L'editoria europea conosce nel corso del Settecento una fase di straordinario accanto all'estensione del mercato del libro, cresce sempre più l'affermazione della personalità creativa degli autori, e non è un caso che in quegli anni si inizi a riconoscere, almeno in Inghilterra, il diritto d'autore. L'Italia partecipa a questa vivacità intellettuale, ma accanto all'esigenza degli scrittori di affermare la propria identità, si affianca un'altra tendenza, sempre esistita, di segno la scelta di far circolare le proprie opere in forma anonima. Quali le ragioni dell'anonimato? Il silenzio d'autore è certamente legato a una logica di controllo per i generi su cui pesa il giudizio negativo della censura ecclesiastica. Ma c'è di più: scrivere libri che potevano essere considerati di basso profilo culturale, come molti romanzi o altri libri di larga circolazione, poteva nuocere al buon nome dell'autore. Meglio dunque rifugiarsi nell'anonimato. Un capitolo fondamentale e fin qui poco studiato della storia dell'editoria italiana.
"L'autore assente" è uno studio molto interessante sull'anonimato nell'editoria italiana del Settecento. Gli studi in questo campo scarseggiano e l'autrice dell'opera, Braida, ci rende partecipi della sua difficoltà nel trattare questo argomento nonché della sua perplessità riguardante la scarsa attenzione suscitata da un tema di per sé interessante.
Perché un autore sceglie di pubblicare un testo senza apporre sul frontespizio il proprio nome? È una sua scelta consapevole? È costretto a farlo per volontà degli stampatori? Per paura della censura ecclesiastica?
Oltre al tema dell'anonimato, in questo libro si parla molto di quella che è la "funzione autore" e la condizione degli scrittori italiani del XVIII secolo ancora per nulla tutelati a causa dell'assenza della legge sul diritto d'autore. Sono analizzati i casi dei romanzi di viaggio usciti anonimi, delle edizioni delle commedie di Goldoni (autore interessante perché è il primo ad affermare e a difendere con forza la sua autorialitá), dei poemetti di Parini, delle tragedie di Alfieri, tutti testi interessanti da analizzare dal punto di vista della loro storia editoriale.
Un libro bellino, scritto in maniera semplice, che ho letto per l'esame di "Storia del libro e dei sistemi editiorali", e mi ha interessato tanto.
Lodovica Braida presenta i principali motivi per cui nel Settecento molto spesso l’anonimato non fu solo una scelta, ma un obbligo dovuto a varie circostanze. Libro molto interessante per gli appassionati e studiosi del settore, con casi celebri come quelli di Goldoni e Parini ma anche un focus sull’anonimato nella letteratura odeporica. A volte si va oltre il tema e si parla di altri, importanti temi settecenteschi, come il diritto d’autore o l’avvento del romanzo in Italia, ma in generale lettura godibile, mai troppo circoscritta agli esperti.
Estremamente interessante, coeso e chiaro, l’autrice presenta i problemi centrali in modo molto organico e facile da seguire, corredandoli con esempi fin divertenti. Una boccata d’aria fresca per universitari sotto esami…
Molto interessante, quattro sezioni per quattro esempi che aiutano a decostruire un po' di facili interpretazioni e luoghi comuni sulla letteratura (non solo del Settecento) e ci accompagnano in un periodo poco studiato e capito scolasticamente.