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Svegliami a mezzanotte

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«E poi sono caduta, ma non sono morta». Una giovane donna, da poco diventata madre, decide di togliersi la vita gettandosi dall'ultimo piano di una palazzina. Perché l'ha fatto? Non lo sappiamo. E forse, in quel momento, non lo sa nemmeno lei. Ma quel tentativo di suicidio non ha avuto successo e oggi, quella giovane donna, vuole capire. Fuani Marino decide di usare gli strumenti della letteratura per ricostruire una storia vera, la propria. Svegliami a mezzanotte è un libro incandescente: una storia di luce scritta da chi ha attraversato la notte.

168 pages, Hardcover

First published October 1, 2019

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About the author

Fuani Marino

6 books10 followers
Fuani Marino è nata a Napoli nel 1980. Dopo gli studi in psicologia, è diventata giornalista collaborando a lungo con il «Corriere del Mezzogiorno ». Nel 2017 ha pubblicato il romanzo Il panorama alle spalle (Scatole Parlanti). Suoi articoli e racconti sono usciti su «Rivista Studio», «il Tascabile» e altre riviste. Per Einaudi ha pubblicato Svegliami a mezzanotte (2019).

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Profile Image for Orsodimondo.
2,465 reviews2,442 followers
August 23, 2025
LA DONNA CHE TREMA



Dicembre è il mese dei bilanci: a una festa un amico mi parla di questo libro, dice che è quello che gli è piaciuto di più nel 2023.
Immediatamente un’amica che non ha letto il libro dice che il film che ne è stato tratto è magnifico. Regia di Francesco Patierno, un regista che stimo, nonostante ogni tanto venga fuori con cose a stento guardabili (vedi Cose dell’altro mondo, La gente che sta bene, Improvvisamente Natale - ma tocca campare).
Io rimango colpito dal nome della scrittrice, Fuani, un nome mai sentito, un nome che resta nella memoria. Un paio di settimane dopo mi sono procurato il libro. Che ho letto in meno di due giorni. E la mia lista di libri da leggere si è allungata un altro po’ visto che Fuani di libri ne cita parecchi, ne parla parecchio, e conclude il suo libro con un’ottima nota bibliografica.


L’immagine sul poster del film.

Ci sono voluti molti anni di terapia, per capire che in quel letto di ospedale ci ero finita perché qualcosa di terribile mi era accaduto, qualcosa di cui non avevo colpa e che avevo dovuto affrontare.
Una volta acquisita questa consapevolezza, oltre a sentirmi sollevata, e malgrado fossi sempre sulle spine per come gli altri potevano giudicare quanto avevo fatto, cominciai a pensare che raccontare la mia storia fosse allo stesso tempo un dovere e un’opportunità.


Sono a stento centocinquanta pagine che grondano verità, onestà, coraggio, sincerità, spietatezza, profondità, vita, e, sì, certo, anche morte. Nonostante un capitolo sia il seguente:
E poi sono caduta, ma non sono morta.



Fuani Marino racconta il fatto, il suo suicidio, che non è stato un tentativo di, ma un vero e proprio suicidio, un volo di quattro piani, pensato, pianificato, cercato, voluto. Solo che poi le cose sono andate diversamente da come lei sperava pensava e progettava: solo che Fuani non è morta e ora racconta perché, come è sopravvissuta, come sta imparando a vivere. Ma prima racconta cosa l’ha portata su quel balcone al quarto piano.

Credere che questo libro migliorerà le cose significherebbe raccontarsi delle favole. Avrei potuto fare a meno di scriverlo, semplificandomi la vita, eppure provo un piacere perverso nel chiamare le cose con il proprio nome.


Giovanni Segantini: Le cattive madri (1894).

Prima, durante, dopo. In poche pagine. Tutte vive, tutte pulsanti, tutte scritte con sapienza, e generosità, e dignità, senza paura, senza vergogna. Senza pietismo, senza enfasi, senza cercare di rendere il lettore complice.
E più procede il racconto e più Fuani si dedica a parlare della malattia che viene definita “male oscuro”, che viene definita malattia mentale (anche se a me prima di tutto appare come malattia emozionale). E quindi se interessa l’argomento – cosa spinge e cosa porta a gesti così, a gesti estremi, cosa si prova e cosa succede se non si riesce a uccidersi, come si ricomincia, come si prova a rinascere, e perfino a risorgere, come si fa virtù di un’esperienza simile – se interessa spingersi oltre l’abisso, allora questo è il libro giusto. Questo è il libro perfetto.


Bo (Dawn) Mellor: dalla serie di ritratti “Vile Affections” (2007-2008).


