Due sono i motivi che mi hanno spinta a leggere e quindi a parlarvi di questo libro.
Primo motivo.
Parla della Cambogia e io lo ammetto ho passato interi anni a studiare la disposizione astronomica di Angkor Wat uno dei siti templari più intriganti del nostro tempo.
Complice il libro lo specchio del cielo di Graham Hancokck il tempio appariva come un sinuoso serpente nelle foto e nei documentari che amavo vedere, pieno di ricami e di mistero.
E all'alba sembra va che il sole muovesse quei draghi e quelle sculture poste come a guardia di un arcano segreto.
E volevo sapere, non tento le teorie sulla motivazione creativa dei lontani costruttori del complesso, quanto le suggestioni di chi, quella meraviglia l'ha vista di persona perdendosi nella sua immensità.
La seconda motivazione risiede nella frase di una canzone di Irene Grandi che mi ha sempre toccato il cuore
prima di partire per un lungo viaggio
porta con tre la voglia di non tornare più
Ho sempre considerato il viaggio qualcosa id fondamentalmente sacrale. Non era solo la voglia di avventura, di emozioni di dare uno sprint a una vita troppo tranquilla e fatta di routine. Ma era davvero la voglia di non tornare, di cambiare radicalmente identità facendo spazio a un io diverso e forse inatteso.
Chi viaggia ha bisogno che ogni spostamento entri dentro di lui e canti nel suo sangue.
E che quella vibrazione si diffonda in tutto il suo DNA mutandolo, radicalmente e alla radice.
Ha bisogno non tanto di una ventata di freschezza o di adrenalina.
Non lo compie per moda o per evidenziare la sua lussuosa posizione di benestante.
C'è e ci deve essere qualcosa che si muove, un po' sinuoso come il tempo di Angkor dentro di lui.
Una spinta evolutiva che no n ha affatto paura a cambiare volto, nome e persino identità.
Il viaggio lo so che sembra una frase fatta, deve farvi diventare più voi stessi, ma non l'immagine che credete di voler indossare, ma quella che un giorno lontano, qualche dio dal cielo vi ha regalato.
Il viaggio è una lotta, tra fatica e paura, tra stupore e meraviglia.
E' la nostra lotta contro un dio affinché ci regali un nuovo nome e in fondo ci benedica.
Ecco in questo libro Siani parte con quella stessa voglia di non tornare più.
Torna con un nuovo nome.
Torna capendo che l'importante non è lo spostarsi fisico ma il cambiare prospettiva mentale, modo di percezione della realtà.
Che ci appare più vasta della nostra troppo limitata e comoda.
Viaggiare non è amare in modo quasi tollerante l'altro o la cultura che entra dentro di noi.
E ' apprendere da quella stessa un modo migliore di viver,e ripensarla e costruirne un altra.
Perché è nello scambio costante, nella percezione di una differenza e nella volontà di farne tesoro che si affaccia il nuovo.
Allora se non avete il terrore puerile di modificare ogni vostra cellula e persino la vostra anima, leggetelo questo libro e viaggiate con l'autore.