La materia che mi ha più annoiato a scuola, da quando ho cominciato a studiarla in terza elementare, è stata storia, superata solo al terzo anno di superiori da filosofia.
Se la mia posizione su filosofia resta immutata, quella su storia è radicalmente cambiata per merito di un uomo: il professor Alessandro Barbero.
Starei ore ad ascoltarlo, anzi, sono già stata ore ad ascoltarlo, mentre racconta di battaglie e politica, di personaggi che hanno lasciato il segno nel corso del tempo e perfino di religione (anche questa non era nelle mie grazie a scuola, ma non la considero una materia, quindi è fuori classifica).
Ho già letto diversi suoi libri e mi sono resa conto che nella mia testa sento la sua voce che narra, con la sua cadenza piemontese e quell’entusiasmo a volte un po’ macabro che solo lui possiede.
Anche leggendo questo libro, mi è successo, anche se più nella prima parte, quando si parla dei Papi medievali, che si consideravano sovrani assoluti del mondo, perché il loro potere veniva da Dio e lanciavano strali di derivazione biblica che facevano tremare anche gli imperatori.
Mano a mano che si avanza nel tempo, il libro si fa un po’ più noioso, anche se devo ammettere che mi ha divertita parecchio la capacità dei vari Papi di arrampicarsi sugli specchi per non dover rivedere le proprie posizioni, chiaramente dimostrate errate.
Interessante notare anche come ancora nel XIX secolo, i Papi si sentissero in dovere di dire che le divisioni sociali erano una cosa naturale e da accettare così com’era: insomma, se sei un poveraccio, arrangiati, non ci si può fare nulla.
Si capisce che i Papi non sono esattamente i miei personaggi preferiti nella storia?
E che ho letto in fretta questo libro solo perché l’ha scritto Barbero e comunque era breve?