Federico II Hohenstaufen, imperatore del Sacro romano impero, re di Germania, di Sicilia, di Gerusalemme, Stupor Mundi, come lo chiamarono i suoi contemporanei, è forse la figura più affascinante di sovrano che l’Europa abbia mai conosciuto. La sua personalità poliedrica, carismatica, liberissima suscitò grande amore ed enorme odio, rendendolo un vero e proprio mito, intorno al quale si sono prodotte molte leggende popolari. Coltissimo, amante delle lettere, delle arti e della filosofia, fu egli stesso scrittore e musicista, oltre che grandissimo legislatore (forse il più grande del Medioevo, dopo Giustiniano), fondò università e riuscì a ridare ai cristiani la città di Gerusalemme senza perseguire la logica violenta delle crociate. Ospitò alla sua corte i più grandi intellettuali cristiani, arabi ed ebrei dell’epoca a rappresentare i tre grandi popoli monoteisti che, durante il suo regno, come mai prima, vissero in pace e armonia.
Il racconto degli eventi sembra quasi agiografico, lontano da cercare una oggettività adatta ad una esposizione storica. Le motivazioni, i retroscena e le conseguenze delle azioni dei protagonisti sono spesso solo accennati e in diverse occasioni mi è sorto il dubbio se fossero basati su fatti o fossero opinioni personali dell'autore. Per ben due volte si riporta il luogo comune (falso) del timore millenaristico, in più ho faticato a capire perché potesse avere impatto due secoli dopo. Ammetto che aver trovato citato nelle prime pagine questo "fatto" mi ha maldisposto nel confronto dell'opera, e durante la lettura potrei essere stato più critico di quanto sarei stato altrimenti.
Nonostante lo stile di scrittura non sia consistente passando da essere piacevole a eccessivamente pomposo, la lettura in sé è soddisfacente; da una biografia però mi aspetto un altro spessore.