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Mara e le altre. Le donne e la lotta armata: storie interviste riflessioni

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Scopo di questo libro non è analizzare le ragioni politiche che spingono le donne a entrare nella lotta armata. bensì rintracciare, attraverso le storie di alcune protagoniste, o, là dove il caso lo ha consentito, gli incontri e le interviste, quali sono le possibili motivazioni profonde, le spinte inconsce, che determinano una scelta cosi drammatica e nella maggior parte dei casi irreversibile. Una contraddizione tragica sembra segnare quella scelta poiché íl corpo della donna, la sua sessualità, la sua identità, tutti i nuovi valori che essa tonde a costruire, vengono violentemente e necessariamente cancellati da questo tipo di lotta politica. Eppure nell'atto assoluto, di ribellione totale, sembra agire un'identificazione (anche sognata, anche fantasticata) che riscuote e risveglia qualcosa che non appare estraneo alle donne. Lo conferma la loro partecipazione ai gruppi armati che, anche se non ben nota come percentuale, risulta significativa Si tratta dunque di indagare su questa contraddizione, in alcuni suoi aspetti specifici, il rapporto tra le donne e le istituzioni, di storica estraneità, il rapporto con la violenza esercitata direttamente (rapporto ambivalente, perché da un lato risulta assunzione di parametri maschili, dall'altro racchiude il fascino dell'apparentemente possibile e immediata rottura della subordinazione, fino al gioco liberatorio della clandestinità come illusione di essere fuori da tutte le regole); la realtà materiale in cui di fatto si svolge la pratica dell'azione armata, la condizione di quelle che "sono tornate indietro": l'analisi della situazione quale appariva alla più "teorica" delle combattenti armate, Ulrike Meinhof, le lotte nelle carceri, in cui le donne dei gruppi armati hanno esercitato una funzione guida; il dibattito sulla violenza nel movimento delle donne, con particolare riferimento ai gruppi che esercitano e si riconoscono nell'azione diretta.
"Il gruppo clandestino si pone per definizione contro e fuori del sistema" — è una prima conclusione delle Autrici — "ma non ha la possibilità di pensarsi e di definirsi, nel senso che il suo 'contro' non può che trasformarsi in uguale, anche se contrario. Non riesce più a trovare la possibilità di costruirsi e di differenziarsi da quel sistema violento che vuole combattere e finisce per essere travolto e per indossare il vestito che lo stato gli dà. Si può dire allora che in una situazione come questa le donne rappresentano una contraddizione invisibile, e si sono andate a ficcare in un luogo ìn cui riconoscere la propria differenza e i propri specifici problemi risulta più impossibile che mai."

Ida Farè e Franca Spirito vivono e lavorano a Milano Ida Farè collabora come giornalista al 'Manifesto", Franca Spirito si occupa di pratiche antiautoritarie negli asili aulogestiti. Ambedue partecipano al dibattito interno al movimento delle donne.

192 pages, Paperback

First published January 1, 1979

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Ida Farè

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November 9, 2025
Un documento interessante (matematicamente fuori catalogo) per il taglio prospettico adottato dalle ricercatrici, che danno voce sia a donne che la lotta armata l'hanno scelta, sia ad alcune partigiane che, prima di loro, hanno imbracciato le armi e che sono quindi chiamate a riflettere sulle continuità e le discontinuità della loro lotta rispetto a quella di "Mara e le altre" negli anni Settanta.
Un documento interessante anche per la sua composizione eterogenea: interviste, ricostruzioni storiche, punti vista sulla violenza e sull'istituzione carceraria. Il collante di questo collage, pubblicato nel 1979 eppure con la lucidità critica che ci si aspetterebbe da uno sguardo ampiamente retrospettivo, è il tentativo da parte di "altre" donne di comprendere - senza cedere a giudizi - le ragioni di vita, storiche politiche, di "altre" donne: e questo tentativo Ida Farè e Franca Spirito l'hanno compiuto in maniera non unilaterale, mettendo all'opera il pensiero della differenza che si faceva largo in quegli anni (spesso in maniera diasporica rispetto alla lotta armata).
La donna come differenza è il "sentito" femminista che innerva tutto il testo, e che diventa oggetto di riflessione rivolto alle donne intervistate, non solo in relazione ad "altre" donne che hanno compiuto scelte diverse, ma anche in relazione agli uomini con cui molte di loro militavano lasciando in secondo piano le contraddizioni interne al gruppo stesso.
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