai piedi: quella divisa attillata, di un’eleganza schizzinosa, astratta e implacabile, che inguaina la persona, il fisico ma anche e soprattutto il morale, con un ermetismo da chiusura-lampo. È la parola verboten tradotta in uniforme: proibito l’accesso all’individuale passato che vive in lui, che è la sua storia e la sua più vera «specialità» di creatura di questo mondo; proibito vedere altro che questo suo «presente» rigoroso, automatico, intransigentemente reciso.
Mentre i suoi uomini cominciano a buttare all’aria la biblioteca del Collegio Rabbinico e quella della Comunità, l’ufficiale con mani caute e meticolose, da ricamatrice di fino, palpa, sfiora, carezza papiri e incunaboli, sfoglia manoscritti e rare edizioni, scartabella codici membranacei e palinsesti. La varia attenzione del tocco, la diversa cautela del gesto sono subito proporzionate al pregio del volume. Quelle opere, per la maggior parte, sono scritte in remoti alfabeti. Ma ad apertura di pagina, l’occhio dell’ufficiale si fissa e si illumina, come succede a certi lettori particolarmente assistiti, che subito sanno trovare il punto sperato, lo squarcio rivelatore. Tra quelle mani signorili, come sottoposti a una tortura acuta e incruenta, di un sottilissimo sadismo, i libri hanno parlato. Più tardi si seppe che l’ufficiale delle SS. era un egregio cultore di paleografia e filologia semitica.


Mi piacerebbe che questo testo venisse letto, studiato dai nostri figli perché si imparasse a distinguere, individuare quei segnali tipici della demagogia sociale che fa presa su

una società abbastanza evoluta per potersi credere delle idee, non abbastanza per averne


una società che da sempre, allora come adesso è purtroppo

la più plastica argilla per la propaganda.


Una lode a parte va allo stile letterario del Debenedetti: colto e straordinariamente fluente. Un vero saggio della bellezza di una lingua così riccamente stratificata quale è il nostro italiano. Ah, poter leggere tanti libri così!

Profile Image for Erika.
36 reviews7 followers
July 14, 2021
"Perciò gli ebrei chiedono questo onore di soffrire: cioè chiedono di non essere defraudati, neppure a titolo di risarcimento o di riparazione dei danni, di questa loro parte dell'umano retaggio."
Profile Image for Eddy64.
598 reviews17 followers
April 4, 2025
La quarta di copertina dell’edizione che ho letto (ne sono state pubblicate diverse nel corso degli anni) lo definisce “la prima testimonianza della shoah italiana, in quanto è stato scritto nel 1944, dopo la liberazione di Roma e a pochi mesi del rastrellamento degli ebrei dal ghetto di Roma avvenuto il 16 ottobre del 1943. La narrazione è essenziale, poco più di una cronaca asettica e corale di una quarantina di pagine, che inizia con la richiesta, onorata a fatica dalla comunità ebraica di cinquanta chili d’oro da consegnare al comando tedesco per evitare ritorsioni. Non servì a nulla dato che pochi giorni dopo, un sabato mattina, i soldati circondarono il ghetto e procedettero a rastrellare le famiglie di cui avevano gli elenchi. Gli ebrei increduli, nonostante fossero stati allertati proprio la sera prima, si fecero prendere senza problemi e dopo un paio di giorni di detenzione in un collegio militare, caricati su un treno per Auschwitz verso la morte. Dal punto di vista strettamente letterario non è un gran ché, bisogna ammetterlo e suscita poche emozioni nel lettore che già conosce gli avvenimenti. Ben diversa per esempio la tensione ne La storia di Elsa Morante, con l’episodio della donna che batte disperatamente i pugni sui vagoni del treno alla stazione per poter salire e riunirsi alla sua famiglia. Resta invece una fondamentale testimonianza da far leggere nelle scuole per la sua brevità (e immagino che già lo facciano..) per non dimenticare, soprattutto oggi, a distanza di settanta e passa anni. Qualche mese fa in un quotidiano nazionale un noto opinionista ha scritto a proposito di quel periodo che l’esercito nazista si comportò correttamente in Italia a parte qualche azione efferata da parte delle SS: se queste eccezioni si chiamano ghetto di Roma, Fosse Ardeatine, S’Anna di Stazzema, Marzabotto… allora è meglio ricordarle bene e a lungo perché bastano e avanzano per non giustificare nulla dell’occupazione tedesca e dell’ideologia sottostante il nazismo. A completare il volume “Otto ebrei”, una sorta di disquisizione che se non fosse per l’argomento sarei tentato di catalogare tra le supercazzole. Nel 1944 durante il processo per le Fosse Ardeatine un commissario di polizia imputato dichiarò a suo merito di aver cancellato i nomi di otto ebrei da un elenco di persone da destinare alla fucilazione. L’autore si lancia in una lunga e arzigogolata disquisizione sul significato dell’ebraismo e sul diritto agli ebrei di essere trattati, nel bene e nel male, come gli altri uomini e non come ebrei. La mia impressione è che il commissario lo abbia fatto consapevolmente per non sporcarsi troppo le mani (nel marzo del 44 gli alleati non erano lontani da Roma e le sorti della guerra ormai abbastanza chiare..) e scamparla in una possibile resa dei conti. Documento storico su un processo famoso (l’imputato principale fu condannato a morte, un altro linciato dalla folla) ma nulla più.
Profile Image for Emanuela.
765 reviews41 followers
December 6, 2024
Come si può non dare 5 stelle a un libro che tratta un argomento del genere per me resta incomprensibile.
Soprattutto nel caso di questo libro che descrive in particolare due momenti molto specifici della storia del popolo ebreo, segnata dalla guerra e dalla persecuzione, cioè il giorno della retata dei nazisti nel ghetto ebraico a Roma, e il processo di un militare italiano accusato di crimini di guerra che si difese con la scusa di aver inserito, nella lista dei dieci nomi di persone da salvare in uno dei “carichi” per la Germania, 8 nomi di ebrei.

