Che faccenda strana l'anima.
Cosi potente da dare la forma a un corpo che perde la sua importanza davanti a lei e si inchina ammettendo la sua inferiorità.
E cosi fragile, tanto che basta un soffio di tempesta per romperla o infrangerla.
Cosa strana quest'anima di cui tutti parlano e che pochi riescono a stringere davvero tra le anime.
Un entità, una sostanza o forse un idea che rifugge le definizioni e odia essere ingabbiata dal concetto.
Cosi giovane capace di rinnovarsi sempre, eppure cosi antiche come se sulle sue evanescenti spalle ci fosse il peso di tutto l'apprendimento umano nei secoli e quello in dimensioni da sogno, aliene e irraggiungibili per noi che qua le immaginiamo e le creiamo con le parole.
Anima è qualcosa che apre forse la percezione, che ci fa vivere una doppia cittadinanza, la terra tanto amata e tanto criticata e il numinoso o per dirla alla Platone l'iperuranio, laddove riposano gli archetipi, i significati e forse anche quella semantica che cerco in modo ossessivo. Chi può andare nelle idilliache regioni che appartengono solo alla'Enneade del divino?
Solo l'anima e l'artista che con lei ha stipulato un patto strano senza compensi, senza debiti, senza pagamenti. Lui diviene il tramite per portare queste potenzialità nel nostro mondo e farle diventare tangibili. In cambio estasi infinita, la sensazione straordinaria di non essere più nella propria pelle ma di esse altro, parola, respiro, musica, suono e colore. In realtà l'artista non deve cedere nulla la numinoso. Forse solo accettare di appartenergli e pagare lo scotto in terra. Deriso dalla materia, ostacolato da chi quel patto lo detesta, forse condannato a non essere mia davvero compreso.
Ma il dono incommensurabile che gli è elargito gli fa rischiare con uno sghembo sorriso di diventare di notte un uomo capace di volare e assecondare le correnti. E di notte un albatros capace di far ridere i marinai. Ma l'arte ha bisogno dell'artista per potare il suo messaggio al mondo. Questo mondo senza stelle, nero, oscuro ha bisogno di luci che ci accendano di improvviso, capaci di illuminare lacrime silenti. E cosi l'arte si fa colore, forma, equilibrio e linea.
E si offre al voluttuoso occhio umano.
Consapevole che per alcuni la brama è quella di possederla soltanto in modo fisico, beando un occhio e senza arrivare dentro di se a stuzzicare l'anima che dorme affranta.
E cosi le essenza ferite da una mano troppo feroce chiamata vita, possono in essa specchiarsi e ascoltare i sussurri di quel numinoso che fa parte del suo Dna.
Ecco perché l'arte cura.
Perché in fondo è fatta di anima e riconoscendo il suo simile riesce a abbracciarlo, comprenderlo e piangere con lui.
Affinché quelle perle lucenti siano il balsamo sulle ferite cocenti di chi come la luna di Braduardi, ferisce i delicati piedi scendendo a camminare sui sassi acuminati della terra.
Un giorno all'improvviso
La luna si stancò
Di guardare il mondo di lassù
Prese una cometa
Il volto si velò
E fino in fondo al cielo camminò
E sorpresa fu
Che la bianca distesa
Non fosse neve
Eran solo sassi
E i piedi si ferì
Piangendo di nascosto lei fuggì
Affrontare il mondo
A piedi nudi non si può
E dall'alto a spiarlo lei restò
E sorpresa non è più
Che la bianca distesa
Non sia neve