Il rancore verso il mondo; un suicidio che sconvolge alcune vite; una comunità spirituale dove ognuno sembra intento a costruire la felicità comune. Il giovane Uto, che entra in questa comunità con la forza devastante di un virus distruttore...
Periodo no per le scelte di lettura. Archiviato anche De Carlo, i suoi personaggi statici e stereotipati e le sue inutili lungaggini strutturali. Peccato. Lo stile asciutto e la narrazione in prima persona non mi dispiacevano. Ma se dopo 60 pagine ancora l'empatia non si è creata e leggere diviene ina tortura è meglio passare ad altro.
De Carlo ha scritto una roba straordinaria. Ora, io non ho letto nient'altro di suo, ma se dovessi giudicarlo come autore esclusivamente a partire da Uto potrei dirne solo benissimo. Non solo ha creato un personaggio principale accattivante ed originale nonostante sia agghiacciante e spaventoso, ma gli ha costruito addosso e attorno una storia perfetta da ogni punto di vista, sia nei personaggi secondari che gli fanno da contraltare (in special modo Vittorio, il marito di Marianne, la donna che accoglie Uto nella cittadina fittizia di Peaceville, negli Stati Uniti, una colonia spirituale a metà fra un villaggio Amish e uno di quelle inquietanti comunità religiose chiuse attorno al culto di una personalità carismatica, in questo caso lo Swami indiano che funge da guru per tutti gli abitanti del luogo; per tutto il segmento finale del romanzo, Vittorio è l'unico personaggio che riesca a vedere oltre il velo di emozioni fasulle che Uto proietta sul prossimo per ammaliarlo, per compensare l'assenza totale di emozioni genuine, per mascherare la sociopatia imperante che regola ogni sua azione, ed è un filtro di cui il lettore ha bisogno per mantenere lucido e distaccato il proprio sguardo su Uto, per non finire nella stessa rete che Uto tende per tutti gli altri personaggi, con la quale li intrappola), sia nell'intreccio che, pagina dopo pagina, conduce verso un finale antimorale, più che semplicemente immorale, che scopre la critica di De Carlo verso la spiritualità vuota alla quale la gente ricorre per cercare di venire a patti coi propri difetti, con le proprie mancanze. Uto impara a sfruttare questo bisogno a proprio vantaggio e si trasforma in una macchina da guerra che combatte quasi inconsapevolmente per ottenere ciò che vuole. Alla fine, lo ottiene, e al lettore rimane un senso di sgomento che solo la consapevolezza di avere ascoltato una storia straordinaria e magistralmente raccontata riesce ad attutire.
Ένα αγόρι που παίζει πιάνο υπέροχα, πηγαίνει στην Αμερική στην μητέρα του και συναντά μια οικογένεια φίλων που ζουν σε μια κοινότητα με αρχηγό ένα ινδιάνο γκουρού. Σε αυτό το πλαίσιο προσωπικής και κοινωνικής έρευνας, το έργο μας δημιουργεί προβληματισμούς σχετικά με τις οικογενειακές σχέσεις και την πνευματικότητα, την καθημερινή ζωή, τους ρόλους που μπορούν να παίζουν οι άνθρωποι, τα θαύματα που μπορούν να συμβούν.
O lo ami o lo odi? Io non sono riuscita a finirlo.