Fuani Marino
Profile Image for sigurd.
207 reviews33 followers
November 12, 2019
In una pagina di “Parla, ricordo”, Nabokov racconta di un uomo impaurito dopo aver visto un filmino realizzato dai suoi familiari prima della sua nascita. La sensazione di non esserci, della vita che scorre senza la propria presenza, lo aveva turbato profondamente, perché gli ricordava probabilmente quell’altra eternità, posteriore alla sua futura morte. Quella stessa tentazione veniva fornita un secolo prima da Hawthorne al protagonista del suo racconto più famoso, “Wakefield”, in cui un uomo abbandona il tetto coniugale per vent’anni, rimanendo tuttavia nei paraggi della sua abitazione e spiando la sua non-esistenza attraverso incontri fortuiti, imposte e finestre. Nel libro “Svegliami a mezzanotte” (titolo che richiama un altro libro sul suicidio, quello di K. R. Jamison, “Rapida scende la notte”), la scrittrice napoletana Fuani Marino contempla un abisso più doloroso e per certi versi ancora più lacerante: osservare o realizzare la sua presenza tra i vivi, dopo aver preso la decisione irrevocabile di non esserci. Un giorno, qualche mese dopo aver partorito una bambina, tenta infatti di suicidarsi gettandosi dal quarto piano di un condominio, ma sopravvive. È costretta però a trascinarsi addosso la pena più atroce: quella di giustificare il suo gesto davanti a un tribunale invisibile, alla donna che sua figlia sarà.
Nel libro è possibile vedere con chiarezza come sopra l’abisso che è stato ascoltato e da cui è stata risucchiata, di Fuani Marino sia rimasto ancora tutto ciò che voleva essere, tutto ciò che non ha avuto il potere di sollevarla più in alto, tanto da farle desiderare in un atteggiamento di fiera contrapposizione una corsa contro il sole, verso le tenebre. Dice Cioran: «noi un tempo amanti delle sommità, poi delusi da esse, finiamo con l’amare la nostra caduta, ci affrettiamo a compierla, affascinati dall’illusione di toccare i confini delle tenebre, le frontiere del nostro destino notturno. Una volta che la paura del vuoto si sia trasformata in voluttà, quale fortuna muovere in senso contrario al sole! Infinito alla rovescia, dio che comincia sotto i nostri talloni… il Vuoto è un sogno capovolto in cui ci inabissiamo». Tale linguaggio metaforico però farebbe inorridire l’autrice e protagonista di “Svegliami a mezzanotte”, perché ogni sovrastruttura, anche quelle poetiche, è intollerabile nella vita avanzata. La sua presenza ancora nel mondo risulta tanto più sgradevole quanto maggiore è la finta commiserazione umana (“detestavo gli occhi compassionevoli che si posavano su di noi”, dice già del funerale del padre), quanto più il veleno dell’ipocrisia stempera il calore degli affetti, raggela le emozioni. C’è come un ardente desiderio di mettersi a nudo, di infrangere, per citare ancora Cioran, quel patto tra «impostori», che è quello di rendere tollerabile la vita con calcolate finzioni, di non nascondere il dolore, di dichiarare senza filtro lo status di bipolarità. Esigenza primaria è ribellarsi allo stigma e non cedere al ricatto degli pseudonimi, cercare di essere fedeli a sé stessi, lì dove è possibile cercare di essere ancora disertori in un esercito di sani di mente, e poi non smettere di desiderare il desiderare, nel senso etimologico del termine di interrogare ripetutamente le stelle, non accontentandosi di un domani calmo e perfetto, sentirsi sempre su un orlo, pur avendone paura ma non potendone fare a meno.

(...)
La verità ha un cuore che non trema, dice Parmenide. E a Fuani Marino non trema la mano mentre scrive il suo memoir, il suo saggio personale pieno di idee che, come diceva Proust, sono solo surrogati del dolore; lo fa con uno stile che le deriva da scrittrici come Joan Didion, più volte citata, e in generale da coloro che hanno intinto l’inchiostro nella malinconia delle ore e dei giorni.

Finisco di leggere il libro su un treno che mi porta a Roma, città dove morì suicida una scrittrice che queste pagine non citano, ma il cui spirito fraternizza con quello di tutte le anime inquiete. Di Amelia Rosselli voglio ricordare questi versi:
Ho freddo oggi e non so perché nel
cuore si setaccia una nuova attitudine:
quella di infischiarsi del domani: ma
non è vero che il domani sia sicuro
e non è vero che l’oggi è calmo.
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
March 8, 2020
Saremo sempre smascherati

“In Malattia come metafora Susan Sontag avrebbe invitato il lettore a liberarsi dal senso di colpa o di scandalo che avvolge la malattia, considerata «il lato oscuro della vita». Anch'io vorrei evitare di trasformare la malattia in una metafora, ma cosa accade quando ad ammalarsi, a cedere, non è una parte qualsiasi del nostro corpo, con le sue funzioni e la sua anatomia, ma l'organo ben più complesso che è la nostra mente? È possibile, quando questo accade, che sia l'ammalato stesso a fornire prove e argomentazioni? Il mio tentativo è questo libro”.

Ho letto questo libro due volte, una dopo l'altra. La ragione è stata sentirmi meno solo. Un altro motivo è nel tema del testo, nel contenuto del racconto. Fuani Marino ha scritto un memoir autobiografico, narrando di suicidio e malattia mentale, con pensieri autentici e indubitabili verità, acquisite a prezzo di incoscienza ribelle e sofferenza estrema. La scrittrice diserta gli stereotipi e le semplici conclusioni. Si impegna invece nel mettere in luce la cosa primaria di ogni suicidio, il denominatore comune: una smisurata sofferenza. Coinvolge il lettore in una storia di caduta e rinascita, di desideri infranti e perdita di sé, sottolineando come siamo abituati, su un piano sociale, a non dire mai, di un malato psichico, che ha combattuto a lungo contro la malattia. Esprime un discorso politico, ricordando che il prezzo della apparente funzionalità del sistema sociale sia molto alto per tutti e per i più fragili in specie. Fuani Marino accosta la completa inaffidabilità della persona depressa al senso di colpa che invalida la sua capacità adattativa. L'autrice è laureata in psicologia e si muove con leggerezza tra le tesi di Mark Fisher, le poesie di Sylvia Plath e i principi di Durkheim; entra con delicatezza nelle vicende tragiche di artisti geniali come David Foster Wallace e Virginia Woolf. Descrive la sensazione di pensarsi dolcemente come una nullità e afferma che la volontà non è la carta decisiva per chi vive un disagio, in quanto è essa stessa inferma; così, il diritto alla felicità può essere sentito come un dovere, la naturale evoluzione verso la responsabilità diviene una scelta avversa perché impossibile, perché segnata da un trauma, perché succede che, mentre si lotta per cambiare e attuare il presente, a volte ”è difficile liberarsi del bambino che siamo stati. La nostra infanzia ci insegue e condiziona. E se non è stata felice, anche dopo molti anni continua a urlare vendetta. Parlare di cose che ci accadono e che sono di solito motivo di vergogna è essenziale. Spesso chi sta male sente dentro di sé di essere in un luogo inaccessibile e si rivolge, tramite la propria anima, al mondo: Cosa ne sapete voi? Cosa potete saperne? Così la scrittrice, che ha superato un dolore fisico inimmaginabile, qui raccontato e descritto in ogni sua minima parte e frammento, dichiara che nessun cedimento sia paragonabile all'avere la testa che non funziona: quando questa non risponde, tutto è inutile. Con forza femminile, Marino ridefinisce nel testo se stessa e la sua relazione con il disturbo, con il quale ha finalmente smesso di identificarsi; indica al lettore come la dissimulazione della vulnerabilità sia un impedimento per chi deve necessariamente accettare la condizione di malattia e depressione. A distruggere Fuani è stato il perseguire una direzione verso quanto la società si aspetta dalla donna, creando uno scollamento tra desideri e bisogni. Se solo la vita mi avesse risparmiata, scrive con malinconia nella corrente delle parole. Fuani Marino ha scoperto che il suicidio può essere messo in relazione a un eccesso di pensiero, dove questo abitualmente viene pensato come un gesto irragionevole e pulsionale. Quindi, nell'ambivalenza di eros e thanatos, in condizioni critiche è necessario dare spazio al malessere, territorio alla tristezza, tempo all'angoscia di vivere e di desiderare il desiderio, mantenendosi capaci di ascoltare ogni ipotesi e aprirsi ai molti altri se del reale, tenendo presente che essere malati è sempre difficile; ed è molto significativo poter dire io sono così. Un libro che cura gli altri scritto da chi gli altri hanno infine molto curato.


