In un tempio della cultura qual è la scuola,non si può non parlare di quella che io chiamola cultura della legalità, una cosache probabilmente a scuola s’insegna molto poco.È il 1989. La seconda guerra di mafia ha insanguinato la Sicilia e imposto sull’isola la dittatura armata dei corleonesi di Riina, ma non è ancora giunto il momento dell’attacco alcuore dello Stato.Nonostante questo, il giudice Borsellino – difronte agli studenti di un liceo di Bassano del Grappa – racconta una storia che, a 30 anni di distanza, sorprende ancora per la sua tristeattualità.Con parole semplici, chiare e dirette, il magistrato delinea un quadro inquietante fatto di omicidi, estorsioni e rapimenti.E lo fa di fronte a ragazzi del Nord Italia, una realtà apparentemente lontana da certi scenari. Ma i tentacoli della piovra sono lunghi e Borsellino lo sa bene. E con questo discorsocerca di mettere in guardia la giovane platea, affinché impari a riconoscere la mafia in tutte le sue manifestazioni, dalle più eclatanti a quelle più nascoste e, per questo, insidiose.Un documento importante, che suona ancora oggi come monito troppe volte rimasto inascoltato.
Questo breve libricino è la trascrizione di un incontro che il giudice Borsellino ha tenuto con degli studenti di Bassano del Grappa nel 1989. Nelle sue parole traspare il suo acume, la sua forza, vasta esperienza, stanchezza, simpatia, e grande dignità. Ho apprezzato particolarmente le sue risposte alle domande postegli dagli studenti, che lo hanno portato a condividere conoscenze e riflessioni tutt’oggi fondamentali.
A completare il libro due elementi che mi hanno emozionata moltissimo: un’introduzione scritta dal fratello Salvatore Borsellino, la copia di alcuni appunti di Paolo e di alcune pagine della sua agenda grigia in cui ha riportato gli spostamenti e le spese dei suoi ultimi giorni di vita in quel luglio 1992. Il particolare del piccolo cerchio con freccia a indicare il ritorno al nido come simbolo delle sue visite alla madre è straziante.
Do quattro e non cinque stelle solo perché non condivido appieno la scelta editoriale di trascrivere paro paro le parole usate dal giudice Borsellino. Una scelta che ha il pregio di donare la sensazione emozionante di assistere per davvero a questo dialogo prezioso anni dopo la sua morte. Dall’altro lato però rende la lettura a tratti difficoltosa: frasi lasciate a metà perché non pensate per essere trascritte nero su bianco, inframmezzi che perdono la loro chiarezza quando riportati su carta senza i cambi di intonazione necessari per capirli.
In definitiva, lettura assolutamente consigliata ad ogni cittadino/a italiano/a di qualsiasi età.
Un interessante intervento di Paolo Borsellino sulla mafia. Me lo aspettavo un po’ più romanzato invece è proprio la trascrizione scientifica del discorso è delle domande-risposte dei ragazzi. Proprio per questo mi ha un po’ delusa. Rimane comunque un ottimo approfondimento sul tema della mafia siciliana e delle vicende giudiziarie di Borsellino.
Questa non sarà una recensione. Questo non è un semplice libricino da leggere,ma è una vera e propria lezione sulla mafia, su cosa sia dai più piccoli esempi al più grande,che Paolo Borsellino da in una scuola superiore di Bassano Del Grappa nel 1989. Molto significativa anche la prefazione di Salvatore Borsellino che parla di qualche particolare prima dell'attentato. Non nascondo che si, avrei voluto essere in quell'aula guardare Paolo parlare e potergli parlare. Un libricino stra consigliato a tutti, giovani e meno giovani.
Un libro breve, con al centro la trascrizione di una "lezione" di Paolo Borsellino in un liceo. Con grande lucidità, Borsellino spiega ai ragazzi le dinamiche della mafia, sottolineando quanto questa organizzazione sia rinforzata dalla sfiducia che le persone provano per le istituzioni e per lo Stato. L’idea è quella di promuovere sempre di più una "cultura della legalità", per fare in modo che ci si ponga in modo più coeso contro la mafia e le sue dinamiche, riducendo anche fenomeni come l’omertà e la passività.
"Ci sono dei bisogni del cittadino (che sono il bisogno di giustizia, il bisogno di sicurezza, il bisogno di sicurezza sia dal punto di vista civile, sia dal punto di vista economico) che il cittadino chiede naturalmente che gli vengano assicurati da un'istituzione sovra-personale qual è lo stato, inteso in tutte le sue articolazioni quali Stato, Comune; Provincia, eccetera. Quando ritiene che non gli vengano assicurati, quando non si identifica quando non ha la fiducia nelle pubbliche istituzioni, cerca naturalmente di trovare dei surrogati a queste esigenze che lui ricerca"