Una mia amica mi ha prestato questo libro di sua iniziativa, dopo essersene innamorata. Eravamo in vacanza insieme quando lo ha letto, e l'ho vista divorarlo, era veramente folgorata. Per questo, e per il fatto che il suo era quasi un regalo e avevo apprezzato molto il gesto, quando ho iniziato a trovare il romanzo estremamente ripetitivo e poi anche irritante, mi sono armata di pazienza e forza di volontà per finirlo. Eppure a pagina 97 ho abbandonato la missione: ero stanca di leggere un libro che mi facesse venire il nervoso, mi sembrava di continuare a leggere le stesse cose all' infinito. Inoltre il protagonista, che all' inizio sembrava essere un personaggio interessante, continua a dire, fare, pensare le stesse identiche cose (come le altre figure) e si rivela quindi bidimensionale, statico, non meno vuoto degli altri personaggi che critica costantemente. Insieme alle mie alte aspettative, è questo che mi ha deluso di più: il fatto che egli viene presentato come "il diverso". L' autore infatti insiste sul fatto che solo Uto riesca ad ergersi sopra il velo di finzione ed apparenza che caratterizza la comunità spirituale iper-gioiosa in cui vive, ma lui stesso non riesce nel concreto a fare qualcosa per dimostrare la sua "superiorità", è bloccato tanto quanto loro, seppure continui a disprezzarli ininterrottamente. E la vuotezza della sua presunta consapevolezza potrebbe essere anche uno spunto interessante, se non fosse che è l' ennesima cosa che viene ripetuta allo stremo, senza che cambi o venga effettivamente elaborata. Più volte nella mia testa ho gridato: "Ho capito! Non importa ripeterlo ancora, davvero!" ...E inizialmente avevo anche dato un senso al fatto che il racconto fosse così ridondante, pensavo fosse un artificio voluto per ricalcare l'atmosfera della comunità, dove serenità e significati profondi diventano, appunto, ridondanti. Ma questo ipotetico artificio è durato così tanto che mi ha solo convinta ad abbandonare la lettura. Insomma, l'unica spiegazione che mi sono data alle esperienze così diverse che abbiamo vissuto io e la mia amica è che questo è uno di quei libri che "o li ami o li odi". Peccato.
P.S. finalmente capisco le persone che scrivono lunghe recensioni di libri che non gli sono piaciuti! Ti diverti e ti sembra quasi di compensare il tempo in cui il libro che provavi tanto a farti piacere ti faceva solo innervosire, una sorta di catarsi :D
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A tratti mi sembrava di leggere Baricco: spocchiosetto, parole inutili gettate a caso, incensamento dei Veri Ideali Ovvero Il Pensiero Dell'Autore ogni tre per due. Inoltre, questo libro non ha nemmeno la demenziale attitudine al puro casaccio del Baricco, che perlomeno lascia attoniti col suo infilare un'assurdità random dietro l'altra: a parte la svolta di Uto, perfettamente immotivata e OOC, la trama si strotola tra righe ordinate di Banalità Sbadiglianti, e non appena entra in scena un personaggio già si capisce come andrà a finire grazie all'influsso di Uto (vedi Marianne, Nina, Jeff). In più, tutto questo sbandierare l'Alternatività Ribellione Disagio Gggiovane Protagonista Feeko è francamente imbarazzante, perché lui nei fatti è un ragazzino tristarello che se la tira per fare finta di essere minimamente interessante, irritante anziché no. Assolutamente evitabile.
A me i libri così indignano. Perché sono talmente brutti che mi fanno gridare al ladro per il tempo sprecato. Perché è così scontatamente banale da non riuscire a capire perché mai il suo autore se la tiri tanto. Perché non ho avuto più il coraggio di leggere niente di De Carlo, nonostante in molti giurino che "Due di due" sia assolutamente da non perdere :-)
Questo libro ha un merito: è una delle pagine più irritanti della narrativa contemporanea. Non mi sono ancora mai imbattuta in un protagonista altrettanto insulso e odioso. Da record.
