Nella linea della tradizione narrativa anglosassone, il romanzo avrebbe potuto intitolarsi “Storia di Angela”. È questa infatti la storia della formazione di una coscienza, entro la morsa del nostro tempo; e mentre di solito una protagonista femminile tende a distrarsi dalla realtà, qui Angela, con caparbietà esistenziale, vi immette tutta se stessa. Senza grandi gesti ma senza rimorsi né regressioni, diviene ed è una creatura vera, autentica, che vive libertà e solitudine, amore e sessualità — faccia misteriosa e irresistibile della vita — come qualcosa da accettare religiosamente, e da vivere responsabilmente. I luoghi dove Angela compie la sua identificazione di donna sono una Liguria sentita come un fondale di fiaba nel mito di un’esperienza poetica molto vicina all’autrice e una Milano che i contrasti sociali fanno lacerata e violenta. Dopo tante eroine evasive, rinunciatarie, gratuite, in questa insolita giovane donna fedele al proprio “corpo d’amore”, femminista nelle cose anche se non teorizza, molte donne si riconosceranno. E tuttavia “La spiaggia del lupo” non si propone come opera a tesi: la felicità della scrittura scarica il simbolo e vitalizza la parabola nella linearità di una narrazione densa di accadimenti, di personaggi e di emozioni.
Gina Lagorio, nata in Piemonte e vissuta a lungo in Liguria, abita e lavora a Milano. Ha scritto saggi di letteratura contemporanea e opere di narrativa. Si segnalano i racconti de “Il polline” e il romanzo “Approssimato per difetto”. Collabora al “Ponte” e ad altre riviste.
Gina Lagorio era nata a Bra, nel cuneese, nel 1922 e nelle sue opere il legame con la sua terra compare sempre chiaramente. Figlia unica, Lagorio si era laureata in letteratura inglese all'Università di Torino. Cominciò a lavorare come insegnante di inglese, mentre collaborava con molti giornali scrivendo soprattutto di letteratura, la sua grande passione. Nella carriera da scrittrice esordì dopo i trent'anni. Nel 1969 pubblicò «Un ciclone chiamato Titti», dedicato a sua figlia. Pochi anni dopo la sua vita venne sconvolta dalla morte del marito Gino Lagorio, protagonista della Resistenza. A lui è dedicata quella che viene considerata una delle sue migliori opere: «Approssimato per difetto» (1971).
Nel 1974 si stabilì a Milano, dove intraprese la carriera politica, battendosi per i diritti delle donne. Si risposò con l'editore Livio Garzanti, la cui casa editrice pubblicò quasi tutti i suoi libri. Nel 1987 fu eletta al Parlamento, dove entrò fra gli Indipendenti di Sinistra. Ha scritto opere di narrativa, di saggistica e di teatro. Tra i suoi titoli «La spiaggia del lupo» (1977), «Fuori scena» (1979), «Tosca dei gatti»(1983), «Golfo del paradiso» (1987), «Tra le mura stellate» (1991), «Il silenzio» (1993), «Il bastardo ovvero gli amori, i travagli e le lacrime di Don Emanuel di Savoia» (1996), «Inventario» (1997), «L'arcadia americana» (1999).
Avevo iniziato questo libro forse una decina d'anni fa, abbandonandolo per una subitanea partenza. L'ho ritrovato qui a casa dei miei genitori e ho riassaporato con piacere la salsedine e la voglia di volare che impregna questa storia, e i pensieri di Angela, la protagonista. Una lettura piacevole e un bell'incontro con Lagorio, una delle tante signore delle lettere italiane poco conosciute.
Secondo me è più che altro una storia della ricerca e mantenimento della propria libertà nel ruolo di donna. Una ragazza cresciuta ad ascoltare sé stessa smarisce la strada verso la sua vera identità nel restare incinta, diventare madre e poi continua a cercare se stessa mentre attraversa le vita e crea una nuova se stessa con altre nuove sfumature.
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