Nell'era dell'effetto Dunning-Kruger, quella distorsione per cui chi meno sa più crede di sapere, è bello scoprire che invece ci sono stati casi - e tanti - in cui sapere, ricordare ha fatto letteralmente la differenza tra vivere o morire, tra fortuna e miseria, tra resistenza e disperazione. E non il conoscere pratiche estreme di sopravvivenza, ma il fatto di riportare alla mente il brano di un grande classico imparato a memoria ai tempi della scuola, di sapere dove posare le dita davanti a uno strumento musicale, di riuscire a interpretare un dipinto o una scultura, di comprendere un'opera teatrale. Il fatto di avere un piccolo ma solido bagaglio di cultura. Sì, cultura. Enrico Castelli tutti i giorni deve trovare il modo per convincere i suoi ragazzi che sapere serve. E quando loro sbuffano alla richiesta di imparare qualche verso di Dante a memoria, racconta loro la storia di un uomo che grazie a quelle terzine è sopravvissuto al campo di concentramento.
Il paragone sarà forse irriverente, e sicuramente in parte lo è, ma leggendo le riflessioni sulla considerazione della cultura tra i giovani di Enrico, appassionato professore di liceo in un tempo in cui essi la considerano, quando va bene, una pura perdita di tempo ed energie, mi è tornato in mente il giovane Atreju de 'La storia infinita', colui che combatteva l'inesorabile 'nulla' nella sua avanzata nel mondo di Fantàsia. Non è la fantasia ad essere in pericolo oggi, ma lo è senz'altro la nostra cultura nelle sue espressioni artistiche, dalla letteratura alla musica, dal teatro alla fotografia, dalla pittura al cinema alla poesia. La nostra cultura tutta.
Eppure quella cultura tanto disprezzata non è affatto inutile. Anche e sopratutto in questo mondo effimero, fatto di mondi virtuali e superficiali, e di modelli di successo predatorio e relativi parametri di valutazione puramente venali, conoscere serve, e serve parecchio. Serve a cambiare la propria vita e a renderla degna di essere vissuta. Con la cultura poi, per esempio, si può combattere la povertà e l'emarginazione, anche personale quando la propria prigione nasce da sé stessi. Si può sopravvivere ai soprusi del potere e alle privazioni della libertà. Con la cultura si può parlare al mondo universo e condividere la propria speranza.
Questo racconta Enrico ai suoi ragazzi ogni giorno, e a chi voglia ascoltarlo con questo libro. Racconta di vite salvate nel tempo e nello spazio, racconta di eredità importanti e di valori da preservare e trasmettere. Un viaggio bellissimo che aiuta tutti noi a riflettere su quale sia il modo migliore di avvicinare ai nostri valori le nuove generazioni. Per non rinunciare in partenza, per non abbandonarsi al disfattismo dilagante. Perché, se è vero che non sempre riusciamo a capire ciò che oggi circonda i nostri ragazzi, è anche vero che in loro, come era in noi, c'è la voglia di vivere in un mondo migliore. E la cultura, anche oggi, è la chiave per provarci.
È molto bello sapere come la cultura possa salvare la vita di una persona. Che sia arte, letteratura o teatro, gli esseri umani hanno bisogno di bellezza. Un po' pesante in alcune parti.
Ho acquistato questo libro alla Giunti nella sezione Outlet come lettura da spiaggia in vista della partenza per le ferie (5.70 sconto 70%).
Le prime righe di presentazione del libro mi hanno fatto sorridere ed il mio pensiero è stato “Vuoi vedere che Dante non è poi così noioso?” e così è venuto in vacanza con me.
L’autore è un docente ma, a differenza del ruolo che ricopre e nonostante la tematica che ha deciso di trattare nel libro, comunica con uno stile accattivante e fresco che trovo adatto ad ogni età (anzi lo consiglio soprattutto se avete figli adolescenti o siete degli adolescenti).
Questo libro è un viaggio immersivo tra le arti - letteratura - fotografia - pittura - cinema - musica - teatro - poesia
Ogni capitolo racchiude al suo interno una storia di vita che viene condivisa con il lettore e che lo porta “dentro la narrazione” partecipe e riflessivo.
Citazioni sparse, a margine, accompagnano il lettore in questo viaggio.
Ritroverete nomi noti (non faccio spoiler oltre a Dante che è nel titolo) e conoscerete altre figure artistiche più o meno note che hanno comunque lasciato la loro impronta delicata ma decisa in questo mondo.
Viaggerete tra luoghi e tempi e vi immergerete in storie di salvezza, perdita, sopravvivenza, rinascita, riscatto personale che vi apriranno la mente ed il cuore.
Eccomi finalmente qui a parlare di questo libro in questa pagina.
Credo che questo sia il libro che piú di tutti mi ha accompagnato nella mia crescita.
Non c'è mai stato un libro la cui lettura sia stata presente per così tanti periodi diversi della mia vita. Per non parlare del fatto che tra le varie interruzioni, sono passati piú di 3 anni da quando l'ho iniziato, ed oggi finalmente lo concludo.