Uto è un romanzo adolescenziale, il classico romanzo di formazione. Una variante anni ’90 del “Giovane Holden” da cui riprende lo stile ironico e provocatorio senza tuttavia riuscire,nemmeno lontanamente, ad eguagliarne la grandezza. Senza entusiasmare all’eccesso Andrea De Carlo riesce in ogni caso a dar prova di una scrittura originale, dinamica ed interessante, a volte volutamente sgrammaticata e dissacratoria riuscendo a tracciare, non solo con la trama, ma anche con lo stile il carattere eccentrico del protagonista. Non a caso, sin dalle prime righe, questo romanzo è capace di generare nel lettore sensazioni contrastanti, piacevoli ma a tratti irritanti, affascinanti ed allo stesso tempo intollerabili. Il logorroico flusso mentale ed autoreferenziale di Uto attraversa come fiume in piena le oltre 300 pagine del romanzo ottenendo il risultato consapevole di esasperare il lettore che non riesce a staccarsene prima dell’ultima riga, pur non vedendo l’ora di farlo. Uto Drodemberg è un diciannovenne punk problematico con una spiccata vena di genialità ed un talento virtuoso per il piano. In seguito all'appariscente ed azzarderei , quasi tragicomico suicidio del patrigno, viene spedito dalla madre da Milano nella piccola ed isolata comunità di Peaceville, negli Stati Uniti. Uto si trova così catapultato a casa di alcuni amici di famiglia in un luogo ovattato a metà tra una setta spirituale new age ed una comunità naturista tutta armonia e positività. Gli effetti che avrà sulla trama l’incrociarsi di questi due mondi opposti saranno inaspettati e decisamente sorprendenti. Uto infatti, seppur mandato a Peaceville dalla madre per cambiare se stesso, sarà proprio colui che con assoluto apparente candore e contemporaneamente con controllata cattiveria, cambierà tutti gli altri beffandosene quatto quatto. Uto ama provocare e creare scompiglio nell’armonia costruita faticosamente dalla famiglia Foletti e probabilmente lo fa senza alcuna ragione particolare rispondendo ad una logica sadica o più semplicemente alla noia. Uto analizza ed osserva tutti e tutto, guarda gli altri e se stesso dall'esterno , giudica, gioca e stuzzica sforzandosi di mantenere verso ogni cosa un calcolato distacco e una altrettanto calcolata noncuranza. Ogni suo gesto è puro teatro. Uto è geniale, irriverente,irritante eppure quasi tutti, tranne Vittorio, ne subiscono il fascino. "Uto Drodemberg, il terribile. Cinico, brillante, rapido, impaziente.Lamaghiaccio. Vettabisso.Corriglidietro.Cobramiele.Alzasottane. Sfasciamobili. Duecentoventiallora.Non ragionevole.Non responsabile.Non cauto. Fa anche dei grandi gesti ogni tanto quando vuole. Grandi regali disinteressati, lascia tutti stupefatti, presi in contropiede" Col suo dissacrante spirito provocatorio trasforma e stravolge i personaggi che vengono in contatto con lui, fa cadere tutte le maschere riuscendo a manipolare l’intera comunità. Concludendo , questo libro è a mio parere, la storia di una grande beffa il cui finale, geniale e solo apparentemente insensato, ne conferma il disegno seppellendo ogni possibile elucubrazione sotto una grossa risata!
Honestly, I wouldn't have purchased this, and I certainly wouldn't have finished reading it, if it had been in English translation.
But I find it useful to read a variety of voices, styles, genres, etc. in Italian, and I don't always get a lot of choices, so when this used paperback showed up at the local thrift store for a buck, of course I bought it. This edition was published in 2002, so it's a relatively new work, and the writing is good: clear, elegant, to the point. There's a good balance between description and dialogue, and nothing sounds too much in the faux literary vein that I often find annoying.
So why didn't I like this book? The story was dull and pointless and not my cup of tea at all. The characters were singularly annoying and unlikable.
It takes place in a sort of ashram located in the US, and involves an elderly Indian (from India) guru and his following. I hesitate to use the word "cult" both because it's such a loaded term and because it doesn't feel totally accurate here, but I wouldn't be surprised if others were to use it.
Some close experience and memories of the Indian guru Rajneesh back in the 1980s have left me with a negative predisposition to these kinds of communities, even though the one in this book has none of the criminal, evil, odious qualities of the one in Oregon. So perhaps it's just my life experiences that predispose me to not like this story.
But the characters. Not one of them is a person I'd want to spend ten minutes with. (Uto worked my last nerve. I wanted to slap him over and over again. The ending made me want to ralph. Vittorio was kind of an ass and kind of unbelievable as a character. Marianne was annoying and lame, Nina and Jeff-Giuseppe were both two-dimensional lumps of clay that simply filled up space.) The story felt lame, improbable, and even worse, boring as all heck. Again, if it wasn't in Italian, I wouldn't have bothered after about the second chapter.
But the prose itself was fluid and readable and I might consider something else by this writer.
(Also, the cover to this edition is aggressively unattractive.)
Un romanzo sorprendente, che parla di cambiamento, d'amore, di finte apparenze e di natura umana. Inizialmente un po' difficile inquadrare la storia e dove l'autore vuole portare il lettore, ma poi, chiaramente, viene delineati la strada e alla fine viene esplicitata. È possibile cambiare!
