Se uno si vuole incazzare di brutto, leggere questo libro è decisamente la scelta giusta.
Dedicato all’impatto tragico che la formula dell’affitto breve ha avuto sulle città prima americane e poi europee (anche se sarebbe molto interessante conoscere realtà anche non occidentali come Asia o Sudamerica), la trattazione è divisa sostanzialmente in due: per primo l’autrice, avvalendosi di tanti studi pubblicati nel corso degli ultimi dieci anni, ripercorre la storia di AirB&B e come sia arrivata ad essere una potenza mondiale, analizzando il modus operandi della società e come questa, in maniera talvolta anche molto aggressiva, si è posta nei confronti della politica.
La seconda parte è invece dedicata alla “resistenza” alla proliferazione dell’affitto breve, prima illustrando le conseguenze catastrofiche che questo ha sul tessuto socio-economico dei luoghi in cui arriva, poi analizzando le varie contromisure messe in campo dalle città americane contro la crisi generata da AirB&B (mi ha colpito molto una frase dell’autrice, che spiegando come AirB&B fosse partita come metodo di arrotondare ad un certo punto scrive che “Ha contribuito a creare il problema che prometteva di risolvere”), analizzando anche la risposta di alcune città europee, anche se essendo un testo del 2019 mancano le misure messe in campo da città come Parigi, Barcellona e Firenze.
L’overtourism rappresenta, forse, una delle migliori manifestazioni del mondo quasi distopico del capitalismo sregolato, dove tutto è merce e ha un prezzo, compresa l’arte e l’identità dei luoghi, svenduti e umiliati da un modello economico che insegue solo ed esclusivamente il profitto, sacrificando sull’altare del denaro qualunque valore che possa intralciarlo, dall’ambiente alla dignità umana. È proprio la dignità, se vogliamo, è il valore che più viene calpestato dal turismo esasperato e dal modello economico messo in piedi da AirB&B: perché ogni essere umano ha bisogno di (e diritto a) un tetto sopra la testa per vivere, ma quando quel tetto deve essere messo a disposizione del primo ricco che passa, che per anche poche ore ne fa ciò che vuole, allora ecco che si consuma il sacrificio della dignità dell’essere umano. Casa tua è ridotta al giocattolino di una persona di passaggio alla quale nulla importa né del posto in cui si trova né delle persone che la vivono. L’importante però, come scrive Gainsforth, è “sentirsi a casa ovunque”. E pazienza se tante persone la casa l’hanno persa.