Il volume raccoglie due racconti, già pubblicati separatamente, della scrittrice istriana. Il primo, "Verde acqua", è una testimonianza, vista da un'angolazione molto privata, di un dramma collettivo: quello dell'esodo di trecentomila italiani dall'Istria e dalla Dalmazia nell'immediato dopoguerra. Il secondo, "La radura", è una metafora poetica e malinconica dell'esperienza umana.
Marisa Madieri è stata una scrittrice italiana. In origine il cognome della famiglia paterna (fiumana, ma di origini evidentemente ungheresi) era Madjarić, poi fu modificato in Madierich e successivamente in Madieri. La famiglia, esule dall'Istria, riparò a Trieste nel 1949, e per molti mesi visse in condizioni precarie, insieme a tanti altri profughi italiani, nel campo profughi del Silos presso la stazione ferroviaria. Di questo periodo avrebbe scritto poi nel suo primo libro Verde acqua (Einaudi 1987) in cui narra dell'esodo di Fiume, dell'identità di questa città e di altri fatti legati alla sua infanzia e adolescenza, in cui la memoria è anche ricerca delle proprie radici.
Studiò lingue e letterature straniere a Firenze, dove conobbe lo scrittore Claudio Magris, che sposò e da cui ebbe due figli, Francesco e Paolo. Conseguì anche il brevetto di pilota aereo e svolse opera di volontariato per il "Centro di aiuto alla vita". Scrisse poi altri racconti fra cui uno in forma di parabola, La radura (Einaudi 1992). È considerata una delle voci narranti più limpide delle vicende dell'esodo istriano.
Soprattutto "Verde acqua" mi è molto piacuto. Descrive un'infanzia difficile a Trieste, nell'immediato dopoguerra. Affascinante. Se ho capito bene, Marisa Madiera era la compagna di Claudio Magris. Si vede!
L'ho trovata... Delicata. La scrittura di Marisa Madieri è dolce, è "in punta di piedi", è gentile. Lei descrive le persone che conosceva e la vita che ha fatto e cosa ha provato nelle varie fasi della vita e, seppure non siano cose leggere, l'esodo non lo è a prescindere da chi lo vive, lo racconta con una tale delicatezza che ti sembra di immaginare una Trieste a colori, nonostante parli del Silos, un posto tutt'ora per gli immigrati molto triste. La capacità che ha, oltretutto, di guardare le cose da molteplici prospettive, aprendoti gli occhi su altri punti di vista, è impressionante. Nella postfazione ai testi Claudio Magris ha scritto che "la sua scrittura ricorda molto l'acqua del mare", e devo confermare: il mare è un altro mondo, e Marisa Madieri è capace di farci vedere un altro mondo, attraverso gli occhi di altri. Abbiamo perso un'ottima scrittrice e mi chiedo come sia possibile che non la conoscessi prima.
L'he llegit en italià per a un club de lectura però està publicat en català a l'editorial Minúscula amb el títol Verd aigua. És un llibre tendre, de les memòries d'infància de l'escriptora i de l'èxode que va haver de viure. En els diversos capítols (molt breus i en format de dietari) es troben imatges entranyables sobre records de la família. Crec que és un llibre molt recomanable i malauradament desconegut.
Solamente valoro la primera parte Verde acqua. No comprendo cómo no se tiene en cuenta este libro y esta autora cuando se habla de escritores triestinos, cuando se habla de Trieste y de la época degli esuli. El canon continua siendo machista.
I due romanzi e gli altri racconti che si trovano in questo libro mi hanno davvero commosso, ma quello che mi è piaciuto molto è stato Verde Acqua, che è narrato in prima persona. In questo romanzo la Madieri non solo racconta la storia sull’esodo della sua famiglia da Fiume dopo la Seconda guerra mondiale (in particolare lei era fiumana), bensì esprime ciò che sente il suo cuore e la sua anima. È impattante vedere la sua resilienza su quello che l’esodo significò per lei e la sua famiglia, narrandoci a volte cose del passato e a volte cose del proprio presente mentre ne scriveva.
Attraverso la sua biografia Marisa Madieri ci mostra la semplice realtà delle conseguenze dei conflitti mondiali sulla popolazione, in particolare sulla vita di una bambina che, costretta con la sua famiglia a vari trasferimenti da Fiume a varie altre città in Italia, vede il mondo cambiare attorno a lei, impotente. Con gli occhi di un personaggio ingenuo l'autrice mostra senza esagerate descrizioni quella che era la povertà dei profughi del secondo dopoguerra. La storia è interessante, personale e mai banale, non ci si dilunga in riflessioni lunghe o noiose, si stimola invece una riflessione nel lettore grazie ai vari episodi narrati.
Ho letto solo la prima parte, Verde acqua, il diario d'unna famiglia triestina esiliata. Non mi ha piaciuto troppo, la verità. Si lascia leggere, ma il racconto e lo stilo non è che siano fantastici.