A parte la grande stima per De Benedetti, come studioso e letterato, mi ha colpita il punto di vista diverso dal solito, da cui si approccia a un argomento molto trattato e discusso, e tanto delicato, come quello degli orrori della guerra. E questo tanto più in un periodo storico così particolare e drammatico in cui si risvegliano rigurgiti antisemiti a causa di un conflitto dalle origini molto antiche ma le cui manifestazioni presenti vengono declinate e manipolate abilmente da personaggi privi di scrupoli, facendo leva su vecchi stereotipi e pregiudizi del tipo ingroup-outgroup, che semplificano la visione della realtà perdendone le molteplici sfumature.

Due sono gli aspetti più efficaci di questa narrazione a mio parere: uno è riferito al primo resoconto, e consiste nel non focalizzarsi sulla narrazione di un singolo, espediente che consentirebbe sicuramente a un lettore di empatizzare maggiormente con i protagonisti, ma che permette però di rendere più fedelmente l’immagine della moltitudine di vite e di persone spezzate in quella giornata, del loro non avere nemmeno il tempo per realizzare il passaggio dalla quotidianità all’orrore, della visione che di loro avevano questi gendarmi, di loro come gruppo che diventa unità a se stante, senza alcun tipo di differenziazione nè di umanità, probabilmente necessaria anche per prendere le distanze da una reazione emotiva interiore che si sarebbe potuta manifestare se solo si fosse guardato al singolo essere umano che gli stava di fronte in quanto tale, così come accade in quell’unico caso della superstite che può raccontare il proprio ricordo di quel terribile momento.

Il secondo consiste nel fatto che, continuando a guardare agli ebrei come popolo a cui rivolgere i propri impeti amorevoli di altruismo, si compie lo stesso processo mentale dell’accomunarli senza dare a ciascuno di loro una propria umanità autonoma, come invece di solito si fa con quelli che si considerano i propri simili.
Come l’autore sottolinea, il “troppo amore” distrugge tanto quanto l’odio. Ció che chiedono queste persone è solo di essere trattati come esseri umani.
Profile Image for Davide Maria.
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June 23, 2021
Cronaca del rastrellamento degli ebrei di Roma pubblicata a caldo solamente un anno dopo i fatti, uno dei primissimi documenti di denuncia delle atrocità commesse dal nazismo. Libro pregevole dal punto di vista storico, mentre opinabile è il piglio della narrazione, che a tratti dà la sensazione di essere vagamente saccente e distaccata. Discutibile inoltre secondo chi scrive usare l'espediente di "Signora S." o "Signor P." che ricorda tanto il teatro di Giorgio Gaber, se non si vuole o non si può nominare qualcuno per esteso (ma perché mai poi in una pubblicazione di carattere storico?) tanto meglio restare sul generico e sorvolare elegantemente. Queste scelte non inficiano comunque il valore dello scritto che resta comunque notevole.
Giudizio: 83/100
Profile Image for Eli.
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August 5, 2021
Questo breve libro racconta due fatti di cronaca: il primo è la deportazione degli ebrei romani del 1943. Agghiacciante e molto coinvolgente, ci si immerge nella lettura e sembra di essere lì, a respirare l'inconsapevolezza e incredulità e poi la paura. Il secondo racconto, "otto ebrei", parte dalla dichiarazione di un commissario di Pubblica Sicurezza che testimonia, durante un processo del 1944, di aver salvato la vita a 8 ebrei cancellandoli dalla lista stilata per le Fosse Ardeatine, pretendendo di dimostrare, con tale gesto, la propria buona fede. La deposizione diventa spunto per interessanti riflessioni sulla discriminazione di carattere razzista, anche quando questa determini un "vantaggio" come in questo caso.