“Ricordo che mentre io e Riccardo passeggiavamo sul bagnasciuga della spiaggia di Pescara – la stessa città dove dodici mesi più tardi sarebbe accaduto ciò che è accaduto – io cercavo rassicurazioni e lui continuava a ripetermi che le cose si sarebbero risolte da sole, e di non tormentarmi, quindi. Diceva così: che le cose si sarebbero risolte da sole, e io avrei voluto credergli con tutta me stessa, mentre procedevo con i piedi nell'acqua e il sole negli occhi, ma non ci riuscivo fino in fondo, e mi mancava il potermi aggrappare all'immagine che avevo di me, quella di una persona che malgrado tutto ce la fa. A dire il vero è un'immagine che mi manca ancora, di cui non smetterò mai di sentire la mancanza”.
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews630 followers
December 23, 2019
“E poi sono caduta, ma non sono morta.”

Fuani Marino racconta la sua storia con coraggio e lucidità, senza scadere in facili sentimentalissimi né pietismi.

La sua testimonianza vuole essere un faro per chi, come lei, si trova o si è trovato in bilico sull’orlo dell’abisso e lo fa servendosi della sua scrittura e della scrittura di chi ha affrontato lo stesso tema.

Tanti i romanzi citati: da Joan Didion, a Rackel Cush, a Sarah Manguso, a Philip Roth, a Fëdor Dostoevskij (con La Mite), a David Foster Wallace, a Jonathan Franzen e tanti altri ancora.

“Cosí è la vita.
Cadere sette volte
e rialzarsi otto.

Poesia popolare giapponese”

“[.] nel momento in cui tutto ha perso di senso ai miei occhi, avevo legami e persone per le quali la mia ripresa era indispensabile. Un marito che mi amava, una bambina appena nata. Nei mesi di ricovero ho sentito chiaramente questa necessità. Mi ha accompagnata e mi accompagna ancora. Senza, sarei andata alla deriva.”

La sua scelta di raccontarsi, di mettersi a nudo, “è legata a una convinzione che lo scrittore americano Denis Johnson ha espresso molto bene in un’intervista rilasciata alcuni anni prima di morire: [All’epoca] pensavo fosse importante nascondere che non ci sto con la testa. E poi sono cresciuto e cinque anni dopo ho pensato: che differenza fa? Le persone che incontro lo capiscono dopo pochi secondi. Non ci si può nascondere. Nessuno può nascondersi per sempre. Alla fine saremo sempre smascherati.”

Un romanzo toccante, che fa riflettere e getta un po’ di luce sulle zone d’ombra della nostra mente che a volte cortocircuita.

“Ecco, mi sento di poter affermare con una certa sicurezza che, molto spesso, il suicidio deriva da un eccesso di pensiero. Sembra d’accordo Alberto Savinio, quando scrive: «In fondo la differenza fra tristezza e malinconia è questa, che la tristezza esclude il pensiero, la malinconia se ne alimenta».”


E a salvare Fuani sono i legami stretti: “Un’intera famiglia sotto scacco, in balia dei miei orari assurdi. Svegliami alle undici, dico, se ho un impegno che non sono riuscita a spostare nel pomeriggio. Svegliami in tempo utile. Ma l’ora che preferisco è la mezzanotte.”

“Svegliami in tempo utile.”, in senso metaforico e non.

“Come scrivevo in uno dei miei diari di ragazza: «Bisogna continuare con le cose che continuano, perché le cose continuano insieme a noi che continuiamo».”

“Resta la sensazione di non farcela, sempre. Sento ancora il vuoto oltre le mie spalle. Il vuoto sotto di me. Nella mia testa le idee proliferano. I sentimenti assumono spesso un’intensità eccessiva: amo e odio alla follia, urlo vendetta, rido come una matta. Mi sento una nullità o, al contrario, sovrastimo le mie doti. E in ogni caso, ho un pessimo carattere. Le mie posizioni sono estreme, provocatorie, e non riesco a trattenermi dall’esprimerle. Da quel 26 di luglio, l’unico desiderio che riesco a formulare, soffiando sulle candeline dei miei anni, lanciando una moneta nell’acqua, è che non mi accada piú.”

