Meglio dimenticare la logora liturgia delle domande e delle risposte: fin dalle prime righe, questo volume ha i contorni di una gioiosa ribellione, a cominciare dall’aperta minaccia che Fellini rivolge al proprio interlocutore: «Vedrai, sarà un tormento questa intervista. A molte domande non risponderò, ad altre mi sottrarrò con i soliti raccontini più o meno inventati, e quando avrai messo insieme il libretto vorrò rivederlo tutto, correggerlo, cercherò di impedirne la pubblicazione, cancellerò le domande, le risposte, tenterò di riscriverlo. Ci aspetta una stagione grama, delusioni, rabbie, avvocati». Consumato giostraio delle sue visioni e delle sue malinconie, allergico alle domande, refrattario alle opinioni, Fellini trascina il libro in una fantasmagoria comica e sensuale, così personale e ricca di ricordi, così simile al mondo di sogno delle sue pellicole. Ci sono Rimini scomparsa nella nebbia, il circo e via Veneto. Ci sono Nino Rota, Ennio Flaiano e Marcello Mastroianni. Ci sono le minute osservazioni di un regista su un reale che ai suoi occhi appare velato di mistero, simile a un set con ristoranti vuoti e chiese deserte, popolato da clown, cialtroni e prostitute. «Un happening continuo fra la vita e la rappresentazione della vita», questo sono i film di Fellini. Film che qui scorrono a uno a uno: I Vitelloni, La strada profonda e oscura, Le notti di Cabiria sfuggitealla censura, 8½ tortuoso e cangiante. E con loroi registi più amati: il rituale e magico Kurosawa, il cinema puro di John Ford, l’incantevole Buñuel. Sul cinema è un dialogo che corre sui fili sospesi dellafantasticheria e della memoria, riuscendo nondimeno ad affacciarsi sull’ignoto, sull’ingannevole limite della realtà, e a riconsegnare la voce di un regista che ha vissuto la vita e l’arte come un profondissimo scherzo.
Federico Fellini was an Italian film director and screenwriter known for his distinctive style, which blends fantasy and baroque images with earthiness. He is recognized as one of the greatest and most influential filmmakers of all time. His films have ranked highly in critical polls such as that of Cahiers du cinéma and Sight & Sound, which lists his 1963 film 8 1⁄2 as the 10th-greatest film.
In una lunga intervista Fellini si racconta, seppure con scetticismo: prova apertamente disagio a parlare di ciò che ha fatto, poiché pensa ci si aspetti da lui una visione del mondo e una profondità di pensiero che sente non gli appartengono. Eppure dal testo emerge moltissimo. Oltre a ripercorre le vicende di vita, la realizzazione dei film, le proprie passioni (come le automobili), mostra i tratti fondamentali della sua arte: la mania di fare schizzi per formare le idee, l’attrazione verso ciò che fa paura, la voglia di rappresentare situazioni incerte e sfumate, la simpatia per il nevrotico, buffo e patetico.
Ciò che il regista ha sempre cercato di fare, grazie a una profonda osservazione, è rappresentare il nostro mondo, affascinante e tremendo, misterioso e inquietante. Basta guardarsi intorno per accorgersi di essere circondati da volti comici spaventevoli, difformi, ghignanti, attoniti. Vuole evitare l'approssimazione e l’inganno, testimoniando il vero, il sentimento delle cose. Ma non si tratta di una semplice copia della realtà, per questo preferisce il bianco e nero: un uso del colore pedissequo fa impoverire la fantasia, perché più ci si avvicina alla realtà più si scade nell'imitazione. La fantasia infatti deve sempre avere la sua importanza: il racconto segue soprattutto il tortuoso labirinto dei ricordi, dei sogni, delle sensazioni.
Consiglio il testo agli appassionati dei film felliniani, perché oltre alle nozioni ormai conosciute, Fellini scava in profondità spiegando alcuni tratti inediti, come il fascino per la vita dei rotocalchi e i motivi del distacco nei confronti della questione politica. Di un film, in fin dei conti, gli interessa cogliere l’indescrivibile e misteriosa componente che amalgama tutto, il momento di aggregazione magnetica che dà unicità e credibilità, conservando allusività e simbolicità.
“Mi pare di aver sempre girato lo stesso film; si tratta di immagini e solo di immagini, che ho filmato usando gli stessi materiali, forse sollecitato di volta in volta da punti di vista diversi.”