Uno dei miei libri preferiti. Letto tanto tempo fa, ricordo ancora con piacere la trama e come veniva delineato il personaggio. I sentimenti e le aIoni di un adolescente in una dimensione così diversa sono molto realistici e ben descritti.
Romanzo di cambiamento, che distrugge la perfezione apparente. Nel complesso è stato piacevole e il finale è azzeccato a mio parere, però niente di sorprendente. Come in tutti i libri che ho letto di De Carlo dà molti spunti di riflessione
Leggero e piacevole, sicuramente più adatto ad un pubblico adolescenziale; in generale direi che non include elementi straordinari, ma alcuni passaggi possono essere sicuramente gradevoli.
Mi ha un po’ disturbato lo stile misto ( passa dalla prima alla terza persona quasi senza preavviso ) ma il libro mi è piaciuto. Il personaggio di Uto è incredibile, ben “piazzato” nella trama, palpabile. Lo puoi vedere, ci puoi parlare, riesci quasi a prevedere le sue mosse e a tratti è possibile ragionare al pari suo. La famiglia è davvero tragica e comica allo stesso tempo: è una bolla pronta ad esplodere, un filo tirato in un maglione costoso, la macchia di caffè che si scioglie in lavatrice. Ogni personaggio è lì lì per dare il meglio e non delude. La trama non è complessa, succedono pochi fatti ma il tutto si svolge il una fitta rete di dialoghi. Il finale lascia un po’ perplessi ma è “sistemato” piuttosto bene.
Con questo libro ho scoperto De Carlo. Il tema è inconsueto per un romanzo, ci conduce nel mondo delle comunità che propongono uno stile di vita alternativo, mostrandoci limiti e pregi di esse. Ho amato molto il protagonista Uto, giovane adolescente milanese, ribelle e instabile anche per vicende familiari subite che viene catapultato in America, in una famiglia che vive appunto in una di queste comunità. Inizialmente guarderà tutto e tutti con grande diffidenza e superiorità quasi con spietata derisione, riuscirà poi ad operare un profonda trasformazione su se stesso diventando altro da sé.
Si sa: lo stile di De Carlo è uno di quelli che divide, non ci sono mezze misure. Si devono accettare le sue storie incredibili e le sue frasi ad effetto ( "invece ho incontrato Marianne, e con lei ho scoperto il gusto di esserci. Di usare il cuore e le mani per lasciare traccia nella vita e nelle persone"), spesso troppo costruite, quasi fastidiose nel loro voler essere notate a tutti i costi... Io peró, nonostante tutto, ci vedo della poesia e questo libro lo consiglio a chi, ogni tanto, ha voglia di una storia improbabile e di uno stile libero, giusto per lasciarsi trascinare un po' dalle parole. Il finale peró l'avrei preferito diverso!
La lettura di questo libro mi ha provocato sensazioni molto contrastanti. All'inizio non riuscivo ad entrare bene nei pensieri del protagonista e quasi mi annoiavo. Dal momento in cui Uto comincia a dialogare con i membri della famiglia invece di osservare soltanto e le cose cominciano a muoversi dentro e fuori e' stato invece molto travolgente. Avrei dato una valutazione piu' alta se non fosse per la fine della storia che ho trovato del tutto improbabile e fuori posto. Sembra quasi uno scherzo dalla parte dell'autore...
Un personaggio nuovo, i toni sfumati, i temi del sogno quotidiano. Ancora una speranza da De Carlo. Incomprensibili le stroncature se non in un quadro di compiacenza culturale e politica. Ma io garantisco si può essere di sinistra e amare le storie di De Carlo. Segnalo la misoginia della critica che ascrive i successi di pubblico dello scrittore all'ascendente personale di De Carlo sulle lettrici.
Lo stile all'inizio affascina, poi stanca un po'. Ma al contrario, il personaggio che all'inizio appare scontato e stomachevole, alla fine sorprende. Ed io mi sono ritrovato a fare il tifo per lui.
Una vera sorpresa, un libro che intacca lo smalto delle apparenze senza sbilanciarsi in giudizi. Da leggere per tutti coloro che sono sicuri, ma davvero sicuri, di essere buoni dentro.