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208 pages, Paperback
First published May 17, 2018
«Diventare consapevoli della ricchezza dei sensi in cui ci muoviamo, parlando e scrivendo, non è solo istruttivo e appassionante di per sé. È un modo della libertà e della democrazia. Capire profondamente quel che diciamo ci renderà più capaci di dire, elevando una consuetudine quotidiana ad atto della volontà. Non diremo e basta; vorremo dire. E diremo sapendo quel che non si deve e non si può dire; diremo il nostro impegno a dire, diremo la nostra indipendenza e la nostra individualità. L’esercizio della coscienza linguistica è un diritto dell’essere umano. Quando questo diritto è mortificato, la dignità umana è in pericolo. Io e i miei lettori viviamo in un mondo libero e democratico. Eppure i nemici della libertà e della democrazia premono da tutte le parti. Si chiamano conformismo mediatico, moralismo, tecnocrazia, burocrazia, populismo, demagogia. Questi pretendono e impongono che la lingua sia una per tutti, e una parola dica una sola cosa alla volta. Il loro ideale linguistico è il modulo da compilare, la formula rapida, la crocetta nella casellina, o la bugia, la strumentalizzazione, la falsa promessa. Senza una presa di posizione forte, senza orgoglio linguistico, lasceremo che la nostra interiorità e la nostra originalità finiscano tra le cose defunte. Diventerà normale parlare come vogliono che parliamo, dire sì quando occorre dire no, capirsi senza capire né noi stessi né gli altri. Diventerà normale dire una cosa alla volta, e neppure scelta e voluta. Una parola, invece, ogni parola, di cose ne dice molte; dice tutto quello che ha già detto; né potrebbe essere diversamente, poiché esiste e agisce. Se di tanta abbondanza diventiamo un poco esperti, ci saremo assicurati per sempre la possibilità di scegliere il giusto, di errare nella vastità dei significati senza errore di senso; di partecipare da protagonisti al grande movimento del significare. Conoscere le parole è una condizione dell’autonomia di giudizio e della capacità critica; e di quel gioco infinito che chiamiamo vita. Opponiamoci alle limitazioni, alle schematizzazioni, alle mistificazioni del falso pragmatismo. Seguiamo la complessità e la varietà. Seguiamo il latino, mappa delle mappe.»