Le nuove Eroidi è un libro che raccoglie otto storie scritte da altrettante autrici italiane. I racconti si ispirano alle Eroidi di Ovidio, ovvero una serie di lettere poetiche in cui le eroine del mito si rivolgono ai loro mariti, non sempre rispettosi dei doveri coniugali. Le vicende narrate nelle epistole sono riprese e rielaborate in chiave moderna. Le otto voci si susseguono raccontando le storie e i sentimenti delle protagoniste.
Assistiamo al processo di Fedra, e questa scrive una lettera ai propri figli, Acamante e Demofonte, tentando di dare una giustificazione alle sue azioni. Le sue parole sono gonfie di dolore e sofferenza. Didone viene presentata come una donna pregna di rabbia nei confronti di Enea. L'autrice le fa scrivere una lettera ricca di livore, destinata a un uomo incapace di scegliere. Oltre alla rabbia, si mette in evidenza il forte orgoglio.
Arriva il turno di Ero: Ilaria Bernardini scrive quella che, per me, è stata la storia più triste e attuale dell'intera raccolta. Il mito originale racconta del giovane Leandro, innamorato di Ero, sacerdotessa di Afrodite. Ogni notte attraversava lo stretto a nuoto per incontrare la sua amata. Ero, per aiutarlo ad orientarsi, accendeva una lucerna. Una notte una tempesta spense la lucerna e Leandro, disorientato, morì tra i flutti. All'alba Ero vide il corpo senza vita dell'amato sulla spiaggia e, affranta dal dolore, si suicidò gettandosi da una torre. La rivisitazione racconta la storia di due innamorati che, nella speranza di una vita migliore, affidano la propria a un gommone e scappano per mare. La storia vuole essere un omaggio ai quindicimila migranti morti dal 2014 al 2019, inghiottiti dalle acque.
"Mi dicevi hai paura di quello che non conosci e riesci a non averne di questo orrore, di questa morte che è ovunque? Degli occhi cavati e delle braccia che mancano, non hai paura? Non hai paura delle cicatrici, del dolore? Delle case sbriciolate, dei bambini sbriciolati. "
Leodamia, invece, scopre che l'amante è morto e racconta gli ultimi momenti del loro rapporto attraverso chat erotiche, messaggi e foto.
La Penelope raccontata da Caterina Bonvicini è una donna diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere attraverso i miti: non attende il marito e pensa a se stessa.
“Ciao Ulisse. Stavolta parto io. Forse sono stata troppo sbrigativa. Avrei dovuto scriverti almeno una lettera invece di lasciarti un post-it attaccato al frigo. Ma in quel momento non avevo tempo, anche cinque parole erano troppe.”
Non non sognerebbe mai di sprecare la propria vita a tessere una tela.
“La mia umanità è la mia tela di Penelope. Un continuo lavorio. Ma non in attesa tua, per fortuna.”
E nelle sue parole, che hanno l’aspetto di un flusso di coscienza, spiega i motivi che l'hanno spinta a salire a bordo di una nave della Open Arms e solcare i mari aiutando chi ne ha bisogno.
“Davanti a tutto questo, non potevi essere tu la mia priorità. E sono fiera di avere un marito che non ha mai preteso di essere una priorità, come io non ho mai preteso di essere una priorità per lui.”
Michela Murgia racconta Elena, una donna che vuole riconoscere le proprie colpe e debolezze, gridando al mondo: “sono fuggita per mia scelta, non c’è stato un rapimento e nemmeno un inganno divino.”
Medea ha un figlio transessuale. Chiara Valerio resta nell’epoca del mito e reinventa il dramma di Deianira, fornendo una spiegazione nuova agli eventi che provocarono la follia di Ercole.
Le donne presentate ne Le nuove Eroide, sono diverse da quelle che abbiamo conosciuto studiando i miti. Le storie sono affrontate da una prospettiva del tutto nuova, non sono più succubi, che si lasciano trascinare passivamente dagli eventi. Sono donne consapevoli, non sacrificano la propria vita attendendo un uomo che ha priorità diverse da quella di fare il marito. Vogliono gridare la propria volontà, essere libere di scegliere e urlare il proprio dolore e la propria rabbia. Non supplicano un uomo di rimanere con loro, ma gli dicono: “sono io che non voglio più stare con te, perché sei un vigliacco”. Sono donne che soffrono, ma che difendono i proprio principi e la propria libertà.
Ogni storia ha uno stile diverso, e qualcuna non è ben riuscita. Io, per esempio, non ho apprezzato quella raccontata da Veronica Raimo, dedicata a Leodamia.
Il libro mi ha comunque regalato una piacevole lettura e lo consiglio a tutti i curiosi di leggere i miti da un punto di vista diverso.