Ci sono libri che partono subito in quarta e conquistano immediatamente il lettore e poi c'è 'Tutto il blu che parla di noi' che inizia molto lentamente, quasi in punta di piedi, come cercando le giuste parole per farsi leggere. È un po' come dipingere un quadro: una spennellata alla volta per non mischiare i colori evitando di rovinare l'opera a metà della realizzazione.
L'impronta di base che l'autrice dà al libro è il colore blu che viene descritto in tutte le possibili sfumature, con l'aggiunta di qualche variante poetica e quello che viene assegnato a Faith, la protagonista femminile, è quello del mare in tempesta come lo stato emotivo si trova all'inizio della storia.
Faith è una giovane ragazza con il futuro già programmato dalla importante e potente famiglia. Di certo la formazione accademica e lavorativa le vanno strette, poiché la sua vera passione e ambizione è la pittura. La sua formazione è avvenuta fra le più rinomate scuole americane, ma prima di iniziare il college, viene mandata a Parigi per un 'esperienza formativa che le farà curriculum agli studi universitari.
La fortuna di essere lontana dalla famiglia, il trovarsi non solo nella città dell'amore, ma nella culla per gli artisti, riescono a farle trovare, casualmente, il posto dove poter dipingere in totale libertà, coccolata dal sorriso e gentilezza del vecchietto che gestisce la particolare bottega.
Sul lavoro si impegna e per non essere additata come 'la figlia di' cambia il cognome, cercando di avere una normalità che le è sempre mancata.
Quello che mi ha maggiormente colpito di questo personaggio è la coerenza che ha fra l'educazione ricevuta e l'età anagrafica. Man mano che la storia procede, in lei c'è un'evoluzione piacevole che da ragazzina la trasforma in una giovane donna. Ma questo cambiamento non avviene sol per merito suo, troverà nell'ambasciata qualcuno che l'aiuterà a far emergere la sua vera personalità, evitando di passare la vita schiacciata dal volere altrui.
Quel qualcuno è il freddo calcolatore, nondimeno potente uomo d'affari, Fareed Wilkinson e fin dall'inizio la ragazza, oltre ad ammirarne l'indiscutibile bellezza, lo trova troppo pieno di sè e spietato non solo a livello lavorativo, ma anche relazionale.
Fareed è un personaggio maschile leggermente fuori dalle righe, di lui non viene svelato troppo, più e più volte vengono descritti i suoi atteggiamenti dispotici, rigidi e affatto affabili. Solo quando si trova davanti a una tela di un quadro, la sua indole si trasforma in qualcosa di più ammaliante. Ma non solo davanti a una tela...
A fianco dei due protagonisti ruotano personaggi di potere, famigliari, amici e il simpatico vecchietto della bottega d'arte, che riescono a colorare la storia in ogni suo passaggio. Inoltre c'è Parigi che con leggera quanto sfumata tonalità di colore rosa, fa da sottofondo a tutti loro.
Quando leggo un romance, la particolarità che cerco, oltre ad essere scritto bene, è trovare qualcosa che mi incuriosisca e mi faccia rimanere concentrata sulla lettura per scoprire 'poi cosa succede'. Qui lo è stato per il personaggio di Faith e per una vendetta che andava portata a termine usando ogni mezzo possibile e persona coinvolta.
È un libro dalla storia non scontata, perché ci sono tanti fattori che potrebbero farla virare da una parte piuttosto che da un'altra e l'inserimento ingenioso dell'arte e della tecnica pittorica, è quel di più che me l'ha fatto apprezzare maggiormente. Del resto la narrazione di Naike Ror ha la particolarità di riuscire a scrivere storie ricche di ogni sfumatura di genere letterario.
Alla fine del libro il colore blu del mar Mediterraneo si è fuso con quello del cielo, creando una particolare tonalità sulle pagine di questo bellissimo libro.