se volete un libro sul femminismo questo non è quello che fa per voi. Ci sono un sacco di cose sbagliate in questo volume, forse non è nemmeno il caso che io stia qui a elencarle tutte. Prima di tutto, l’autrice specifica che “non vuole imporre il suo pensiero”, ma nei fatti presenta una vena saccente nel parlare del femminismo intersezionale come se fosse l’unico corretto, come se chi ha un’idea differente fosse retrogrado, rimasto indietro “alla seconda ondata”, eccetera eccetera.
In secondo luogo, la retorica “il femminile è discriminato”.
No, o meglio, non solo. È la DONNA che è discriminata, non soltanto il femminile. Allora basterebbe solo vestirsi da uomo per evitare le discriminazioni, il catcalling? Ehm, no. Il punto è che la discriminazione avviene sia sul genere che sul sesso, non possiamo ignorare una delle due parti.
Terza cosa, un sacco di vittimismo maschile. Un sacco di “eh ma anche gli uomini”, “eh ma gli uomini” Sì, gli uomini, ma ora stiamo parlando delle donne, possiamo, per una volta, non spostare il focus sugli uomini?
Anche la frase: “il patriarcato colpisce anche gli uomini”. Da quando l’oppressione colpisce l’oppressore? Il patriarcato colpisce gli uomini nella misura in cui è colpita la donna: la discriminazione maschile (in particolare il discorso della mascolinità tossica) deriva da una discriminazione femminile alla base.
Ma d’altronde, cosa potevo aspettarmi da una persona che nel suo libro scrive che l’eterofobia esiste.
Infine, i temi sono trattati davvero in modo semplicistico: non aggiungono nulla di nuovo, non portano nuovi spunti di discussione: sono cose che ci sono già state ripetute in tutte le salse e che qui sono riproposte con un linguaggio semplice, quasi come se i lettori non fossero capaci di capire ciò di cui si sta parlando.
Per non commentare il “c’è un filo rosso che unisce tutte le discriminazioni, dobbiamo lottare tutto insieme contro tutto, e se io riconosco il mio privilegio devo lottare per chi non c’è l’ha”
A primo impatto non c’è nulla di male in queste parole, però come possiamo trasformare il femminismo in una “lotta delle persone per le persone”? Si perde l’obiettivo, il centro focale. In secondo luogo, tu puoi benissimo (e devi) riconoscere il tuo privilegio e aiutare le persone che non ce l’hanno, senza però intromettersi nella sua lotta, come se fossero i paladini della giustizia arrivati a dettare legge. Un bianco può supportare il movimento BLM, ma non pretendere di farne parte. Un etero può supportare la comunità lgbt, ma non pretendere di farne parte, e via dicendo