Anno Domini 832, inverno. Una delegazione dell'imperatore Ludovico il Pio trova riparo da una bufera di neve presso l'abbazia benedettina di Fulda, nel cuore dell'Assia, e lì è costretta a sostare per due settimane, approfittando dell'ospitalità dell'abate Rabano. Tutt'intorno, le vie che collegano Magonza a Erfurt sono impraticabili, le selve infestate dai lupi. Ma è proprio tra le mura del cenobio che iniziano a trovarsi le prime vittime straziate dai morsi di una grossa fiera. Tra i benedettini di Fulda si diffonde immediatamente il panico. Inizia a circolare voce che dentro l'abbazia si nasconda un lupo assassino o addirittura un licantropo. Toccherà al giovane monaco Adamantius, fra i maggiori miniaturisti della cristianità, indagare sulla vicenda. Prima per soddisfare la propria curiosità, poi per salvarsi la vita.
Ex archeologo, laureato in Lettere, svolge attualmente il lavoro di bibliotecario. Ha pubblicato diversi saggi storici, soprattutto per la rivista specialistica Analecta Pomposiana. Molte delle sue ricerche riguardano l'abbazia di Pomposa, con speciale attenzione agli affreschi medievali che raffigurano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento e dell'Apocalisse.
Sul fronte della narrativa ha partecipato all’antologia 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte. Altri suoi racconti sono usciti per la rivista letteraria Writers Magazine Italia[3].
Il suo primo romanzo, Il mercante di libri maledetti, è un thriller medievale che ruota intorno alla figura di Ignazio da Toledo, mercante di reliquie mozarabo, e a uno sfuggente manoscritto intitolato Uter Ventorum, in grado secondo leggenda di evocare gli angeli. In realtà questo volume è uno pseudobiblion come il Necronomicon citato da H.P. Lovecraft[4]. Per il successo conseguito da questo romanzo l'autore ha ricevuto il 24 novembre 2011 il premio What's up Giovani Talenti per la cultura[5].
Nell'ottobre del 2012 pubblica La biblioteca perduta dell'alchimista con protagonista ancora il mercante Ignazio da Toledo e a partire dall'agosto dello stesso anno Rex Deus. L'armata del diavolo, ebook a puntate poi pubblicato in cartaceo con il titolo L'isola dei monaci senza nome.
Nel tempo libero Simoni organizza eventi culturali di taglio letterario.
Per gli appassionati dei libri storici dell'alto medioevo, trovarsi a leggere un libro come 'Il lupo dell'abbazia' è un vero piacere, che se unito alla competenza e preparazione che l'autore ha nel narrare la storia, aggiunge un valore intellettivo non indifferente La fluida narrazione in terza persona permette di avere un'ampia panoramica sullo scenario, anche se il trascinatore principale è il miniaturista Adamantius. Il ribelle Walfrido, il curioso Godescalco e il timoroso Lupo, sono i suoi amici monaci che lo accompagnano, e aiutano, in ogni impresa. Saranno proprio loro quattro a scortare il lettore all'interno di questa storia umida e fredda, avvolta di mistero e satura di lotte di potere. L'arrivo dei soldati, scatena una serie di eventi efferati che non riescono a trovare una spiegazione razionale. Incolpare Adamantius sembra la via più semplice e breve per mettere a tacere la voce imperiosa del comandante, ma l'abate supremo, pur di non subire interferenze, cerca le risposte nelle persone non meglio indicate. Un elemento fondamentale della storia, è l'abbazia di Fulda sempre avvolta dalla bufera di neve, che cela misteri, nasconde messaggi e protegge segreti. Ogni personaggio è caratterizzato molto bene, i luoghi delle scene si immaginano perfettamente e l'atmosfera cupa e fredda, si bilancia con le emozioni di paura e terrore dei personaggi. Cercare di scoprire in anticipo cosa si celi dietro alle morti sospette, è impossibile, come ogni degno libro del genere, bisogna solo fare attenzione a quello che l'autore inserisce in una scena, a quello che qualcuno bisbiglia o a particolari che sembrano importanti ma chissà se lo sono realmente. Perché si può sospettare di tutti, e man mano che le pagine scorrono, i dubbi su quel personaggio rispetto ad un' altro aumentano, ingarbugliando ulteriormente il tutto. Nel 'Il lupo dell'abbazia' troverete una buona dose di storia, tanto mistero quella parte di thriller che non guasta mai, ma leggerete anche di lealtà ed amicizia e il tutto è sapientemente uniformato per dare al lettore una lettura trascinante ed entusiasmante.
