Da Sant'Ambrogio di Milano all'alba del XV secolo, con un baratro nel mezzo del percorso. Infatti, il bilancio del gotico italiano, dalla prosaica abbazia di Fossanova alle sofisticate acrobazie del duomo milanese, risulta fallimentare, determinando nella penisola un pauroso vuoto linguistico rispetto alla cultura europea. Non servono a colmarlo le alternative tardo-romaniche. Il Duecento e il Trecento splendono sul terreno urbanistico, nell'epopea delle cento città dove, al posto del "latino" e del "volgare", trionfa una sola lingua, aulica e insieme popolare; fa riscontro l'ideologia federiciana incentrata sui castelli.