Segnato da un lutto in un passato indefinito, un uomo decide di tornare nella città dove è nato e dove molti anni prima aveva vissuto. Ed eccoci così a seguire i passi del narratore per le strade di una metropoli che potrebbe essere Parigi: il suo quartiere è stato recentemente demolito – tutto è sventrato, è possibile vedere il suolo originario, toccarlo –, e ricostruito senza anima, spopolato. Uno scenario tangibile, che però sembra disgregarsi, via via che il quartiere si svuota sempre di più, via via che spariscono, come per gli effetti di un’epidemia, i rari esseri che il narratore sfiora: un gatto, un’amante, uno scrittore che si crede un profeta. Attorno a lui i segni si moltiplicano. La casa dove ha scelto di abitare gli sembra una casa infestata, sperduta in una terra incerta. Presto sopraggiungerà un diluvio. Qualsiasi cosa si perda, si ha la strana sensazione di aver perso tutto con l’essere o l’oggetto che abbiamo perduto. E ogni nuova trasgressione a quel vuoto non fa che reiterare quell’assenza. Piena è un romanzo inesorabile, una parabola per ricordarci ogni giorno che, per quanto faccia e speri, l’uomo avanza verso il “grande nulla dove tutto finisce” e ha, come unica consolazione, la speranza nell’“immensa mansuetudine del mondo”. Un capolavoro letterario di rara intensità. Per Piena Philippe Forest ha ricevuto nel 2016 il Prix de la Langue française e il Prix Franz Hessel 2016.
Un style classique qui se veut original et moderne en raison des détails qu'on occulte : les noms des personnages et des lieux , les dates et l'identité du narrateur. Pourtant, il suffirait de jeter un coup d'œil sur la biographie de Forest pour se rendre compte du radotage qui nous est servi dans ce roman. Je n'arrive pas à trouver un réel sens au choix du titre , même si la dernière partie veut y donner une "justification". La structure éclatée de la narration n'a aucun intérêt, ça ne met rien en valeur et n'ajoute rien sur le plan esthétique. Enfin, il y'a un fond idéologique que je n'arrive pas à saisir tellement les opinions politiques exprimées sont ambiguës et non-assumées.
C'est lourd, des phrases, des phrases et encore des phrases. Il ne se passe rien, le narrateur perore. On saute des lignes puis des paragraphes puis des pages. Mais qui peut bien éditer un bouquin pareil??
Ce livre est assez spécial. Première fois que j’en lis un pareil et il n’est pas déplaisant à lire, en toute honnêteté. J’ai accroché des les premières phrases, les premiers mots. Cependant, plus la lecture avance, plus les pensées se compliquent.
Je dois avouer m’attendre à quelque chose de plus surprenant. Il n’empêche que la manière de raconter l’histoire n’est pas commune. Soit on aime, soit on n’aime pas. Si des personnes aimeraient tester ce livre, faites-le, même si vous voyez des avis négatifs. Oui, par moment, il y a des passages un peu lents. Je trouve cependant que cela en vaut le détour, rien que pour la présence de la nature et de l’explication de la manière dont les êtres humains se sentent un peu supérieur à tout…
Enfin, le réel mystère dans tout cela est le petit paragraphe final que j’essaye tant bien que mal de comprendre.
🥀 LASCIARSI TRASCINARE DALLA CORRENTE [recensione] 🥀
Un uomo, anni dopo aver subìto un grave lutto, decide di tornare nella sua città natale, che un tempo conosceva così bene. Il progresso, però, è implacabile e del quartiere che ricordava non è rimasto praticamente nulla.
I palazzi nuovi vengono costruiti sopra quelli vecchi, raschiati dalle proprie fondamenta come vecchie croste fastidiose; cantieri pulsanti in ogni dove; nel suo condominio non sono rimasti che in tre. È così che comincia Piena di Philippe Forest, romanzo edito in Italia da Fandango Libri.
L’uomo senza nome sembra essere consapevole di avere degli inquilini nella testa, che leggono i suoi pensieri non appena vengono formulati. Continua ripetersi di non voler pensare alla propria esperienza personale perché irrilevante, quasi come se volesse nasconderci – a noi! che abitiamo nella sua mente! – i dettagli della sua esistenza. Sebbene sia capace di rimanere sul vago, sfogliando le pagine si scopre sempre più. Si rende conto che che siamo inoffensivi (forse utili?), come i pesci pilota per gli squali.
Ci lascia guardare mentre fa la conoscenza della seconda inquilina; ci lascia ascoltare le teorie del terzo inquilino. Che voglia, gli serva, il nostro muto parere?
Forest delinea un personaggio passivo, che si lascia trascinare dagli eventi: inebriato dal sublime caos che regola la sua esistenza (e quella di tutti), si limita a osservare la rovina. Quando il fiume che attraversa la città esonda, sommergendo e trascinando quel che trova sulla sua strada, l’uomo rimane immobile. Si interroga su ciò che prova, è in continuo dialogo con se stesso; il movimento della sua mente non eguaglierà mai quello del suo corpo. Quando ne sarà capace, solo una volta, le sue ricompense saranno il tepore dei raggi del sole e le fusa di un gatto.
Piena non è il romanzo giusto se cercate una lettura leggera e rilassante. Le parole di Forest continueranno a tornarvi in mente, dialogheranno con altri romanzi che avete letto e non vi lasceranno in pace. Vi tormenteranno, con la loro musica malinconica e commovente.
Grazie infinite a Fandango Libri, che mi ha permesso di perdermi nelle pagine di questo meraviglioso autore francese.
Verboso e sentenzioso, impiega troppe parole e troppe pagine per arrivare a un dunque che non c'è, con frasette brevi che si vorrebbero fulminanti e pregne di verità sulla natura umana e la condizione esistenziale, ma senza mai riuscire ad affondare in profondità e tratti arenandosi in un banale moralismo sui problemi del contemporaneo (la speculazione edilizia, l'immigrazione, il riscaldamento globale). Insufficiente.