Ed è l’augurio che rivolgiamo a lei e a ciascuno di noi: che non accada più. Anche perché nessuno di noi può con certezza dire “non mi riguarda”.


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Profile Image for Marcello S.
647 reviews292 followers
December 10, 2019
Non posso fare a meno di chiedermi cosa ne sarebbe stato di me se fossi nata un secolo prima. Probabilmente mi avrebbero internata da qualche parte e avrebbero buttato via la chiave, non lo so. Non posso fare a meno di chiedermi molte cose.

Un po’ per via dell’inflazione del memoir, un po’ perché non conoscevo l’autrice, non avevo grandi aspettative.
Mi sbagliavo.
È ricco di riflessioni e riferimenti (Didion, Fisher, Franzen, Laing, Plath…), fa pensare e l’impressione è che sia molto vero, con i filtri ridotti all’osso. Scrittura senza cedimenti, senza parole di troppo.

Non facile, ma parecchio consigliato.
File under: disturbi psichici, depressione, suicidio.
[76/100]
Profile Image for Annalisa.
243 reviews46 followers
Read
October 8, 2020
Mi viene molto difficile attribuire un giudizio, tanto meno in stelline, per cui non lo farò. In ogni caso letto d’un fiato, con la sensazione di essere tirati dentro un vortice che ti inabissa facendo scorgere e un po’ comprendere l’ignoto. Il lettore in ogni caso è avvertito, si tratta del racconto “di una cosa terribile” successa all’autrice che con sincerità e razionalità ci parla, “guardando le cose da lontano, rivedendole, attribuendo loro un valore”, ma queste cose “non saranno [e non sono anche per chi legge] mai lontane abbastanza”. Vuole essere anche un racconto “politico” nel senso che l’autrice rivendica per la malattia mentale una dignità e una necessità di parlarne senza infingimenti e senza nascondersi dietro alla invenzione letteraria. A mio avviso questa dignità è restituita e la verità della malattia mentale si fa largo.
Profile Image for Giulia_juintravel.
119 reviews11 followers
February 9, 2020
Questo libro mi ha fatto riflettere molto. Ho ammirato il coraggio dell'autrice nell'affrontare un argomento così intimo in maniera onesta, a tratti ironica, senza usare toni melodrammatici. Mi è piaciuto il suo cercare di analizzare l'accaduto quasi dall'esterno, per ricercarne le possibili cause, come il proprio carattere, il difficile rapporto con mamma e papà (in realtà un tipo di rapporto che quasi tutti, da adolescenti, abbiamo avuto con i genitori). Nella vita dell'autrice non troviamo eventi particolarmente tragici, la sua sembra un'esistenza felice, lineare, con un marito che la ama e una bambina nata da poco. Ma è proprio la maternità che riporta alla luce l'ombra della depressione portando Fuani a tentare il suicidio.
L'autrice, inoltre, riporta molti estratti, sia pescati dalla letteratura che da trattati medici e psicologici, analizzando le esperienze di personaggi reali e di fantasia che, come lei, hanno tentato il suicidio (e in molti casi l'esito è stato diverso) confrontandola con la propria.
Nella seconda parte del libro affronta invece il dopo, con la lunga riabilitazione, la paura di ricaderci, il cercare di andare avanti.

«Era qualcosa di diverso dalla comune tristezza: assomigliava piú alla perdita di senso».

«Sono oscura e strana, profondamente strana. VIRGINIA WOOLF

«Malinconia»: Afflizione dell’anima affine alla tristezza, ma questa affligge piú vivamente (piú materialmente). […] La tristezza è disperata, la malinconia viene nelle «soste» della speranza.
Lei diceva che la vita lo è quasi sempre, deludente, e che siamo noi a doverla prendere come viene. Aveva ragione, ma non volevo crederle. Mi sembrava che per gli altri fosse tutto piú semplice.

«Adesso hai tutto. Ma forse io non ero programmata per avere tutto: so fronteggiare meglio le sciagure. Gli eventi di segno positivo mi spiazzano».

«E improvvisamente realizzare che tutto stava scorrendo senza di me, che aveva continuato a scorrere, ad accadere, i giorni e i cambiamenti climatici, le piogge e il caldo asfissiante».