Non è un saggio particolarmente difficile, nè tantomeno lungo, è stato solo peculiare il mio approccio ad esso.
Mi ricordo la frase di presentazione della tesi del libro: "Nessuno in punto di morte, mentre sta per naufragare da una barca, chiamerebbe un poeta".
Questa frase mi colpì così tanto, che la scrissi nel mio tema di maturitá.
Presi tantissimo in realtà da questo libro, come anche l'esempio di Primo Levi.
Inizialmente, per via del voto bassino che presi, pensavo che l'insegnante non avesse capito ciò che intendessi, ma ora, dopo 3 anni, e dopo aver finito il libro, mi accorgo che ero IO a non aver capito cosa intendessi.
La poesia può salvarti perché ti tiene saldo alla tua umanità, anche nei momenti in cui quest'ultima scompare. Negli anni 40 era essere la shoah a farla scoparire, oggi è il mainstream della pubblicità, che ci tratta come oggetti, e la società ci convince che non abbiamo nulla di così tanto prezioso dentro.
La poesia, ti ricorda che non sei un lavoratore, non sei un figlio, non sei un marito o un qualsiasi altro ruolo che la vita ti dà. Tu sei un portatore di un universo, accessibile in ogni modo, ed esprimibile con l'arte.
È il discorso di Rick Du Fer sul pre-vivere. La letteratura, ed in generale l'arte, ti aiutano ad essere preparato quando la vita ti darà uno dei colpi che solo lei sa dare, così che la tua anima abbia una piccola barchetta per navigare nella sofferenza e in tutte le sue sfaccettature.
Unica critica al libro: il capitolo finale è un po' ripetitivo, gli esempi vanno a parare sempre nello stesso punto cambiando solo il soggetto.
Gli argomenti sono pure interessanti, ma l'autore avrebbe potuto esprimere lo stesso concetto in un articolo di giornale. Inoltre non mi fa impazzire neanche il modo in cui è scritto, sembra un saggio breve scritto da un liceale.
A mio parere, questo è un libro che unisce passione, chiarezza e una missione ben precisa: dimostrare che la cultura, spesso percepita come un astratto e faticoso obbligo scolastico, può diventare un autentico strumento di salvezza personale. L’autore, con l’approccio diretto e coinvolgente di un insegnante, parla al lettore come farebbe a una classe, con uno stile semplice ma mai banale, capace di catturare l’attenzione e suscitare interesse. Attraverso un viaggio che parte dalla Divina Commedia e si estende a molte altre forme artistiche – dalla fotografia di Vivian Maier alla pittura di Ligabue, fino alla scuola musicale Abreu – il libro illustra come l’arte e la letteratura possano non solo accendere una scintilla di speranza anche nei momenti più bui, ma essere dei veri e propri strumenti pratici salvavita. L’episodio di Primo Levi, che racconta di come i versi di Dante abbiano portato un frammento di umanità in un campo di sterminio, è l’esempio lampante di questo messaggio e il primo che incontriamo in questo libro. Ogni storia narrata è una testimonianza concreta di vita vissuta, in cui la cultura ha offerto una via di riscatto, senso o bellezza. Questo libro, pur nella sua semplicità, riesce a ispirare, ricordandoci che il sapere non è un lusso o una mera conoscenza teorica, ma un’ancora che può sostenere la nostra vita.
Come la cultura può salvarti la vita? In questo libro ne leggiamo moltissime testimonianze. Cultura: testimone e creatrice di speranza. Opera che ognuno di noi dovrebbe leggere per alimentare la fiducia in una vita migliore. L'opera pecca un po' nella struttura, specialmente nei due capitoli finali densi di contenuti ma il messaggio rimane chiaro. Rimane, in conclusione una domanda, bellissima: cos'è cultura?
Bellissimo e motivato elogio della cultura in quanto tale, in tutte le sue innumerevoli forme d'espressione: quella cultura che purtroppo oggi a mio parere viene annientata dai test. E spiegazione del "perché la cultura, in tutte le sue forme, abbia sempre fatto paura a qualsiasi potere che voglia esercitarsi in maniera assoluta".
Mille citazioni Titolo clickbait (parla di Dante in 30 pagine e basta) Tantissime storie La poesia è necessaria sì ho capito me l’hai dimostrato e detto in 270 pagine ho capito Ma per chi è questo libro? Chi legge lo sa già, chi non legge non leggerebbe mai un libro sul fatto che non si legge Bro, operazioncina di marketing? Dai su
Un libro ricco di spunti di riflessione e con una pluralità di riferimenti davvero interessanti. A tratti la scrittura è, a mio parere, eccessivamente intrisa di quel "romanticismo" scolastico che spesso viene associato alla professione dell'insegnante.
Voto reale 4,5 ma veramente illuminante e ben costruito di ampio respiro e di ispirazione. Consiglio la lettura o l'ascolto (io l'ho ascoltato su StoryTel)