Prima di tutto bisogna specificare che, per questa volta, le stelline intere non bastano a giudicare queste 34 novelle, quindi, se proprio volessimo fare una media matematica, dovremmo concedere a questo volume delle "Novelle per un anno" un altro pezzettino di stella, rispetto alle tre già illuminate. Ma dare un quadro complessivo del libro è davvero molto difficile: totalmente assente un filo conduttore, che i critici ricercano ancora appigliandosi al criterio cronologico, le influenze che trascinano la penna di Pirandello sono molteplici e inaspettate. Se in alcuni di questi brevi racconti, infatti, si ritrovano i manifesti della celebre poetica di maschere, forme e umorismo, in alcune novelle, come "Il viaggio", si sente un sapore acre di decadentismo che i libri di letteratura italiana non sottolineano quasi mai: i temi della morte e della malattia si imprimono nel tipico paesaggio siciliano, in certi casi debitore del verismo, spostando eccezionalmente l'ambientazione a Venezia, capitale delle atmosfere più malsane ed umidicce (basti far riferimento a "Il fuoco" o "Morte a Venezia"). Queste sono le novelle che, personalmente, mi hanno fatto abbassare la valutazione e che rendevano più difficile sfogliare le pagine.
Sarà anche un'impressione, ma, ad eccezion fatta dei piccoli capolavori in miniatura di questo volume, non posso smettere di immaginare l'autore che sforna novelle a ripetizione, stressato da condizioni economiche e familiari complesse. Insomma, per trovare il Pirandello geniale di "Uno, nessuno e centomila", bisogna scavare nel profondo delle "Novelle per un anno", scacciando con il piede i detriti di qualche reperto archeologico tradizionale, come Don Abbondio con i sassolini.
Proprio tra questi sassolini c'è pure De Amicis. Qualche esperto, forse, avrà a questo punto una gran voglia di picchiarmi, ma io non posso non constatare una bella dose di patetismo tardo-romantico in una novella come "Il gatto, un cardellino e le stelle". L'idea dei punti di vista, delle svariate prospettive con cui ogni soggetto, anche inanimato, percepisce la realtà, s'incastra nella storia, appena schizzata, di un'anziana coppia che proietta nel cardellino della loro nipotina il dolore per la perdita della piccola.
Insomma, tirando le somme, alle novelle preferisco i romanzi (e si era capito), non solo in questo caso: in generale. Nonostante ciò penso davvero che le novelle di Pirandello vadano lette non tutte insieme, raccolti in volumi, così come vengono pubblicate, ma singolarmente: solo così possono essere ciascuna un piccola perla in grado di donarci qualcosa in più.