«Cosí è la vita. Cadere sette volte e rialzarsi otto» Poesia popolare giapponese

«Bisogna continuare con le cose che continuano, perché le cose continuano insieme a noi che continuiamo».
Profile Image for LauraT.
1,391 reviews94 followers
February 20, 2021
Libro molto difficile, che mi tocca vicino almeno su due versanti.
Il primo è che, da figlia di neuropsichiatri, da nipote di psichiatra, di bisnipote di un suicida, da appartenente a una famiglia in cui la depressione scorre come un fil rouge, questa la conoscevo bene; o almeno così pensavo. E confesso che, anche se “sapevo” che era una malattia, che sapevo che era come avere un cancro, o il diabete, o l’ipertensione, in fondo in fondo pensavo che i depressi “non si impegnavano abbastanza (“Erano tutti molto comprensivi con lei; dal mio punto di vista anche troppo. Cadevo nella solita trappola, attribuendole mancanza di volontà. Ai miei occhi ignari, era come se non si impegnasse abbastanza, pensavo che avrebbe dovuto smetterla di offrire quello spettacolo pietoso. Non la vedo da anni, né so che fine abbia fatto, ma vorrei chiederle scusa, perché all’epoca non avevo capito che semplicemente non poteva smetterla).
Fino a che non ho partorito per la prima volta e, come anticipatomi dallo zio psichiatra che mi venne a trovare in ospedale anche se a chilometri da casa sua, mi sono trovata in pieno a un brutto “post-partum Blues”. Per carità, la mia fortuna è stata che non era una depressione seria, che mio marito, mia mamma – che c’era passata e quindi oltre che la consapevolezza professionale aveva anche la precisa idea di quello che significasse, mia zia e le mie amiche mi sono state vicino. Per fortuna che la primavera alla fine è arrivata, che ho potuto riprendere il lavoro e mandato il figlio al nido che non aveva 5 mesi (la sua salvezza!!!). E per esempio mia mamma non avrebbe mai permesso che ”a una donna non vengano mai piú negate delle medicine che possano interferire col suo allattamento, ad esempio. Che la priorità sia la salute mentale della madre, e non l’allattamento al seno.” – ricordo come mi disse: se non ce la fai da sola, c’è la chimica. Il biberon non hai mai ucciso nessuno. E’ stato lì che, come dicono gli inglesi, i ho mangiano un bel po’ di humble pie. E da lì ho capito che prima di parlare forse, forse, bisognerebbe provare.
Io non sono un carattere depresso; per fortuna la linea rossa della depressione sembra avermi saltato, o al massimo sfiorato in quell’occasione. Meno male…
E quindi ammiro il coraggio di questa donna che nonostante tutto abbia voluto sviscerare questa dolorosissima situazione in cui si è trovata, in cui ha precipitato tutta la sua famiglia. Perché, come dice lei “questo libro non era solo il racconto di una cosa terribile che mi era successa, ma anche un gesto politico, almeno nelle intenzioni. C’entrava qualcosa che aveva a che fare col concetto di pride, lo stesso sentimento di appartenenza e rivendicazione che fa scendere in piazza la comunità LGBT per dire finalmente, dopo secoli di vergogna e silenzio: IO SONO COSÍ.” E io credo che possa servire.
Tanti gli altri spunti che ho trovato e che mi hanno ricordato me stessa: “Dal momento che ero un anno avanti, ne avrei compiuti diciotto solo a liceo finito, e questo mi avrebbe precluso l’ebbrezza di firmare da sola le giustificazioni.”. Oppure, sempre ricordando il mio amato zio Cici “Pur essendo già stata in barca per delle uscite di un giorno o di un week-end, non potevo immaginare, però, quanto quel tipo di routine e il contatto forzato con altre persone avrebbero messo a dura prova il mio equilibrio mentale. Fatto sta che verso la fine dei quindici giorni, e al termine di una lunga traversata sotto il sole, mi ritrovai a implorare piangendo di riportarmi sulla terra ferma, perché non ne potevo piú del loro chiasso e di cime e vele e acqua da non sprecare e sveglie alle prime luci dell’alba”.
Bella la chiusura del libro, non consolatoria: “La bellezza non salverà il mondo, né ce lo renderà meno ostile. E tutto questo dolore non sarà utile, non servirà proprio a niente se non a farci soffrire.”
E bella la lettera alla figlia:
“Ma ecco quello che non dovrai mai pensare:
che io non ti abbia amata,
o di avere una qualche responsabilità,
o ancora che possa capitarti qualcosa di simile.
Perché ogni persona ha la sua storia.”
Ecco, oltre a questo ai miei figli vorrei solo dire: la vita è comunque vostra. A prescindere da quanto sia stata pessima come madre, per quanto le situazioni in cui vi siete trovati non sono state tenere con voi, prendete in mano la vostra vita e fate quello che c’è da fare. Compreso, se serve, chiedere aiuto.

Profile Image for Giovanna Tomai.
408 reviews5 followers
December 17, 2019
[Bisogna continuare con le cose che continuano, perché le cose continuano insieme a noi che continuiamo]

Svegliami a mezzanotte, di Fuani Marino per Einaudi è un libro disturbante come solo certa autentica letteratura riesce a essere, è un libro necessario perché ci parla non solo della malattia, ma della vita, con parole spietate ma anche con struggimento.
Non è un romanzo e non è un saggio,.
Rientra, direi, nella categoria dell'autofiction perchè racconta la storia (vera) dell'autrice, del suo tentativo di suicidio.

Adesso, mentre leggerete (se qualcuno leggerà), mi pare come sentir dire: 
"mamma mia che ansia..."

Eh no. 
Invece la storia è scritta magistralmente, zero pietismo, nessun autocompiacimento. L'autrice è estremamente lucida nella ricostruzione dei fatti e questa sua crudezza, che appare a tratti perfino troppo fredda, è uno degli elementi che fanno del libro un prodotto di buona qualità letteraria.

Mi ha ricordato la scrittura di Alessandra Sarchi che, sempre per Einaudi, aveva pubblicato La notte ha la mia voce qualche anno fa e, non a caso, la Sarchi l'ha intervistata oltre a comparire nella lista di persone che hanno avallato la pubblicazione (anche la Sarchi ha una forte disabilità motoria, per chi non lo sapesse). Ma anche il romanzo di Andrea Pomella L'uomo che trema, sempre per Einaudi.

È un libro "colto": dentro le pagine si agitano i fantasmi di Sylva Plath e David Foster Wallace, di Winnicot, di Pavese, di Susan Sontag e di molti altri. Una costellazione di autori con i quali la scrittrice si è confrontata e dai quali ha tratto segmenti di verità. 
E' diviso in due parti, Prima la caduta e Dopo la caduta.

Una caduta anche metaforica, che non si arresta mai definitivamente, perchè le persone affette da queste patologie non si reputano mai salve e il rischio recidiva esiste, latente. Interessante anche il rapporto con la famiglia, con la giovane figlia.

