“STATE OF BLISS”
Questo terzo boxset si apre su una storia incentrata principalmente su Bliss, con il Dottore ad assumere un ruolo quasi secondario. E ci voleva proprio, dato che nel primo volume è piombata direttamente in mezzo alla Guerra del Tempo con ben poche spiegazioni, e nel secondo solo The Lords of Terror ha iniziato a costruire il suo background sul suo pianeta di origine.
Qui vediamo finalmente come si sia ritrovata a bordo della Nave Teseo, quali fossero i suoi amici e come viveva la sua vita da universitaria. Ma non solo vediamo questo passato, ma molti altri che avrebbe potuto avere, da uno in cui non aveva mai lasciato il suo pianeta, conquistato dai Signori del Tempo, a un altro in cui la Guerra del Tempo non esisteva proprio, e lei aveva scelto tutt'altro ramo di studi (questa era la versione che il Nove aveva rapito in Ravenous). Viene inoltre cercato di spiegare la sua importanza nel grande schema delle cose.
Se da una parte questo concetto mi è piaciuto molto, ho trovato la sua realizzazione un po' confusa, specialmente nella risoluzione finale.
La storia sembra dividersi in due metà: la prima, in cui si passa da un universo all'altro, che, benché possa essere un po' difficile da seguire se non si presta abbastanza attenzione, credo che funzioni abbastanza; la seconda, in cui il Dottore e Bliss vanno alla ricerca dell'origine dell'anomalia e ad individuare il responsabile, mi è sembrata invece un po' affrettata e ha lasciato alcune cose poco chiare. Però �� stato interessante scoprire l'identità dell'antagonista, che prima ci fa credere una cosa per poi rivelarne un'altra.
Forse questa storia avrebbe beneficiato di essere divisa in due episodi per essere approfondita, ma è comunque un inizio interessante per il volume, dando più spessore a Bliss e mostrandoci ancora una volta quanto possano essere instabili le linee temporali quando la Guerra del Tempo è coinvolta.
“THE FAMISHED LANDS”
Il Dottore e Bliss arrivano su un pianeta povero di risorse, il quale, per via dell'interruzione delle tratte mercantili a causa della Guerra del Tempo, non può più ottenere rifornimenti dall'esterno. La popolazione muore di fame, e mentre sono in fila per delle razioni alcune persone vengono fucilate. Altri vanno avanti con la loro vita come se nulla fosse, ma ugualmente deperiti, e la causa sembra essere un intruglio di dubbia provenienza che viene spacciato per cibo.
Qui non si parla della Guerra del Tempo come è vissuta in prima linea, ma ce ne vengono mostrate le conseguenze indirette. Gli abitanti non conoscono neanche la differenza tra un Signore del Tempo e un Dalek. Ma il risultato è comunque raccapricciante, e porta a scelte morali decisamente discutibili. Ho apprezzato che il grande “cattivo” dietro tutta la faccenda non fosse spinto da motivi egoistici, bensì fosse arrivato a certi estremi a causa della paura e dell'impotenza.
Malgrado l'orrore della situazione, ci sono dei brevi momenti di ironia che alleggeriscono un po' l'atmosfera.
Pur non essendo una storia particolarmente memorabile, permette di dare un po' di respiro tra le altre che sono più cariche di azione.
“FUGITIVE IN TIME”
Se i primi due episodi erano più distaccati dalla guerra in sé, qui ritorniamo al centro dell'azione.
Tamasan chiede al Dottore di aiutarla a rintracciare l'ultima superstite degli Helixara, una specie che secoli prima è stata cancellata dalla storia dai Signori del Tempo. Trovare il modo in cui sia riuscita a sopravvivere sembra poter essere utile ai fini della guerra. Ancora una volta si pone quindi l'accento su quanto possano essere spietati i Signori del Tempo, pure prima che il conflitto li spingesse a misure drastiche.
L'ambientazione è quella di un pianeta medievale, ma che comunque ha avuto contatti con la tecnologia aliena. I due aspetti sono ben bilanciati ed è piacevole sentire qualcosa di un po' diverso in questa saga.
È facile simpatizzare con Shonnath e la sua tragedia, e molto spazio è lasciato al ribrezzo che il Dottore prova per quello che la sua gente ha compiuto. In contrasto, Tamasan è come sempre indifferente alle questioni morali e si limita ad eseguire gli ordini, creando forti screzi tra i due.
Ritornano anche i Dalek in primo piano, nonostante si tratti più di una scaramuccia piuttosto che una battaglia vera e propria, ma si apre la strada per il gran finale.
“THE WAR VALEYARD”
Un nome, una garanzia: ecco John Dorney che ritorna per chiudere in bellezza il terzo volume!
In mezzo alla miriade di possibilità che si aprono parlando di una guerra che può letteralmente distorcere la natura delle cose, introdurre il Valeyard è già di per sé una grande idea; ma il modo in cui viene utilizzato qui è diverso da tutti quelli in cui l'ho visto finora.
Partendo da delle visioni che tormentano il Dottore, lui e Bliss scoprono che i Signori del Tempo hanno assoldato il Valeyard per porre fine alla Guerra del Tempo una volta per tutte. Su un pianeta protetto da un sigillo temporale, la sua missione è quella di trovare e attivare un'arma che cancellerebbe definitivamente i Dalek dall'universo.
Tuttavia il Valeyard non è affatto come lo ricordiamo: egli crede infatti di essere il Dottore! E, comportandosi come tale, vediamo questo personaggio sotto tutt'altra luce. Determinato a portare a compimento la missione a qualunque costo, è comunque compassionevole nei confronti degli altri, cosa che lo porta ad essere molto simile al War Doctor, avendo in pratica intrapreso un percorso opposto e speculare. In aggiunta a questo è tormentato da visioni del suo io passato (in pratica il Valeyard del War Valeyard). La distinzione tra Valeyard e Dottore diventa così labile che non è difficile immaginare che l'uno sia originato dall'altro; e porta a ipotizzare che tutto l'astio provato dal Valeyard originario non fosse altro che invidia per non essere il Dottore.
Questa grande introspezione psicologica è coadiuvata dall'interpretazione di Michael Jayston, capace di dare una nuance tutta nuova al personaggio pur mantenendone le caratteristiche basilari e riuscendo a distinguere il nuovo Valeyard dalla sua versione più oscura.
In questo episodio, Bliss e il Dottore hanno una grande chimica: i loro dialoghi sono vivaci, e Bliss è meravigliosamente sarcastica (specialmente quando il Dottore cerca di spiegarle, in maniera molto confusa, chi sia il Valeyard).
Ma il bello non finisce qui, perché Dorney ci spiazza ancora una volta con uno di quei plot-twist che ti lasciano di stucco. Riascoltandolo una seconda volta ci sono dei piccoli indizi, ma di primo acchito alcune omissioni mirate ci ingannano su quale sia il reale contesto della situazione, per poi ottenere un senso solo alla fine.
Il cliffhanger finale ci introdurrà all'ultimo volume, che si prospetta davvero interessante dato che in questo episodio sono state decisamente rimescolate le carte in tavola.