Profile Image for oriol abelanet.
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April 5, 2024
M'ha estat una lectura inèdita en ser un testimoni primari dels fets del 16 d'octubre que, a més a més, desconeixia. Les referències literàries habituals de l'Holocaust i la persecució nazi dels jueus solen ser a posteriori i, en canvi, aquests breus escrits són redactats el 1944, quan encara no se sabia què coi se n'havia fet de les famílies jueves segrestades pels règims nazi-feixistes: si estaven bé o no, si es trobaven a Itàlia o a fora o, senzillament, si eren vives o mortes.

Del primer petit volum em quedo amb la fredor amb què s'expliquen els esdeveniments. De "Vuit jueus" em quedo amb la transmissió de la tecnificació i numerització dels jueus amb què l'autor respon amb una crida a abraçar aferrissadament el valor humà de la vida i a protegir-la, una a una, costi el que costi.
Profile Image for Cristina.
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March 24, 2025
Impossibile non riflettere sui fatti narrati.
Un groppo in gola che non se ne va (ascoltato in audiolibro da Rai play sound) mentre ascolti. Le immagini ti si aprono davanti agli occhi. La ferocia dei comportamenti di alcuni; come non riflettere invece sul comportamento di altri che definiresti 'dal volto umano. Povere creature, povera comunità. povere vittime.
Quanta fortuna(?), casualità nella mia vita! Nell'essere nata da questa famiglia, in questo tempo, in questo luogo! Impossibile non ripensare a tutto ciò. Un libro da leggere e da rileggere.
Dare una valutazione in stelline è davvero difficile se aggiungere una stella significa considerare il libro 'più bello'. Qui la bellezza non ha senso. Il valore è dato dalla denuncia, dai fatti riportati come in un articolo di giornale.
Profile Image for Valerio Pastore.
433 reviews1 follower
October 15, 2023
80 years ago, the Nazis made one of the largest roundups of Jews in Italy, that of the Rome Ghetto. A studied, lightning-fast, organized action. Ruthless.
A tale that needs no essay, the story of that evening told by the testimony of a survivor, a story of simple people who, for a thousand competing reasons, failed to understand the danger they were in...until it was too late.
A monstrous hatred that is still manifest today. The enemy no longer speaks German, but is no less determined to carry on the bloodshed.
Profile Image for Giulia Giammattei.
21 reviews
June 21, 2023
Difficile dare un'opinione al libro.
Da un lato mi è piaciuto perché non ho trovato troppo trasporto emotivo da parte dell'autore; dall'altro lato, invece, non mi è piaciuto perché il libro è diviso in due parti, e la seconda parte l'ho trovata confusionaria e troppo "romanzata". Insomma, se dovessi rileggerlo leggerei con piacere solo la prima parte, quella del rastrellamento del Ghetto, e lascerei perdere la seconda parte, sulle fosse ardeatine.
3/5
Profile Image for Liliana.
207 reviews3 followers
June 21, 2022
Un'attenta indagine di recupero della deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma verso la deportazione. Il sarcasmo tedesco con la richiesta della consegna dei 50 kg d'oro, il disorientamento e la confusione per ciò che non i si aspettava. Una tragedia che, nonostante si voglia nascondere, grava anche sulle nostre spalle.
30 reviews
August 14, 2022
Libro da leggere una cronaca della deportazioni degli ebrei a Roma avvenuta il 16 ottobre del 43. Racconta l'inganno di Kappler per estorcere 50 kg d'oro in cambio di una falsa salvezza. Racconta l'organizzazione dei tedeschi l'impotenza degli altri, increduli si legge fino alla fine. Ci si stupisce dell'assenza di reazione anche della polizia, autorità e dei romani. Per non dimenticare.
Profile Image for Mariona Folguera Blasco.
49 reviews10 followers
July 4, 2020
Quina obra més impactant. Malgrat ser breu, està plena d'unes reflexions punyents i sorprenents sobre la culpa, la justícia i la identitat jueva compresa per un membre de la pròpia comunitat. De debò, quin llibre!
Profile Image for Chiara - Piano terra lato libri.
7 reviews
January 22, 2021
Straziante, soprattutto nella parte in cui mostra con quale fiducia nel futuro, e nel fatto di averlo, gli ebrei deportati si preparassero ad affrontare ciò che stava accadendo.
Ad ogni riga vorresti intervenire e gridare SVEGLIATEVI!
Profile Image for Gioia.
159 reviews
June 5, 2023
sono due storie una dentro l'altra e della seconda non si capisce nulla... mi aspettavo un libro e ne ho trovati due entrambi abbastanza confusionari, come se l'argomento non fosse gia abbastanza complicato di suo
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