Non aggiungo altro per ovvi motivi, se per caso qualcuno lo volesse leggere.
Mi è piaciuto molto molto.
Profile Image for lou..
52 reviews
January 19, 2020
A leggere (ovunque) tantissime recensioni e tutte entusiaste, avevo alcune legittime aspettative: i temi mi stanno a cuore ed è scritto bene, ma in parte - devo purtroppo dire - sono rimasta delusa.
Il fastidio credo sia dovuto all'osservazione permanente del proprio ombelico: disturbo della personalità di tipo narcisistico dice; non c'era proprio bisogno di dichiararlo apertamente.
Profile Image for Emanuela.
10 reviews26 followers
October 24, 2019
Anche adesso, in questo preciso istante, mentre scrivo, potrei crollare davanti ai vostri occhi. Sono andata avanti, sì, ma vivo sull'orlo di un precipizio. Ho preceduto a tentoni, procedo ancora. Sperando a ogni passo, di non cadere più.
Profile Image for Davide Bianchera.
70 reviews9 followers
July 17, 2020
Il pregio di questo testo sta nel descrivere la malattia mentale (ansia/depressione/suicidio) in prima persona, da chi l’ha vissuta e tutt’ora ci convive. Un libro scritto senza ipocrisie che cerca di abbattere ogni tabù presente nella nostra società riguardo all’argomento.
42 reviews2 followers
October 10, 2019
Pretenzioso ma non regge il passo e si perde. Lo spunto era bello, peccato.
Profile Image for Matilda.
188 reviews3 followers
July 30, 2024
Per una volta, anche se ho trovato difetti non posso che seguire le emozioni e dare 5 stelle.
Chissene frega se alcuni pezzi più scientifici li ho saltati, io questo libro lo metto nei preferiti.
Profile Image for Vanessa.
13 reviews2 followers
February 21, 2020
Un libro veramente bello, che ho letto tutto d'un fiato e che mi ha fatto fermare a riflettere.
Non si tratta affatto di un'autocommiserazione, non si vuole creare senso di disagio, di pietà o di commozione nel lettore: è una lucida considerazione di un tentato atto estremo alla vita, valutando con oggettività le situazioni precedenti e successive all'evento, arricchendo tutto con interessanti citazioni letterarie e saggistiche che inducono il lettore a non dare niente per scontato.

La storia e l'essenza del libro mi hanno colpito; tuttavia avrei preferito una strutturazione della trama migliore, secondo un filo logico pensato meglio, perché a tratti la narrazione delle vicende si interrompe per dar spazio a riflessioni sulla tematica che ogni tanto divagano su altri argomenti in maniera troppo ampia. Inoltre, ho notato un vezzo nel costruire delle frasi usando "malgrado", cosa che dopo un po' diventa stucchevole.

A parte questo, un libro che consiglierei e che rileggerò volentieri!
Profile Image for Steve.
81 reviews3 followers
February 21, 2024
Toccante, ti avvicina con semplicità e chiarezza alle difficoltà di una vita spezzata ... da un prima e un dopo.
Molto brava a scrivere , racconto a tratti spezzato e riperso, ma nell'insieme da un quadro più che esaustivo di se.
Manca l'intimo, il rapporto col marito, è solo percepito sullo sfondo,,,

A me è piaciuto,,, auguri Fuani per la tua vita!
Profile Image for Claudia.
101 reviews15 followers
October 4, 2019
Poteva essere un grande libro. E invece. L’idea è forte ma ad un certo punto diventa prevedibile e si sfalda.. peccato.
11 reviews
June 24, 2020
Un libro sulla malattia mentale e sul suicidio a metà tra un racconto autobiografico e un saggio. Ricco di spunti e di riferimenti psichiatrici ma anche letterari.
Profile Image for Gresi e i suoi Sogni d'inchiostro .
701 reviews14 followers
March 3, 2022
Non esiste una verità circoscritta: la nostra idea di quel che è veramente accaduto non può che provenire da qualcuno, e questa è la realtà che proviene da me.