Quando nel titolo di un giallo storico compare la parola abbazia il pensiero vola inevitabilmente al capolavoro di Umberto Eco “Il nome della rosa”.
Marcello Simoni si ispira a questo modello ma le differenze tra il suo romanzo e quello di Eco sono tante. “Il nome della rosa” è ambientato in un monastero tra Piemonte e Liguria nel 1327, durante il Basso Medioevo, quando la marcia europea verso lo sviluppo culturale ed economico raggiunse un livello notevole mentre “Il lupo nell’abbazia” ha una collocazione temporale molto più antica, in un periodo molto caotico e ricco di contrasti, sia politici che religiosi che porteranno alla costruzione dell’Europa attuale.
L’unità del Sacro Romano Impero è messa a dura prova dalla crisi dinastica che mette in urto Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno e imperatore dei Romani, e i suoi figli Lotario, Carlo, Pipino e Ludovico il Germanico. Nell’abbazia benedettina di Fulda, nell’anno del Signore 832 durante una furiosa nevicata avvengono dei delitti misteriosi delitti con modalità tali da far pensare agli attacchi di uomini-lupo, i leggendari “werwolf”.
Quattro giovani monaci non credono a questa spiegazione e iniziano un’indagine che li porterà a mettere in pericolo, oltre la loro vita, sottili strategie politiche di eccezionale importanza. Usando la logica tentano di superare il muro di superstizione che blocca ogni iniziativa e col tempo trovano una traccia utile in una colombaia, nel guano dei piccioni viaggiatori.
L’inconsueta ambientazione temporale è funzionale alla trama che tratta di un periodo in cui il sincretismo tra antichi riti pagani e cristianesimo era ancora in corso e tante credenze erano possibili anche in centro di grande irradiazione religiosa come Fulda, al centro del territorio germanico.
Tra i personaggi del romanzo, molti dei quali realmente esistiti, spicca la figura del potente abate Rabano Mauro, filosofo, intellettuale e poi arcivescovo di Magonza che con il suo machiavellico comportamento rende l’inchiesta più complessa e intricata.
Marcello Simoni si conferma narratore di vaglia e affascina con un romanzo dalle atmosfere invernali e dal notevole interesse storico in quanto i misteriosi delitti sono legati ad un avvenimento storico realmente avvenuto qualche tempo dopo i fatti narrati.
Con uno stile diretto, privo di fronzoli ma molto curato dal punto di vista del lessico, l’autore ci guida alla scoperta del mistero coinvolgendo il lettore e appassionandolo alla storia. Il ritmo della narrazione è incalzante. Leggere questo libro è stata una piacevole esperienza che mi ha aiutato a distrarmi e a non pensare troppo alla tristezza del rientro dalle ferie. Una storia che mi ha ricordato un po’ le magiche atmosfere che si respirano nei romanzi di Ellis Peters e ne consiglio la lettura a chi ancora ricorda le appassionanti indagini del Fratello Cadfael e a chi è in cerca di un thriller storico avvincente e non troppo impegnativo!
Una penna raffinata caratterizza lo stile immediato e intenso di questo romanzo.L'autore attraverso le sue parole, ci fa " vedere" le vicende che si dipanano nel corso della narrazione così vivide all'interno della nostra mente, a tal punto che il romanzo può essere considerato alla stregua di una sceneggiatura televisiva.
Bella l'ambientazione, soprattutto per chi come me ama i gialli medievali. Ma non chiamatela camera chiusa, che della camera chiusa l'enigma non ha niente.