Molte storie trapelano messaggi che, qualunque sia la mole o la copertina con cui essi sono rivestite, inebetiscono e allietano lo spirito. Altri, invece, che esuli da qualunque forma di felicità, comprensione scavano a fondo della tua anima non dando peso a ciò che potrebbe comportare la sua lettura, ma tuffandosi dentro il libro con il desiderio insopprimibile di un atto di comprensione. Leggere la storia che la Marino si porta dentro è stato davvero bello, oltre che destabilizzante e comprensiva. Del resto non credo l’autrice abbia riscontrato non poche difficoltà nel riporre i suoi pensieri, nero su bianco, la cui vita gli crollò letteralmente addosso nel momento in cui meno se lo sarebbe aspettata. Non solo la sua famiglia le promise affetto, cure, attenzioni attente e meticolose, ma si erano ripromessi di non abbandonarla più nemmeno per un secondo. La sua anima perse vigore, brillantezza nel momento in cui fu risucchiata da un enorme buco nero, che in un primo momento si credette fosse il posto più adatto. In realtà erano solo i primi sintomi di una forma di depressione che, come la Marino, molti sono affetti, e da cui sembra non esserci alcuna via d’uscita. La normalità è qualcosa di mero e utopico.
Normali. Ma cosa significa effettivamente la parola normale? Niente che ci permetta di non farci sentire come lei, calarci nei suoi panni, aggrapparsi ad uno scoglio nel momento di più facile insorgenza che sconvolse del tutto la sua vita, a cui fu sequestrata la felicità, la sopravvivenza, la lucida perdita della coscienza, della mancanza di entusiasmo in cui non si riesce a rassegnarsi a vedere al di là d ciò che siamo diventati. O meglio, che è diventata. Un corpo privo di anima di cui queste pagine sono una confessione lanciata dalla soglia morale della sua insoddisfazione, che parla di libertà mancata, la possibilità di un imperfetta individualità, un silenzio assordante alimentato dalla paura, dalla realtà che sforna e deforma ogni cosa.
Non ho mai prestato attenzione agli autori italiani come in questo periodo della mia vita in cui ho constatato come vanno a braccetto col mio modo di leggere il mondo della cui esistenza tuttavia ero a conoscenza già da qualche anno, ma come un’entità ignota, inesplorata e pertanto meravigliosa e bellissima che avrei dovuto prendere parte. La storia della Marino si mosse velocemente e dirimpetto nel mio cuore, studiandone la scorza, l’intensità di sentimenti che, sin dalle prime pagine, mi hanno indotta a comprenderne le passioni, le emozioni che muovono le cose, che hanno mosso questa giovane eroina dinanzi all’abisso del nulla, del terrificante e del tragico, considerando le possibilità di constatare la bellezza di certe tematiche. Così perfettamente in sintonia ai miei sentimenti, che non hanno indugiato – nemmeno per un istante – a guardare altrove. E ora all’improvviso, col mondo ancora sottosopra e distante dal mio cerchio personale, senza nient’altro che carta e inchiostro, mi sono concentrata su cose che i miei occhi non avevano ancora visto, sulla magnificenza di certe entità distorte che mi erano ancora sconosciuti. Se << malattia >> a questo punto diviene una parola forse fin troppo ripetitiva, eccessiva, un termine troppo blando per esprimere tutto ciò, può però avvicinarmi a ciò che ho provato leggendo Svegliami a mezzanotte. Avvolta da qualcosa di asettico, ameno, il cui umore tocca apici di dramma e sconforto. Raggiunse la sua intensità in maniera alquanto solenne in cui la solitudine, lo sconforto, il rancore, sembrano trasparire dal suo aspetto facendoci così sentire accolti con un violento abbandono, una forma di repressione immersa in una condizione d’inerzia o ristagno. Prendendo parte ad un episodio inimmaginabile in cui la stessa si intravede appena sullo sfondo di una dramma sconvolgente. Perché è proprio qui che è come se si guardasse dinanzi a uno specchio, che rivela e denuncia nelle sue caducità e illusioni chi sono i veri personaggi, com’è la nostra anima, e che osservandola osserviamo anche noi stessi. La vita di ognuno di noi, il nostro sentirci perpetuamente insoddisfatti di voler raggiungere qualcosa che effettivamente non avremo mai, e che ci è sempre sfuggito di mano. La traiettoria di una luce di cui non sarà mai immersa, è il modo per cui questo romanzo mi prese alla sprovvista. Riverbera nella notte, nella solitudine del cuore, nella ricerca affannosa di vivere e sopravvivere, in sconfortanti fantasticherie che pulsano nel cuore, mettono a posto qualcosa dentro di noi. In un’epoca di recuperi, in cui si abbracciano le tradizioni, false imitazioni, in cui le passioni vivaci, impetuose, scuotono l’anima con una certa irruenza, pazienza, disperazione. Scosso da eventi che non hanno un loro perché ma dentro al quale si dispiegano i brevi e tormentati transiti della passione umana.
Profile Image for Giacomo.
369 reviews25 followers
February 1, 2024
il caso a voluto che mi sia imbattuto in questo libro, proprio mentre stavo terminando "Stradario Aggiornato..." di Daniela Ranieri. E' stato molto stimolante leggerli uno di seguito all'altro, perchè sembrano due facce opposte ma inscindibili del carattere umano.
Magmatica, piena di vita, piena di pensieri che vanno da tutte le parti la Ranieri; Lucida, estremamente razionale, quasi chirurgica la Marino. Entrambe però mi hanno raccontato la loro vita e le traiettorie che può prendere.

Difficile dire altro, se non rimanere sbalorditi da come l'autrice riesca a fare questo resoconto impietoso e lucido (e 2) del suo gesto estremo (o meglio del suo tentativo).
Uno squarcio nella mente di un essere umano, un tentativo di mettere in parole ciò che non si può mettere in parole.

Già adesso uno dei libri più belli e dolorosi dell'anno.

p.s. Scusa, non ho capito. Rivolto a chi so io.
Profile Image for Hella.
658 reviews95 followers
February 17, 2020
Questo Svegliami a mezzanotte è stato una lettura che mi ha arricchita. Il percorso di Fuani Marino, il suo parlare di depressione e di suicidio partendo dalla sua esperienza, è coraggioso e forte.
Profile Image for Simo.
388 reviews63 followers
January 19, 2020
3.5

“I rapporti si logorano, si stemperano, arriva un momento in cui non ti servono più a niente.
Aspetto un segno. Qualcosa che mi indichi cosa devo fare, dove devo stare, con chi. Mi rendo spettatrice della guerra greco-romana che si combatte nella mia testa.
Immobile. Potrei aspettarti per sempre. Col gomito poggiato sulla scrivania e la fronte poggiata alla mano tento di capire: cosa mi manca? chi?„
Profile Image for Abc.
1,120 reviews108 followers
September 21, 2025
L'autrice parla del suo suicidio, messo in atto lanciandosi dal quarto piano pochi mesi dopo la nascita di sua figlia. Da questa caduta Fuani Marino dovrà rialzarsi con molta determinazione lottando contro il dolore fisico causato dagli immensi danni riportati e soprattutto contro la sofferenza psichica data da un disturbo bipolare diagnosticato solo dopo il tentativo di suicidio.
Fuani parla con molta lucidità della sua infanzia, della famiglia, del suo carattere un po' "ribelle", insomma del percorso che l'ha portata a desiderare la morte.
Dalle sue parole emerge come la malattia mentale e la depressione siano purtroppo ancora dei forti tabù nella nostra società e troppe volte vengono affrontati con leggerezza dagli stessi medici. L'autrice, infatti, non manca di sottolineare di aver più volte richiesto di essere ricoverata, ma i suoi stessi familiari, credendo di agire per il meglio, hanno cercato di evitarlo probabilmente temendo una stigmatizzazione sociale.
Mi ha colpito parecchio quando Fuani dice che tutto il dolore fisico che ha patito dopo essersi buttata nel vuoto l'ha aiutata a non pensare al dolore psicologico. È una riflessione che pugnala allo stomaco e dice tutto di quanto possa essere totalizzante e devastante la depressione.
L'autrice ci parla anche dei suoi sensi di colpa per ciò che ha fatto e si rende conto di aver provocato un dolore immenso ai suoi familiari.
Questo libro è stato scritto a distanza di 6 anni dal tentato suicidio e credo che sia stato un modo per rivedere tutto l'accaduto da lontano, per riuscire a riconoscerlo per quello che è stato, ma con la consapevolezza che si può andare avanti.
In ultimo l'autrice si rivolge a sua figlia riflettendo sulle conseguenze che la pubblicazione di questo libro possa avere su di lei:
"Ti diranno che tua madre è pazza, un'egoista, tu stessa avrai una moltitudine di cose di cui accusarmi, e a ragione.
Ma ecco quello che non dovrai mai pensare:
Che io non ti abbia amata,
O di avere una qualche responsabilità,
O ancora che possa capitarti qualcosa di simile.
Perché ogni persona ha la sua storia".

Dolcissimo e straziante.
Profile Image for fabiulino.
103 reviews
November 16, 2019
Mentre scrivo questa recensione, dentro di me sento un vuoto e, nello stesso tempo, di pienezza.
Il senso di vuoto è dovuto dal fatto che questo libro, senza girarci intorno, ha smascherato molte cose di me che forse ho sempre saputo, ma forse non ho mai voluto conoscere davvero.
Il senso di pienezza, invece, è dovuto dal fatto che questo libro è così reale, così vero, che ti fa sentire molto meno solo.
La scrittrice non solo ha vissuto un'esperienza personale da cui nasce l'idea stessa del libro, ma è informatissima sugli argomenti trattati nel libro.
La depressione, l'ansia, la bipolarità, il suicidio: parole ancora, purtroppo, tabù in una società che ne è piena, ma che continua a negare.
E quindi, cara Fuani, io ti ringrazio.
Grazie per il tuo coraggio che mi fa sentire meno solo.
Grazie per il tuo coraggio che fa cadere le maschere del mondo.
Grazie per il tuo coraggio che deve soltanto renderti fiera di quello che sei e di quello che hai scritto.
Non so se questo fosse l'obiettivo che ti eri prefissata quando hai scritto questo libro, ma sappi che in qualche modo mi hai salvato e mi hai aperto gli occhi su molte cose.
Mi sembra ovvio che il libro sia consigliatissimo.
Profile Image for Paola.
761 reviews156 followers
April 5, 2020
E' abbastanza raro che dopo essersi buttati dal quarto piano si sopravviva. Fuani (padre Furio+ madre ANIta=FUANI) Marino, invece si.
E di questa sua esperienza, di quanto ce l'ha portata, e di quanto dopo sia successo, ne ha fatto questo libro.
Scrittura, asciutta e serrata non si risparmia niente, cerca anche lei una spiegazione non tanto del passaggio all'atto, ma delle ragioni?bisogni? che ce l'hanno portata. E come lei molti e molte altre che decidono di smettere di vivere perché il vivere causa più sofferenza che andarsene una volta per tutte. Almeno il soffrire ha una fine.
Come diceva Nietzsche, cito a memoria, l'idea di potersi suicidare aiuta a far passare notti molto difficili.
Profile Image for Francesca d'Aloja.
14 reviews3 followers
January 3, 2020
È un libro terribile e meraviglioso. Fuani Marino ha descritto l'indescrivibile con una sincerità e una perizia letteraria davvero emozionanti.
Profile Image for Francy.
67 reviews2 followers
March 22, 2023
È senza dubbio la prima volta che mi capita, davanti a uno dei libri più belli che io abbia mai letto, di interrogarmi se me la sento di dire la mia. Non ho dubbi sulla necessità di consigliarlo, ma questa volta lo vorrei fare in silenzio, senza schiamazzi e paroloni, ma con tutto il rispetto e la delicatezza di cui sono capace, come si fa con quelle cose particolarmente preziose e fragili. Non mi sento affatto nella posizione di poter “giudicare” ne’ commentare nulla, in questo caso. Mi sentirei di fare un torto alla scrittrice, alla donna, alla madre, alla persona che si è sforzata di mettere l’anima, la sua storia, la sua verità, il suo dolore, la sua vita, il suo sentire, la sua forza sulla carta nel modo più autentico che io abbia mai visto fare. Riuscendo, a mio modestissimo parere, perfettamente nell’intento. Quindi dirò solo grazie, grazie di aver detto, grazie perché io ho quello stesso tuo “piacere perverso di chiamare le cose con il loro nome” e questo mi è stato negato per anni, causando alcune ferite che sanguinano ancora adesso e di cui adesso, da grande, mi tocca prendermi cura. Dalla bambina spaventata di 4 anni che sono stata, dalla giovane donna, ancora un po’ spaventata, che sono oggi, dal ricordo del mio passato, dei silenzi che ho riempito con mostri più grandi di me, perché “la paura fa il lupo più grande di quello che è” come mi suggeriva proprio ieri un film di Stefano Mordini, dal mio presente che cerca spasmodicamente le parole, i contorni e, forse, oggi fin troppo, i nomi giusti, da quello stesso mio presente che oggi mi suggerisce, attraverso le delicate e serafiche parole della mia psichiatra, che “le cose spaventose si possono affrontare”, da un’altra figlia, da un’altra “Greta”, sinceramente e col cuore, ti ringrazio Fuani.
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