L’autore riesce anche attraverso la trama del giallo a perseguire il suo obiettivo di fedele e approfondita ricostruzione storica: è una delle caratteristiche più pregiate della narrativa simoniana, quella di essere non solo storicamente fedele ma approfondita nella cura dei dettagli artistici, ambientali e di costume. I vari edifici del complesso abbaziale, lo scriptorium, dove i monaci amanuensi ricopiavano i testi antichi e i miniaturisti ne decoravano splendidamente le iniziali, il dormitorium dove si trovavano le celle dei monaci, la colombaia, dove venivano tenuti i piccioni che servivano per mandare e ricevere messaggi, la Villa Fuldensis, il borgo sviluppatosi all’esterno, l’annessa chiesa di Saint-Michael con la sua cripta sepolcrale, le varie porte di accesso, sono tutti luoghi fortemente suggestivi nella loro severa austerità che Simoni sfrutta come ambientazioni dei momenti clou del racconto giallo. Non solo: in omaggio a quella fioritura culturale che rese Fulda una delle più importanti scuole carolinge dell’alto Medioevo, Simoni usa per i suoi giovani protagonisti figure realmente esistite: Lupo di Ferrières, abate egli stesso di Fulda, un precursore dell’umanesimo le cui Epistolae sono fonte storica importante per quel periodo, Walafrido Strabone, che scrisse in prosa ed in versi testi agiografici, tra i quali la Visio Wettini, prima opera occidentale in versi in cui si descrive l’aldilà e Gotescalco il Sassone, teologo la cui fama culturale è legata soprattutto alla sua dottrina sulla doppia predestinazione. Il miniaturista Adamantius è uno dei personaggi inventati: con il suo intelletto e il suo intuito risulta la figura giusta per portare avanti le indagini. Infine non è un caso che molti dei nomi che popolano il romanzo siano così sorprendentemente evocativi: Ratgar, Sturmio, Eigil, ad esempio, sono nomi di figure legate alla storia dell’abbazia, monaci, abati, legati imperiali, così che anche personaggi frutto di fantasia vengono rivestiti di storicità. È un giallo storico ben costruito, basato su fatti realmente accaduti. L’utilizzo di parole in latino conferisce al romanzo una veste austera e altamente solenne, unito ad una scrittura scorrevole ed elaborata in maniera perfetta. Le descrizioni regalano immagini nitide, sembra di viverle realmente. Immagini che ricordano il setting monastico e medievale racchiuso ne “Il nome della rosa”. L’elemento “giallo” è composto con un buon livello di mistero, unito alle antiche credenze superstiziose riguardanti la licantropia arcadica racchiusa nel De civitate Dei di Sant’Agostino. Ho apprezzato il mistero, la descrizione di alcuni ambienti, la parte in cui il conflitto, nato tra fede e credenze popolari, crea dissapori all’interno dell’abbazia e molto altro ancora; ma la sensazione che tutto sia avvenuto troppo in fretta non mi ha mai abbandonato durante tutta la lettura di questo libro. È vero che c’è un inizio e una fine in questa storia, ed è anche vero che non è il numero delle pagine di un libro di questo genere a decidere se possa essere di gradimento ai lettori; ma avendo così tanto apprezzato questo autore per le sue pubblicazioni precedenti qui mi è sembrato troppo essenziale. Avrei preferito che si fosse soffermato più sul ruolo del monaco Adamantius rendendolo più dinamico; la successione degli omicidi e dei ritrovamenti dei cadaveri è stato troppo ravvicinata nel tempo e questo ha portato a sintetizzare anche il momento in cui si scopre la verità su quanto è accaduto. La storia mi è piaciuta come del resto anche l’ambientazione e la lettura è stata gradevole; ma se questo libro fosse stato di almeno 400 pagine e non di 190 non avrei avuto dubbi e soprattutto non avrei avuto la sensazione di aver letto solo alcuni capitoli e non un libro intero. Questo romanzo non sconvolge il lettore, quanto piuttosto gli regala la garanzia di un bel libro, ben scritto, ben strutturato e come al solito impeccabile dal punto di vista di credibilità storia.
Il lupo nell'abbazia di Marcello Simoni è un libro molto interessante che ha risolto il blocco da post Harry Potter e mi ha intrigato con la serie di omicidi presso l'abbazia benedettina di Fulda a danno dei monaci, i quali sembrano essere stati assassinati da un werwulf. È un libro breve e allo stesso tempo avvincente che mischia giallo, thriller e un pizzico di horror. Molto bello. Uno dei pochi gialli che ho divorato in pochi bocconi per poter scoprire la verità!
Intrigante anche se la conclusione è deludente. Sono libri che si leggono giusto per intrattenimento. Non li trovo scritti per niente bene, è solo la trama che serve per passare il tempo magari durante un viaggio di tante ore.
Non male, lo stile di scrittura di Simoni non è sicuramente tra i miei preferiti, ma essendo molto diretto e semplice il libro diventa godibile anche per chi non è appassionato di storia o di romanzi storici in generale, specie se ambientati nel medioevo. Ringrazio il cielo che il 'plot twist' finale non sia scaduto nel sovrannaturale, questo soprattutto grazie alle conoscenze di Simoni sulle fonte storiche. Un buon primo approccio.
Un giallo scorrevole e intrigante. Ho avuto un po' di difficoltà a ricordare i nomi dei vari personaggi ma alla fine sono riuscita comunque a seguire la storia. Bel libro.